1° parte Il gioco delle tre carte di Mariano Abis

2° parte Il gioco delle tre carte di Mariano Abis

3° parte Il gioco delle tre carte di Mariano Abis

4° parte Il gioco delle tre carte di Mariano Abis

5° parte Il gioco delle tre carte di Mariano Abis

6° parte Il gioco delle tre carte di Mariano Abis

7° parte Il gioco delle tre carte di Mariano Abis

 

Decidere il mio cambio di rotta è stato un avvenimento recente, e sei mesi fa non eri tu la persona destinata a prendere il mio posto all’interno dell’organizzazione, sei mesi fa ragionavo come durante tutta la mia carriera politica, ma pian piano, considerando il fatto che le mie limitazioni di movimento risultavano sempre più importanti, il fatto stesso di aver abbandonato la politica attiva, nonostante sia senatore a vita, il fatto che attualmente conduco una vita semplice, non più a contatto con la stessa gente, dagli obiettivi sempre uguali, e non ultimo, il fatto che ormai ho molto tempo a disposizione per pensare a cosa ne stia facendo della mia vita, ho scoperto che la vita semplice non mi dispiace, a differenza di come avrei pensato prima, bene, tutto questo mi ha fatto vedere il mondo con altri occhi.

E la relativa semplicità con la quale conduco la mia vita attuale, mi ha invitato a fare una profonda analisi dei miei trascorsi.

Mi sono chiesto cosa abbia combinato finora, il fatto stesso di aver fatto soffrire tanta povera gente, a causa di mie decisioni, mi invita, in qualche modo, a rimediare.

Un altro fattore che mi invita al cambio di rotta, è quello relativo a teorizzazioni che hanno preso il sopravvento su di me, teorie  che ora giudico errate, concetti che hanno governato il mondo occidentale; abbiamo favorito la società dei consumi, che obiettivamente ha portato vantaggi a tutti, ma bada bene, solo momentanei; istituzioni come catene di montaggio, che mettevano nelle condizioni migliori la gente di poter acquistare a basso prezzo, prodotti forse non necessari, ma che hanno sminuito la figura del lavoratore, facilità di accesso al credito, senza essere certi di poterlo onorare, la stessa globalizzazione che porta vantaggi a pochi, la distruzione di risorse naturali che non saranno più a disposizione delle generazioni future, sono state scelte errate.

Abbiamo consentito alla tua generazione di portare avanti una vita senza pensare al futuro dei vostri figli e nipoti, uno sprecare risorse che sembravano inestinguibili, e invece non lo sono, bene, questo è immorale ed egoista.

La pressione che gli stati esercitano in maniera sempre più evidente verso i cittadini, anche questa è stata una scelta della w.

E la scelta di armare il pianeta in maniera esponenziale, anche quella è una nostra decisione, come decisioni nostre sono state anche fatti che hanno portato progresso, in campo scientifico e tecnologico, dando una parvenza di modernità, ma della quale, alla fin fine, ne hanno giovato in pochi, i soliti privilegiati.

La povera gente ha solo beneficiato in maniera parziale degli ultimi ritrovati della tecnologia, ed è contenta di possedere gli ultimi prodotti informatici o tecnologici dell’industria, pagati però a prezzi molto superiori al loro effettivo valore.

In ambito medico e scientifico abbiamo indirizzato la gente verso teorie che ci facevano comodo, osteggiando quelle che non ci avrebbero consentito grossi guadagni; tutte, dico tutte, le più importanti case farmaceutiche sono al nostro servizio, e noi siamo al loro, questo è un immenso campo dove fare soldi è facile come bere un bicchiere d’acqua.

Abbiamo governato la politica del commercio, a nostro piacimento, modulando sapientemente logiche di profitto, un sottrarre risorse alla gente, e incamerarle nelle nostre casse.

La nostra società civile, ora, si basa su concetti antiquati, da rimuovere al più presto, è necessaria una crescita culturale, e una decrescita materiale, un dare importanza a fattori spesso trascurati dalle nazioni, ma non dalle migliori aziende private: la ricerca scientifica.

