1° parte Il gioco delle tre carte di Mariano Abis

2° parte Il gioco delle tre carte di Mariano Abis

3° parte Il gioco delle tre carte di Mariano Abis

4° parte Il gioco delle tre carte di Mariano Abis

5° parte Il gioco delle tre carte di Mariano Abis

6° parte Il gioco delle tre carte di Mariano Abis

 

È convinto che stare a contatto con i suoi operai, ragionare con loro, assorbirne i valori, giovi al suo modo di vedere la politica, e di vedere le giuste problematiche della vita, lui fa parte di una casta che non si degna di capire i reali bisogni dei lavoratori, almeno in questo campo può dire di essere più esperto dei suoi colleghi onorevoli, esattamente come i politici di una volta, che prediligevano il contatto diretto con i loro elettori.

E lui si può permettere di trascorrere il tempo a contatto con la natura, perché non è assillato, come la quasi totalità dei suoi colleghi, dal fatto che non gli basta il tempo per cercare occasioni e sotterfugi per rimpinguare in maniera illegale il suo conto in banca.

Li immagina cercare da ogni contatto che hanno, ad ogni telefonata o incontro, opportunità di guadagno, li immagina coi pensieri rivolti alla stessa cosa: come sfruttare il tempo che sprecano verso i poveri mortali per ottenere vantaggi da ogni minima concessione che li possa favorire.

E li immagina quando capiscono che dall’interlocutore non riuscirà a cavare un soldo, e allora faranno di tutto per decretare che può concedere loro poco tempo.

Cristiano, se pure non è nato da una classe contadina, si sente ormai parte di essa, e quasi dedica al lavoro e agli investimenti sulla sua attività rurale, gran parte delle sue risorse, soprattutto in termini di impegno e di pensieri.

E sa benissimo che il tempo che dedica alla vigna, verrà ripagato in qualche modo dalla natura, mentre il suo affannarsi in politica risulterà ininfluente, perché questa, ormai, non decide più niente.

La sua settimana di gradevole impegno lavorativo volge al termine, fra tre giorni dovrà essere a strasburgo, e riceve una telefonata dal grande vecchio, ormai ne riconosce la voce già dalle prime battute, anche perché lo ha scelto come modello per il suo agire politico, ed è contento quando gli viene concessa l’opportunità di assorbire i suoi concetti.

Vuole capire da dove derivino le scelte che ha eseguito in tempi andati, quale sia stata l’evoluzione del suo pensiero, i meccanismi che governano le sue decisioni, passate e future, vorrebbe capire quali siano i meccanismi mentali che adotta quando parte da un dato di fatto, e arriva alla soluzione migliore.

La mattina dopo è già in viaggio verso roma, il grande vecchio non gli ha anticipato quale sarà l’argomento che intende trattare, e Cristiano fa mille supposizioni, gli argomenti in ballo in questo periodo sono tanti, tutti degni della massima attenzione, primo tra tutti la problematicità del rapimento dei volontari, poi le spese militari, il problema energetico, la possibile deposizione del dittatore, ma ben conoscendo quali siano le molle che spingono il suo pensiero, ritiene che l’argomento principale da trattare non può che essere la pericolosità del nuovo movimento scandinavo.

Non sbagliava, lo statista introduce proprio quell’argomento, e gli comunica di essere a conoscenza di ciò che sta succedendo all’interno di esso, e ne traccia una rapida storia.

“Sappiamo per certo che non dispone di grandi capitali, o almeno non sufficienti per portare avanti dispendiose strategie di comunicazione, o eventuali azioni politiche tradizionali che avrebbero bisogno di risorse economiche, e per quanto la gente ne sappia, non sarebbero orientati verso azioni politiche, ma io so bene che la politica ingloba tutto ciò con cui viene a contatto, e il loro destino non potrà fare a meno di trattare anche temi politici e sociali.

Ben sai che oggi, chi intraprende un nuovo cammino politico, è destinato al fallimento, se non mette in campo grandi quantità di denaro, non sto a spiegarti i motivi di questa affermazione, penso che sia intuitivo.

Quello che voglio precisare è il fatto che sono venuto ieri a conoscenza che tra i teorici di rilievo che collaborano con loro, esiste una persona dal pensiero che ho sempre apprezzato, pur avendo concezioni riguardo all’evoluzione politica nettamente dissimili dalle mie, dotato di un pensiero lineare, e che potrebbe essere coinvolgente verso  popolazioni dalle condizioni economiche non troppo floride, e ancora, oltre che dal punto di vista strettamente politico, possiede vedute dal punto di vista economico che ho sempre apprezzato, e non mi vergogno a dirti che alcuni dei miei migliori provvedimenti hanno risentito delle sue teorie.

