il gioco delle tre carte copertina

1° parte Il gioco delle tre carte di Mariano Abis

2° parte Il gioco delle tre carte di Mariano Abis

3° parte Il gioco delle tre carte di Mariano Abis

4° parte Il gioco delle tre carte di Mariano Abis

5° parte Il gioco delle tre carte di Mariano Abis

6° parte Il gioco delle tre carte di Mariano Abis

7° parte Il gioco delle tre carte di Mariano Abis

8° parte Il gioco delle tre carte di Mariano Abis

 

Capite bene che la parola democrazia, in quelle condizioni, perde di valore, e vi confesso che fino a poco tempo fa ero seriamente intenzionato ad abbandonare quei posti, e tornare a fare quello che più mi piace, stare a contatto con la gente e con gli operai, con voi.

Ma non è detta l’ultima parola.

Non sto a fare analisi storiche su come ci abbiano ridotto in queste condizioni, voglio solo dirvi che ci hanno espropriato il diritto di stampare moneta autonomamente, e sapete chi stampa moneta?

La comunità europea, che poi distribuisce alle singole nazioni la quota spettante, direte voi, no, non è così.

Stampa moneta la banca centrale europea, e da chi è composta la banca centrale?

Viene da pensare che sia composta dalle singole banche centrali di ciascuna nazione, e questo è vero, quindi da noi tutti, appartenenti alle singole nazioni.

Non è così, i singoli cittadini non hanno alcuna relazione con le banche centrali, per il semplice motivo che esse sono private.

Vi rendete conto?

Stampa moneta una banca privata!

E i singoli stati, quando hanno bisogno di denari, li devono chiedere a loro, che pretendono interessi, e non è detto che vengano concessi tutti i finanziamenti richiesti, il più delle volte non vengono accontentati, e devono dimostrare per quali motivi hanno bisogno di soldi.

Gli stati che elemosinano ai privati, ma vi rendete conto, a che punto siamo arrivati?

Ecco a cosa hanno portato decenni di trattati iniqui, al dover constatare che abbiamo perso ogni sovranità, sia come nazioni, che come singole persone.

Ricorderete che ai tempi in cui ero attivo come sindacalista, la parola d’ordine per gli operai era “radicalismo”, il voler ottenere il massimo dalle nostre lotte, il non mollare mai, e in genere, le aziende cedevano alle nostre richieste, eravamo in una situazione economica favorevole, e a loro restavano pur sempre capitali in abbondanza, dopo averci accontentato.

Eravamo allora in possesso della nostra sovranità monetaria, e lo stato metteva in circolazione denari sufficienti per ottenere la piena occupazione, un certo risparmio da parte delle famiglie, e la capacità di pagare le tasse.

In quel periodo la nostra economia era così florida, che il risparmio dei nostri cittadini, era nettamente superiore a quello che riuscivano a mettere da parte gli altri abitanti della comunità.

Economicamente la gente era tranquilla, poteva fare progetti per il futuro, si sposava, metteva al mondo figli senza troppi ragionamenti riguardo al futuro, la speranza di progredire era palpabile.

Ora la nostra nazione non può mettere in circolazione, per la nostra economia, e per le persone, nemmeno un soldo, lo dovrebbe fare la banca centrale europea, ma per motivi incomprensibili, o per una loro criminale strategia, tengono il sud europa a corto di moneta, di piena occupazione neanche a parlarne, le aziende chiudono, e la gente perde le speranze.

Ora la fanno da padrone le parole part time, precariato, disoccupazione, delocalizzazione, globalizzazione, agenzie interinali, e tante altre amenità, sono riusciti, col ricatto e mettendo in circolazione denari insufficienti, ad annichilire il concetto del radicalismo, i sindacati sono sotto ricatto, una volta che la classe operaia ha perso quella caratteristica, si è potuta considerare una classe subalterna, ed i sindacati hanno avuto a disposizione solo scarse capacità decisionali e contrattuali, quando esiste una situazione di crisi, non possono svolgere la loro funzione.

Le eventuali lotte non portavano più a nulla, c’è la crisi, la globalizzazione, siete obbligati alla concertazione, la parola che ci ha fregato definitivamente.

C’è la crisi, bisogna accontentarsi, dicono e diciamo, ma la crisi non è reale, è indotta, e amplificata da personaggi per lo più sconosciuti, credetemi.

Hanno finalmente trovato il modo di ricattarci e annichilirci.

