BCE: Basta Con l’Europa

di Carlo Pompei

Redazione: (ricordiamo che stasera Carlo sarà presente allo spettacolo gratuito SIAMO TUTTI COLPEVOLI” per parlare di Europa e area euro.)

soldiRiflette su questa foto. Ogni “fascettato” è da mille pezzi. Fate voi il calcolo, che a noi gira la testa. Uno di quelli viola, al centro, rappresenta 40 anni di lavoro di un operaio o un bell’attico in un quartiere residenziale a Roma. Sapete quanto costa ad una banca privata come la BCE stampare tutto quello che vedete in foto? Ci teniamo larghi, stima per eccesso: circa centomila euro, un solo “fascettato” da cento. Nei quali conteggiamo: Macchina da stampa e taglierine in linea -> 60 mila euro; Inchiostri speciali -> 10 mila euro; Filigrane e watermark -> 10 mila euro; Carta speciale resistente ad agenti atmosferici e chimici -> 10 mila euro; Stipendio tipografi -> 5 mila euro; Distribuzione -> 5 mila euro.

Senz’altro un bell’investimento, considerato che la voce di acquisto della macchina da stampa è la più rilevante e la inseriamo a bilancio sempre (tanto non ci controlla nessuno), ma le volte successive inciderà soltanto con i costi di manutenzione. Tutto questo non ci renderà la cifra tonda derivante dal conteggio totale, ma molto di più tramite interessi e signoraggio bancario (vedi link successivo).

Alla fine vedremo che tutto questo evidenzierà un controsenso, i più intelligenti tra voi hanno già capito… La BCE, dunque, presta questa carta straccia stampata, filigranata e tagliata ad altre banche private nazionali (http://www.giacintoauriti.eu/notizie/35-i-giochi-di-potere-ed-i-diktat-della-bce-allo-stato-italiano.html) a un tasso di interesse variabile tra l’1 e il 2%, e queste poi prestano di nuovo ai cittadini con interessi che, in teoria, non dovrebbero superare il 7% (soglia tasso usura). Abbiamo verificato: chiedendo 25 mila euro, nel migliore dei casi, ce ne hanno richiesti indietro 30 mila, pari al 20% di interesse, quindi quasi tre volte la soglia predetta.

Ebbene, tutto questo viene fatto senza considerare i corrispettivi produttivi (PIL) dei singoli Stati UE, ma sulla base di stime presunte da agenzie di rating borsistico quali Moody’s, Fitch e Standard & Poor’s, le quali non hanno altra preoccupazione che quella di essere più o meno allineate tra loro. http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-02-05/l-italia-accusa-standard-poor-s-agenzia-rating-non-ha-valutato-patrimonio-artistico-danni-234-miliardi–072510.shtml?uuid=AB6buYu

Moody'sFitchStandard & Poor's

Le prime due nascono nei primi del ‘900, la terza a fine ‘800, cioè quando comincia a valere più il denaro che la merce, vale a dire quando si entrò a pieno titolo nell’era capitalistica. Hanno un potere immenso e sono in mano a lobbies ancora più in alto dei banchieri stessi: se decidono di rovinare un titolo in borsa o una nazione, lo fanno in 24 ore. Sono temute perfino dalle multinazionali che mirano a piazzare loro infiltrati nell’organico per sapere in anticipo che cosa comprare, che cosa vendere e che cosa tenere fermo. Queste agenzie originano dall’esigenza del creditore (di solito una banca o un usuraio ben inserito) di verificare se un debitore sia in grado di restituire i soldi prestatigli: a ognuno di noi viene attribuito un potenziale di compravendita basato su un codice alfabetico (AAA, AA, B, etc.) seguito da un segno matematico (+ o -) ad indicare la tendenza. Questo perché oltreoceano – terra della conquista del west a colpi di Colt e Winchester, dove si cercava l’oro per schiavizzare gli altri e non per benessere personale (avete mai mangiato una pepita o un diamante?) – non è mai esistito il concetto di Istituto di CREDITO, ma sempre e soltanto quello di Istituto di DEBITO.

