1° parte Il gioco delle tre carte di Mariano Abis

2° parte Il gioco delle tre carte di Mariano Abis

3° parte Il gioco delle tre carte di Mariano Abis

di Mariano Abis

La globalizzazione, per esempio, non è un’invenzione nata da poco tempo, infatti già da allora era tra gli obiettivi principali dell’organizzazione a cui ho aderito, bada bene, si parla del periodo dove erano usuali le parole guerra fredda, blocchi contrapposti, spartizione di territori, di zone di influenza, conosci bene la storia, ma ciò che non sai è che la separazione tra i due o più mondi, già allora, non era così netta come la storia ci insegna.

L’organizzazione a cui appartengo, decide da decenni i destini del mondo, e i suoi passi sono di quanto più lungimirante si possa immaginare, io stesso, che allora politicamente contavo ben poco, sono stato messo nelle condizioni, vista l’enorme quantità di denaro e di contatti di cui dispone, di programmare per tempo il mio cammino politico, e arrivare alla posizione che occupo, non ti stupire quando affermo che la gente o i governi non contano più nulla, decide l’organizzazione.

La pratica così osannata che attribuisce, attraverso le elezioni, poteri alla gente, e incensata da tutto il mondo occidentale, non è, né più e né meno che una pratica che definirei folcloristica, come una festa a cui è chiamata a partecipare la gente, ma ininfluente riguardo alle future decisioni.

I capi di stato e di governo non vengono decisi dalle assemblee dei parlamenti, la loro elezione proviene da scelte strategiche nascoste, anche se la gente ha l’impressione che siano una loro emanazione; è facile, oggi come ieri, costruire una personalità politica, tutto dipende da quante risorse finanziarie può disporre.

Tutto il mondo, con tutte le sue espressioni, viene indirizzato dal nostro volere, e tra noi c’è almeno un rappresentante di ciascuna nazione, o etnia, o organizzazione, per quanto piccola possa essere, non ti espongo altri particolari, fin quando non sarò certo della tua partecipazione al progetto, ne vuoi far parte?”

Assolutamente no!

Quello che mi hai esposto è quanto di più lontano dalle mie concezioni”.

Allora sappi che ciò che ti ho detto non deve essere divulgato, sappiamo essere molto duri con chi ci contrasta, e in ogni caso pretendo che ci pensi ancora, a mente fredda forse cambierai parere, sappi però che, per quanto ti dia da fare, il tuo agire politico sarà ininfluente, decidiamo tutto noi, vuoi essere un paladino che si gloria di essere il difensore della povera gente, ma che non deciderà mai nulla, o fare effettivamente molto per loro?

Penso che la tua scelta sia obbligata, ci vediamo tra una settimana, allora mi darai la tua risposta definitiva”.

Cristiano è appena rientrato da strasburgo, ha riposto nell’armadio il suo abito grigio, la sua camicia candida e la cravatta celestina che indossava all’atto della cerimonia inaugurale, che ha festeggiato soprattutto i nuovi rappresentanti delle singole nazioni, nel contesto che deciderà le scelte strategiche che il nostro continente metterà in atto.

Racconta a papà Romano e mamma Lucrezia le impressioni che ne ha ricavato, delle persone che ha conosciuto, della nuova visione che gli si è presentata di fronte parlando con i colleghi onorevoli, in particolare mette l’accento sul fatto di essere convinto che il nuovo compito a cui è destinato, è molto più importante del precedente in ambito nazionale, le vere decisioni, specie quelle strategiche, sono prese in ambito comunitario, ne ha avuto la conferma parlando con varie personalità che hanno già messo stabili radici nel parlamento comunitario, e nelle sue emanazioni, mettendo l’accento soprattutto su un particolare evidentissimo: visto che l’economia attuale gira essenzialmente in funzione della quantità di denaro messo in circolazione, risulta lampante l’assunto che il potere è detenuto da chi ne ha disponibilità, e siccome la comunità ha, per così dire, espropriato le singole nazioni dalla facoltà di stampare moneta autonomamente, la loro rilevanza ha subito grossi contraccolpi, consegnando gran parte del potere di cui disponevano, ai vari organismi comunitari, afferma la convinzione che se i processi di integrazione andranno per il giusto verso, in futuro le singole nazioni avranno solo il compito di decidere provvedimenti poco rilevanti, che possono essere equiparati a normale amministrazione.

