1° parte Il gioco delle tre carte di Mariano Abis

Settembre millenovecentoquarantatre, la sicilia era sotto il controllo delle truppe anglo americane, le truppe tedesche avevano abbandonato anche molti territori del sud italia, e l’esercito italiano era quasi allo sbando, impossibilitato ad agire perché erano diventati problematici i rifornimenti, e i rappresentanti del regno d’italia chiesero un armistizio all’esercito destinato a occupare l’intero territorio nazionale, non più difendibile.

Sotto una grande tenda militare in un uliveto a pochi passi da siracusa vennero firmati, non uno, ma due documenti, che sarebbero dovuti restare segreti, come di comune accordo, il primo per un periodo limitato, il secondo non dovrà mai essere divulgato, e regolerà pesantemente gli accordi tra l’italia e gli stati uniti, per sempre.

Uno dei firmatari, tra i vincitori, era quello che sarebbe diventato in seguito il numero uno dei servizi segreti americani.

Il primo accordo, dopo pochi giorni, venne reso pubblico, e decretava la sconfitta formale della nostra nazione, ma non si trattava di un armistizio, bensì di una resa incondizionata, in particolare si stabiliva che l’esercito italiano avrebbe dovuto consegnare armi, aerei, navi e territorio, ai vincitori, e obbligava i suoi soldati a mettersi al loro servizio, non si capiva come essi avrebbero potuto essere utili, in quanto disarmati.

Non una parola su eventuali diritti degli sconfitti, in ottemperanza a regole scritte dai vincitori in fretta e furia, sintetiche, e lette, forse, dai rappresentanti del nostro governo, in maniera superficiale.

Ma il secondo documento, presumibilmente, era qualcosa di quanto di più raffinato potesse esprimere il pensiero di militari, che hanno tra i loro cromosomi l’istinto di dominare.

Non solo il nostro governo ha dovuto sottostare a regole palesi dalla dubbia utilità, ma ha dovuto siglare anche pesanti impegni nascosti e iniqui, che condizioneranno per sempre la regolare vita democratica del nostro popolo, sarebbe stato molto più utile dichiarare che l’esercito italiano avrebbe cessato ogni attività militare, senza firmare alcun documento.

L’anno è sempre lo stesso, ma cambia la nazione, siamo in francia, nascono dal pensiero di un economista, concezioni finanziarie che dettano regole in materia di sovranità monetaria, e che verranno acquisite e regolamentate ancora più dettagliatamente da uno stuolo di suoi seguaci, che le reputano valide e applicabili anche al giorno d’oggi.

Il pensiero guida di quella filosofia finanziaria, in sintesi, affermava che se si vuole assoggettare una nazione, non sono indispensabili colpi di stato, o quant’altro, basta semplicemente impedirle di stampare moneta autonomamente.

E i metodi per ottenere ciò, sono più di uno, e spiegati dettagliatamente.

Tutti gli avvenimenti successivi, perdita di sovranità popolare, condizionamenti pesanti sulla vita democratica, la perdita di prestigio internazionale, l’asfissia delle economie, e tanti altri fattori, saranno semplicemente una conseguenza di quelle teorie.

Una mendicante conosciuta come strega, camminava per le strade di un paese siciliano, e ripeteva continuamente la stessa frase:

“Andate, andate, alla festa dei comunisti, gli americani vi regaleranno le caramelle”.

Un ampio spazio aperto accoglieva tante persone dalle camicie e dai fazzoletti rossi, avrebbero festeggiato la festa dei lavoratori.

Nella piazza del paese, quel giorno, la statua di Garibaldi, aveva cambiato posizione, e guardava verso il cimitero.

La guerra era terminata da due anni, ed era ormai chiaro che il mondo era diviso in due zone d’influenza, quella atlantica e quella sovietica.

L’italia era uno di quei paesi situato ai confini di una linea immaginaria , e, se pure era chiara la sua appartenenza al primo blocco, forze al suo interno lavoravano per cambiare quel dato di fatto.

La festa dei lavoratori stava per cominciare, si sentirono dei botti, tutti pensarono che fossero dei mortaretti, ma ad uno ad uno, molti restarono in terra, feriti o uccisi: trentatre feriti e dodici morti.

Le successive indagini attestarono che la strage era stata compiuta dalla banda di un bandito che vantava strette relazioni con la mafia, ma i mandanti restarono sconosciuti, si sarebbe scoperto in seguito che furono sparate delle granate, da particolari fucili in dotazione solo ai servizi segreti americani.

L’avvenimento faceva parte di una strategia molto ben orchestrata, dato che in seguito furono assaltate camere del lavoro, e uccisi sindacalisti e comunisti, di quei crimini venne accusata la stessa banda di delinquenti.

Il pomeriggio tranquillo e silenzioso della cittadina di cerignola, venne turbato da un urlo disumano di donna: è nato un bel bambino dall’aspetto meridionale molto spiccato.

