lucio-cabanas

di Alfredo Cosco

Credo che quasi nessuno in Italia abbia mai sentito parlare di Lucio Cabanas Barrientos e del Partito de los Pobres, il Partito dei Poveri, uno dei movimenti popolari e guerriglieri che sorsero in Messico tra gli anni ’60 e ’70 e scatenarono la guerra sucia, la guerra sporca, la feroce repressione da parte dello Stato messicano.


Devo la conoscenza di questa storia ad una donna messicana il cui nome è Ana Lara.
Ana ha vissuto alcuni anni in Italia, prima di ritornare in Messico. Avere a che fare con lei significa avere a che fare con le profonde radici popolari e indigene che vivono nel suo Paese. Non con un Messico “civilizzato” e omologato, quindi, ma con la perenne anima ribelle del Messico, che costantemente sorge, è repressa, e risorge, mutando forme e punti di riferimento, ma sempre inestirpabile. E in questo fiume che da Pancho Villa e Zapata è arrivato fino al Sucomandante Marcos, c’è anche la storia di Lucio Cabañas Barrientos e del Partito dei Poveri.
Ana conosce tante storie, nonostante sia giovanissima. Ma la scelta intima, quella che facciamo davanti al roveto ardente, non funziona secondo le leggi dell’anagrafe. Si può essere motlo giovani, e, allo stesso tempo, ospitare in sé il retaggio millenario degli indios messicani. E’ una questione di “sintonia”. Calibri te stesso su determinate dimensioni esistenziali, fino a compenetrarti con esse, e a viverle, mentre negli anni forgi il tuo quotidiano in coerenza con quelle che erano e sono le tue visioni e le tue emozioni.
Ana conosce tante storie, dicevo. Parlando con lei, si apre, come una Voragine, questo Messico dalle vene sempre aperte, come tutta l’America Latina, ma sempre così rigoglioso nella sua dignità e nel colore variopinto dei miti, dei riti, dei pasti fatti sulle montagne all’ombra di Quetzal, l’uccello sacro.
Dopo che mi aveva raccontato qualcosa dl Lucio Cabañas e del Partito dei Poveri, ho chiesto ad Ana di scrivere qualcosa su questa storia. Le ho chiesto di essere direttamente lei a scrivere e io avrei condiviso con piacere quanto avrebbe scritto.

Concludo questa premessa con la citazione di alcune parole che, in accompagnamento al testo, Ana mi ha scritto:

“Al giorno d’oggi se camini per la sierra di Guerrero troverai lo spirito di Lucio che cammina assieme a te nei piccoli villaggi, che insegna nei saloni di classe, che semina assieme ai contadini, che sfoglia i libri con loro per la prima volta. Lo troverai nelle lacrime delle donne, ormai anziane, che lo ricordano. Lo troverai in Ayotzinapa, lo troverai nei volti di quei 43 ragazzi spariti. Lo troverai anche nella speranza di chi lotta e si organizza anche senza le armi. lo trovi ora che apoggia la mano nella tua spalla mentre leggi queste parole.”
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IL PARTITO DEI POVERI

(Ana Lara)

“Essere popolo, fare popolo, stare col popolo”

Negli anni 60′ e 70′ il Messico fu testimone della smisurata e disumana violenza dello Stato contro i movimenti oppositori popolari e di carattere studentesco.
Furono gli anni della chiamata “Guerra Sucia” (Guerra sporca) che lascio dietro una scia di sangue indimenticabile, ferite che ancora oggi non guariscono, che continuano ad aprirsi… centinaia di persone torturate, uccise, fatte sparire (desaparecidos). In questi anni il Messico scopre, con mille ferite che sanguinano, tutto quello di cui è capace la forza dello Stato.

Una di queste ferite, la più grande, la parte che soffre da sempre la repressione e la totale assenza di uno stato di diritto, si trova al sud, nel fianco sinistro del territorio messicano, nello stato di Guerrero. In questa zona del paese colpita da secoli per la povertà, ma anche accesa sempre per la degna ribellione, nacque un movimento guerrigliero fondamentalmente contadino chiamato “Partido de Los Pobres” (Partito dei poveri) comandata per il Professore Lucio Cabañas Barrientos.