È necessario ridimensionare il sistema industriale, e favorire realtà artigianali, è necessario consentire alla gente di portare avanti una vita tranquilla, e metterla nelle condizioni migliori di approfittare degli ultimi ritrovati della tecnologia, ma senza quell’irrazionale smania di possedere oggetti inutili.

Bisogna rivisitare le condizioni che hanno fatto si che la rete informatica sia sempre più potenziata, si, ma sempre meno controllata da chi ha interesse a creare guai per l’umanità, uno strumento, la rete, che dovrebbe essere di libertà per tutti, oggi è al servizio di poche persone, e la gente che dà loro molta importanza, trascorrendo intere giornate a conversare con ipotetici amici, non sa che i poteri forti hanno stilato un profilo realistico di ciascuno di essi.

E il fatto che ciascuna persona non abbia una sua vita privata, costantemente controllata da chi ha interesse a farlo, è pratica che deve essere abbandonata al più presto.

Mi rendo conto che dalle strategie della w ho goduto di enormi benefici, ma ora mi domando a cosa mi siano serviti, ho tra le mani risorse che non posso sfruttare, e l’alone storico che aleggia intorno a me non è rassicurante.

Sono conosciuto come una persona dall’enorme potere, uno che più che infondere fiducia, crea una sorta di ansia in chi deve venire a contatto con me, non riesco a valutare se una persona mi apprezzi, o se non voglia scontentarmi, poche persone, finora, hanno cercato con me lo scontro, non so se questo sia dovuto ad una effettiva autorevolezza, o che altro, ma mi devo chiedere che soddisfazioni o vantaggi ho, al momento, per un fatto così rilevante.

Tutto si orienta verso il possesso di beni, ma non avendo figli, questo è ancora più imbarazzante, specie in questo momento storico di crisi, che ha decretato che molte povere persone, hanno deciso di abbandonare volontariamente questo mondo, per l’impossibilità di condurre una vita dignitosa.

Tutte condizioni che ora pesano sulla mia coscienza, stanno riaffiorando i vecchi concetti che ho accolto da piccolo, la politica mi ha reso una persona insopportabile, nel pensiero di chi fa continuamente sacrifici io appartengo alla casta più odiosa che esista, quella che specula sui bisogni dei poveri, e che ha sempre agito per allargare la forbice sociale.

Bene, vorrei che la storia non mi ricordi per tutto questo, e ti consegno il lavoro che ho terminato da poco, su tutte queste problematiche, sulla mia visione del mondo futuro, inseriscilo sul tuo computer, e cerca di assorbirne, per quanto ti è possibile, i concetti espressi.

Ho già disposto che metà di quello che possiedo, verrà consegnato in brevissimo tempo ad una fondazione già costituita, che ha il nome di mia moglie e mio, tu sarai tra quelli che ne tracceranno gli indirizzi, e dopo la mia morte avrai ancora più capacità decisionali, ti spiegherò in seguito quali saranno le strategie da mettere in atto.

Da oggi in poi scriverò un altro libro, che racconterà l’evoluzione del mio pensiero, verrà messo nelle tue mani il giorno della mia morte.

Sono certo che riguardo al primo libro, troverai molti punti di contatto, con la tua visione del mondo; quando ho scelto te, avvenimento recente, l’ho fatto in maniera convinta, e ti assicuro che ho osservato il tuo cammino politico, ho pensato che fossi la persona più adatta per consegnare alla storia la mia nuova figura di uomo e di politico.

Il libro dovrà essere dato alle stampe ad un mese esatto dal giorno della mia morte, il secondo, quello che scriverò da domani in poi, due anni dopo, e la tua azione all’interno della w, dovrà essere improntata ai principi espressi nel libro, e gli eventuali ricavati, dovranno essere versati nelle casse della fondazione, hai in questo momento l’onore di essere il primo che leggerà la mia nuova visione politica e sociale del mondo.

Stampane una cinquantina di copie, ma dovrai farlo in proprio, e metti in mano a ciascuno dei cinquanta personaggi del gruppo ristretto, uno dei libri, con la promessa che nulla verrà divulgato, e che possono leggerlo solo loro, se vorranno averne una copia, dovranno firmare una dichiarazione dove si impegnano solennemente a non divulgarne nemmeno una virgola, e custodirlo in modo da non poter essere letto da nessun’altro.