Dipinge un quadro della situazione abbastanza inconsueto, visto che i segretari di partito o qualsiasi rappresentante degli stessi, si infervorano alla televisione, quando si tratta di discutere scelte fatte o future, in ambito nazionale, ormai Cristiano è entrato nell’ordine di idee che in quel momento stiano gettando fumo negli occhi della gente, consapevoli che le loro scelte sono dettate da altri, e le loro azioni risultano ininfluenti, e sono alla ricerca continua dei pochi appigli che qualcuno ha ancora concesso loro, appigli destinati a sfaldarsi in pochi anni.

E spesso viene mandato allo sbaraglio un politico tenuto all’oscuro delle decisioni future, e nel momento in cui espone la linea del partito, magari alza i toni delle voce, convinto di essere certo delle future strategie, e in quel caso è sincero, convinto che le promesse che esprime pubblicamente siano la conseguenza di discussioni e valutazioni dei suoi dirigenti.

Ma le decisioni politiche, con la scusa che dovrebbero essere la risultanza di concertazioni e compromessi, sono quanto di più aleatorio possa esistere sulla terra, frutto di pensieri contrastanti, e quindi soggette a variazioni, per poter essere condivise da partiti dalla visione del mondo dissimile; va da se che se un politico disattende le promesse fatte, non può essere accusato di aver detto il falso, si giustifica dicendo che se fosse dipeso solo da lui, avrebbe approvato provvedimenti esattamente uguali alle promesse fatte.

La sera, riceve una telefonata, già dalle prime battute capisce che la voce che sta all’altra parte del filo è una voce conosciuta, ma al momento non sa visualizzane il volto, ma il mistero è subito chiarito, non ha mai avuto alcun contatto con quella persona, ma ne riconosce la voce, una volta che costui si presenta; ha sentito quella voce centinaia di volte, ma alla televisione o alla radio.

Sta parlando con uno dei “grandi vecchi” del maggiore partito di centro che ha fatto per decenni, in italia, il bello e il cattivo tempo, e che ora ricopre la carica di presidente emerito del partito in cui milita Cristiano.

Forse è lo statista Italiano più conosciuto al mondo, più volte ministro e presidente del consiglio, e con le mani in pasta, come si suol dire, dappertutto.

Con la dovuta cortesia, visto che è parzialmente impossibilitato a muoversi, prega Cristiano di recarsi a roma il giorno successivo, a casa sua.

Nella mente di Cristiano passano tanti pensieri e supposizioni, esprime con i genitori mille congetture, sembra strano a tutti che un personaggio di così grande rilevanza voglia parlare proprio con lui.

E poi è da molto tempo che costui ha abbandonato la politica.

Il nuovo parlamentare europeo è puntuale all’appuntamento, e viene accolto nell’antico palazzo del presidente emerito, il primo pensiero alla vista dello sfarzo che gli si presenta di fronte, è che il fatto di essere stato un così importante statista, gli ha giovato immensamente sotto il punto di vista economico.

Ha dovuto attraversare non so quante stanze prima di essere al cospetto dell’importante personaggio, dappertutto tappeti persiani, arazzi antichi, quadri e sculture di artisti così rilevanti che sarebbero bastati ad allestire una prestigiosa e particolareggiata mostra, oggetti d’oro, una antichissima libreria contenente altrettanto antichi e preziosi libri, una serie di oggetti particolarissimi e sicuramente di altissimo valore.

Cristiano ha indubbiamente frequentato appartamenti prestigiosi, in giro per il mondo, ben arredati e contenenti oggetti di grande valore, ma al cospetto di tanta sovrabbondanza di cose antiche e di valore artistico indiscutibile, si sente spaesato, tutto qui sembra mettere in soggezione chi vi mette piede, e prova un forte senso di disagio quando si trova di fronte al personaggio che ha visto così tante volte in televisione.

Ma lui è gentile, accenna ad alzarsi dalla poltrona per accogliere il nuovo arrivato, aiutato da un bastone, ma subito desiste, probabilmente a causa dei dolori che lo tengono parzialmente immobilizzato.

