Breve analisi delle conseguenze di un nuovo sistema socio-economico.

di Mirco Mariucci
PRIMA PARTE
SECONDA PARTE
TERZA PARTE
HappyImmaginiamo per un istante una nuova organizzazione sociale, nella quale le macchine svolgono la maggior parte del lavoro in modo automatizzato. I beni ed i servizi realizzati, durevoli e di elevata qualità, sono prodotti in quantità sufficiente per tutti. In cambio del più piccolo contributo possibile per mantenere in funzione e migliorare il sistema automatizzato, gli esseri umani ricevono l’accesso gratuito ai beni/servizi realizzati/forniti dalle automazioni. La regola sociale di base è semplice: ciascuno contribuisce in base alle proprie capacità e tutti ricevono secondo le proprie necessità. In questo modo gli esseri umani possono dirsi largamente liberati dalla violenza e dalla privazione di libertà dovuta ai vecchi obblighi lavorativi. I lavoratori non sarebbero più costretti a sprecare la maggior parte della loro esistenza per “lavorare” in modo forzoso, ma al contrario avrebbero tanto tempo libero da dedicare a ciò che li rende felici, perché ora le macchine lavorano al posto degli umani. Nel nuovo sistema sociale non esiste più lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, in quanto non ci sono fabbriche/aziende dei capitalisti né tanto meno detestabili azionisti parassitari, e neanche un capitalismo di stato, ma semplicemente un sistema automatizzato che usa le risorse comuni presenti sul pianeta Terra in modo da soddisfare scientificamente i veri bisogni di tutti gli esseri viventi. Lo “sfruttamento” dovuto alla necessità di contribuire al funzionamento del sistema automatizzato (comunque si dovrà contribuire, almeno fin quando le macchine e le IA non riusciranno a fare tutto il lavoro in modo autonomo) verrebbe anch’esso minimizzato. Se è vero che tutti dovrebbero comunque continuare a “lavorare” per compiere il lavoro residuo che le macchine non sono in grado di fare, è altrettanto vero che quest’onere risulta minimizzato grazie all’uso massivo della tecnologia (ad esempio non più 9-11 ore, ma 3-4 ore al giorno) e è ricambiato dall’accesso a tutti i beni/servizi prodotti dal sistema. In questa nuova società non esiste stipendio ma si può consumare tutto ciò di cui si ha bisogno per vivere ad un livello che oggi sarebbe definito come benestante; il tutto in cambio del minor contributo possibile da destinare al sistema, che diminuisce con l’avanzare del livello scientifico-tecnologico. In questo modo non esiste più neanche la povertà, perché la produzione automatica è scientificamente tarata per soddisfare le esigenze di tutti. Infatti con le risorse e le conoscenze odierne si potrebbe tranquillamente realizzare la fine della scarsità, se invece di agire guardando al profitto s’iniziasse a pensare all’efficienza ed al benessere dell’umanità. Nella nuova società tutti hanno beni e servizi durevoli e di elevata qualità, perché è assurdo e inefficiente produrre e distribuire un oggetto/servizio scadente quando può essere realizzato/fornito in modo qualitativamente superiore. Ora è possibile farlo perché non ci sono più problemi inerenti il denaro, o alle risibili logiche di mercato. Ma la vera ricchezza deriva dalla certezza di poter disporre di un bene assai prezioso per ogni essere umano: tempo libero in abbondanza da poter vivere in condizioni di totale libertà al riparo dalla minaccia della povertà. Pensate, la disoccupazione non è più un problema, come invece lo è oggi, bensì una benedizione! Infatti, con questa nuova concezione del mondo del lavoro, scaricare gli oneri sulle macchine è addirittura auspicabile, in quanto comporta ancor più tempo libero e garantisce comunque l’accesso ai beni ed ai servizi a tutti. Lo scopo quindi diviene rendere sempre più autonomo il sistema di produzione e fornitura dei beni/servizi, in modo che l’orario di contribuzione umana diminuisca sempre più, tendendo allo zero. Nell’odierna società, al contrario, l’introduzione delle automazioni è vista come una minaccia, un “pericolo” per i lavoratori che potrebbero rimanere disoccupati! E’ come se i contadini delle epoche passate si fossero rifiutati di utilizzare l’aratro tirato dai buoi per paura di rimanere senza terra da arare a mano! Eppure oggi è esattamente ciò che accade: potremmo scaricare quasi totalmente il lavoro sulle macchine, ma non lo facciamo perché altrimenti resteremmo tutti disoccupati e l’attuale sistema economico crollerebbe! Si tratta di un limite notevole dell’odierna concezione organizzativa del lavoro, che è del tutto insensata, ridicola e inefficiente, perché non è minimamente in grado di cogliere le strepitose opportunità che la tecnologia ci prospetta per il futuro, mentre è abilissima a trasformare le migliori soluzioni nei peggiori dei problemi! Ma invece di adattarci alle storture di un sistema economico vecchio di secoli, che è stato concepito per assecondare gli interessi del capitale, e che riduce in schiavitù la maggior parte degli individui, perché non ne escogitiamo uno nuovo, che sia ben più moderno ed efficiente e che guardi, finalmente, alla felicità e al benessere di tutti gli esseri umani? Non finirei più di elencarvi le conseguenze positive di una simile organizzazione sociale. Fine della scarsità, una maggiore sostenibilità ambientale, la minimizzazione dello sfruttamento lavorativo, l’aumento della felicità in generale, un miglioramento delle condizioni di salute, un rifiorire di scienza e tecnica, musica e arte, letteratura e poesia, e di tutto ciò che concerne la creatività umana… Questa nuova società non sarebbe un mondo di “zombie oziosi”, semmai di esseri pensanti e creativi, che vivono all’interno di un sistema che concede gli spazi necessari per esprimere l’unicità e le potenzialità tipiche degli esseri umani che non sono oppressi, sfruttati e che non hanno tempo per pensare, come invece avviene oggi nell’ingiusta, ridicola ed inefficiente organizzazione capitalistica. In tutto questo è palese che io manifesti una fiducia considerevole nella scienza e nella tecnologia che considero dei mezzi fondamentali per risolvere problemi e per elevare la nostre condizioni di vita ad un livello più elevato. La mia unica forma di fiducia, semmai, non è riposta in una sorta di “robotica che prende il posto di un dio benevolo”, ma è negli esseri umani, ovvero nelle nostre innegabili capacità di utilizzare la ragione per compiere il nobile fine del benessere collettivo, anche (e forse soprattutto) per mezzo della scienza e della tecnologia, che noi siamo in grado di sviluppare. Sono veramente inorridito: con le odierne conoscenze scientifico-tecnologiche, potremmo realizzare una sorta di paradiso terrestre nel quale le macchine lavorano al posto degli esseri umani, producendo e distribuendo automaticamente beni e servizi gratis, qualitativamente elevati e in quantità sufficienti per tutti, mentre le persone potrebbero godersi la propria esistenza sperimentando condizioni di abbondanza e libertà, in cambio del più piccolo contributo possibile necessario per far funzionare il sistema; invece viviamo in un mondo dove regnano disoccupazione, povertà e scarsità, nel quale gli esseri umani che ancora lavorano sono trattati come macchine e sono costretti a subire una moderna forma di schiavitù, che costringe a sacrificare la maggior parte del tempo della vita per soddisfare le esigenze di profitto di una minoranza avida, egoista e parassitaria. Lo ripeterò fin quando avrò fiato in gola: un mondo migliore per tutti è possibile, qui e ora, ma per costruirlo dobbiamo iniziare a collaborare, impiegando la nostra intelligenza per raggiungere il nobile fine del benessere di tutti gli esseri viventi. Al di là delle mie idee, è questo il messaggio principale che vorrei si diffondesse tra tutti gli esseri umani, perché sono convinto che così facendo le soluzioni per costruire una società migliore arriveranno da sé, e il mondo potrà diventare un luogo meraviglioso dove la vita sarà ancora più degna di essere vissuta.
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FINE TERZA PARTE
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Mirco Mariucci
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Breve analisi delle conseguenze di un nuovo sistema socio-economico. TERZA PARTE
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5 pensieri su “Breve analisi delle conseguenze di un nuovo sistema socio-economico. TERZA PARTE