Bene, questa era solo una premessa, andiamo con ordine.

Ti traccio una breve storia del movimento.

Esso parte da un libro di grande successo, scritto da un artista di strada, uno di quelli, per intenderci, che imbrattano muri e pareti delle città, che tratta temi non propriamente politici, ma essenzialmente artistici, con un occhio rivolto a problematiche sociali.

Parte dal presupposto, che condivido pienamente, che l’arte deve essere, prima di tutto, libera; sai bene che oggi le correnti artistiche che vanno per la maggiore, sono supportate da critici per lo più dalla grande cultura, e loro hanno giovato di questa possibilità, anche se inizialmente, e questo non guasta, hanno incassato consensi anche tra la popolazione comune.

Il fatto di dipingere sui muri non depone certo a loro favore, ma i temi che trattano sono quanto mai attuali, indirizzati verso i bisogni della gente, e in fin dei conti, alla ricerca di maggior libertà, con opere artistiche di denuncia verso lo strapotere degli stati, che, come ben sai, stanno limitando, in questo periodo, la capacità decisionale dei popoli.

Sono arrabbiatamente contrari ad ogni forma di consumismo.

Sai bene che oggi, mi dispiace dirlo, la gente, come per crearsi un alone favorevole alla propria personalità, segue i dettami di campagne mediatiche che spesso hanno ben poco di culturale.

E si adegua alle nuove teorie che vengono presentate come innovative, il movimento ha giovato inizialmente di quelle condizioni favorevoli, e fin quando è restata una corrente essenzialmente artistica, non ha creato grossi problemi.

Fanno parte dell’ossatura di quella corrente, alcuni elementi, non esattamente innovativi, ma forse sconosciuti ai più, cioè cercare forme e figure con la gestulità, gesti spontanei tracciati col pennello, o con altre tecniche, da cui risulta, a chi ammira le loro opere, un senso di dinamicità molto accentuato.

Hanno ottenuto una certa notorietà anche per il fatto che prediligevano creare sulle piazze le loro opere, spesso in poche ore, e la gente le vedeva nascere e crescere sotto i loro occhi, vedeva la gestualità che mettevano in campo, e i lavori che ne derivavano quasi appartenevano anche a loro, dato che gli artisti non disdegnavano di distribuire colori, o tracciare segni, suggeriti dai presenti.

Una corrente artistica, insomma, molto vicina alla gente, che ne assorbiva la sensibilità, e i critici artistici che andavano per la maggiore ne hanno, in genere, favorito la diffusione e la visibilità.

Naturalmente quegli artisti, che facendo un paragone con un’altra attività che hanno in seguito inglobato nelle loro azioni, si potevano definire artisti di strada, proprio come altri che praticano teatro o animazioni per le piazze.

Il classico teatro dei clown, gestualità espresse senza limitazioni, contatto diretto con la gente, il coinvolgimento che cercavano di ottenere, tutti elementi che hanno fatto si che le due attività potessero essere catalogate come un unico movimento.

Ma non si sono fermati a due soli elementi, riprendendo il fattore che li ha visti nascere, il libro di successo, gli avvenimenti hanno fatto si che importanti scrittori, ed opinionisti, si interessassero a loro, ne raccontassero le storie, ne immaginassero le molle che li spingeva a cercare il contatto con la gente, e mettevano in evidenza il fatto che il movimento era quanto di più popolare potesse esistere in ambito artistico.

Racconti, saggi, raccolte di poesie, contribuirono a teorizzare in maniera più netta ed esaustiva l’azione dei ragazzi.

Ho informazioni che confermano che ultimamente si è unito a loro la persona che ti ho descritto prima, dal pensiero lucido e innovativo, a dispetto della sua età, siamo infatti coetanei, il movimento, col suo apporto, ne sono sicuro, registrerà un’accelerazione in termini numerici di consenso e teorizzazioni che le daranno organicità, e la sua valvola naturale di sfogo non potrà che essere politica, questo è nell’ordine delle cose.

E se il coinvolgimento politico non partirà dal loro interno, stai certo che qualcuno a loro vicino sfrutterà le loro teorie, approfittandone senza pagare alcun prezzo.