E la gente, oggi, si accontenta di seguire i dibattiti alla televisione, fare il tifo di chi sembra che la stia difendendo, è contenta di postare frasi illuminanti sui social network, esprimere frasi che evidenziano lo stato di disagio in cui ci hanno costretti, a volte trovare frasi ironiche e sarcastiche, e in genere si sfoga così.

Ma stiamo sbagliando.

Il politico, ormai, non ha più nessun contatto diretto con la gente, anche lui risponde alle domande su internet, ma solo a quelle che non gli creano alcun fastidio, e hanno imparato che usare i social, non comporta alcun rischio, e dicono solo quello che fa comodo a loro, senza contradditorio.

E sono contenti quando vengono invitati alle varie discussioni televisive, e rispondono alle varie domande concordate con chi ha ottenuto il ruolo del conduttore, messo lì da loro stessi.

E sono così abili, politici e giornalisti, a dare importanza ad argomenti secondari, a indirizzare le discussioni su binari scelti da loro stessi, e scatenano feroci discussioni, mentre gli argomenti veramente decisivi vengono accantonati volutamente.

E la gente, è contenta di discutere argomenti che non cambiano di una virgola la loro vita.

Ma c’è una cosa che il politico teme veramente, una soltanto, e non è, per esempio, la magistratura, come si potrebbe pensare, e nemmeno il parere dei suoi stessi elettori, o scandali e quant’altro, no, niente di tutto questo.

È come che siamo impregnati da una spessa corazza si sapone, scivola loro addosso tutto, accuse, scandali, critiche, minacce.

Teme la piazza, teme quando vede la gente incavolata nera contro la casta, teme quando appaiono tra le mani della gente spranghe e bastoni, teme quando qualche poliziotto, figlio della stessa gente che scende in piazza, si rifiuta di agire troppo pesantemente, e seppure ben protetto, il politico teme le espressioni dei visi della gente quando è costretto a passare a due passi da loro, teme per la sua incolumità, come certi sovrani di fine settecento.

Quindi, smettiamola con il seguire dibattiti politici in televisione, dedicate un po’ di tempo ai social network, si, ma trovate assolutamente il tempo di scendere in piazza, soprattutto a roma, di fronte a loro, i motivi di essere incavolati li avete tutti, solo così si potrà cambiare questa situazione assurda”.

Ibiza, la festa organizzata da Libera, per un facoltoso imprenditore Spagnolo, volge al termine, tutto è andato a meraviglia, l’ambientazione costruita da un suo nuovo collaboratore, Sardo, anch’egli, e come lei, abitante a dubai, che esercita la professione di manager per conto di uno sceicco della città, a detta degli ospiti, è stata gradevole, e qualcuno dei presenti conta di chiedere il loro contributo per le prossime feste che decideranno di tenere.

Partecipano anche Cristiano e i suoi amici Louise ed Otto, trascorrono gran parte della festa, a parlare tra loro, e tra personaggi allegri e spensierati, Libera nota che siano gli unici che in qualche modo si distinguono dagli altri, per il comportamento più austero, sembra discutano di temi per loro molto coinvolgenti.

Li conosce da tempo, sia per aver partecipato a due riunioni dell’organizzazione, che durante le feste a cui loro mancano raramente, e il loro comportamento, oggi, è diverso dal solito.

Quando l’avvenimento è terminato, viene avvicinata da Cristiano, che le propone un incontro.

Libera ha tutta la mattinata impegnata a sbarazzare con il suo nuovo collaboratore, Isidoro, la sala della festa, ma si dice disponibile per la sera successiva, concordano che avrebbero cenato insieme in un ristorante della località delle baleari.

E la sera successiva li vede gustare specialità della zona, entrambi sanno valutare la reale valenza dei cibi, e sono entrambi ammiratori della particolare cucina spagnola.

Ma non sono là. solo per gustare cibi, ben presto la donna si accorge che l’argomento che affronta Cristiano è di grande rilevanza.

Dice che è un delegato di una delle massime autorità politiche del pianeta, e che intende portare a conoscenza dei membri dell’organizzazione la sua nuova visione politica e sociale che dovrà, per forza di cose, prendere il sopravvento su scelte eticamente discutibili, che finora hanno caratterizzato le azioni della w.

Le parla di come sia necessario un ridimensionamento delle attuali azioni dell’organizzazione, di come, se si continua con il solito andazzo, tra cento anni ci sarà ben poco da spartire in questo angolo di universo, parla di una nuova filosofia di vita da prendere nella massima considerazione, e che è necessario, in sintesi, un cambiamento di rotta dell’organizzazione.

