HAITI. Paese al collasso fra scioperi e disagio sociale a rischio di guerra civile

di C. Alessandro Mauceri

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HAITICresce la tensione ad Haiti, dove sono in corso proteste per l’aumento del prezzo del carburante. Opposizione e trasportatori hanno proclamato lo sciopero generale e hanno costruito barricate lungo le vie principali e le strade d’accesso alla capitale Port-au-Prince.
La protesta continua

nonostante i duri scontri avvenuti nei giorni scorsi tra manifestanti e forze dell’ordine che hanno portato all’arresto di una ventina di manifestanti e al ferimento di diverse persone.
Negli ultimi giorni i prezzi dei carburanti hanno raggiunto livelli insostenibili. Per questo motivo il presidente Michel Martelly aveva deciso di ridurli. Non abbastanza però: gli scioperanti hanno chiesto una riduzione pari ad almeno il 50% del prezzo attuale. Richiesta alla quale il presidente ha risposto: “non siamo in grado di farlo”.
La situazione è peggiorata dopo lo scioglimento, il 13 gennaio, del parlamento haitiano a seguito del fallimento di un negoziato concernente il prolungamento del mandato dei parlamentari proposto dagli Stati Uniti. Dopo le dimissioni del Parlamento, il paese è di fatto “commissariato” dato che il governo è completamente nelle mani del presidente (sostenuto da Usa, Brasile, Canada e Unione Europea), il quale opera a colpi di decreti d’urgenza (ad Haiti non si tengono elezioni politiche o municipali da tre anni). Alcune forze politiche e organizzazioni per i diritti umani hanno accusato il presidente di corruzione e di non essere in grado di gestire la crisi.
Haiti è oggi il Paese americano con il più basso indice di sviluppo umano, e la sua situazione peggiorata dal 2004 quando è stato colpito dall’uragano Jeanne. Nel 2010 la situazione si è aggravata ulteriormente a causa del terremoto che ha causato diverse centinaia di migliaia di vittime.
Un disagio sociale generalizzato, quindi, che è alla base delle ragioni delle proteste di questi giorni. Una situazione già molto tesa che potrebbe presto trasformarsi, come ha riportato The Guardian, in una vera e propria guerra civile.

C. Alessandro Mauceri

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