GIAPPONE. Eseguita condanna a morte, per impiccagione

di C. Alessandro Mauceri

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impiccagioniNonostante le promesse gli sforzi compiuti fino a non molto tempo fa, continua la corsa alle esecuzioni capitali. E non quelle eseguite in paesi socialmente meno avanzati o quelli legati ad estremismi religiosi, ma nei paesi più “evoluti”. Come in Giappone: ieri il ministro della Giustizia, Yoko Kamikawa ha diffuso la notizia dell’esecuzione capitale di un condannato eseguita per impiccagione. A finire sulla forca è stato Tsukasa Kanda, accusato di aver ucciso una donna nel 2007.
Si tratta della dodicesima esecuzione in Giappone da quando Shinzo Abe è diventato primo ministro.
In Giappone la pena di morte è prevista per tredici reati ma, di fatto, è applicata solo per omicidio.
In modo alquanto arretrato il sistema adottato: i detenuti, incappucciati e bendati vengono messi sopra una botola che poi viene aperta all’improvviso.
Alla brutalità del metodo di esecuzione si aggiungono le modalità adottate: secondo quanto diffuso dall’associazione nessuno tocchi Caino, che da sempre combatte contro la pena capitale, in Giappone i detenuti vengono informati dell’esecuzione solo poche ore prima dell’impiccagione. Ciò significa che quasi sempre i detenuti non possono incontrare i parenti o presentare un appello finale. E, analogamente a quanto avviene in molti altri paesi in cui è ammesso il ricorso alla pena di morte, familiari e legali di solito vengono informati dell’avvenuto solo dopo l’esecuzione. In una recente indagine molti dei condannati a morte hanno detto che desiderano essere avvisati in anticipo della data di esecuzione invece di essere informati la mattina stessa del giorno in cui stanno per essere impiccati. La maggior parte di loro ha anche chiesto una revisione del metodo di esecuzione, molti che hanno detto di preferire l’iniezione letale alla forca.
Richieste che i governi giapponesi si sono sempre rifiutati anche solo di discutere: solo di recente è stata fatta una concessione rispetto alla prassi adottata fino a non molti anni fa ed è stato comunicato il nome della persona per cui era stata eseguita la condanna a morte. Prima di allora il Governo si limitava a dichiarare solo il numero di detenuti giustiziati e nient’altro.
Per questo le procedure adottate dal Giappone nel 2013 sono state oggetto di indagini da parte del Comitato contro la tortura delle Nazioni Unite. Il Comitato ha espresso profonda preoccupazione su molte questioni: le condizioni di detenzione dei detenuti nel braccio della morte, in particolare per quanto riguarda la segretezza e l’incertezza ingiustificate che circondano l’esecuzione dei condannati; l’isolamento dei condannati a morte, in alcuni casi superiore a 30 anni. Il Comitato ha inoltre invitato il governo ad adottare diverse procedure per informare con un ragionevole anticipo i condannati a morte e le loro famiglie della data prevista e a rivedere il sistema di isolamento dei condannati a morte. Il Comitato ha anche esortato le autorità a fornire i dati sui condannati a morte.
Nel 2011 il ministero della Giustizia aveva reso noto che circa la metà dei prigionieri nel braccio della morte in Giappone era trattata con psicofarmaci a causa dello stress mentale causato dall’estrema durezza della detenzione: molti soffrivano di insonnia e allucinazioni sintomi riconducibili al confinamento in spazi chiusi per lunghi periodi di tempo.
Secondo gli ultimi sondaggi, l’applicazione della condanna a morte è sostenuta dall’85% della popolazione giapponese.

C. Alessandro Mauceri

CAlessandro Mauceri

GIAPPONE. Eseguita condanna a morte, per impiccagione

Un pensiero su “GIAPPONE. Eseguita condanna a morte, per impiccagione

  • 14 Agosto 2015 alle 08:14
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    Dappertutto esiste un popolo bue: se la pena di morte la applicano usualmente per casi di omicidio, perche` non impiccano tutti coloro che hanno partecipato alla costruzione della centrale nucleare di Fukushima, la cui esplosione ha determinato morte e distruzione ambientale immediata nonche` per i prossimi cinquant`anni? Sono da ritenere implicati i politici per l`autorizzazione, gli scienziati per l`ideazione, i tecnici per la progettazione e realizzazione e, dulcis in fundo, tutti gli operai che hanno partecipato alla costruzione di un ordigno cosi`pericoloso. Come al solito, si gioca con l`energia senza conoscerla e, peggio ancora, se ne invoca la necessita` salvo poi dare la colpa all`imprevedibilita`.

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