Breve analisi delle criticità dell’attuale sistema socio-economico.

di Mirco Mariucci
PRIMA PARTE
HappyLa mia critica al sistema parte dal dato di fatto che dedichiamo troppo tempo al lavoro, ovvero non meno di 9-11 ore al giorno tra lavoro effettivo, spostamenti etc, e così ci resta ben poco spazio per vivere la vita. Anche l’attività più bella del mondo, se ripetuta forzosamente tutti i santi giorni per un numero elevato di ore, per forza di cose perde tutto il suo fascino e finisce inevitabilmente per diventare l’azione più noiosa, insalubre e detestabile che si possa immaginare. Perché allora non dovrebbe essere la stessa cosa con il lavoro, che di certo è meno motivante ed interessante dell’attività più bella del mondo? Nell’odierna società gli esseri umani vengono ridotti a mere macchine al servizio delle necessità del sistema e la qualità della loro esistenza diviene sacrificabile, in quanto subordinata all’obiettivo della massimizzazione del profitto. Tutto ciò non avviene per questioni di volontà o di reali necessità, ma per un’imposizione che deriva in gran parte dall’inefficienza e dall’assurdità delle logiche economiche adottate. I problemi indotti dalla moderna forma di schiavitù lavorativa si evidenziano anche per mezzo di un diffuso malessere esistenziale, che in molti tentano di alleviare ricorrendo all’alcol, alla droga, al gioco d’azzardo o all’uso di psico-farmaci, non facendo altro che peggiorare il quadro generale. Al contrario, se un individuo di sua spontanea volontà, e non per costrizioni dovute al sistema, svolge una qualsiasi azione, anche per 12h al giorno, e ciò lo diverte o meglio ancora lo rende felice, allora io dico che non possiamo considerare quell’attività “lavoro”, ma vivere la vita in libertà. In questo caso è il singolo soggetto che sceglie spontaneamente come impiegare il proprio tempo esistenziale e immagino che cercherà di fare ciò che gli piace, non qualcosa che è costretto a svolgere per guadagnare soldi per vivere, ovvero lavorare. Quando un essere umano viene messo in condizione di poter svolgere ciò che gli piace fare, e quindi verosimilmente si può pensare che quell’attività lo renda felice, riceve dei feedback che si ripercuotono in maniera positiva sul proprio stato psico-fisico. Possiamo intuire che se tutti potessero sperimentare simili condizioni di libertà le conseguenze per l’intera società sarebbero a dir poco sensazionali e quindi, se si vuole realizzare un mondo a misura di essere umano, si deve necessariamente trovare un modo affinché questa eventualità si trasformi in una concreta realtà. Un’altra cosa che proprio non riesco a sopportare, è che il lavoro di un gran numero di esseri umani venga sfruttato da una minoranza in modo parassitario. A causa di questi processi ingiusti e detestabili, la ricchezza non si distribuisce equamente nella società ma tende ad accumularsi nelle mani di pochi soggetti: gli sfruttatori. Così si arriva all’assurdo di una società stratificata, nella quale l’1% dei ricchi ha talmente tanto in eccesso rispetto alla media che può vantare una ricchezza maggiore del restante 99% della popolazione! (Non me lo sto inventando è una previsione ufficiale per il 2016 diffusa da Oxfam). Ma per quale motivo tutto ciò dovrebbe accadere, quando è palese che anche i parassiti hanno mente e braccia per lavorare, ed il frutto del lavoro ottenuto si potrebbe suddividere tra tutti in parti uguali? Direi che su questi punti c’è ben poco da discutere e quindi mi limiterò ad esprimere un paio di giudizi categorici: lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo è un malcostume ingiustificabile che deve essere eliminato; fin quando anche un solo uomo non avrà il necessario, l’opulenza dei pochi non può essere tollerata e deve essere redistribuita a vantaggio dei bisognosi. Altro aspetto veramente ridicolo, pur nella sua tragicità, è quello inerente la disoccupazione. Ci dicono che non c’è il lavoro e che quindi bisogna crearne di più per ritornare a lavorare, ma questa è una visione del tutto folle, figlia di logiche malate di profitto che non tengono conto delle reali necessità degli esseri umani. Di lavoro ce n’è anche troppo, visto che iper-lavoriamo per produrre inutilmente prodotti che sono appositamente progettati per guastarsi invece che per durare a lungo, e per giunta quello che c’è è anche mal ripartito: alcuni lavorano tutto il giorno, altri restano a casa senza far nulla, eccetto che disperarsi e inviare curriculum vitae per trovare un lavoro. Detto questo, è del tutto evidente che basterebbe diminuire l’orario di lavoro per fare in modo che tutti tornassero immediatamente a lavorare, senza alcun bisogno di creare più lavoro. Oh già, ma così diminuirebbero gli stipendi, giusto? Beh, ma a quel punto basterebbe redistribuire la ricchezza per riportarli ai livelli precedenti, problema risolto. Se oggi ci sono delle persone che non lavorano è perché dal punto di vista del potere è utile che ci siano disoccupati, non perché non ci sono soluzioni per eliminare la disoccupazione. E’ del tutto evidente che l’élite intende scientemente mantenere alto il livello di disoccupazione perché la paura di non trovare o di perdere il lavoro rappresenta un potente strumento ricattatorio utilizzato dal capitale per disciplinare i lavoratori. Allora mi sono detto: esiste un modo per minimizzare questa costrizione dovuta al “lavoro”, per eliminare il tipico sfruttamento della maggior parte dei lavori subordinati, per risolvere il “falso” problema della disoccupazione e quello della povertà?
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FINE PARTE PRIMA
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