Leggilo attentamente, e se ci fossero elementi che non ti soddisfano del tutto, o contrari al tuo modo di vedere, ne discuteremo, essendo un prodotto informatico è facile modificarlo.

Dopo la riunione di strasburgo, inviterò a casa, per una settimana, il mio coetaneo e te, e in tre puntualizzeremo alcuni argomenti che ci stanno a cuore, tu intanto dovrai aver trovato il tempo di leggere attentamente i testi che ti ho consegnato.

Sei invitato a pranzo, e poi, dato che dovrai andare a strasburgo, decidi tu quando andare via, anche domani mattina, se vuoi, un’auto è a tua disposizione, ti accompagnerà all’aeroporto”.

Cristiano è imbarazzato dal fatto che lo statista gli abbia messo in mano un così importante e storico documento, e del fatto che avrebbe avuto l’opportunità di modulare le nuove idee dello statista, concordare con lui e col suo coetaneo, future azioni politiche e sociali, ma quello che lo mette in apprensione è il fatto che dovrà confrontarsi, all’interno del gruppo dei cinquanta, con posizioni nettamente contrarie, dovrà far capire loro che avranno ben poco da acquisire se continueranno a depauperare il nostro pianeta, e alla fin fine, valutare con loro se la diminuzione di libertà decisionali della gente, sia indiscutibilmente favorevole all’organizzazione.

La w gli è stata descritta, pur con le sue negatività, come quanto di più reattivo ci sia riguardo all’evoluzione dell’umanità, certo è, che un cambio di rotta deve essere presentato come indispensabile, e per far questo ci sarebbe voluta la personalità dello statista in prima persona, e non solo dei suoi scritti; Cristiano non sa quale possa essere la sua capacità di trasformare così pesantemente i pensieri acquisiti da gente abituata a vivere in maniera decisamente dissimile dalla totalità della popolazione mondiale, e quel che è peggio dalla formazione elitaria, con concetti assorbiti fin da bambini, e quindi difficili da sradicare.

Ma conta sulla lungimiranza dello statista, e se lui afferma che un ridimensionamento dei loro stili di vita e azioni meno egoiste siano indispensabili, quelle persona dovranno pur tenerne conto.

È ansioso anche di conoscere la verità sulle stragi e su altri avvenimenti che hanno contraddistinto il cammino del nostro popolo.

Assemblea comunitaria, si discute del rapimento dei volontari, Igor interviene in maniera appassionata, il ricorso alla forza, per lui, non è pratica condivisa, ma in questo caso si batte perché si faccia qualcosa, anche in termini cruenti, per far tornare a casa persone che meriterebbero ben più riconoscimenti di quelli che effettivamente la comunità voglia concedere loro.

Ma è come parlare al vento: “vedremo cosa si può fare”, “bisognerebbe intervenire, ma come?”  “ci attiveremo”, “certo è che bisognerebbe dare un segnale a questi criminali”, ma alla fin fine nessuna decisione viene presa.

Si chiede a cosa sia servita l’istituzione della comunità, se, pur avendo sottratto agli stati sovrani molte delle loro prerogative, nessuno riesce a trarne beneficio, e l’europa si trova a dover affrontare problemi senza avere a disposizione strumenti validi per ogni azione, in pratica non ha un esercito, non interviene sul sociale, politicamente è una specie di fantasma, le sue risoluzioni sono solo di facciata, le decisioni sostanziali vengono prese dalle commissioni, e il parlamento ha capacità ridotte in fatto di decidere leggi, qualcosa funziona solo a livello finanziario o bancario, ma il più delle volte penalizza gli stati meno dotati di risorse economiche, e i loro cittadini meno fortunati, un’istituzione creata per favorire poteri economici e finanziari, e il suo gruppo dalle cravatte rosse, in genere, lascia andare le cose, nella maniera peggiore, mai un intervento realmente rivolto al benessere dei più deboli e indifesi, un adagiarsi in situazioni stabilizzate, mai un impeto di cambiamento, solo parole vuote, e comportamenti ininfluenti.