Scurissimo di pelle, quasi da sembrare provenire da un altro continente.

“Non preoccupatevi per questo, pian piano la sua pelle diventerà sempre più chiara”.

La levatrice metteva in campo tutta la sua esperienza.

E si vedeva uno stuolo di donne indaffarate a rifornirla di acqua calda per rendere più presentabile la creatura.

Quando il bimbo e la madre furono ripuliti per benino, fu messo in braccio a Carmela, che si lasciò andare ad un pianto di liberazione incontrollabile.

Non si può dire quali fossero le sue sensazioni in quel momento, certo è che la nascita del piccolo, era accompagnata naturalmente da una grande gioia, ma una parte di quel pianto era derivato da un senso aleatorio di preoccupazione: come avrebbero potuto dare un futuro a quel bimbo, lei e il marito Michele, dato che la situazione economica della famiglia era, in quel momento, a dir poco disastrosa?

Lei, prima della gravidanza, prestava servizio saltuario in casa del medico del paese, e racimolava qualche soldo a furia di strofinare, pulire, lavare, e strizzare, e tornava a casa, quei tre giorni alla settimana, letteralmente distrutta.

Michele, invece, era un operaio agricolo, dipendente di vari latifondisti, si barcamenava tra lavori saltuari, imposti da un’economia rurale che assicurava lavori intensi solo in determinati periodi dell’anno, mentre nella maggior parte delle giornate era costretto a stare a casa per mancanza di lavoro.

Lavori eseguiti sempre in emergenza, costretto a dare il massimo, perché le attività agricole non possono aspettare, il grano deve essere mietuto rapidamente, per la paura di qualche acquazzone estivo, l’uva aveva bisogno di lavorazioni in determinati periodi, sempre quelli, mentre lasciava liberi da impegni gli operai per quasi tutta l’annata agraria, e gli ulivi erano soggetti a lavori solo in due periodi cruciali dell’anno: durante la raccolta delle olive e durante la potatura.

Nei lunghi periodi di inattività, partecipava all’appuntamento collettivo, prima del nascere del sole, che gli operai agricoli compivano ogni giorno come se stessero praticando un rito, nella piazza principale del paese.

La piazza, ogni mattina, era affollata da una miriade di disgraziati, speranzosi di trovare lavoro almeno per una giornata, e Michele non mancava mai all’appuntamento con i vari “caporali”.

Quello era uno dei periodi in cui era probabile trovare lavoro, e quasi tutti gli operai presenti sulla piazza venivano assunti per la mietitura.

E quando la moglie era in procinto di mettere al mondo il figlio, lui non avrebbe potuto rinunciare al lavoro, per via della situazione economica della coppia, a dir poco problematica.

E quando tornò, all’imbrunire, si accorse subito che era diventato padre per la prima volta, per via dell’aria strana che aleggiava intorno alla casa.

Abbracciò la moglie in maniera intensa, come mai aveva fatto fino ad allora, e coprì di baci il nuovo arrivato.

In casa non c’era un soldo, i pochi, piccoli risparmi di entrambi, erano stati spesi per rendere decente la casa che li avrebbe accolti, ricavata da un fienile che il padre gli aveva concesso, e la piccola festa di matrimonio, era risultata essenziale.

Molti invitati, conoscendo la situazione dei due, arrivarono alla festa con grandi pacchi di dolci, e qualche bottiglia di vino.

Carmela, all’atto del matrimonio, era già in attesa del bimbo, e il fatto che l’evento non era stato programmato, aveva posto a entrambi grossi problemi etici, con Carmela che non avrebbe mai rinunciato al piccolo, mentre Michele avrebbe evitato volentieri, per ora, i due avvenimenti dispendiosi, matrimonio e nascita del figlio.

Il giorno stesso, Michele pregò il sindaco di avvicinarsi a casa sua, per certificare la nascita del bimbo.

Gli fu imposto l’inusuale nome di Igor.

Carmela avrebbe voluto che il piccolo fosse battezzato nei giorni successivi, ma il marito, che pure accontentava sempre la moglie nei suoi desideri, su questo fatto era inamovibile: Igor avrebbe deciso lui stesso se e quando venire accolto nella comunità parrocchiale del paese, in assoluta libertà, per Michele la decisione doveva essere solo sua, non si sarebbe opposto se il figlio, una volta in grado di decidere, avesse voluto essere battezzato.

Mai prima di allora ad un bimbo nato nel paese venne negata la possibilità del battesimo, e il fatto fece molto scalpore.

Ma Michele su questo fatto era risoluto, e la sua vita lavorativa, fino ad allora, aveva subito rallentamenti, per via della voce che circolava in paese che fosse un anarchico.