Libera gli fa sapere che ha notato che gran parte della serata precedente, è stata trascorsa da Cristiano con i suoi amici, niente di insolito, fin qui, ma si è stupita di come in qualche modo la loro serata sia stata meno allegra del solito.

Stavamo parlando proprio del cambio di rotta che dovrebbe avere la w, ma mentre con alcuni altri membri ho instaurato un certo rapporto di collaborazione, loro mi hanno chiuso tutte le porte in faccia, dicendo che la mia visione del futuro è irrazionale, e irreale, e non hanno trovato un solo elemento che li invogliasse a prenderla in seria considerazione, elementi che in qualche modo limiterà i loro introiti, ho deciso così di considerarli tra gli avversari del disegno politico che porterò avanti, ed ho deciso di non considerarli più miei amici”.

Io penso, invece, come te, che le condizioni di un ridimensionamento di concetti che finora sono stati dominanti, siano necessari, e in ogni caso è necessaria una rivisitazione dell’ordine di cose a cui stiamo assistendo.

Sono dell’idea che abbiano esagerato nel voler limitare la vita di interi popoli, e le loro economie, come ben sai la mia attività mi porta a girare il mondo, e non credere che frequenti solo ambienti esclusivi, mi piace avventurarmi tra la gente, cenare in ristoranti, per così dire, poveri, alla ricerca di nuovi sapori, e non disdegno il contatto con la gente, che ha molto da insegnarmi, anche se la mia attività è rivolta unicamente a classi ben più che agiate.

Saltuariamente faccio visita a piccole aziende vitivinicole che trattano il vino come si faceva una volta, e per forza di cose, non commercializzano a prezzi eccessivi, ma ti assicuro che ho trovato eccellenze in simili realtà produttive, di gran lunga superiori a quelli che abitualmente presento, e che per forza di cose sono costretta a preferire, perché dotati di un’ottima immagine.

Ma spesso l’immagine di un vino, risente troppo spesso di campagne mediatiche troppo dispendiose per la tipologia che si ha a disposizione, in ogni caso, mi capita spesso di organizzare cene, diciamo così, più informali, e allora preferisco i vini provenienti da quelle realtà meno conosciute”.

Bene, vedo che i punti di contatto tra noi non mancano, e forse non sai che anch’io produco vino, e quando sto nella mia azienda, a contatto con la natura, sono rilassato, e preferirei centomila volte trascorrere il mio tempo in quell’attività, ma sono chiamato ad un grande progetto politico, e se possiamo fare qualcosa per l’umanità, non vedo perché ci dobbiamo tirare indietro, la politica, per me, è essenzialmente impegno per far girare nella giusta direzione questo mondo.

Se vorrai, potrai essere ospite della mia casa nelle marche, e gustare i miei vini, mi interessa la tua valutazione di esperta.

Inoltre potrai visitare la mia regione, e scoprire che, come la tua sardegna, possiede paesaggi da favola, anche in ambito ambientale e paesaggistico”.

Stai certo che se si presenterà l’occasione, non rifiuterò l’offerta”.

Discutono su come abbia potuto, l’europa, trovarsi nelle condizioni di perdere tanto prestigio internazionale, per via del solo fatto di non essere più considerata tra le nazioni trainanti dell’economia mondiale, e se il tutto si riducesse a ciò, si potrebbe affermare che siamo in netto declino.

Ma devono avere in qualche modo rilevanza fattori che non siano essenzialmente economici, come può il continente che ha dominato il mondo, immensamente per più tempo degli altri, essere attualmente considerato meno rilevante di loro?

E il pensiero persino troppo condiviso dai politici, ma non dalla gente, che si intende costruire una grande europa unita, il fatto stesso di dover rispettare certe regole, ne hanno decretato la perdita di rappresentatività in ambito planetario, soprattutto in termini economici, mentre non si capisce come mai una moneta comune che avrebbe dovuto dare lustro alla comunità, sta tenendo intere popolazioni sull’orlo dell’indigenza.

I due, travalicando concetti condivisi, notano che il declino dell’europa è iniziato nel momento in cui si è deciso di adottare la moneta comune, e ciò non può essere un caso.

La sua valutazione, tenuta costantemente ai massimi livelli, penalizza realtà produttive, che non possono competere con valute più inflazionate, e perciò più competitive.

