Il “decrescismo” non è propedeutico allo sviluppo

di Roberto Nardella

presidentiSi parla spesso di “decrescita felice”: tranquillizzo tutti: la decrescita non è mai felice.

Lo spendere considerevolmente di meno da parte delle famiglie, prima fa calare i margini, poi fa calare gli investimenti e di conseguenza aumenta la disoccupazione. Di corollario, crollano gli introiti dello Stato, comportando un aumento generalizzato della tassazione a cui seguono tagli di spesa ecc.

Questo è quanto accade regolarmente ANCHE ad uno Stato integerrimo, in cui tutti pagano le tasse, con una classe politica serissima e dove nessuno corrompe o si fa corrompere.

Il problema quindi NON è la decrescita ma una GIUSTA crescita.

Uno sviluppo sostenibile, che avrebbe portato benessere all’intero pianeta, doveva essere fatto per gradi e per successiva approssimazione e, più di tutto, senza bruciare le tappe.

Le Nazioni avanzate che detengono il 65% del PIL mondiale, con popolazione complessiva di poco superiore al miliardo, avrebbero dovuto crescere in altro modo, a partire da 20 anni fa almeno. Si sarebbe dovuto cominciare con lo smantellare le vecchie fabbriche e i vecchi edifici energivori, sostituendoli con nuove e più efficienti costruzioni. Si sarebbe dovuto pensare ad una mobilità meno inquinante, risistemando l’idro-geologia violentata nel corso dei secoli, cercando di conservare al meglio quanto ci è stato tramandato da millenni, sviluppando altre fonti di energia rinnovabile ed eco-sostenibile e … migliaia di altre cose ancora, atte a migliorare il benessere collettivo.

Tutto questo avrebbe fatto crescere comunque l’economia, forse anche maggiormente di quanto è realmente accaduto nell’ultimo ventennio. Tutto ciò avrebbe portato benefici tangibili anche agli altri SEI miliardi di abitanti che popolano il resto del pianeta.

Le nazioni ricche sarebbero cresciute rinnovando ed innovando e facendo da traino ai Paesi emergenti e in via di sviluppo. I governi dei paesi avanzati avrebbero dovuto fare massicci investimenti nelle aree depresse, atti alla loro crescita interna, compatibile con l’ambiente e secondo le proprie specificità. Tutto ciò avrebbe creato un vero sviluppo solidale che si sarebbe trasmesso come un virus, creando occupazione e benessere a cascata e per tutti.

Invece si è preferito uno sviluppo imposto dal modello turbo-capitalista, di matrice calvinista-darwiniano, che ha portato alla globalizzazione mercantilista-libero-scambista che ha fatto crescere troppo e troppo in fretta aree non ancora pronte a recepire così velocemente tali cambiamenti, creando, come enorme effetto collaterale, miseria, distruzione ed inquinamento.

Intere popolazioni dell’ex blocco URSS stanno conoscendo la parola emigrazione, vocabolo a loro quasi sconosciuto prima. Una considerevole parte dell’enorme popolazione della ex unione sovietica ha peggiorato notevolmente la propria condizione di vita, facendo prendere loro l’estrema decisione di emigrare. In Ucraina (ma non solo) metà della popolazione è emigrata, l’altra metà ancora residente vive delle rimesse che arrivano dall’estero. Il vero impoverimento è quello: l’abbandono di intere regioni in cui non potrà esservi nessuna possibilità di sviluppo e di progresso futuro.

Dall’Africa è partito un nuovo esodo biblico e, con l’aumentare della crisi globale, sarà sempre peggio.

Quanto fatto in Cina negli ultimi 40 anni è tutto l’opposto di uno sviluppo duraturo e sostenibile. Cina il declino di una meteora

Il “sogno americano” di arricchimento veloce, dove devi necessariamente gareggiare esclusivamente per il primo posto, mettendo da parte ogni scrupolo, è stato imposto come modello da imitare.

Eppure, per creare uno sviluppo sostenibile e duraturo occorrerebbe cominciare da una cosa relativamente semplice: il sostanziale pareggio delle bilance commerciali tra Stati.
In questo semplice modo, in breve tempo, si quasi azzererebbe il debito estero delle Nazioni: da sempre il massimo responsabile delle crisi che periodicamente esplodono, causando povertà, emigrazioni di massa e guerre.

Per realizzare tutto ciò ci vuole la volontà politica derivante da una presa di coscienza generale e globale.

Ma le potenze egemoni NON vogliono che questo accada. O meglio, ai capi delle potenze egemoni le cose stanno benissimo così.

Gli USA, soprattutto dopo la seconda guerra mondiale, hanno sempre eletto rappresentanti politici che facessero mantenere alla Nazione lo status-quo acquisito e, avendo imposto militarmente il dollaro quale moneta di riserva mondiale, NON cederanno mai di un passo. Il VERO potere degli USA

Allo scopo di perpetuare il predominio sul resto del globo, la spesa militare USA non è MAI diminuita e i servizi segreti sono più che mai attivi.

I politici statunitensi che sono andati controcorrente sono stati messi a tacere, spesso per sempre.

In questi giorni, la banca svizzera UBS ha reso noto l’elenco mondiale dei paperoni: un immane capitale, pari a $ 33.000 miliardi (due volte il PIL USA) è in mano a 2070 persone.
Negli ultimi 20 anni la ricchezza detenuta da pochissimi “eletti” è aumentata a dismisura, a detrimento dei redditi da lavoro.

Stiamo assistendo al più colossale trasferimento di ricchezza dalla classe lavoratrice verso la classe parassitaria, i cosiddetti “rentiers”.

Roberto Nardella

Roberto Nardella

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