Le risposte al suo intervento gli lasciano l’amaro in bocca, si rende conto di essere all’interno di una istituzione che non può decidere strategie, pensa che l’attuale quadro politico di questa zona del mondo sia governato essenzialmente dall’inerzia, un colpevole lasciare andare gli avvenimenti secondo impressioni del momento, mai una dettagliata indagine a largo respiro che miri al futuro, su cosa si intenda fare per questo continente, e il fatto di aver sottratto poteri alle singole nazioni, e non esercitarli, è particolarmente grave.

Qui funziona, spesso in maniera frammentaria, solo l’aspetto finanziario e commerciale, mai che si prendano decisioni riguardo a fattori sociali, si parla di integrare sempre più nazioni, e si chiede loro unicamente se i loro conti siano in regola, le altre pretese riguardo ad altri fattori, come il livello democratico raggiunto, vengono valutati, ma non hanno la stessa rilevanza, ci si accontenta di qualche dichiarazione del premier di turno, ben sapendo che tra non molto tempo non sarà più lui ad occupare la stessa poltrona.

Pensa che l’intero continente sia nelle mani di chi dedica il suo tempo ad ottenere vantaggi per se stesso, disinteressandosi del benessere delle persone, proprio come in italia.

La comunità gli è stata descritta come il vero centro dirigenziale, quella che prende decisioni, costruita per un progredire dei suoi abitanti, ma si rende conto che tutte queste belle parole sono drammaticamente disattese.

Si rende conto che chi dedica tutte le sue forze a principi condivisibili, come fa lui stesso, sono una sparuta minoranza, ininfluente e quasi definito come ingombrante, rappresentanti che non hanno ancora capito che bisogna lasciar andare le cose, così come vengono, mai un’analisi profonda, mai un mettersi nei panni degli altri, mai uno slancio verso scelte giuste, mai che ci si lasci trasportare dalla passione, solo freddi calcoli, a loro basta che il sistema economico giri senza intoppi, non pensano minimamente che l’esistenza non è solo un fattore economico.

E la sua appartenenza alla w, non gli è di consolazione, anche là, seppure sia il vero centro decisionale di questo continente, e non solo, le sue teorie sono ascoltate attentamente, si, ma essendo troppo dissimili dalla maggioranza dei membri, non hanno nessuna rilevanza effettiva.

Terminata l’assemblea, il suo stato psicologico gli impone di riflettere sul motivo per cui sta partecipando a quelle riunioni, se non sia il caso di abbandonare la politica, e dedicarsi a quello che più lo soddisfa, e che non è mai risultato ininfluente, tornare al suo vecchio impegno come sindacalista, e disertare anche le riunioni della w, assumendosi tutti rischi che questo comporterebbe.

Quando decide di consumare un caffè nel bar dell’assemblea, viene avvicinato da Cristiano, e si trattengono per quasi un’ora;

a furia di parlare, i due si conoscono meglio, e pur non facendo parte dello stesso gruppo politico, trovano che hanno qualche punto di contatto, Igor però ha dei pregiudizi verso di lui, durante le assemblee non è mai intervenuto, non si capisce quale sia veramente il suo pensiero politico e sociale, ma accetta l’invito di pranzare con lui.

E durante il pranzo, si accorge che forse si potrebbe collaborare, la sua formazione cristiana non è troppo dissimile dai principi che lui stesso ha accettato di sposare, almeno in ambito sociale.

Tra i due si instaura una certa sinergia di intenti, e il fatto di essere entrambi componenti della w, seppure anche in quel caso, avversari, contribuisce a considerare l’interlocutore come degno di attenzione.

Ma si deve ricredere, gli obiettivi di Cristiano sono indirizzati verso gli stessi suoi fini, si stupisce di come ragioni, conclusioni così dissimili dall’idea che si era fatto di lui, e il tempo trascorso durante il pranzo, basta per decretare che potrebbero collaborare in entrambe la strutture.

Cristiano gli racconta gli ultimi pensieri, la sua nuova visione delle cose, gli spiega a grandi linee quali siano i suoi nuovi obiettivi, e le azioni che ne scaturiranno.

L’approssimativo giudizio che inconsciamente aveva stilato per il suo interlocutore, ora è cambiato, da oggi capisce che potrà collaborare proficuamente all’interno delle due organizzazioni, non solo con lui, ma con chissà quanti altri personaggi, dato che aveva giudicato il pensiero di Cristiano quanto di più lontano dalle sue idee.