  • 1 Giugno 2015 alle 09:22
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    buongiorno a tutti
    in questo bellissimo articolo ,si ripropone l’intento del Venus Project.tutto bello,peace and love. non si fa però alcun accenno alla sicurezza. Ecco, la domenda è :visto che l’uomo non è in grado di controllare la propria intrinseca tendenza alla sopraffazione come verrebbe gestita la sicurezza degli individui?

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    • 1 Giugno 2015 alle 10:09
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      Un’ottima domanda, chiedo all’autore se è possibile fornire una risposta.

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    • 1 Giugno 2015 alle 10:57
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      Nella storia dell’umanità sono esistite, ed esistono ancora oggi, società pacifiche NON stratificate, quindi, contrariamente a quanto affermato sopra, è del tutto chiaro che l’uomo è in grado di controllare la “propria intrinseca tendenza alla sopraffazione” (ammesso che una simile tendenza esista naturalmente e non sia un fenomeno indotto dalle condizioni al contorno). A mio avviso il punto nodale è: che cosa causa questa tendenza? La sicurezza verrebbe gestita agendo sulle cause invece che sugli effetti. Oggi si usa la forza per cercare di garantire la sicurezza ai cittadini, ottenendo dei risultati risibili, mentre non ci si preoccupa minimamente di chiedersi: perché non viviamo in un mondo sicuro? Ad esempio, com’è noto, la maggior parte dei reati sono dovuti a questioni inerenti il denaro; ecco allora che in una società non stratificata, senza moneta, dove tutti hanno a disposizione beni e servizi di alta qualità per vivere, non avrebbe più senso truffare o rubare, e così questo tipo di crimini scomparirebbe, o quasi…

      Mirco Mariucci

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  • 1 Giugno 2015 alle 17:18
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    Gentilissimo Mirco
    Quello di cui lei accenna sono le cosiddette “Società fredde” piccoli gruppi di persone che si conoscono tra loro, e in grado di autoregolarsi.
    Qui si parla di globalizzazione e di estendere questa filosofia di vita a circa sei miliardi di persone.
    Fermo resta che non solo il denaro ha fatto da innesco alle guerre, ma territori, corsi d’acqua ,materie prime ecc.sono stati da sempre causa di diatribe anche violente sfociate poi in guerre.
    La mia affermazione è il tentativo di prevenire invece di curare sviluppando il senso dì civiltà e di rispetto tra le persone,processo lungo da attuare e che forse i nostri figli riusciranno a vedere.
    Auguro serenità a tutti e rinnovo i miei complimenti per il blog
    Max

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    • 1 Giugno 2015 alle 23:53
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      Grazie per i complimenti, il nostroscopo è indurre delle riflessioni, porsi delle domande, permettere di crescere insieme. Jak

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