Bene, anche se questa fase si pensa che non sia stata ancora avviata, le mie informazioni mi confermano che è in atto al loro interno un lavoro di puntualizzazione di teorie che non possono portare ad altro che alla loro discesa in campo anche in ambito politico.

La stessa presenza del mio coetaneo, mi spinge a considerare che il movimento assumerà connotazioni che immagino benissimo, lui è un convinto teorico delle grandi possibilità che una nuova concezione politica è in grado di sviluppare, il ricorso alla democrazia diretta.

Questa è una novità rilevante in termini storici, e mi spiego meglio: se pure qualche cambiamento di situazioni politiche o movimenti, o partiti, abbiano avuto bisogno della gente per potersi affermare, nella totalità dei casi la gente era indirizzata da concezioni nate da personaggi colti, che ne hanno teorizzato gli obiettivi, bene, se analizziamo la nascita di questo movimento, ci accorgiamo della novità, tutto questo parte dalla gente, lo scrittore che per primo ha tracciato la strada ai primi artisti, era uno di loro, uno del popolo, gli artisti stessi non appartengono a classi agiate, e il mio coetaneo, è quanto meno si possa definire dai pensieri elitari, teorizza il valore della semplicità, aborre da situazioni contorte e critica in maniera appassionata i dettami di questa società, spiega che la società dei consumi ha fatto il suo tempo, ed è deleterio ostinarsi ad assecondarla ancora; insomma, per la prima volta nella storia dell’umanità, sta per verificarsi un evento eccezionale, col tempo assumerà grande rilevanza una corrente di pensiero che per forza di cose ingloberà tra i suoi principi qualsiasi espressione del pensare umano, e che è nato in maniera inusuale, dalla gente.

Aver tanto parlato, mi ha stancato, noi vecchi abbiamo i nostri tempi, ed ho bisogno di rilassarmi trattando argomenti più leggeri, ti invito a farmi compagnia anche domani, così potremo conoscerci meglio, e trascorrere un po’ di tempo assieme, sei invitato a trascorre la notte da me, quello che ti dirò domani sarà per te una rivelazione che non avresti mai immaginato”.

Cristiano accetta senza indugi l’allettante invito ricevuto, sarebbe restato in quella casa mesi e mesi, se gli fosse stato proposto, a contatto con uno statista che custodisce enormi segreti, ed ha molto da insegnargli in fatto di politica.

E poi lo attira conoscere i dettami che spingono il coetaneo dello statista, a proporre una visione politica così innovativa.

Tra una chiacchierata e l’altra, nel corso di quel giorno, viene messo al corrente di avvenimenti raccontati in maniera diretta, ma sintetica, e molto dissimili da come sono conosciuti dalla gente, si è parlato di stragi, di strategia della tensione, di collusione con la delinquenza organizzata, molto più organizzata e diffusa di quello che si creda, di strategie messe in atto per conservare il potere, di nomine a cariche più o meno eccellenti, di atlantismo e quant’altro, ma tutto questo in maniera estremamente sintetica, lo statista gli comunica che gli dedicherà un’intera giornata per metterlo al corrente degli ingombranti avvenimenti che hanno  trapuntato la vita civile del nostro paese, in particolare Cristiano resta favorevolmente colpito dalla rivelazione che in quella casa ben poche persone vi hanno messo piede, lui è uno dei pochi fortunati.

Trascorre buona parte della notte sveglio, rianalizzando fatti raccontati dallo statista, con le novità che ha appena sentito, gli ha fatto piacere ascoltare le impressioni che ha sul nuovo movimento, gli piace quando introduce un argomento, e lo dipana in maniera logica, trova che l’immagine che la gente ha dello statista non sia troppo dissimile da quella che salta fuori privatamente, solo è stupito dall’arrendevolezza che dimostra verso la moglie, anch’essa dalla personalità rilevante, una donna che ha rinunciato ad una brillante carriera per stare a fianco del marito, durante il suo lunghissimo percorso politico.

Lo incuriosisce soprattutto l’ultima frase, “quello che ti dirò domani sarà per te una rivelazione che non avresti mai immaginato”.

Ne ricorda esattamente le parole, il modo con cui sono state pronunciate, lo sguardo intenso che invitava a dare la giusta importanza alla frase, e smania nell’attesa delle rivelazioni.

Non riesce a dormire, e pensa alla frase in continuazione, ma il fatto stesso che affermava che saranno rivelazioni inimmaginabili, lo convince a cercare di prendere sonno.