Ma lui non aveva mai espresso quale fosse la sua posizione politica, certo è però, che alcuni suoi atteggiamenti sul lavoro, avevano creato qualche problema ai vari datori di lavoro, e il caporalato esistente in zona non sopportava atteggiamenti che non fossero per lo meno succubi al sistema creato da secoli di ininfluenza di diritti dei lavoratori.

Ma era un ottimo operaio, specie nel difficile campo della potatura degli ulivi, e solo un paio di padroni non volevano la sua presenza sulle loro terre.

Nei periodi di inattività, Michele si dava da fare per rendere più vivibile la sua casa, e, cosciente di non essere realmente competente nella pratica di costruttore di case, si faceva aiutare da colleghi di lavoro, anch’essi momentaneamente disoccupati, e sensibilmente più esperti di lui nel settore, verso i quali ricambiava le giornate spese in altri lavori a loro utili, un collaborare tra povera gente che rinsaldava amicizie e intenti.

E Igor cresceva, all’ombra di un padre che per certi versi era persino ingombrante, vista la sua personalità che spesso non poteva fare a meno di esporsi, in presenza di ingiustizie in ambito lavorativo; già prima di frequentare le elementari era chiamato il figlio dell’anarchico.

Tra i compagni di giochi godeva di un certo carisma, e quando, per esempio, si doveva decidere il da farsi, le sue proposte venivano in genere accolte favorevolmente.

E una volta entrato a scuola, Igor dimostrava predisposizione per lo studio, aveva una capacità di assimilare concetti in modo istintivo, come se l’atto di apprendere fosse la sua principale dote naturale.

Dimostrava, già dai primi giorni di scuola, una manualità inconsueta per un bambino di quell’età, che si ripercuoteva sulla sua calligrafia, che diventava sempre più bella con l’avanzare degli studi, e osservando la totalità del foglio sembrava di essere di fronte agli scritti di un piccolo cultore di estetica.

E per lui era un piacere accontentare genitori e maestra, e non avrebbe mai pensato al gioco, se prima non avesse svolto i compiti a casa che gli erano stati assegnati.

In quegli anni, la sua vita domenicale era diversa da quella dei suoi compagni, unicamente per il fatto che non doveva sprecare tempo prezioso per partecipare al catechismo.

E se, però, la situazione economica della famiglia era troppo dissimile da quella dei suoi compagni di giochi, questo fatto non aveva avuto alcuna influenza sulla corretta crescita del ragazzino, in una civiltà contadina l’ultimo problema è sempre stato quello di approvvigionamento del cibo, piuttosto a lui pesava un po’ il fatto che le mattinate festive le trascorreva in maniera diversa dai suoi compagni di giochi, e questo fatto lo faceva sentire un po’ diverso da loro.

Ma era un ometto in miniatura, responsabile e volitivo in maniera quasi innaturale per la sua età, come se avesse capito già da piccolo di essere chiamato ad una vita di impegno e sacrifici; del resto l’esempio dei genitori era chiarissimo: sempre impegnati e mai in ozio.

E quando vedeva i genitori che eseguivano qualche lavoro casalingo, cercava di aiutarli, pur con le limitazioni che la sua giovane età comportava.

Era benvoluto pressoché da tutti, maestra, genitori e compagni, anche se i suoi atteggiamenti da piccolo uomo davano fastidio a qualcuno di questi ultimi, che forse provavano una sorta di invidia mal celata.

Ma tant’è, veniva considerato dai coetanei un ometto, e quando esprimeva un parere, si faceva silenzio intorno a lui, per cogliere le sue impressioni.

Era benvoluto, in particolare, dai due farmacisti del paese, che gestivano insieme, marito e moglie, l’unica farmacia; pur essendo sposati da decenni, non avevano avuto la fortuna di avere un figlio, e consideravano Igor il prototipo del figlio che avrebbero voluto avere, sempre pronto per loro ad eseguire piccoli servizi, ricambiati da una manciata di monetine.

Lo invitavano qualche volta a pranzo, e quasi consideravano il ragazzo come facente parte della loro striminzita famiglia.

E viste le pessime condizioni economiche dei genitori, gli impedirono di abbandonare la scuola una volta terminate le elementari, assumendosi l’onere di sostenere le spese per la sua istruzione.

Michele e Carmela, pur apprezzando la considerazione che i due dimostravano, vedevano ridotti gli aiuti che il ragazzo poteva dare alla famiglia, dato che a quell’età i ragazzi poveri collaboravano secondo le loro possibilità al bilancio familiare, ma non avrebbero voluto mai precludere al figlio la strada che lo avrebbe portato a distinguersi in ambito studentesco, Igor meritava abbondantemente la possibilità che gli veniva offerta.

Solo durante l’estate, libero da impegni scolastici, il ragazzino era a disposizione dei genitori per qualsiasi lavoretto si presentasse, e in periodo di mietitura era lui che portava il cibo e l’acqua fresca agli operai.

