Il cuore (della Magna Grecia) altrove

di Antonella Policastrese

Le foto sono state recuperate presso il sito web archeocalabria.beniculturali.it

antonella policastrese archeologia.Con l’approvazione delle graduatorie per i corsi di formazione, inerenti il progetto “Antica Kroton”, entra nel vivo la seconda fase di quell’idea alternativa sul recupero delle aree ex Montedison correlata alle preesistenze archeologiche della città con proiezione verso lo sviluppo turistico. Ben quattrocento unità, reclutate nelle liste di lavoratori in mobilità, saranno dunque formate in materia di scavo e recupero di aree archeologiche. Si profila un grande lavoro di coordinamento, quand’anche le ore di formazione per quelle 400 unità dovessero avere prevalente svolgimento teorico e in aula. A saperlo che le cose sarebbero andate così per le attività archeologiche crotonesi, c’è da chiedersi se non sarebbe stato opportuno mantenerla a Crotone la sede dell’ Ufficio scavi della Soprintendenza Archeologica della Calabria. Perché quello ha sede a Roccelletta di Borgia, nonostante ancora prima della “scoperta” della antica Kroton, la vastità e la valenza storico- archeologica del territorio crotonese fosse in cima alla classifica tra le colonie della Magna Grecia e quindi la più importante di tutta la Regione. Non sarebbe stata velleitaria una designazione di Crotone come sede della Soprintendenza, ma è pur vero che lo sviluppo archeologico della città, sotto il profilo della valorizzazione, ebbe impulso a partire dai primi anni del 1900 con l’istituzione del Museo Archeologico Comunale sotto l’alta vigilanza della Regia Sovraintendenza, la cui sede sorse nel 1907 a Reggio Calabria. Troppo lunghe le maglie di trasmissione tra centri decisionali e principale centro d’interesse archeologico regionale per scoprire, valorizzare e successivamente tutelare, in tutta la sua imponenza il patrimonio della città magno greca. Se il più famoso soprintendente che la Calabria abbia mai avuto, Paolo Orsi, avesse eletto domicilio operativo a Crotone, oggi avremmo dimensioni e consistenza ben diverse di quel patrimonio. Egli, l’archeologo trentino scomparso nel 1935, fece quanto possibile, confidando sulla collaborazione di alcune famiglie patrizie crotonesi, ma non poteva prevedere quanto realmente celasse il ventre della città magno greca e quali fronti di interesse si sarebbero aperti con il suo espandersi, sia industriale che residenziale. Forse fu troppa grazia, o troppa poca cosa l’istituzione in epoca recente dell’Ufficio scavi a Crotone; ma sicuramente è durato troppo poco prima di essere trasferito a Roccelletta. Non è che qualcuno si sia mai stracciato le vesti dinanzi tale spoliazione, addirittura questa cosa è passata inosservata, ma non a Cosenza. Nel 2008 il deputato Cesare Marini rivolse una interrogazione parlamentare al Ministro dei Beni Culturali in merito alle decisioni assunte dalla Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici che aveva rimodulato l’ organizzazione degli uffici territoriali di propria competenza dai quali, a loro volta, dipendono i musei archeologici nazionali esistenti in Calabria. Secondo Cesare Marini, ad essere penalizzato nella riorganizzazione in specie era l’Ufficio territoriale di Sibari, ridimensionato sino ad essere accorpato a Roccelletta di Borgia. Vale a dire che Cosenza era finita, per quanto riguardava le competenze in materia di preesistenze archeologiche, sotto la giurisdizione di Catanzaro. Sibari, invece, (la prima delle colonie achee calabresi, fondata nel 720 a.C.) sempre secondo l’interrogante Marini, dopo quella patita per mano dei crotoniati nell’anno cinquecento a.C. , aveva subito un’altra umiliazione e spoliazione per mano di burocrati del ventunesimo secolo. A essere precisi, il politico cosentino sosteneva che le competenze del presidio archeologico crotonese erano state ampliate, ma non era affatto così; semmai ci fu un baratto. Tuttavia in difesa della integrità di competenze crotonesi in ambito archeologico non si è mai sentito volare una mosca e un anno dopo l’interrogazione dell’allora onorevole Cesare Marini, cioè nel 2009, il Ministro per i Beni e le attività culturali diede la sua risposta. Egli sostenne che le decisioni della Soprintendenza erano state concordate con le organizzazioni sindacali regionali e con le rappresentanze sindacali unitarie. In buona sostanza si era provveduto alla ridistribuzione di competenze territoriali in ragione dell’allargamento di livelli occupazionali e dell’assunzione di nuovi funzionari. Per esempio , nel 2007 nacque l’Ufficio territoriale della Sila, con sede a Crotone, affidato alle cure di altro archeologo responsabile; ed è lì il baratto cui si accennava prima. In sostanza, Soprintendenza e sindacati territoriali convennero sulla opportunità di trasferire l’Ufficio scavi da Crotone per aprire quello nuovo di zecca che si sarebbe occupato dell’area silana che almeno avrebbe portato ampliamento di organici e quindi nuove assunzioni (un funzionario soltanto, è dato di capire). Il classico uovo oggi invece della gallina domani; la cornucopia di diamanti contro i culi di bottiglia colorati, ben sapendo quanto sarebbe stato importante avere testa e cuore; ufficio scavi e scavatori, nello stesso luogo, specialmente adesso che c’è da andare a scavare, a prescindere di cosa nasconde la dura argilla ai piedi della “collina della Batteria”. Un burocrate in più, cento motivi di speranze in meno; è come se Crotone avesse accettato una fabbrica di posacenere per sigarette elettroniche in luogo di giacimenti minerari. La risposta del Ministro dell’epoca (Sandro Bondi) alla interrogazione del deputato Cesare Marini è molto lunga e articolata, se qualcuno ci tiene a consultarla essa è la numero 4-01600 del 19/01/2009. L’avvio dei corsi di formazione per la realizzazione del progetto Antica Kroton assomiglia a un riportare indietro le lancette della storia, ma più verosimilmente indietro di cento anni, non di più, giacché il meglio che poteva offrire la colonia achea è acqua passata, spolpata e sepolta nel cemento. Ancora una volta ci si fa scudo delle politiche occupazionali, (che però devono maturare in un embrione assistenziale); giacché si tratta di quello che riesce meglio ai politici nostrani, poi si vedrà se e quante persone potranno essere assorbite nelle attività lavorative derivanti dalle fasi successive del progetto, cioè da quelle che prevedono teatri e musei virtuali. Se fosse possibile, non nominatela neppure una simile ipotesi di intervento.

Antonella Policastrese

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