Recede in quel momento dal pensiero di abbandonare la politica, la w, e l’assemblea comunitaria.

Rientra a cerignola per un periodo di riposo, e quando sta per varcare l’uscio della casa dei genitori, in cui ancora abita, viene avvicinato da alcune persone che gli chiedono se abbia dieci minuti di tempo da dedicare loro, si presentano come appartenenti alla sezione cittadina del suo stesso partito, Igor stabilisce che in dieci minuti si possa decidere ben poco, e il fatto stesso che lo abbiano aspettato pazientemente, lo invoglia a pensare che sia qualcosa di importante, stabiliscono che si sarebbero incontrati nella sede del partito, tra qualche ora.

Ha voglia di stare con i suoi genitori, che continuano a portare avanti la loro vita in maniera semplice, e vuole rincontrare i suoi benefattori di un tempo, i farmacisti.

Uscito da casa loro, invece di servirsi della macchina, per recarsi alla sezione del partito, fa una lunga camminata, non è mai svanita la sua smania di stare da solo con se stesso, e trova che questo lo arricchisca, quando arriva a destinazione, lo attendono una trentina di persone.

“La puglia sta vivendo un momento triste, le aziende chiudono a raffica continua, tra noi ci sono rappresentanti di varie aziende in crisi, che hanno minacciato di ridimensionare il personale, altre hanno già chiuso i battenti, sono in crisi anche alcuni grossi insediamenti industriali, e la situazione si fa complicata, l’agricoltura, che è sempre stata il fiore all’occhiello delle nostre produzioni, si sta ridimensionando, e la gente ha perso la fiducia nell’avvenire”.

Non che la situazione pugliese sia diversa da quella di tutto il sud dell’europa, ma Igor sente il disagio di dover constatare che la sua gente non vede vie d’uscita, quando un popolo perde la speranza, le vie di sfogo possono essere imprevedibili.

“Abbiamo deciso di mettere al corrente la nazione che qui la gente ha bisogno di lavoro e di speranze, e abbiamo indetto una grande manifestazione per sabato prossimo, vorremmo che tu, Igor, ci dessi una mano, sia dal palco, che a strasburgo”.

La piazza più grande di foggia, il sabato sera, è gremita all’inverosimile, e dopo vari relatori, viene chiamato a fare il suo intervento il rappresentante comunitario.

“Sono venuto volentieri nella mia terra, in questo momento sto facendo la cosa che mi piace di più, e cioè stare con voi, mi dispiace però che la comunità non riesca a trovare soluzioni alle varie crisi, in una qualche maniera mi trovo in difficoltà di fronte alla mia gente.

Ma una cosa è bene che la sappiate, perché non è una notizia conosciuta: quando è stata insediata la nuova assemblea, a cui ho partecipato per la prima volta anch’io, sapevo di dover giurare che avrei fatto gli interessi del mio popolo, in sede comunitaria, bene, anzi, malissimo, con mia grande sorpresa, ho dovuto giurare il contrario, e cioè che avrei dovuto fare gli interessi dell’unione europea, nel mio paese.

Improvvisamente mi si sono aperti orizzonti inimmaginabili, ho dovuto scoprire che la costruzione dell’europa unita, non è stata una buona idea per la gente, ho capito d’un tratto che mi sarei trovato a disagio.

Un’altra delusione è stata quando ho scoperto, mio malgrado, che l’assemblea conta ben poco, le decisioni strategiche, quelle fondamentali, non sono prese da noi, ci hanno lasciato a disposizione solo l’ordinaria amministrazione.

Chi comanda e decide veramente sono le varie commissioni, gente per lo più non eletta, vicine a poteri finanziari che non si sogneranno mai di fare gli interessi della gente, funzionari pagati profumatamente che rispondono a logiche lobbistiche, i vari trattati che le singole nazioni firmano in continuazione, a favore dell’integrazione comunitaria, hanno l’unico scopo di sottrarre decisionalità alle singole nazioni, per consegnarle a un non ben identificato organismo, che risponde per lo  più, a ordini esterni alla comunità.

95 SEGUE…

 

 

7° parte Il gioco delle tre carte di Mariano Abis

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