COMMENTO ALLA SENTENZA 1/2014 DELLA CORTE COSTITUZIONALE

di Enrico Furia

aneddoticamagazine

Palazzo_della_Consulta_Roma

Pubblicazione in G. U. 15/01/2014, n. 3

Dalla G.U. sopracitata, si riporta:

“composta dai signori: Presidente: Gaetano SILVESTRI; Giudici : Luigi MAZZELLA, Sabino CASSESE, Giuseppe TESAURO, Paolo Maria NAPOLITANO, Giuseppe FRIGO, Alessandro CRISCUOLO, Paolo GROSSI, Giorgio LATTANZI, Aldo CAROSI, Marta CARTABIA, Sergio MATTARELLA, Mario Rosario MORELLI, Giancarlo CORAGGIO, Giuliano AMATO,

Visto l’atto di costituzione di Aldo Bozzi ed altri;

omissis

1.1.– Il rimettente premette di essere chiamato a pronunciarsi sul ricorso

promosso nei confronti della sentenza della Corte d’appello di Milano,

resa il 24 aprile 2012, con cui quest’ultima,

confermando la sentenza di primo grado,

aveva rigettato la domanda con la quale un cittadino elettore aveva chiesto

che fosse accertato che il suo diritto di voto non aveva potuto

e non può essere esercitato in coerenza con i principi costituzionali.

In particolare,

la Corte di cassazione precisa che il suddetto cittadino elettore

aveva convenuto in giudizio, dinanzi al Tribunale di Milano,

la Presidenza del Consiglio dei ministri e il Ministero dell’interno,

deducendo che nelle elezioni per la Camera dei deputati

e per il Senato della Repubblica svoltesi successivamente

all’entrata in vigore della legge n. 270 del 2005 e, specificamente,

in occasione delle elezioni del 2006 e del 2008,

egli aveva potuto esercitare il diritto di voto

secondo modalità configurate dalla predetta legge

in senso contrario ai principi costituzionali del voto

«personale ed eguale, libero e segreto» (art. 48, secondo comma, Cost.)

ed «a suffragio universale e diretto»

(artt. 56, primo comma e 58, primo comma, Cost.).

Pertanto, chiedeva fosse dichiarato

che il suo diritto di voto non aveva potuto

e non può essere esercitato in modo libero e diretto,

secondo le modalità previste e garantite dalla Costituzione

e dal protocollo 1 della CEDU,

e quindi chiedeva di ripristinarlo secondo modalità conformi alla legalità costituzionale.

Omissis

7.– È evidente, infine, che la decisione che si assume,

di annullamento delle norme censurate,

avendo modificato in parte qua la normativa

che disciplina le elezioni per la Camera e per il Senato,

produrrà i suoi effetti esclusivamente in occasione di una nuova consultazione elettorale,

consultazione che si dovrà effettuare o secondo le regole contenute

nella normativa che resta in vigore a seguito della presente decisione,

ovvero secondo la nuova normativa elettorale eventualmente adottata dalle Camere.”

Stimatissimi lettori,

avete fatto caso alla formazione dei giudici costituzionali che hanno emesso la sentenza?

Sabino Cassese era già docente universitario quando lo scrivente,

oggi sessantasettenne, studiava all’Università di Firenze.

Fa parte dei boiardi di Stato e serve fedelmente chi gli garantisce nomine e prebende.

Giuseppe Tesauro, idem, come per Cassese.

Sergio Mattarella: ha reso un grande merito alla Repubblica delle banane

firmando quella sentenza, e la Repubblica lo ha ricambiato nominandolo Capo dello Stato

Giuliano Amato;

di lui abbiamo già detto nei commenti precedenti.

Costui ha firmato una siffatta sentenza per garantirsi l’immunità dalla galera.

Degli altri giudici lo scrivente non fa parola, perché non li conosce affatto.

Come si può dare attendibilità ad una Istituzione

quando questa è composta da siffatti personaggi?

Come si può dare credibilità ad uno Stato composto da siffatte istituzioni?

La sentenza, se la leggete con un minimo di attenzione,

è una presa in giro.

Una sentenza della Corte Costituzionale,

non deve essere dichiarata o meno retroattiva, come si fa in questa sentenza.

Una sentenza di incostituzionalità rende la legge in oggetto nulla,

ovvero come mai esistita ipseo facto.

E’ un trucco giuridico quello di dare giudizi di incostituzionalità su singole norme;

se una legge ha corrispondenza con la realtà, coerenza e logica

(vedi coherence theory of truth), allora può essere giudicata come vera e reale.

Se invece una legge è un’accozzaglia di norme, articoli, etc. etc.,

allora è solo una teoria, un guazzabuglio, non una legge,

ma un espediente giuridico per ingannare.

Qui si è usata la stessa tattica usata per rubare secundum legem

con la Cassa per il Mezzogiorno:

troviamo un pretesto giuridico per tenere in attività questi malfattori!

E i malfattori sono illecitamente al potere da più di tre anni,

continuando ad accrescere la corruzione, il clientelismo ed il malaffare.

Enrico Furia

Enrico Furia

COMMENTO ALLA SENTENZA 1/2014 DELLA CORTE COSTITUZIONALE
Tag:                     

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.