E Michele e Igor, se scoprivano che il farmacista aveva bisogno di qualche lavoro in casa, si offrivano spontaneamente per la sua esecuzione, ben poca cosa, comunque, se raffrontata all’impegno finanziario che i farmacisti erano disposti a sostenere per non vanificare le indubbie capacità del ragazzo.

Terminò le scuole medie, e si decise che avrebbe frequentato le scuole superiori a foggia, vitto, alloggio, e spese di istruzione, pagate da loro.

Era quasi diventato il figlio che le contrarietà della vita aveva loro negato, loro che non avrebbero avuto nessun problema a sostenerne la sua crescita sia fisica che intellettuale, mettendolo nelle migliori condizioni di portare avanti una vita serena.

Divideva una grande stanza nei pressi dell’istituto tecnico industriale di foggia in cui studiava, con due compagni di classe, Marco, di barletta, e Fabio di bisceglie.

Marco, classica aria da intellettuale, occhialini microscopici, magro e alto, il più alto dei tre, figlio di un esattore delle imposte, e Fabio, corporatura normale, sempre alla ricerca di conquiste femminili, come se quella fosse la sua unica missione da compiere nella vita.

Era figlio di possidenti agricoli.

Igor, intanto, era diventato un bel ragazzo, con capelli inusualmente chiari per essere un Pugliese, portati sempre lunghi, e dagli occhi spruzzati da impercettibili sfumature verdi, che si evidenziavano solo fuori da ambienti chiusi, se scrutati attentamente; aveva interesse solo per la scuola, e non dava troppa importanza ad uno stuolo di compagne che sarebbero diventate volentieri le sue ragazze, se solo avesse avuto la predisposizione di Fabio.

E mentre Marco e Igor ottenevano buoni riscontri scolastici, Fabio dedicava allo studio il tempo minimo indispensabile per essere promosso ogni anno, ma solo dopo aver trascorso sui libri l’estate, costretto a rimediare pessimi voti in più di una materia.

E la convivenza del terzetto durò per tutte e cinque gli anni dell’istituto superiore.

Gli anni che per i tre, ma soprattutto per Igor, sono stati i più significativi, erano il sessantotto e il sessantanove, anni di impegno sociale e politico esasperato, soprattutto il secondo, con gli studenti più politicizzati a dar corso alle proteste di quegli anni, e lui era generalmente in prima fila tra i dimostranti, con il suo impegno di organizzatore, che lo metteva alla pari con gli impegni che gli universitari più motivati, e molto più grandi di lui, dedicavano alla protesta, e che riscuotevano il maggior credito tra gli studenti.

Fu fermato più volte dalla polizia, e conobbe la detenzione per qualche giorno, ma evidentemente in possesso, come il genitore, di cromosomi che lo invogliavano a contestare scelte innaturali del potere politico, non abiurò mai le sue convinzioni, e dimostrò di meritare abbondantemente l’antico appellativo che gli avevano affibbiato già da piccolo.

Fu coinvolto più di una volta in accese scaramucce con la polizia e gruppi neofascisti, e dovette farsi curare ferite che sanguinavano abbondantemente.

E la sua decisione nel portare avanti le proprie idee non passava inosservata, fu invitato più di una volta a far parte di organizzazioni giovanili di partiti di sinistra, sia parlamentari che extra parlamentari, ma non accettò mai in quel periodo di venire coinvolto, dando grande importanza alle sue concezioni che non voleva tradire, e che facevano parte di lui, come una seconda pelle.

In quei due anni turbolenti, l’impegno scolastico diventò meno assiduo, ormai era coinvolto dal vento di rinnovamento che soffiava forte, e la generalità dei ragazzi si sentivano parte di un sogno che stavano realizzando, un impegno che mirava a costruire per se stessi un mondo più vivibile.

E se fino ad allora aveva scansato con noncuranza l’altro sesso, ora ogni occasione era buona per “fraternizzare” con esso, e le innumerevoli occupazioni di scuole e università lo vedevano trascorrere le notti accanto a ragazze, che non chiedevano altro a un così bel ragazzo, per giunta dal carisma rilevante.

E tra soggiorni e nottate trascorse in improvvisati giacigli all’interno di scuole e università, e qualche sporadica incursione in giacigli altrettanto scomodi in stanze di proprietà dello stato, trascorsero quegli intensissimi anni, le rivendicazioni degli studenti, l’anno successivo, si assopirono, e Igor riprese la sua esistenza rivolta allo studio, si diplomò con il massimo dei voti, e si mise immediatamente a cercare un lavoro adeguato alla sua preparazione scolastica.