Nella testa di Cristiano passa il pensiero di come si sia ridotta fisicamente una persona che in passato, e forse ancora, disponeva di così tanto prestigio da farlo sembrare onnipotente.

Come se questa non sia la prima volta che si incontrano, o forse per metterlo a proprio agio, il presidente emerito chiama per nome il suo interlocutore.

Cristiano, sono contento che sia venuto, ti domanderai quale sia il motivo per cui ti ho convocato, è presto detto e non mi dilungherò in preamboli, quelli lasciamoli a chi ha molto tempo da perdere; ancora adesso non credere che il mio tempo sia una noia, ho interessi dappertutto, ma soprattutto in un ambito che spero tu voglia frequentare, quello per il quale ho dedicato buona parte della mia vita, molto più importante degli incarichi che ho ricoperto e che tu ben conosci, e verso il quale non mi posso più impegnare, ormai muovermi da questa poltrona mi costa un’immensa fatica, ti chiedo se sei disposto a prendere il mio posto in un’organizzazione che mi ha visto tra i più importanti personaggi a livello planetario.

Ho pensato a te già dai tuoi primi passi in politica, e ti ho tenuto d’occhio continuamente”.

Quale onore!” pensa tra se Cristiano, ma ascoltare il personaggio è un vero e proprio rebus, parla di cose astratte, di organizzazioni sconosciute, di situazioni future che non può immaginare, prendere il posto di uno dei maggiori statisti che la nazione abbia mai avuto …

Che assurdità!

Uno che è già nella storia della nostra nazione …

E poi l’affermazione che il suo cammino politico, per il quale è famoso in tutto il mondo, sia inferiore come importanza all’incarico che gli offre …

Tutto questo è stupefacente.

Ma cosa sta succedendo alla sua vita?

Immagina che verrà pesantemente stravolta.

E poi, quante possibilità può mai avere di rifiutare una simile opportunità?

Sappi che ho una grande considerazione per te, mi garba come ti muovi politicamente, ho seguito vari tuoi interventi in parlamento, e mi sono piaciuti, mi piacciono le tue amicizie, penso che tu sia un politico di razza, sappi che se accetterai l’incarico sarai uno di quei pochi che decideranno gli eventi futuri in tutto il pianeta, saprai in anticipo dove e quando succederanno sommosse, colpi di stato, cambi di regime, crisi finanziarie o energetiche, e la tua carriera politica potrà ambire a traguardi che al momento sono impensabili, in quanto verrà programmata per tempo, e con risorse finanziarie illimitate.

Mi serve solo capire se ti ritieni all’altezza di prendere decisioni insieme ad altri che trasformeranno il mondo secondo i nostri voleri, mi basta un cenno da parte tua, so che possiedi una buona dose di sana ambizione, e a mio parere sei all’altezza del compito, se accetterai ti posso dedicare tutto il tempo che desideri per entrare nei particolari, e dato che per l’organizzazione, tu sarai come una mia emanazione, ti trasferirei tutti i poteri di cui godo al suo interno, ti chiedo però di informarmi costantemente di tutte le decisioni prese”.

Accetto senza riserve, e la ringrazio per la considerazione, mi chiedo però come mai lei abbia pensato a me, in fondo la mia carriera politica è agli inizi, e finora non ho fatto nulla di eclatante”.

Non è questo il punto, a nessuno viene data l’occasione di fare qualcosa di eclatante, specie in ambito politico, o che passerà agli annali, se noi non vogliamo; non ho remore ad affermare che siamo quasi onnipotenti, la storia passata e quella futura viene scritta da noi, fai conto che sei di fronte ad un libro di storia che verrà utilizzato dagli scolari tra venti o trenta anni, saprai fin da subito quali saranno i prossimi avvenimenti che passeranno alla storia, per quegli anni è già scritta, tu ti dovrai occupare con l’organizzazione di scrivere la storia per i successivi decenni”.

Lei mi sta imbarazzando, non metto in dubbio le sue parole, ma il tutto mi sembra irreale”.

