Il documento

di Mariano Abis

dichiarazione abis

Sono ormai mesi che il gruppo dei popoli liberi presidia il diritto ad avere un tetto sopra le teste di una decina di esseri umani.

Sono mesi che i popoli liberi, insieme ad altri sardi, presidiano casa Spanu.
Una cambiale pagata in ritardo, ma pagata, è la causa dei ripetuti, tentati sfratti, quello splendido gruppo è riuscito ad opporsi molte volte con successo ad un simile abominio, nessuno, dico nessuno, nemmeno lo stato, ha il diritto di mettere in strada chicchessia.
Non posso dire di essere un assiduo frequentatore del presidio, ma qualche volta ci sono stato, ed ho dormito la notte, per alcune notti di seguito, dentro uno scassatissimo e scomodissimo camper messo a disposizione di un personaggio, che in seguito mi avrebbe chiesto conto della mia permanenza su quello che definisce “alloggio”.
Lasciamo perdere.
Quello che voglio raccontare è l’avventura che si è venuta a materializzare a seguito di una discussione col mio amico Efis, anche lui facente parte ( molto più di me ) del presidio.
Erano mesi, ormai, che quella zona limitrofa a casa Spanu era oggetto di attenzione delle forze dell’ordine.
Non trascorreva giorno che almeno quattro carabinieri controllavano le due entrate della strada, chiedendo documenti a chiunque vi transitasse.
Senza contare il fatto che pattuglie della digos ci onoravano della loro presenza più e più volte al giorno, a volte passavano tranquille sulla strada, a volte si fermavano, ormai erano diventati nostri amici, dato che spesso si fermavano di fronte a noi, e scambiavano quattro chiacchiere, con noi.
Loro conoscevano i nostri nomi, noi conoscevamo i loro.
Uno di loro, qualche mese prima, mi aveva tolto da un brutto impiccio, facendo in modo che la volante della polizia non mi prelevasse, era stata chiamata perchè avevo commesso il delitto di comunicare parzialmente le mie generalità, e non consegnare documenti, non consegno mai documenti al potere, specie se sono in azione per evitare abomini “statali”, non mi metto mai volontariamente sotto loro giurisdizione.
Loro sono loro, io sono io, uno che sa perfettamente che gli abusivi sono loro, forze di occupazione sulla “mia” ( non vi scandalizzi il termine mia ) terra.
Stavo andando insieme ad altri due amici, simpatizzanti del Movimentu de Liberatzioni Natzionali Sardu, a eseguire un blocco di asta giudiziaria, in quel di aristanis, quando dei poliziotti mi fermarono chiedendomi documenti.
Fornii loro nome, cognome, e comune di residenza, dicendo che i dati erano sufficienti per stabilire chi io fossi, ma non consegnai alcun documento.
Fui trattenuto per tre quarti d’ora, fino a
quando mi dissero che avrebbero chiamato una volante per portarmi in questura, certi che lì avrebbero raggiunto il loro obiettivo.
Non mi piacciono gli accanimenti gratuiti, e non mi sottomisi alla loro ipotesi di sequestro, mi salvò, quel giorno, da tutto questo ambaradan, appunto, uno della digos, col quale abbiamo scambiato molte parole, in seguito, nel presidio di arborea, dagli Spanu.
Ma torniamo a noi, e al presidio.
Discorrendo con Efis, decidemmo di incamminarci verso uno dei posti di blocco dei carabinieri, così, per scambiare quattro chiacchiere con loro.
Passeggiando li salutammo, risposero al saluto, continuammo per la nostra strada, dopo un po’ di tempo decidemmo di rientrare in azienda.
Allora ci fermarono e ci chiesero gentilmente i documenti.
Il potere deve sapere chi viene e chi va, parafrasando una ben nota canzoncina.
“Qui comando io, questa è casa mia, e qui voglio sapere chi viene e chi va”.
Dopo una lunga discussione, che verteva sulla legittimità della loro richiesta, consegnammo i documenti.
Per un lungo, lunghissimo attimo, restarono spiazzati.
Probabilmente era la prima volta che vedevano una carta di identità e patente di guida rilasciata non da uno stato, ma da un movimento di liberazione.
Anche stavolta, in mancanza di disposizioni poco chiare, fummo trattenuti per alcune decina di minuti, probabilmente hanno chiesto telefonicamente delucidazioni sul corretto modus operandi.
I documenti consegnati hanno piena valenza in ambiti internazionali, si vede che l’italia non fa parte di questo pianeta.
Alla fine, i loro visi preoccupati, per il fatto di non sapere cosa fare, si rasserenarono, copiarono i nostri dati dalle carte di identità che solo un minuto prima non riconoscevano, e ci congedarono con velatissime, microscopice parole che a noi sono sembrate qualcosa di molto vicine a delle scuse.
Il mio ritorno al presidio, in compagnia di Efis, mi è sembrato di una leggerezza incredibile, forse per la prima volta, lo stato italiano, rappresentato da quel gruppo di carabinieri, aveva riconosciuto la validità dei nostri documenti.
Intrinsecamente, mi scuso se vado forse più in là del dovuto, ha riconosciuto palesemente che l’esistenza del nostro Movimento è perfettamente legale.
Raccontammo con enfasi l’avventura ai componenti il presidio, e durante il pranzo, offerto dalla famiglia Spanu, festeggiammo con abbondante vino il risultato raggiunto.
Forse troppo abbondante, ma era giusto così.
Questo è successo un secolo fa.
Oggi, la famiglia Spanu non è più nella SUA azienda, trecento uomini dello stato li hanno buttati fuori da casa, con la forza e con azioni indegne, sfasciando mobili, infissi, suppellettili e l’impianto elettrico.
La persona che la ha acquistata all’asta giudiziaria, ha inspiegabilmente murato porte e finestre.
Chi ha eseguito quell’azione che reputo disumana ( buttare fuori dalla propria casa delle famiglie è sempre, per me , una azione esecrabile), è stato encomiato da uno stato che non riconosce diritti alla povera gente.
Ritieniamo che un atto simile sia illegale, e che quell’azienda si chiamerà sempre, per l’eternità e per il popolo sardo “azienda Spanu”, quell’azienda tornerà ai legittimi proprietari, non possiamo dire quando, questo lo decideremo noi, ma tornerà agli Spanu.

Mariano Abis

Mariano Abis

Il documento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.