La mattina presto, ancora prima dell’alba, Cristiano viene svegliato da un rumore, come se qualcuno stia trafficando in cucina, al piano inferiore, e decide di alzarsi, nella sua immaginazione oggi sarà una giornata fondamentale per la sua vita, molto più del giorno appena trascorso, nel corso del quale è venuto a conoscenza di innumerevoli segreti.

Un quarto d’ora dopo è già in cucina, trova lo statista intento a bere un corposo caffè latte.

“Buongiorno Cristiano, versati quello che desideri, c’è caffè, latte, thè, burro e miele, delle brioches, vedi tu”.

“Buongiorno, mi verso un caffè, mi sono svegliato più presto del solito, ho fatto tutto in fretta, e speravo che fosse proprio lei la persona già alzata”.

“Mi alzo sempre molto presto, e non credere che oggi sia una giornata particolare solo per te, lo è anche per me.

È da tanto tempo prima del primo nostro incontro, che sono entrato in una condizione mentale che invita a ripercorrere tutta la mia carriera politica.

Ho preso delle decisioni delle quali solo mia moglie è al corrente, e ora tu sarai il secondo che verrà a conoscenza del mio nuovo modo di pensare.

Chi arriva alla mia veneranda età deve per forza di cose fare un bilancio della sua vita trascorsa, e ti assicuro che ho molte cose da farmi perdonare, ho agito tante volte sapendo benissimo che le mie azioni avrebbero favorito poteri forti, a discapito della gente.

Durante tutta la mia carriera ho adottato spesso risoluzioni contro i principi che ho assorbito da bambino, nasco da una famiglia profondamente cristiana, e ad ogni decisione ero combattuto dagli interessi che la politica e il potere obbliga ad assecondare, in controtendenza alla mia formazione culturale, bene, sono rarissime le volte che ho assecondato la seconda condizione, e il fatto di essere uno degli esponenti più rappresentativi della w, mi ha spinto ancora di più in direzioni che ora giudico sbagliate.

L’organizzazione è una specie di associazione di affari, con obiettivi rivolti verso il dominio del mondo, e quando abbiamo un traguardo da raggiungere, non ci fermiamo di fronte a niente.

Le nostre azioni sono indirizzate ad espropriare la sovranità ai popoli, e non credere che preferiamo condizionare regimi totalitari, al contrario, data la nostra grande potenza siamo in grado di indirizzare scelte anche in nazioni democraticamente sovrane.

Mi spiego meglio, se possiamo scegliere, in un determinato contesto, se favorire un futuro dittatore, o lavorare per l’affermazione di un governo che abbia qualche caratteristica che potrebbe sembrare democratica, ebbene, scegliamo la seconda opzione, per noi il risultato finale è lo stesso.

Le cose facili non ci hanno mai attirato, abbiamo ricoperto tutto il mondo dalla nostra tela di ragno, e quasi nessuna nazione è esente dal nostro controllo.

Facciamo affari dappertutto, siamo legati a qualsiasi attività che possa consentirci di aumentare il nostro potere politico, finanziario e militare.

La nostra vera potenza si esprime in un campo particolare, strutture volute da noi, e ormai diffuse in buona parte del pianeta, l’istituzione delle borse finanziarie.

Tutto il nostro potere ruota intorno a loro, esse sono il filo invisibile che lega il controllo dei popoli all’organizzazione, se non esistessero le borse, non potrei immaginare nemmeno la w, almeno nella dimensione globale attuale.

Noi siamo la vera e unica organizzazione sovranazionale esistente al mondo, scordati il fatto che esiste un’altra organizzazione planetaria, non ha nemmeno una minima parte dei poteri che possediamo noi.

E la sua struttura di intervento, come ben sai, è condizionata dalla possibilità di far valere veti, da noi non esistono veti, le decisioni sono prese a maggioranza, la maggioranza di quella cinquantina di persone di cui tu fai parte.

Bene, ti chiederò, dopo averti spiegato nel dettaglio, i miei nuovi indirizzi, di lavorare per essi all’interno di quell’assemblea di cinquanta persone, disinteressati di quello che succederà nel gruppo più numeroso, solo cerca di coinvolgere alle nuove idee, ma privatamente, la maggior parte dei componenti.

E quello che ti dirò ora, lo dovrai tenere presente in ogni azione che farai all’interno alla w, in entrambi i gruppi.

85 SEGUE…

 

 

6° parte Il gioco delle tre carte di Mariano Abis

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