Donna o Strega?

di Viliana Cancellieri

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“La stregoneria non è una credenza le cui origini risalgono alla notte dei tempi e neppure una superstizione. ‘E piuttosto una rappresentazione del mondo e delle forze invisibili che lo animano. Il Sabba e le Messe nere, i grandi processi dell’ Inquisizione e i roghi, le cui immagini ci colpiscono ancora, hanno una storia che ha un inizio e una fine. Delle innumerevoli donne che, sotto l’accusa di stregoneria perirono sul rogo, si conoscono un centinaio di nomi: interminabile elenco di infelici sconosciute, ciascuna delle quali ha serbato in sé il mistero del suo volto autentico. La loro storia non è la loro storia vera ma quella della loro epoca, degli orrori e dei terrori, dell’egoismo e della perfidia, dell’ignoranza e della credulità che hanno contrassegnato il loro tempo inquieto. Intanto, la Bolla Summis desiderantes di Papa Innocenzo VIII sancisce l’avvio della caccia alle streghe.”
                                                                            (Jean-Michel Sallmann)

     Ma chi è questa “strega” che ha acceso per secoli la fantasia dei popoli? Un mostro!? Una creatura del male!? L’intermediaria tra l’uomo e il diavolo?! O semplicemente… una DONNA?!
Lei… braccata e perseguitata dalla società. Lei… fonte di peccato. Su di lei le colpe epidemie, fame, morte. Per lei sono stati accesi roghi; per lei, torture e violenze inaudite.

Ma facciamo un salto indietro… nella storia.

Il paganesimo greco, ai suoi albori, ci parla della sibilla e, più tardi, della strega.
La sibilla, bella e raggiante, cullò l’uomo circondandolo d’una magica atmosfera.
Fu poi la volta della strega che, nelle tenebre dei boschi medievali, protesse l’uomo e, gli diede il nutrimento.
Comunque, la donna (sibilla o strega che sia) era madre, custode e nutrice. .
La strega fu unico medico del popolo per mille anni. La chiamavano “Belladonna”, come la sua pianta preferita, quella dalla quale, la “strega” ricavava le pozioni benefiche nel medioevo. Il popolo era terrorizzato da queste erbe e ignorava che si tratta solo di lenitivi (solanacee) che, somministrati con misura, hanno spesso guarito e alleviato molti mali. Queste piante si trovano in luoghi solitari e pericolosi, tra macerie e ruderi. Lì…arrivava la STREGA a raccoglierle per curare e guarire.
La Strega… regina del male o colei che ha fatto del bene?!
Un gran dottore del Rinascimento, Paracelso, nel 1527, fece a Basilea un falò di tutta la medicina, dichiarando di non sapere niente oltre a quanto appreso dalle streghe.
Eppure… la donna/strega veniva giudicata e condannata.
Chi è la strega? E’, forse, la DONNA nei tempi della disperazione?…

Leggere i registri tramandati dall’Inquisizione fa ben comprendere le atrocità perpetrate nei confronti della DONNA/strega.

Questo che segue è uno dei documenti ritrovati.

Una fanciulla viene interrogata mentre è sottoposta alla strappata (legata a una fune e issata su una sorta di carrucola mentre l’esecutore fa il resto tirando e lasciando di colpo la corda e slogando, così, le articolazioni).

