Coro alpino Monte Cervino: grazie per il coraggio

di Augusto Grandi

girano

Il coro alpino Monte CervinoCi sono i piagnistei dei preti e ci sono gli uomini. Da un lato i religiosi che, in Italia, vietano la recita della preghiera degli Alpini perché, secondo i preti, e’ un crimine difendere la propria terra, la propria cultura, le proprie tradizioni. Un divieto applaudito da disinformatori professionali e sempre più autoreferenziali. Poi, però, si va tra la gente normale, gente per bene, e si scopre che la propaganda a favore della cancellazione dell’identità non ha sempre successo. Il coro alpino Monte Cervino va a cantare ad Ayas, propone il proprio repertorio e, alla fine, il pubblico chiede dei bis, propone brani. Un signore, e poi altri, chiede “Signore delle Cime”. Politicamente scorretto. Avrebbe dovuto proporre qualche canzone che glorificasse i disertori, quelli che fuggono invece di difendere la propria terra. E il coro che fa? Invece di indignarsi, esegue la canzone. Con una variante: dopo la prima strofa, uno dei coristi recita la preghiera degli Alpini, proprio quella vietata in chiesa. E il pubblico, criminale, applaude convinto. Perché sa, perché capisce. Purtroppo non va sempre a finire così. Sul Monviso, in Piemonte, un gruppo di ottusi ambientalisti francesi, sta eliminando ogni traccia dei reticolati della seconda guerra mondiale. Mentre ad Est si celebra la ricorrenza della prima guerra, mostrando la traccia di anni tragici, ad Ovest si cancella tutto. Sul Monviso si toglie tutto, sullo Chaberton, passato sotto il controllo francese, si lasciano andare in rovina i forti, le batterie, i ricoveri. Non stupisce, vista la stupidità dei governanti transalpini. Ma il Monviso e’ ancora in Italia e gli ambientalisti francesi operano con il benestare della Regione Piemonte. In nome dell’ambiente e della sicurezza degli escursionisti. Che dovrebbero essere deficienti per non vedere un reticolato. Ma, spiegano gli ottusi difensori dell’ambiente da cui vogliono cacciare l’uomo, al posto delle tracce vere della guerra si metteranno dei bei cartelloni con foto e spiegazioni. Che idea geniale! Perché preoccuparsi se i tagliagole dell’Isis distruggono i templi di Palmira? Gli eventuali turisti del futuro non rischieranno di essere colpiti da una colonna o da un fregio. La sicurezza innanzi tutto, come spiegano ambientalisti e giornalisti. E al posto dei templi, ci saranno cartelloni con le fotografie.

Augusto Grandi

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