Expo 2015. Tra ritardi e disdette, aria di insuccesso

di C. Alessandro Mauceri

dazebaonews

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MILANO – Non sono bastate le cancellazioni di molte delle opere previste dal progetto originario, non sono bastati i ritardi nella realizzazione delle (poche) opere che dovrebbero costituire il nucleo portante della manifestazione.

Non basta che molti dei Paesi partecipanti ha comunicato che non rispetterà il tema principale “Nutrire il Pianeta” né quello dell’”energia” (l’altro tema portante della manifestazione).

Ora a tutto questo si aggiunge la debacle di diversi Paesi tra quelli che avevano aderito.  Come l’India, che, stando a quanto riportato sul sito expo2015notizie.it, avrebbe rinunciato a seguito a causa delle “difficoltà nel trovare un accordo sul caso dei due marò italiani trattenuti in India con l’accusa di aver ucciso due pescatori indiani nel 2012”. Eppure, quando si è trattato di comprare armi e armamenti dalle imprese italiane, il problema dei marò non era importante. E non lo era neanche per le forniture di amianto (commerci tutti vietati espressamente dalle leggi nazionali e dagli accordi internazionali).

Anche la Svezia ha ufficializzato la propria rinuncia (formalmente a causa del fatto che nessun privato era disposto a coprire gli 11 milioni di Euro previsti per la realizzazione dello stand). E a breve potrebbero seguirla tutti i Paesi del nord Europa (Norvegia, Finlandia, Olanda, Danimarca, e Islanda). A loro potrebbero aggiungersi anche il Portogallo e alcuni dei Paesi che fanno parte del Commonwealth (Australia, Canada e Sudafrica ).

Poco male dato che i visitatori, almeno stando a quanto riportato nel sito web dell’EXPO 2015 ufficiale, potranno “scoprire più di cento cucine nazionali con i loro gusti, profumi e colori”.

Scoprire ma, probabilmente, non assaggiare: da alcune settimane hanno cominciato ad arrivare in Italia alcune di queste “leccornie” (scorpioni ricoperti di cioccolato, larve giganti in bustina, termiti disidratate, larve di bambù, larve alla farina, vodka allo scorpione, cavallette, coleotteri e molti altri). Buona parte dei prodotti, però, pur avendo ottenuto una deroga all’importazione, potranno essere solo “ammirati” all’Expo 2015 (per questo dovranno entrare nell’area espositiva in plichi sigillati e contrassegnati), come ha riferito Claudio Monaci, direttore del Dipartimento veterinario dell’Asl di Milano. Per poter essere “mangiati”, dovranno ottenere una ulteriore deroga che dovrebbe (quando si parla di Expo2015 il condizionale è d’obbligo) essere concessa dal Ministero della Salute. Ma non basta: finita l’esposizione, i cibi non consumati dovranno essere smaltiti come “rifiuti particolari”.

Ai visitatori della manifestazione denominata “Nutrire il Paineta” non resterà che ricorrere ad altre “prelibatezze”: come quelle di McDonald e della Coca Cola, entrambi sponsor ufficiali della manifestazione, entrambi produttori di quello che viene comunemente chiamato ‘junk food’, cibo spazzatura.

Anche il Vaticano parteciperà all’evento. E anche nello stand della Santa Sede si parlerà di cibo: “Non di solo pane vive l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”, sarà questo il titolo della partecipazione a Expo Milano 2015. Proprio per questo il Vaticano ha deciso di realizzare padiglione “minimalista, semplice, sobrio, nello spirito di Papa Francesco”, come ha detto il cardinale Gianfranco Ravasi. Un padiglione nel quale verranno esposte alcune delle opere d’arte che fanno parte delle immense ricchezze di proprietà della Santa sede: ‘L’ultima cena’ del Tintoretto proveniente dalla chiesa di San Trovaso a Venezia e ‘L’istituzione dell’Eucarestia’ di Rubens. Opere che, se vendute, basterebbero per sfamare migliaia di persone, e molte altre potrebbero essere sfamate con soldi spesi dalla Sanata Sede per la realizzazione del padiglione “minimalista”: altri tremilioni di Euro …… Ma questo il prelato non lo ha detto……

Forse è proprio questo il maggiore dei difetti dell’Expo 2015. Secondo i dati del Programma alimentare mondiale, il WFP, oggi nel mondo a patire la fame sono oltre 800milioni di persone. E la stragrande maggioranza di loro (709 milioni) vive nei Paesi in via di sviluppo. Paesi dove più di 200milioni i bambini soffrono di una qualche forma di malnutrizione (dati “La malnutrizione dei bambini”, UNICEF).

Eppure, stando alle stime del WFP, basterebbero 3,2 miliardi di dollari per sfamare tutti i 66 milioni i bambini in età scolare: meno di un quarto di quanto spenderà l’Italia per l’EXPO 2015.

Alla fine della fiera dell’Expo 2015 non resterà niente. Sarebbe bastato fare le cose un po’ meno in grande (tanto la figuraccia, dopo i tagli e le modifiche apportate al progetto originario, l’Italia l’ha già fatta) e destinare una piccola parte dei  miliardi destinati all’Expo “015 per lasciare un segno indelebile nella storia: avere DAVVERO nutrito almeno una parte del pianeta, i bambini.

Ma questo a politici, ideatori e organizzatori della manifestazione e, forse, anche ai visitatori proprio non interessa…..

C. Alessandro Mauceri

CAlessandro Mauceri

 

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