fattoria animali

Un banchiere o un miliardario non lavorano, fanno lavorare gli altri e questi lo ringraziano anche, con l’avallo della politica, ed entrambi si fanno gran risate alle spalle di chi si alza all’alba e va in miniera. L’abitudine disneyana di disegnare banchieri e politici come grassi porci non è casuale e non è una denuncia, è una “normalizzazione”: quando vedrete poi un tesoriere di un partito o il vostro direttore di banca, lo riconoscerete subito e la cosa vi sembrerà “normale”. Altro esempio di mutazione antropologica lo vediamo ne “La fattoria degli animali” di George Orwell, dove di nuovo i maiali, alzatisi su due zampe, somigliano allo schiavista che dicevano di combattere. http://www.ibs.it/code/9788804492528/orwell-george/fattoria-degli-animali.html Sia Disney che Orwell avevano “simpatie massoniche”. Nell’altro suo noto romanzo, 1984 – http://www.ibs.it/code/9788804507451/orwell-george/1984.html – Orwell introdusse il concetto di Grande Fratello che tutto vede (Echelon, http://www.tuning-store.net/echelon/#il_termine), e anche qui vi fu un’opera di “normalizzazione” tra le masse con la diffusione del format televisivo Big Brother della Endemol – http://www.endemol.com/ – il cui logo riprende di nuovo un occhio stilizzato. http://www.whale.to/b/eye_s.html

walt disneyorwellNon a caso l’anno 1984 rappresentò la porta di ingresso nell’era informatica moderna e del trionfo dell’edonismo “obbligato” con due avvenimenti che segnarono gli anni a seguire: la presentazione di un computer veramente alla portata di tutti per facilità d’uso e prestazioni, ma non per prezzo, il Macintosh della Apple e la rielezione di Ronald Reagan come Presidente Usa, probabilmente il più convinto rappresentante del sogno americano. Abramo Lincoln, molti anni prima, provò ad opporsi a queste strutture: lo uccisero nel 1865 come fecero con J.F. Kennedy 98 anni dopo. E non solo: http://www.nwo.it/strabilianti_coincidenze.html Quando nel 1929 Wall Street venne colpita da un crack indotto simile a quello che stiamo subendo ora, in Italia vigeva un regime autarchico – http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=41146 – con ferrea regolamentazione delle frontiere sia sul piano economico – http://1.bp.blogspot.com/_S_ixgt1hgSo/Rwfubljh-KI/AAAAAAAAAHs/we_P0edTOeU/s1600-h/lettera_mussolini_a_ing_romeo_2_523.jpg – che su quello fisico: gli Istituti di CREDITO assorbirono tranquillamente il colpo e senza pesare sulle spalle dei correntisti, dei risparmiatori e dei lavoratori, proprio grazie alle misure restrittive applicate al mercato interno. Oggi è più difficile a causa degli scambi internazionali, d’accordo, ma ci siamo messi nella condizione di entrare nella gabbia dei leoni – conditi con sale ed olio – aderendo ad un sistema economico senza esigere prima una minima tutela politica di contrattazione di base.

craxiCraxi lo temeva, infatti tangentopoli fu una scusa per estrometterlo, già a Sigonella, quando fece circondare gli americani per tutelare i palestinesi, ma non solo, aveva già pestato i piedi ai poteri forti.

Fin quando le relazioni finanziare sono tra persone o tra aziende private, a rispondere di gestioni poco oculate saranno direttamente i coinvolti nelle contrattazioni. Ma quando si applicano normative del genere a industrie partecipate pubbliche con a capo Amministratori delegati del tutto deresponsabilizzati, ma messi a ricoprire un incarico come teste di legno in attesa di percepire faraoniche buonuscite (Marchionne, Mastrapasqua, Befera e altri), iniziano i guai. Innanzitutto perchè le colpe di operazioni poco avvedute si fanno ricadere sulla popolazione, sugli operai (nei casi industriali) o sui risparmiatori, come dimostrano gli scandali bancari, dallo Ior di Marcinkus al Banco Ambrosiano di Calvi, da Antonveneta ad Unipol fino a Monte dei Paschi di Siena (MPS). http://www.uaar.it/news/2013/03/25/privilegio-viaggia-col-passaporto-vaticano/

fiat 1Per non parlare della perenne cassa integrazione della FIAT che ha indebolito tutto il comparto previdenziale italiano. Quindi, se tali regole vengono addirittura applicate agli Stati (Nazioni) i problemi divengono irrisolvibili, specialmente se questi non sono confederati e non dipendono dal medesimo governo.

La differenza sostanziale tra Stati Uniti d’America ed Europa è tutta qui: soltanto sotto un unico governo centrale e con governatori locali è possibile adottare una moneta unica, altrimenti si fa la fine dell’operaio nel ristorante di lusso: non si hanno soldi a sufficienza per pagare il conto, siamo “miserabili” come quelli di Victor Hugo.

