Armiamoci e partite senza patriottismo. I Paesi più ricchi sono anche i più infelici

C.Alessandro Mauceri

Dazeba News

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ROMA – Armiamoci e partite: potrebbe essere questo il risultato del rapporto diffuso dall’istituto di ricerca spagnolo DYM. Sulla base di ricerche e sondaggi d’opinione in tutto il mondo, condotte su un campione rappresentativo in 65 Paesi del mondo, il centro di ricerche ha stilato una “graduatoria” della disponibilità degli intervistati a “prendere le armi” e “scendere in guerra” per difendere il proprio Paese. 

Gli eserciti di molti Paesi (e quello italiano non fa differenza) sono attualmente operativi in decine di Paesi, impegnati in “missioni di pace” o in “esercitazioni”. Ben diversa però sarebbe la situazione nel caso di un conflitto armato al quale dovrebbero partecipare attivamente i cittadini. E i risultati emersi dalla ricerca lo dimostrano.

In base alle ricerche della DYM, per la maggior parte dei Paesi occidentali i cittadini non sarebbero pronti e disposti a combattere per il proprio Paese: meno del 20% degli italiani scenderebbe in guerra. Analoga la situazione in Olanda (dove solo il 15% degli olandesi sarebbe disposto a combattere), in Giappone (l‘11%), in Germania (il 18%), in Belgio (il 19%). Poco più alte, ma non di molto, le percentuali in Francia (27%) e Inghilterra (29%).

Un dato rilevante, ma soprattutto un sintomo, grave, del fatto che, in molti Paesi, si è perso completamente lo spirito di “nazione” e di “patria”. Ben diversa la situazione in altri Paesi europei.  A cominciare da alcuni Paesi scandinavi come la Svezia e la Finlandia. Qui, in caso di attacco, sarebbero disponibili combattere per la nazione rispettivamente il 55% e il 74%. Percentuali simili in Russia (59%), in Polonia (47%), in Grecia (54%), in Bosnia (55%) e in Kosovo (58%).

Senso di “patria” che, per assurdo, pare invece essere ben radicato in molti Paesi musulmani, dove è maggiore la disponibilità a una guerra per autodifesa: il 73% dei turchi, il 76% degli afghani, l’85% degli azeri, il 89% dei pakistani, l’86% dei bengalesi e, addirittura, il 94% dei marocchini.

Anche in Asia sarebbero molti quelli pronti a trasformarsi in “patrioti”. In molti asiatici le percentuali non scendono sotto il 70%: il 71% in Cina, il 75% in India, il 70% in Indonesia e il 73% nelle Filippine e l’89% in Vietnam.

Fin troppo facile dedurre che il senso di patria per molte “nazioni” europee è solo una mera chimera. Dalla nascita dell’UE, i singoli Stati non sono più viste dai cittadini come “nazioni”. E dato che anche l’Unione Europea è considerata dalla maggior parte della popolazione una semplice unione commerciale e finanziaria, non c’è più niente per cui valga la pena combattere.

Meno prevedibile invece un altro “numero”, anche questo rilavato dall’istituto di ricerca spagnolo DYM: da un confronto sul livello di felicità negli stessi Paesi è emerso che i cittadini meno propensi combattere per difendere la propria patria in una guerra sarebbero anche i più infelici. Per strano che possa sembrare, Paesi come l’Italia, la Francia, l’Inghilterra, la Corea del Sud, sono quelli in cui meno del 50% degli intervistati dichiara di essere felice.

Segno che la “ricchezza” (quella fittizia e riferita a calcoli del PIL irreale) e l’“industrializzazione” non portano la felicità: grazie alle scelte politiche imposte da soggetti mai eletti, oggi nel mondo i Paesi più ricchi e industrializzati sono anche i più infelici e quelli in cui la popolazione si sente sempre di più estranea a casa propria.  E la situazione sembra destinata a peggiorare.

C.Alessandro Mauceri

CAlessandro Mauceri

Armiamoci e partite senza patriottismo. I Paesi più ricchi sono anche i più infelici

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