Stiamo parlando di un argomento che più reale non potrebbe essere, il destino di miliardi di persone, e dato che ho incassato la tua disponibilità, ti invito a pranzo, così ti illustrerò tutto ciò che desideri”.

Il pranzo è all’altezza dell’ambiente circostante, un pranzo a tre, il presidente, sua moglie e Cristiano, mentre un maggiordomo e due cameriere sono a disposizione, le stoviglie non avrebbero sfigurato in nessuna mostra di oggetti antichi e di pregio, pietanze che definire da ristorante prestigioso è far loro un torto, quanti vantaggi può portare la politica!

A pranzo si parla di argomenti un po’ più leggeri, ma pur sempre riferiti alla politica.

So che voi non avete figli, l’eredità che sta consegnando a me, se ne avesse avuto almeno uno, forse sarebbe stata destinata a lui”.

Non è detto, anche se è possibile, e poi non credere che all’interno della striminzita famiglia, sia io quello che prende le decisioni, qui sono un subalterno!”

E guarda la moglie, che ricambia con aria soddisfatta.

In ogni caso, chi fa parte per generazioni dell’organizzazione, che per comodità chiamiamo “w” ( la w di world ), non sono necessariamente i politici, ma preferibilmente i rappresentanti di famiglie dalle solide basi finanziarie, o i grandi capitani di industria provenienti da famiglie molto ben strutturate, gli altri vengono scelti per le loro capacità o per i contatti di cui dispongono, esistono un paio di livelli decisionali, ma i componenti del livello inferiore non sono al corrente di ciò, tu, in mia rappresentanza, farai parte del livello più alto, che in tutto il mondo conta poco più di una cinquantina di elementi, sappi che l’italia, al livello più alto, sarà rappresentata da solo quattro persone, e tu sarai l’unico politico, mentre disporrà a livello complessivo di una dozzina di personaggi, e i componenti di tutto il mondo sono quantificabili in circa duecento persone.

Ciascuna di queste duecento persone, dispone della collaborazione di suoi elementi di fiducia, politici, banchieri, manager, e rappresentanti di ogni espressione della società, il loro numero varia, ed è più o meno numeroso in funzione dei compiti assegnati, queste persone risultano in genere fedeli perché a loro vengono spianate le strade che hanno intenzione di percorrere.

Riusciamo a coprire così tutti i settori strategici, zonali e persino temporali, disponiamo, quando servisse, in maniera immediata, del piccolo gruppo militare più addestrato di tutto il pianeta, se mai si rendesse necessario un suo intervento, le armi e le attrezzature che possiede sono sconosciute agli eserciti più moderni, la preparazione che mettono in campo è ai massimi livelli; la ricerca scientifica segue i ritmi che noi le imponiamo, e i primi ad usufruire di nuove scoperte siamo noi, e decidiamo se divulgarle o meno, se completamente o parzialmente, e il momento che valutiamo più giusto, in genere il loro primo utilizzo e i primissimi test, sono eseguiti da organismi militari, governiamo inoltre il progresso, e decidiamo crisi, abbiamo disponibilità finanziarie che nemmeno immagini, tutte risorse rastrellate in giro per il mondo, sottratte forzosamente a tutti gli abitanti del pianeta, poveri o ricchi che siano, tramite leggi decise da noi stessi, possediamo una decina di jet privati con gli equipaggi sempre pronti a decollare, evitiamo spesso di utilizzare mezzi appartenenti a governi, anche se al nostro servizio; bene o male, il mondo è controllato all’ottanta per cento da noi, tramite i vari governi, e là dove non possiamo affermare il nostro controllo, stiamo lavorando perché ciò avvenga.

È facile per noi, nei casi in cui non possediamo il controllo di uno stato, intervenire perché aumenti il grado di insoddisfazione della gente verso il governo o il capo di stato, sia creando inconfutabili prove della loro indegnità verso le popolazioni, oppure creando ad arte fittizie crisi economiche, o fomentando sommosse popolari; nei casi estremi, quando il tempo gioca a nostro sfavore, decidiamo colpi di stato.

