Boldrini ed Isis: i nemici della Storia

di Augusto Grandi

girano

dux boldriniBoldrini come l’Isis. Il furore iconoclastico del presidente della Camera e’ identico a quello dei tagliagole sunniti. Cancellare il passato, perché non allineato con il presente. Per invidia, per gelosia. Per il timore che il passato fosse meglio del presente preparato da gente che distrugge i simboli, che cancella la storia. Certo, Boldrini non è la prima in Italia. Opere d’arte in quantità sono state distrutte perché “fasciste”. Come se il fascio fosse stato inventato nel 22, come se il saluto a mano aperta e braccio teso fosse nato durante la Marcia su Roma. Ma l’ignoranza non ha limiti. Ne’ di età ne’ di carriera politica. Così l’Isis distrugge le città ed i monumenti delle antiche civiltà che rappresentano le radici di quei popoli in quei territori. Ed allo stesso modo il sindaco Marino vorrebbe scempiare l’Eur trasformandolo in un quartiere a luci rosse. Ma è sufficiente osservare ogni città italiana, confrontando non monumenti “fascisti” ma semplicemente i palazzi destinati ad abitazione. Quelli con il senso del bello, di un disegno armonico di prima della guerra con la morchia democratica degli anni successivi. Scatoloni senza senso, con finestre piccole e con poca aria, con colori assurdi. Le pessime periferie dell’Italia del boom, della speculazione. Quello che piace a Boldrini. Che, invece di occuparsi della riqualificazione ambientale, preferisce dedicarsi alla rimozione dei monumenti storici. Perché la storia può essere pericolosa, per lei. Perché la storia può far emergere che, in epoche più serie, gente come lei non avrebbe fatto carriera per manifesta inferiorità ed impreparazione. Ed allora si cancellano i sumeri, si cancellano gli assiri, si cancellano i monumenti di 20 anni di storia italiana. Damnatio memoriae. Poi Boldrini potrà farselo tradurre prima di andare a distruggere anche i dizionari di latino insieme a quelli di greco. Una cultura da rimuovere, da cancellare, da sotterrare. Distruggiamo oggi un obelisco cancellandone le scritte. E poi cancelliamo via Roma a Torino. Cancelliamo le colonie sulle coste italiane, per nascondere un’epoca in cui i bambini si mandavano al mare ed in montagna per le vacanze e non a lavorare gratis per far contento Poletti e per avere schiavi da offrire ai mercati ed all’Europa. Cancelliamo palestre e ospedali, perché ora il governo del “Fare” li chiude per risparmiare. Cancelliamo la memoria, perché la nostra Storia può infastidire le nuove opportunità che sbarcano ogni giorno. Ma su questo punto, forse, ha ragione Boldrini. I clandestini arrivano convinti che l’Italia sia quel grande Paese che costruiva il grande faro, a forma di fascio, sull’estrema punta del Corno d’Africa (documentato nel libro di Alberto Alpozzi sul Faro di Mussolini). Non arrivano attirati dai tagli alla spesa e dagli anziani italiani che frugano nell’immondizia per trovare un po’ di cibo. Ed allora meglio cancellare il passato piuttosto di migliorare il presente. Nel frattempo il Premio Isis per la cancellazione della memoria viene assegnato al presidente della Camera.

Augusto Grandi

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