E arriva finalmente la tanta agognata lettera: “in relazione ai contatti intercorsi, e valutato il suo colloquio sostenuto presso di noi, siamo lieti di comunicarle che potrà prendere servizio presso la nostra azienda a partire dal diciotto corrente mese, in qualità di capotecnico, la invitiamo a prendere contatti col direttore del personale alle ore nove e trenta del giorno precedente”.

Il viaggio verso cerignola è di quelli che non si scordano, finalmente avrebbe dato la splendida notizia ai genitori, che forse non per se stessi, ma per la loro naturale emanazione, avrebbero avuto una parvenza di riscatto dalle vicissitudini che la vita aveva finora loro riservato, e Igor cerca continuamente la frase più adatta per l’importante comunicazione, poi decide che basta far ammirare loro semplicemente il foglio ricevuto.

Mamma Carmela e papà Michele, alla vista del foglio, sono assaliti da una forte commozione, il loro figlio avrebbe svolto un lavoro adeguato alla sua preparazione, ma soprattutto avrebbe goduto di diritti a loro costantemente negati, presi dalla morsa di consuetudini anacronistiche, che decretavano che i lavoratori precari o stagionali come loro, non potevano pretendere agevolazioni o diritti contemplati dalla legge.

Finalmente uno spiraglio di normalità per il loro figlio, di cui loro non avevano mai potuto godere.

L’incontro di Igor con i farmacisti è stato anch’esso molto intenso, come se quel giorno fosse uno spartiacque che decretava la fine del loro impegno finanziario verso di lui, e se da un lato erano contenti del fatto che finalmente Igor avrebbe potuto portare avanti in totale indipendenza la sua esistenza, dall’altro mettevano in evidenza il fatto che ormai il loro disinteressato e gradevole impegno verso il ragazzo, doveva cessare.

“Bene, Igor, ora potrai camminare con le tue gambe, sappi che per noi è stato un piacere darti la possibilità di studiare, e questo foglio che stringi in mano, è per noi una grande gratificazione, dimostra che abbiamo preso la decisione giusta, ma il merito per ciò che hai raggiunto è unicamente tuo”.

“Non so in che modo potrò ricompensarvi per la bontà che mi avete dimostrato, ma se un giorno aveste bisogno di me, sappiate che per voi sarò sempre a disposizione.”

In ambito lavorativo, Igor dimostra di sapersi adattare ai meccanismi produttivi, la sua predisposizione a contestare diviene sempre meno importante, e per forza di cose viene inglobato da meccanismi che necessitano di maturità e scelte decisionali ponderate, lui che dirige un gruppetto di operai, e verso i quali si sente responsabile.

Un anno dopo è il principale rappresentante dell’organizzazione sindacale dell’azienda, due anni dopo diviene il segretario della stessa organizzazione in ambito regionale, e ormai diserta spesso il lavoro, impegnato anche a livello nazionale, fa parte infine del ristretto gruppo dirigenziale del sindacato più numeroso d’italia, e ormai la sua figura è abbondantemente conosciuta in tutta la nazione.

Il passo successivo è quasi una conseguenza, viene eletto come deputato al parlamento, si licenzia dall’azienda e si dedica per l’intera legislatura al benessere degli operai.

L’enorme visibilità che conquista, invoglia il maggior partito di sinistra a candidarlo per rappresentare la nazione in ambito comunitario, passo azzeccato, dato che ottiene di essere eletto con una miriade di voti ben più corposi del minimo necessario.

Nasceva a montappone, nelle marche, in una grande casa del centro, un bimbo destinato a condurre una vita senza sacrifici, almeno economici, dato che i genitori erano proprietari di una florida attività, un’azienda che poteva essere definita una via di mezzo tra industriale e artigianale, industriale perché produceva una grande quantità di cappelli di paglia, artigianale perché la loro realizzazione aveva bisogno di grande manualità, e i processi produttivi meccanizzati, per volere dei proprietari, alla ricerca della migliore qualità, erano ridotti al minimo indispensabile.

La festa del battesimo del piccolo Cristiano fu un’occasione da non perdere, e le molte persone che vennero invitate, si sentivano orgogliose del fatto che i genitori avevano pensato a loro.

Gli innumerevoli parenti della coppia, amici e conoscenti, i più importanti rappresentanti della comunità paesana, e tutte le persone che ruotavano a vario titolo intorno all’attività produttiva, operai compresi, erano onorati di partecipare alla grande festa.

Non mancavano alcuni politici regionali, visto che il padre di Cristiano, Romano, intratteneva rapporti costanti col maggiore partito di centro italiano, condizione necessaria per gestire al meglio i processi commerciali che una così rilevante produzione comportava.

La madre, Lucrezia, portava avanti con competenza la gestione dell’ufficio, ma il suo ruolo principale era quello relazionale, era forse più conosciuta del marito stesso, in quanto a contatto continuo con i rappresentanti commerciali dell’azienda stessa, e con chi poteva essere utile per la diffusione dell’immagine aziendale; si dava un gran da fare per la buona riuscita della festa, e trascorreva il suo tempo durante la stessa, a far sentire a proprio agio tutti gli invitati.