Questo è quanto sta succedendo nei PIGS (Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia, Spagna), non abbiamo soldi per pagare il conto perché è il ristoratore stesso che ce li presta, ma ne vuole indietro sempre più di quelli che ha stampato, dove li prendiamo? Per questo motivo ogni Stato deve essere sovrano e libero di poter stampare valuta in funzione del proprio Prodotto Interno Lordo.

Carlo Pompei

Carlo Pompei

BCE: Basta Con l’Europa
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3 pensieri su “BCE: Basta Con l’Europa

  • 24 Febbraio 2014 alle 18:28
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    L’Euro NON e’ carta straccia. E’ diventata la moneta piu’ forte del pianeta. Le Banche centrali dei Paesi BRICS (Brasile, Russia, India, Cina, Sud-Africa)hanno i forzieri pieni di Euro, che tengono come valuta di riserva (tesaurizzazione), invece del dollaro. Un’eventuale crollo dell’Euro, oggi potrebbe addiritura innescare un nuovo conflitto mondiale. (… chi andrebbe a dire ai russi che l’Euro e’ stato solo uno scherzo?). Inoltre, se l’Italia uscisse ora dal’Euro, subirebbe due conseguenze catastrofiche: l’esplosione dei costi delle materie prime (la benzina a 15.000 Lire al litro, tanto per intenderci) e la svalutazione del proprio Patrimonio (un qualsiasi operaio tedesco puo’ venre qui e comprarsi il Colosseo !) – Certo. L’Euro ha danneggiato le piccole e microscopiche imprese italiane che producevano beni con poco valore aggiunto. Ma quelle imprese che hanno saputo ingrandirsi o consorziarsi hanno retto. – Non e’ l’Euro il problema. Il problema e’ che qui … O SI FA L’EUROPA, O SI MUORE ! Questo perché il mondo intero guarda all’Europa come il continente Leader.

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    • 24 Febbraio 2014 alle 23:04
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      Apprezzo molto il tuo commento…. comincia a diventare raro vedere persone che ancora ci credono, o vogliono crederci. Personalmente credo che siamo entrati in un nuovo medioevo dove il “signore” non è più di genesi nobiliare, ma finanziaria. Felice di vedere che i vassalli ci sono ancora. Jak

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  • 25 Febbraio 2014 alle 10:43
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    Caro Enzo, se tu ti fossi soffermato sul fatto che
    A) dobbiamo vivere, non morire per produrre.
    B) l’euro è assolutamente carta straccia, poiché è stampato non in funzione di quella produttività che invochi, ma per ingrassare banchieri. Il fatto che sia diventato più forte del dollaro è un male, non un bene, ma qui si apre uno scenario macroeconomico che svilupperò prossimamente e che vede coinvolta anche la Sterlina.
    C) me ne frego dei problemi degli altri creati da chi voleva che questi problemi fossero il paletto e il nullaosta per le loro losche operazioni. Guerra? Guerra sia, tanto moriamo lo stesso.
    D) la tua visione cinica e aberrante sulle “piccole e microscopiche” imprese che non hanno avuto la “lungimiranza” di accorparsi in consorzi e fusioni è la stessa di quei criminali che stanno già svendendo il Colosseo. Venderlo a 15mila lire o a 7 euro non fa differenza, non va venduto, punto.
    E) la tua teoria seconda la quale andremo incontro a svalutazione folle non ha senso. In uno Stato sovrano e che non svenda le proprie risorse, sia umane, sia industriali (come stiamo facendo) si stampano i soldi che servono in funzione del Pil che risale e si compensa con l’adeguamento salariale (scala mobile). Le convenzioni da unità di misura sono velleitarie, 5mila lire, 5 euro, 5mila euro 5 lire hanno il valore che gli diamo noi, continuare ad avallare un sistema marcio nella speranza che le cose si normalizzino, equivale ad affrontare il Pacifico in tempesta con una zattera, nella speranza che l’oceano, prima o poi, si calmi.
    F) ho ben detto che il problema è anteporre un sistema politicoeconomico ad uno economicopolitico. È la politica che deve gestire correttamente l’economia, non l’interesse finanziario a creare una politica che curi gli interessi di pochi a danno di molti.
    Se tu fossi un artigiano che ha perso tutto, la penseresti diversamente.
    Se tu sei un banchiere, invece, capisco il tuo ragionamento iniziale che, fortunatamente, chiude con un pensiero politico, anche se, noi, dell’Europa così strutturata non ce ne facciamo nulla.

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