Calabria: Pace e veleni

di Antonella Policastrese

E poi ti accorgi che in Calabria esiste uno dei porti più grandi del Mediterraneo.

Gioia TauroPeccato soltanto che le notizie in merito a questa vasta area portuale siano legate ad operazioni di polizia che si susseguono quasi ogni giorno in merito a spedizioni e sequestri sulla via della droga. Ci si accorge del management della struttura solo quando devono mandare quaggiù carichi pericolosi, come quelle delle sostanze chimiche sequestrate in Siria. Stucchevole la motivazione data dalla Bonino e dal ministro Lupi, i quali sono convinti che dalle nostre parti la situazione può essere gestita al meglio per via di proteste ambientaliste che in Calabria sono considerate un optional. E così, guarda caso, la scelta salta i porti di Taranto e Livorno per fermarsi proprio qui, dove avviene di tutto e di più.

L’Italia è in prima fila in un’operazione di pace senza precedenti, ma che evidentemente è considerata tramite la Calabria “pattumiera del mondo”. Una pace che si costruisce e un’operazione alla quale si partecipa, ammorbando zone franche come la Calabria che non possiede nulla, rimasta all’anno zero in tema di sviluppo e che viene considerata alla stregua dell’Africa, abitata da indigeni con l’orecchino al naso.

TaikoArk Futura

Per stare ai fatti due navi da carico, Taiko e Ark Futura, con un ingente carico di armi chimiche sistemate in 1500 container, arriveranno nel porto di Gioia Tauro (Reggio Calabria) per essere imbarcati sulla nave statunitense Cape Ray per distruggere il velenoso carico tramite il processo dell’idrolisi in acque internazionali.

Un’operazione al buio dal momento che distruggere veleni in mare significa creare dei disastri ambientali che minano la salute di acque già così maltrattate per via di costruzioni abusive e scarichi fognari da far invidia alla cloaca Massima. Farla poi scegliendo una zona lontana dal mondo è ancora più riprovevole, in quanto questa decisione, presa sulla pelle di comunità in subbuglio, la dice lunga di come la Calabria sia un avamposto di frontiera utile per far circolare qualsiasi tipo di merce. Insorgono dunque i sindaci della piana e seppur Scopelliti oggi si dica preoccupato per una sobillazione di popolo, pare che qualcuno da un orecchio non ci senta proprio. Siamo stati scippati di un tribunale, le strade sono mulattiere, abbiamo un’autostrada che è un continuo cantiere, una criminalità organizzata che si è inserita in ogni tipo di attività economica o commerciale e il Governo che fa? Ci regala il trasporto di un singolare carico di armi chimiche.

A voler scendere e sviscerare questa decisione c’è materia per un probabile film di spionaggio e controspionaggio date le condizioni persistenti del territorio, tramite personaggi che potrebbero rubare il carico per costruire un’arma micidiale che distrugga il mondo.

Il buon senso ormai non esiste più e ciò che ci si chiede è se, in nome della crisi, ci manderanno magari a lavorare materiale radioattivo in cambio di pochi soldi. Forse si sta considerando il fatto che su questo pianeta siamo così numerosi da farci morire in nome di idee di pace dandoci da mangiare polpette avvelenate.

Calabria terra di santi, filosofi e pensatori, ridotta ad un immondezzaio umano dove la vita non sembra aver nessun valore e l’arretratezza è un elemento utile per chi decide per noi a prescindere.

Antonella Policastrese

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