Ma naturalmente il personaggio principale dell’evento era Cristiano, carnagione chiara, occhi scuri e capelli castani, paffutello e stranamente a proprio agio tra quella moltitudine chiassosa di sconosciuti.

Ancora non lo sapeva, ma il fatto di stare continuamente a contatto di molte persone sarebbe diventata per la sua infanzia, pratica ricorrente; una, due volte la settimana, mamma Lucrezia organizzaava cene e rinfreschi nella loro villa, dato che l’aspetto relazionale aveva grande importanza per la diffusione di ciò che producevano, ed era sempre impegnata in qualsiasi evento che il paese registrava, feste, sagre, e avvenimenti vari, sempre in prima fila.

L’azienda è il principale sponsor di qualsivoglia manifestazione, sia essa sportiva o di altro genere, e non mancavano mai in tutti gli eventi paesani, grandi striscioni e manifesti che ricordavano a tutti la grande rilevanza dell’azienda.

Una strategia corretta, un modo di propagandare il prodotto ottenuto, consentivano alla famiglia di avere grandi disponibilità finanziarie, e per diversificare le entrate, in pochi anni, misero su altre due realtà produttive, la prima era una piccola industria di confezionamento di scarpe da lavoro, che con l’andar del tempo acquisivano fama di essere indistruttibili, anche se dai prezzi non proprio abbordabili, ma dalla fattura eccellente.

E, date le conoscenze politiche di cui i genitori disponevano, il maggiore acquirente del nuovo prodotto divenne lo stato.

L’altra attività in cui la famiglia aveva deciso di cimentarsi, era la produzione di vino.

Hanno acquistato ad un ottimo prezzo, un appezzamento di terreno, che hanno destinato alla viticoltura, e dopo qualche anno costruito una piccola, ma funzionale cantina, e anno dopo anno la loro produzione, spinta da campagne pubblicitarie spietate, ha acquisito grande visibilità prima in italia, poi a livello più globale; nel corso del tempo l’attività agricola divenne la più importante delle tre, soprattutto dal punto di vista della riconoscibilità aziendale, tre attività portate avanti con marchi simili tra loro, e riconoscibili come appartenenti alla stessa famiglia.

Uno spendere risorse per uno qualunque dei tre marchi che di riflesso portava benefici anche agli altri.

Cristiano cresce in questo ambiente, non ha modo mai di vedere i suoi genitori rilassati o in ozio, sempre in attività, e si sa, l’esempio dei genitori, si ripercuote sui futuri comportamenti del fanciullo, la sua infanzia è equiparabile alla vita dei genitori, anche lui con poco tempo a disposizione per l’attività più naturale a cui possa aspirare un bambino, il gioco.

Ma non si può dire che Cristiano non giochi, piuttosto non riesce a cogliere l’aspetto rilassante che il muoversi senza regole comporta, è infatti impegnato costantemente in corsi di innumerevoli discipline sportive, seguito da ottimi istruttori, eccelle nel nuoto e negli scacchi.

Ma non ha accanto a sé, a parte i genitori, persone che diano una parvenza di continuità alle sue frequentazioni, e i corsi si susseguono a ritmo continuo, e quando entra in relazione con amichetti, subito deve abbandonarli per seguire un ennesimo corso, non riesce così a considerare nessuno dei ragazzini che frequentano con lui i vari corsi, come un amico, perché costretto ad abbandonarlo prematuramente.

E all’età di sei anni la sua vita viene ancora stravolta, e se almeno i luoghi frequentati finora erano pressoché gli stessi, ora deve fare i conti con ambienti completamente diversi dalla realtà paesana, e viene “spedito” in svizzera, per frequentare una scuola di elite.

La sua giovane età non gli consente di valutare attentamente cosa ne stia facendo del suo tempo, ma finalmente potrà frequentare compagni in maniera continuativa, e pur con le indubbiamente negative variazioni di stile di vita, ora potrà decidere di considerare amico qualcuno dei suoi compagni.

Entra in relazione con un amichetto proveniente dalla germania, Otto, discendente da un’antica famiglia di finanzieri che per secoli hanno fatto il bello e il cattivo tempo nel nostro continente.

Anche lui ottimo giocatore di scacchi, trascorrono gran parte del loro tempo libero perfezionandosi in quella difficile disciplina, e quando entrambi partecipano ai vari campionati di categoria ottengono lusinghieri risultati, fino a rappresentare le rispettive nazioni ai campionati continentali e mondiali della loro fascia di età.

Anche Otto eccelle nell’altra disciplina preferita da Cristiano, il nuoto, e così nasce tra i due un senso di appartenenza alle stesse attività, che rafforza la loro amicizia.