Non si capisce come mai economie che avevano rilevanti capacità di crescita, al momento dell’entrata in vigore della moneta comune, se pure con tassi di inflazione nettamente superiori, e debiti pubblici in continua ascesa, abbiano progressivamente fatto registrare cali di produzione, portando sull’orlo del default, intere nazioni.

Ciò non può essere casuale, e bisogna ricercare i correttivi.

E parlando di temi non strettamente economici, come può la culla dell’arte, delle bellezze architettoniche, dei paesaggi che includono espressioni del genio umano, come chiese antiche e castelli favolosi, costruzioni progettate dai migliori architetti, essere diventata succube di continenti meno rilevanti da quel punto di vista?

Come può, la culla della cultura, delle professionalità derivate da secoli di progresso tecnologico, il continente che ha fatto registrare le massime espressioni in qualsiasi campo, essere caduta così in basso?

E come possono popolazioni che derivano dalle massime personalità scientifiche, essersi ridotte così?

Cristiano incassa la disponibilità della ragazza a partecipare al progetto politico, e dato che la vede entusiasta, è spinto dal desiderio di consegnarle il libro dello statista, ma lei non appartiene alla fascia di personaggi a cui esso è destinato, si ripromette di parlare con l’autore, e decidere se non sia il caso di allargare il bacino dei possibili lettori.

Con una scusa, si assenta dieci minuti, parla per telefono con lo statista, e chiede se può coinvolgere chi ritiene che possa essere utile alla causa, anche se non appartenente al gruppo ristretto, e consegnargli una copia del libro, il grande vecchio gli risponde affermativamente, ma gli consiglia di andare coi piedi di piombo, e consegnare i testi solo dopo aver valutato attentamente le personalità dei destinatari, lo invita a casa sua per il giorno successivo.

Per ora solo due persone estranee al gruppo ristretto riceveranno il libro, Libera e Igor.

La mattina successiva è dedicata a far rientro dall’isola spagnola, e due aerei sono sufficienti per portarlo nella capitale, è sera quando arriva a casa dello statista.

Si stupisce di come la moglie, man mano che lo conosce più a fondo, sia felice di mettersi in qualche modo al suo servizio, e quando il marito chiede, per esempio, due caffè, si attiva lei stessa, quando invece potrebbe delegare l’incombenza al maggiordomo o alle cameriere, e consuma con i due la bevanda, e ne approfitta per entrare in relazione con lui.

È una donna dalla grande cultura, dal modo di relazionarsi signorile, uno stile personale ineccepibile, in possesso di due lauree in campi nettamente dissimili tra loro, la psicologia e le scienze economiche.

È un piacere sentirla parlare soprattutto della seconda competenza, e in qualche modo Cristiano ritiene che il marito sia stato influenzato dalle sue analisi anche in ambito politico, ha la netta sensazione che quando ci siano state decisioni da prendere su temi economici, lui abbia consultato per prima la sua consigliera più rappresentativa: sua moglie.

Lei parla del fatto che quando studiava per laurearsi in quella difficile disciplina, le teorie erano varie e diverse tra loro, e ciascun allievo doveva districarsi tra esse, e valutare quale, a parer suo, fosse la più confacente alla sua sensibilità analitica, e nascevano tante correnti di pensiero, ma ora non è più così, sa per certo che poteri nascosti, evidentemente in possesso di ingenti disponibilità finanziarie, si sono impossessati di tutte le case editrici specializzate in temi economici e finanziari, o ne hanno fondate altre.

Sono riusciti, in un decennio, a monopolizzare il pensiero economico, e oggi chi riesuma vecchi concetti viene tacciato di scarsa sensibilità modernista.

Quei trattati, dalla monotemacità esasperata, hanno monopolizzato il pensiero economico prima occidentale, poi planetario, e non esiste analista di un certo spessore, che propagandi altre teorie.

Per forza di cose, quei libri sono stati destinati alle università, e ai master, solo quelli, dato che il panorama editoriale non offriva altro; si è creata dal nulla una classe di economisti che adottano pochi, ma semplici principi, sempre quelli, di una monotonia persino fastidiosa, in una realtà di fatto che non può essere definita altrimenti, se non monopolistica.

Monopolizzare i cervelli e la cultura finanziaria ed economica è stato facile, dato che si poteva attingere solo dalle loro fonti.

Hanno addirittura fondato scuole elitarie, che hanno formato gli attuali manager più in voga ai tempi attuali.

