Idee di protesta del popolo senza colore!

N°1

di Fabio Di Biase

persone

 

Milioni di teste, milioni di voti, milioni di idee, e continuano a chiamarci sovversivi, Forconi, Cobas,

Black-Bloc… Nessun giornale, telegiornale o altro mezzo di comunicazione, ci chiama Popolo Italiano, nessun organo di rappresentanza di stato riconosce i manifestanti in strada come Cittadini Italiani.

Sminuiscono la protesta, ci identificano come un fuoco di paglia che si spegnerà alla prima pioggia.

Hanno ragione?

Sono una delle tante singole, piccole ed inutili scintille… Ma sotto un’unica bandiera ed un unico inno, mi accompagnano milioni di Fratelli, un insormontabile fiume di fuoco che cresce giorno dopo giorno. Ad ogni passo vedo una Politica codarda barricata dietro una coalizione anticostituzionale, ci sputa contro minacce, e ci discrimina in gruppi facinorosi, imperterrita nel tentare di dividerci.

La sento tremare mentre prende tempo sperando che il freddo o la pioggia ci disperda.

Cari codardi, noi siamo ancora qui!

I nostri avi hanno lottato per avere il diritto al voto, per esprimere delle idee e ottenere una costituzione.

Oggi, noi manifestiamo pacificamente per far si che tutti questi diritti vengano rispettati.

Nonostante tutto, siamo paragonati a galoppini di chissà quale clan. Pertanto, invito i gruppi a  resistere, ma anche a cercare durante i presidi idee alternative, anche soluzioni per ristabilire l’economia di questo stato. Perché li manderemo tutti a casa, in un modo o nell’altro!

 

Di seguito vi presento un’idea alla quale spero se ne uniranno milioni.

Un partito di rappresentanza viene scelto in base al maggior numero di voti degli elettori. Questa procedura grazie ad una piccola fallanza può accordare lo scioglimento di tutte liste ed una riforma elettorale.

Parto dal presupposto che non tutti sanno che qualsiasi scritta o scarabocchio sulla scheda di votazione viene registrato semplicemente come errata compilazione, ed essendo il voto un diritto e non un dovere, l’astensione al seggio non è mai intesa come una protesta, ma solo come una scelta personale di rinuncia ad uno dei propri diritti. Allora come si può uscire da questo inganno?

“L’art. 104 comma 5, del Testo Unico delle Leggi Elettorali D.P.R. 30 marzo 1957, n. 361 e successive modifiche”, permette di mettere agli atti del seggio eventuali reclami. Quindi, reclamare la mancanza di una rappresentanza idonea rifiutando la scheda di votazione (è bene sottolineare che la messa al verbale non può essere trascurata in alcun modo nel conteggio dei voti). Tutto ciò non sarà facile, quindi come si procede?

Andando al seggio normalmente, firmando il registro di presenza al voto, ma come già accennato, rifiutando la scheda di votazione, e dichiarare di voler mettere un reclamo agli atti (Preciso che la scheda non va nemmeno sfiorata, per nessun motivo). A questo punto faranno storie affermando che li vanno annotati i reclami nei confronti del seggio, ma non essendo specificato nell’articolo, questa affermazione è puramente interpretativa (quindi avrete ragione entrambi ed il presidente non può rifiutare la messa al verbale).

Perché è importante la messa agli atti del reclamo?

La messa a verbale consente a quelle schede bianche di non essere dichiarate nulle per errata compilazione, ma bensì, come un palese dissenso nei confronti dei rappresentanti in essa indicati.

Si accettano critiche e suggerimenti, e soprattutto altre idee.

Non fatevi imbrogliare, per un politico è meglio l’astensione o un voto nullo che un voto contro!

art. 104

 

Fabio Di Biase

Fabio Di Biase

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