Il loro diventa un cammino parallelo, frequentano nella stessa struttura le scuole medie, e sembra quasi che gli interessi di entrambi coincidano in maniera innaturale, i progressi sportivi vanno di pari passo, ed entrambi in poco tempo parlano correntemente quattro lingue: italiano, tedesco, inglese e francese.

E se le varie attività che portano avanti li fa sentire uniti, come se il caso abbia decretato che le preferenze di entrambi si debbano indirizzare verso gli stessi obiettivi, in un altro campo le loro preferenze comuni li portano a contrastarsi in maniera persino cattiva.

Quando frequentano i primi anni del liceo, in un’altra struttura elvetica, che consente loro di studiare per la prima volta a contatto con l’altro sesso, l’uniformità di preferenze che finora li ha accomunati, ora fa valutare l’amico come un possibile concorrente.

Ad entrambi piace la stessa ragazza, Louise, Parigina, discendente di una dinastia di editori tra i più importanti della nazione francese, una dinastia che ha fatto della cultura un vero e proprio business, ma non è quello il motivo che attrae i due, bensì quello più coinvolgente che decreta che la ragazza è la più affascinante tra le compagne di scuola.

Alta, slanciata, forse troppo magra, viso minuto che fa sembrare come sensibilmente troppo grandi labbra e occhi, che però concorrono a dare fascino all’intera figura, movimenti aggraziati che derivano dalla sua predisposizione al balletto classico, disciplina che frequenta assiduamente, e che si rivela essere l’attività che predilige in assoluto.

Brava anche nel nuoto, sport che la vede spesso in compagnia dei due amici, e si forma così, anche lontano dalle piscine, per esempio sui campi sciistici, un sodalizio a tre che sembrerebbe indistruttibile, con i due maschi impegnati ad ottenere per se stessi le grazie della ragazza, e lei a pavoneggiarsi tra due galletti che non chiedono altro che venire scelti, a scapito dell’amico.

Louise, dopo anni di corteggiamenti, alla fine sceglie Otto.

I tre, compiono gli studi universitari a stretto contatto, nel più importante ateneo inglese, e si laureano ripetutamente entrambi avvicinandosi al massimo dei voti, Cristiano si specializza in varie discipline politiche, Otto ottiene varie lauree in ambito economico e finanziario, mentre Louise ottiene due lauree, una in ambito scientifico, l’altra in scienze della comunicazione.

Tornano tutti e tre nelle lussuose case che li hanno visti nascere, ma si tengono costantemente in contatto, la loro amicizia non verrà certo dispersa.

Una volta rientrato a casa, Cristiano si dedica unicamente a portare avanti l’azienda agricola, lasciando l’onere di gestire le altre due attività ai genitori, impegni di cui si disinteressa, convinto che disperdere in mille rivoli il proprio impegno è controproducente.

Ma non è controproducente però il dedicarsi alla professione per la quale si è laureato, e fa la spola tra le marche e roma, ma non solo, nella capitale ha ottenuto importanti incarichi dal ministero degli esteri, e segue l’evolversi dell’attività dei vari consoli e ambasciatori in giro per il mondo.

Pian piano la sua disponibilità a portare avanti la gestione dell’attività agricola, subisce ridimensionamenti per via del sempre minore tempo che le può dedicare, e diventa quasi un hobby per lui, anche se quando è a contatto con la natura, si sente molto più rilassato che quando deve dirimere beghe internazionali.

Forte delle conoscenze acquisite, e di quelle conquistate dai genitori, viene candidato al parlamento, e viene eletto senza difficoltà di sorta; alla fine della legislatura, viste le sue competenze, viene candidato alle elezioni europee, viene eletto anche in quelle importanti consultazioni, ed entra a far parte del nutrito gruppo parlamentare dei popolari europei.

Oristano, nasceva in una centralissima casa della cittadina, una bimba a cui venne imposto il nome di Libera.

La famiglia era forse la più in vista dell’importante centro agricolo della sardegna, in quanto nonno e genitore hanno rappresentato le popolazioni di quella produttiva zona in parlamento, e il loro impegno verso di esse aveva portato benessere e scelte favorevoli.

A volte l’economia di una zona, se non ben rappresentata a livello politico, stenta a decollare, pur in presenza di condizioni di sviluppo economico favorevoli, ma finora il grosso centro ha beneficiato dell’impegno dei due onorevoli, che nel corso dei decenni hanno favorito processi di sviluppo impensabili per altre zone dell’isola.

Naturalmente la festa del battesimo della piccola Libera era un’occasione da non mancare, messa in risalto dai quotidiani locali, e la grande sala in cui si svolse, era affollata da personalità rilevanti sia in ambito isolano che continentale.