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INQUISITORE: E allora? Ti decidi a dire la verità?
FANCIULLA:    Ma io ho detto la verità.
INQUISITORE: Tu hai confessato delle cose nell’ ultimo interrogatorio.
FANCIULLA:   Allora avevo la febbre e non capivo cosa stessi dicen-  do.
INQUISITORE: Sottoponetela alla strappata!
FANCIULLA: No, ho detto la verità. Calatemi! Signore Iddio, liberami  dalle false testimonianze! Tu sai chi io sia, i giudici del mondo non possono saperlo: stringo i denti e poi diranno che io rido.
INQUISITORE: Tirate!
FANCIULLA: Ahi! Le mie braccia! Il cuore mi manca! Calatemi! Se non mi calerete adesso, mi calerete morta! Mi manca il fiato! Signore, calami l’anima dal corpo e mandala dove deve andare.
INQUISITORE: Tirate ancora!
FANCIULLA: Mi scoppia il cuore! Signor Commissario, fatemi dare un po’ d’aceto o di vino.
INQUISITORE: Ma poi parlerai?!
FANCIULLA: Sono undici ore che sto in tortura. Ahi! La mia testa! Volete farmi calare un pò, signor Commissario?
INQUISITORE: Voglio la verità.
FANCIULLA:    L’ ho già detta!

La ragazza viene frustata con fascine di legno.

FANCIULLA: Basta! Non vedo più bene! Ho male alle mani!
INQUISITORE: La verità!
FANCIULLA: Ho già detto la verità! Dio! Non riesco più a trattenere l’urina! La verità l’ ho detta: se poteste vedere l’animo mio! Dio! Non potrò più servirmi delle mie braccia! Guardate anche com’ è ridotta la mia lingua. Non ce la faccio più! Fatemi calare che almeno riesca un po’ a respirare!
INQUISITORE: La verità.
FANCIULLA: L’ho detta! L’ho detta! Oh, come siete crudeli! E’ possibile che nessuno mi voglia dare un cucchiaio che io possa cacciarmi in gola? Datemi fuoco ai piedi ma toglietemi di qui!
INQUISITORE: Tirate ancora la corda!
FANCIULLA: No! I miei piedi si gelano. Fatemi portare un po’ di brace per scaldarli. Son già qui da una notte e molte ore del giorno. Fatemi calare. E poi vedete… un ratto… Oh! Lì da me nascono così belle castagne marroni… Questo vento non va bene per le castagne… questo vento…

*************

FANCIULLA: Innocente sono stata imprigionata, innocente sono stata torturata e innocente devo morire. Perché chiunque venga rinchiuso nella prigione delle streghe viene torturato fino a quando si decide a inventare una confessione qualunque. La prima volta il carnefice mi schiacciò i pollici con le mani legate insieme, di modo che il sangue uscisse dalle unghie e da tutte le parti. Poi mi spogliarono, mi legarono e mi sottoposero alla strappata. Allora pensai che il cielo e la terra fossero giunti alla fine. Otto volte mi tirarono su e mi lasciarono ricadere: e così feci la confessione ma erano tutte bugie. E dovetti dire quali persone avevo visto al sabba. Feci otto nomi ma a loro non bastava. Dissi di non ricordare altro e così mi consegnarono al carnefice, gli dissero di spogliarmi e di radermi tutta e di mettermi a tortura. Quando inventai di aver profanato un’ostia, mi lasciarono in pace. Ma non finirà. Lo so, non rivedrò più la mia casa.

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Versailles, luglio 1682.
“Esiste solo una pretesa magia. Non sono validi come capi d’imputazione fatti diabolici e pratiche sataniche legati ai sabba e ai malefici tradizionalmente denunciati. Indovini, maghi, streghe e incantatori appartengono ad un’ unica famiglia di illusionisti che ingannano e pervertono i creduli. Se si limitano a sfruttare l’ ignoranza, non meritano né la corda né il rogo ma, tutt’ al più il bando. Se invece sono stati colpevoli secondo le dovute forme di sacrificio o di avvelenamenti, sono passibili di condanna a morte.”

Firmato
Luigi XIV

    Verso la metà del 400 son finiti sui roghi uomini e donne. Anzi, soprattutto donne perché amanti di satana. Per due lunghi secoli, a migliaia, furono braccate, denunciate, messe alla gogna e poi date alle fiamme. Nel 600 alcune voci cominciarono ad incrinare l’ unanimità della repressione. Tra il clero e tra i medici si levarono i primi richiami alla ragione e, a poco a poco, si spengono gli ultimi roghi.

 Viliana Cancellieri

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