Riusciamo anche a non dover intervenire, o rinunciamo al controllo, a volte, di stati che nella fattispecie non ci creano problemi di sorta, e allora lasciamo andare le cose in maniera naturale, fino a che non si dovesse verificare l’esigenza di un nostro intervento, in ogni caso tra i nostri amici c’è almeno una persona appartenente ad ogni singola nazione, per quanto insignificante essa possa essere.

Chi rifiuta di collaborare con la w è destinato a durare al potere al massimo qualche anno, sempre che non ci dia eccessivo fastidio.

È successo in passato che non abbiamo potuto evitare catastrofi, a volte non riusciamo a piazzare in breve tempo, al comando di una nazione, persone a noi favorevoli, e non credere che il nostro agire sia indirizzato solo verso i nostri interessi, è capitato che abbiamo favorito crisi politiche, si, ma evitato anche guerre distruttive ben più pericolose.

L’ultimo conflitto mondiale è uno dei nostri ultimi grandi insuccessi, perché non siamo riusciti a modularlo, siamo, e siamo stati, quasi onnipotenti, ma non abbiamo alcun potere sui pazzi, o a volte non li riteniamo tali, un altro nostro insuccesso è stato il fatto che non abbiamo potuto evitare la crescita di una potente organizzazione terroristica, inizialmente foraggiata da noi stessi.

Il controllo del sistema politico ed economico risponde a poche, semplicissime regole, a volte in fase di evoluzione, a volte stabili nel tempo.

Ti parlo solo della prima, la più importante, valida per i tempi immediati, e in previsione di quelli futuri, e non credere che sia il controllo di risorse materiali, o strategiche, o di intere nazioni, come si potrebbe pensare comunemente, non è nulla di tangibile, è il controllo della cosiddetta cultura, il settore erroneamente considerato il meno strategico di tutti.

Appartengono a noi la stragrande maggioranza di emittenti televisive, catene editoriali, strutture teatrali e cinematografiche, interveniamo per quanto possibile, sia nella fase di realizzazione delle opere che in quella della loro distribuzione, se decidiamo che un’opera abbia potenziali elementi per noi pericolosi, stai certo che verrà osteggiata; quando dobbiamo intervenire verso opzioni governative, se obbligati a scegliere, prediligiamo provvedimenti volti al controllo esclusivo sulla cultura, siamo ben consci che beni materiali o risorse finanziarie possono essere acquisite facilmente, e in tempi ragionevolmente brevi, le seconde immediatamente, ma il controllo dei cervelli, quello è un campo aleatorio, etereo, che ha bisogno di dispendiose strategie e incredibilmente lunghi tempi di realizzazione, investiamo in questo settore la maggior parte delle risorse.

Seppure abbiamo controllato solo parzialmente, fin dalla sua nascita, il settore informatico e la realizzazione della rete, ora questo settore è di nostra esclusiva competenza, non perché effettivamente ne possediamo la proprietà, ma perché abbiamo strumenti di pressione così pesanti che costringono chiunque, qualsiasi sia la sua potenza, ad assoggettarsi al nostro volere.

E questo vale per tutti i campi culturali dove si materializza l’azione dell’umanità.

È sotto il nostro controllo il sistema scolastico e universitario, enti e strutture atte alla ricerca scientifica, il circuito museale, quello dei viaggi e delle vacanze, quello medico, qualsiasi attività che abbia una parvenza di legame con la cultura; è sotto costante osservazione, l’unico settore che consideriamo veramente primario, di fronte al controllo sulla cultura, perde rilevanza, per noi, persino il controllo sugli eserciti.

Teniamo costantemente sotto osservazione il sistema planetario della telefonia, anche in questo caso, seppure non di nostra proprietà, la totalità dei satelliti, qualsiasi funzione essi abbiano, è soggetta alla nostra disponibilità.

La nostra filosofia, al riguardo, è controllare e disporre, e non necessariamente possedere.

Una volta controllato il sistema culturale planetario, il controllo su tutto il resto diventa quasi una conseguenza, con ciò non voglio dire che non dedichiamo tempo, energie e denari per altri settori, ma presumo che almeno il trenta per cento delle risorse che mettiamo in campo, sia dedicato al settore che giudichiamo primario, la percentuale risulta di gran lunga superiore a qualunque altro settore di intervento.

Segue…

3° parte Il gioco delle tre carte di Mariano Abis

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