Mamma Vitalia si dava un gran da fare per far sentire a proprio agio gli invitati, altrettanto faceva il marito Efisio, che intratteneva soprattutto le personalità politiche, alcuni sottosegretari nazionali e sindaci dei paesi limitrofi, rappresentanti di economie che ruotavano attorno al capoluogo, capoluogo di fatto, ma non formale, infatti in quel periodo lui si stava battendo per dimostrare che oristano meritava più considerazione in ambito amministrativo isolano.

Lui era viceministro, una carica che si era conquistato per la sua competenza e per l’enorme seguito che aveva nella zona; in passato è stato sindaco del centro dell’alto campidano, rivelandosi un difensore delle istanze della popolazione in tutti i settori, ma con l’impegno rivolto soprattutto verso le popolazioni rurali, un settore che come tutti gli altri beneficiava delle grandi opportunità di sviluppo che i tempi favorevoli consentivano, e che risultava, allora come adesso, l’economia trainante.

È facile fare il politico in situazioni generali che consentono progressi, e il suo impegno si è sempre indirizzato verso il favorire la nascita di realtà produttive, in controtendenza alla pratica imperante in tutta la nazione di cercare voti di scambio con concessioni che non annoveravano l’evoluzione economica, bensì atteggiamenti sospetti che decretavano che elargire risorse a destra e a manca era molto più immediato e redditizio in termini di consenso.

La popolazione rurale gli ha sempre dato atto che il suo approccio a tali problematiche risultava corretto, e la gente dei campi non dimentica facilmente chi lavora per il proprio benessere.

Gli auguri per la nuova nata si sprecavano, e la frase più ricorrente era tipicamente sarda, evidenziava l’auspicio più corretto che si possa fare ad una nuova vita, che si appresta a percorrere le strade spesso problematiche che la nostra esistenza è chiamata ad affrontare: “Cresci manna e bona”.

“Vi auguriamo che cresca bene e in salute, ma soprattutto buona”.

Le premesse c’erano tutte, infatti Libera cresceva in salute ed evidenziava bontà d’animo già da piccola.

Il suo carattere, crescendo, risulta persino troppo deciso, fatto che in sardegna è apprezzato in particolar modo, evidenzia però una predisposizione a mettere in dubbio qualunque affermazione, che da un lato è indice di intelligenza e curiosità per i fatti della vita, dall’altro, a parere dei genitori, potrebbe essere controproducente per l’attività che è destinata a seguire, quella di ripercorrere le strade tracciate da padre e nonno.

Tutta la sua educazione è rivolta verso quell’obiettivo, e viene scelto di farla studiare nelle scuole pubbliche della cittadina, in controtendenza alla pratica usuale messa in atto dalle famiglie in vista, di far studiare i loro figli in collegi privati.

Seppure i risultati scolastici sono buoni, per lei la scuola non è l’attività che predilige, preferisce ogni giorno fare i compiti assegnati a casa, in maniera sbrigativa, e dedicare la maggior parte del suo tempo a giocare con le compagne, e scorrazzare per la città o per la periferia in tutta libertà, confermando che la scelta di assegnargli il nome che porta è stato estremamente corretto, un vero maschiaccio.

Ma la sua attenzione a scuola è ai massimi livelli, e per questo i buoni risultati non latitano, ha scoperto la strategia giusta per ottenere risultati senza eccessivi sforzi.

A vederla, non sembrerebbe che discenda da una famiglia importante, sempre a contatto con ragazzi e compagne dalle più disparate condizioni economiche, per questo riceve spesso delle critiche dai genitori, che evidentemente vogliono separare in maniera netta l’aspetto pubblico da quello privato.

Ma Libera, per sua natura, recepisce qualunque consiglio in maniera personale, deve soppesarlo e valutarlo secondo la sua sensibilità, e il carattere che salta fuori da quegli atteggiamenti risulta per lo meno poco convenzionale.

Seppure con qualche eccesso, la sua vita scorre tranquilla, i genitori hanno capito che sarebbe inutile imporre troppo spesso modi comportamentali condivisi, ad una ragazza che già da piccola faceva del libero arbitrio la sua filosofia di vita.

Vorrebbero fargli frequentare attività parallele alla scuola, ma lei sa come trascorrere il suo tempo libero, e rifiuta qualunque proposta imposta.

Terminati i compiti a casa, esce con gli amici, per compiere l’attività che gli piace maggiormente, scorrazzare per la città.

La domenica, invece, il gruppo forma una comitiva in bicicletta, e dedica tutto il giorno a visitare le località interessanti, di cui questa zona abbonda: la splendida penisola del sinis, che comprende il caratteristico borgo di cabras, abitato per lo più da pescatori, che traggono risorse dal pescoso stagno dal nome omonimo, con la vendita dei grossi muggini, e dal prelibato prodotto che si ottiene dalle loro uova, la classica bottarga, che sarebbe la versione sarda del caviale.

SEGUE…

1° parte Il gioco delle tre carte di Mariano Abis

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