Cristiano ricorda gli insegnamenti dello statista, controllare la cultura significa controllare il mondo, di conseguenza, disporre del monopolio del sapere economico e finanziario, indirizzandone teorie e finalizzazioni, significa avere quel fondamentale mondo a propria completa disposizione.

La moglie dello statista mette l’accento su una situazione che a lei sembra assurda, teorie molto ben sperimentate, correlate da fatti e numeri indiscutibilmente illuminanti, sono state accantonate, e se qualche raro economista si azzarda a riesumarle, viene investito da critiche così feroci e diffuse, che non possono non essere funzionali a un disegno nascosto, o a pesanti plagi.

Si chiede come mai teorie come quella che è stata uno dei pilastri del pensare di tempi andati, e cioè l’analisi accurata di pregi e difetti dell’inflazione, sia stata così sbrigativamente accantonata, e non esiste, al momento, un solo autore che ne evidenzi i pregi.

È descritta come l’inferno in terra, satana ormai ridotto all’impotenza, discorso chiuso definitivamente, finalmente la società si è liberata da una presenza ingombrante.

Ma non è così, l’inflazione genera sviluppo, perché causata dall’immissione sul sistema di grandi quantità di liquidità fresca, che consente progetti e investimenti, utilissimi per far riprendere, per esempio, un’economia asfittica come quella continentale.

Inoltre obbliga a una certa svalutazione della moneta, utile per chi commercializza all’estero i beni prodotti.

L’altro atteggiamento comunitario che la lascia interdetta, è l’obbligo decretato dalle commissioni europee, composte da burocrati non eletti dai popoli, che ciascuno stato ha, per tenere sotto controllo il debito pubblico, condizione tassativa per poter appartenere al privilegiato contesto delle nazioni virtuose, e chi non si adegua a quel principio, viene accusato di remare contro l’euro, e sanzionato pesantemente.

Ma lei ha studiato che in certe situazioni aumentare il debito pubblico è funzionale a molti importanti fattori.

Se, per esempio, lo stato ha estrema necessità di realizzare opere pubbliche, non si capisce perché non possa utilizzare quello strumento, che a questo punto, risulta vantaggioso.

Non si capisce come mai, per esempio, una nazione che economicamente non ha alcun problema, come lo stato nipponico, che esporta tecnologia in tutto il pianeta, abbia un debito doppio di quello greco, nazione comunitaria sull’orlo del default.

Evidentemente devono per forza esistere contraddizioni formali e sostanziali nelle teorie portate avanti dai burocrati comunitari, o altrimenti si potrebbe pensare che siano dei criminali che deliberatamente mettono in sofferenza un intero continente, per loro scopi nascosti e inconfessabili.

Propende per la seconda ipotesi.

Lei ritiene che chiunque non sia completamente digiuno di economia e finanza, capisca quanto male stiano facendo, basterebbe inflazionare un po’ la moneta, e consentire ai singoli stati di aumentare il loro deficit, e come per incanto il continente rinascerebbe a nuova vita.

Se non si capiscono queste semplici regole, o peggio, non si vogliono capire, allora si tengono in sofferenza milioni di persone; si domanda a quali iniqui fini queste elite mirino, se sono disposte ad avere sulla coscienza tante sofferenze, e persino suicidi, che a questo punto non si possono definire tali, ma autentici omicidi di massa.

Possibile che l’ingordigia umana arrivi a simili livelli?

Ma perché?

Forse per avere tra le mani soldi che non si potranno mai spendere, se non per creare altre sofferenze?

Bella soddisfazione.

Valori etici calpestati, nell’irrazionale pensiero di aumentare la propria potenza, e poi?

Quando la signora parla di questi argomenti, si infervora, dimostra di possedere concezioni positive, si capisce che mira al bene, e non al male, analisi lucide che hanno portato alla conclusione che il continente è governato da personaggi dalla dubbia moralità, per non dire che sono autentici criminali. Cristiano è sempre più convinto che la moglie sia stata come un faro che ha illuminato il cammino politico dello statista, o ne abbia in qualche modo, ridimensionato scelte non esattamente etiche, e arriva alla conclusione che tra i due, non saprebbe chi preferire, al momento attuale pensa che la signora sarebbe potuta essere per lo meno equiparabile come prestigio, alla figura del marito, se avesse scelto la sua stessa strada.

105 SEGUE…

 

 

8° parte Il gioco delle tre carte di Mariano Abis

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