di Antonella Policastrese

moressaE’ stato presentato il  22 ottobre, il Rapporto 2015 sull’economia dell’immigrazione, redatto dalla fondazione “Leone Moressa” di Mestre che dal 2002 si occupa di studi e ricerche sui flussi migratori in Italia. Una sintesi di tale rapporto è stata diffusa dal quotidiano “La Repubblica” nei giorni scorsi.
L’esordio di quella sintesi è che 620 mila anziani italiani devono ringraziare 2,3 milioni di immigrati che col loro lavoro gli pagano la pensione. Sono dunque loro, i cittadini stranieri che hanno trovato lavoro in Italia, i nuovi “Enea” che portano sulle proprie spalle il peso degli “Anchise” nostrani. Cosa che, evidentemente,  avrebbero fatto volentieri e che non gli si consente di fare, i circa 9 milioni di italiani che una occupazione non ce l’hanno oppure l’hanno persa dall’inizio della grande crisi, a partire dal 2008. Posto altresì che 620 mila anziani, dichiarati oggi mantenuti grazie ai versamenti contributivi degli stranieri, non abbiano mai scucito un euro nelle tasche dell’INPS durante il corso della propria esistenza. Passi pure il sapore dolciastro del buonismo all’italiana; è tollerabile che si prendano come assolutamente attendibili le statistiche redatte nei rapporti degli istituti di ricerca, perché esse attingono a dati ufficiali, sono però le interpretazioni e le applicazioni dei dati al mondo reale che lasciano assolutamente a desiderare. E’ come se il 12 e passa per cento della popolazione attiva italiana  che non trova oppure ha perduto il lavoro, divenisse invisibile ogni giorno di più. Del resto,  la crisi generale che ha travolto l’Italia appare, al tempo delle riforme renziane, come un sbiadito ricordo del passato o qualcosa che è in fase di superamento. Ma è di rimozione che si tratta. Tanto più duratura si rivela essere la fase virulenta della crisi, più imponenti sono le strategie poste in essere per distrarre l’opinione pubblica. Si va dalle riforme costituzionali che mirano a cancellare la democrazia, alle battaglie parlamentari per i diritti dei gay; dal funerale dei Casamonica ai finti litigi in casa PD tra il segretario del partito e le (presunte) minoranze. Si parla di campionesse di tennis, di astronaute, di code all’Expo, di omosessuali che vogliono adottare bambini, di preti che accusano la Chiesa di non tollerare i piaceri della carne quando praticati di chi ha fatto voto di castità vestendo l’abito talare. E’ come se al capezzale di un moribondo si raccontassero barzellette per fargli dimenticare cosa attende il mal capitato. Ma che si debbano ringraziare 2,3 milioni di immigrati che garantiscono la pensione a 620 mila anziani italiani, parrebbe un tantino eccessivo, perché, a loro volta, quegli immigrati dovrebbero erigere altari ai 9 milioni di italiani disoccupati che sarebbero potuti essere “appena” 6, 7 milioni senza la loro collocazione nel mondo lavorativo dell’italico suolo  e quindi della investitura a contribuenti. Nel  Rapporto 2015 della Fondazione “Leone Moressa” si legge altresì che la quota di Pil prodotta dai 2,3 milioni di occupati stranieri ha un valore (“aggiunto” è detto testualmente nel rapporto) di 125 miliardi, pari all’8,6% della ricchezza nazionale, versando nelle casse del fisco italiano 6,8 miliardi di Irpef. Viceversa, utilizzando gli stessi parametri di calcolo sopra indicati, ci sarebbe da dire che 9 milioni di italiani, qualora non fossero disoccupati, contribuirebbero con 490 miliardi, che corrispondono al 12,5% della ricchezza nazionale, versando ben 27 miliardi all’anno di Irpef. Ma i dati con il segno più, riportati dal Rapporto “Moressa”, relativi all’apporto finanziario fornito dai flussi migratori, purtroppo vanno aggiunti a quegli altri, negativi,  che riguardano la fetta di popolazione inattiva. Nella logica matematica, più per meno dà sempre meno. Possono dunque stare tranquilli quei 620 mila nonnetti italiani   che non farebbero un cazzo e che sarebbero mantenuti grazie al lavoro degli immigrati. Giovedì 22 ottobre sarà dunque reso pubblico lo studio realizzato dalla fondazione di Mestre sull’apporto economico dei flussi migratori. Nelle anticipazioni riportate da “La Repubblica” è detto pure che il saldo economico dei flussi è pari a un attivo di 3,9 miliardi per le casse dello Stato. Si precisa, inoltre, che la popolazione italiana è destinata a invecchiare; che non fa figli e che sarà soppiantata per un quinto da cittadini stranieri. entro il 2050. Sacrosante verità, fondate previsioni; suffragate da scenari che vedono solo le coppie gay intenzionate al matrimonio ed a procreare e il resto degli italiani che non possono sposarsi e  avere figli perché non hanno lavoro. Per quanto riguarda poi quel presunto saldo attivo di 3,9 miliardi, anche esso va aggiunto al saldo negativo che deriva dalla spesa sostenuta dallo Stato italiano per affrontare l’ emergenza migranti e che ammonterebbe a 3,3 miliardi secondo quanto indicato nel Documento di economia e finanza del 2014. Vedremo come spiegheranno le cose quelli della Fondazione “Leone Moressa” di Mestre che, per intanto, hanno pubblicato una guida dettagliata per l’interpretazione dei dati che saranno resi pubblici.

Antonella Policastrese

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Fondazione Moressa: Inutile stravolgere i dati

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