Lucio Cabañas Barrientos nacque nello stato di Guerrero il 12 Dicembre di 1938 appartiene a una umile famiglia contadina, povera, lavoratrice e combattente. Suo nonno paterno era stato un generale zapatista chi ancora dopo la morte di Emiliano Zapata continuò la lotta per la dignità del popolo. Suo padre fu assassinato per difendere le terre che appartenevano ai contadini e che un gruppo di ricchi voleva appropriarsi di maniera violenta, la stessa violenza con cui i poveri di questo paese hanno visto portare via i suoi diritti, la sua terra, ma non la sua dignità.
Nel febbraio del 1956 Lucio inizia i suoi studi nella scuola rurale di Ayotzinapa. Le scuole rurali hanno una base di orientamento socialista e per la rivendicazione dei diritti sulla terra cosi come dei diritti politici e sociali delle zone contadine. Ad Ayotzinapa si parla di lotta di classe e della continuità della Rivoluzione Messicana.
Lucio Cabañas diventa leader studentesco dentro la scuola normale. Poco tempo dopo viene eletto segretario generale della Federazione di Studenti Contadini Socialisti di Messico. Questa Federazione che negli anni 60 dirigeva Lucio esiste ancora oggi, combattiva e forte incoraggia la organizzazione studentesca.

Al finire i suoi studi in Ayotzinapa e diventato professore, Lucio fu inviato al piccolo paese di Mexcaltepec in una delle zone più povere delle montagne di Guerrero, a 10 km di Atoyac. Mexcaltepec aveva sofferto della ferocia e furto delle compagnie del legno.
Lucio era un ponto di riferimento per gli abitanti delle comunità dove lui arrivava come professore. Per il suoi origini contadini e per la tradizione normalista di Ayotzinapa si crea un naturale avvicinamento con le problematiche per la terra. Fu cosi profonda la solidarietà con i contadini che iniziò a difenderli con tutte le sue forze. Comincia a organizzarli, in modo che potessero riacquistare i diritti che loro avevano sui boschi e non solo. Lucio non rimaneva mai passivo davanti a qualsiasi tipo di ingiustizia e incoraggiava alla popolazione ad agire per pretendere una esistenza migliore.
Queste azioni fanno sì che Lucio fosse spostato continuamente da un paese all’altro, ma lui non smetteva di assistere la gente. Lucio sapeva come parlare ai contadini perché lui li conosceva, era uno di loro. Questo non piaceva alle autorità e cosi fu inviato a Durango, lontano da Guerrero. Era il 1965. Il Movimento Rivoluzionario del Magistero fece pressione e Lucio venne inviato nuovamente a fare il maestro ad Atoyac. Lui continuava con la sua vicinanza ai contadini. Viveva con loro, organizzava circoli di lettura, parlava di uguaglianza, li incoraggiava.
Cominciavano a vedersi i frutti di questo lavoro. Il popolo si organizzava e faceva pressione. Il 18 maggio 1967 Lucio convocò una manifestazione pacifica ad Atoyac. Mentre lui era al microfono, la polizia aprì il fuoco sui manifestanti. Lo scopo principale era uccidere lui. Lui si salva, ma ci saranno 5 morti. Il segnale è chiaro. Il governo ha capito la capacità di mobilitazione e organizzazione di Lucio, e non gradisce

“C’eravamo maestri del popolo, disposti a orientare alla gente, non solo nella questione educativa anche nella lotta come parte del popolo, contro il regime, contro il governo, contro la classe ricca… per questa ragione abbiamo avuto problemi con le compagnie del legno, contro il municipio, contro lo sfruttamento dei ricchi verso i poveri… in Atoyac si crea un movimento… è li che si arrabbia il Signore Governo… è li che manda la polizia, la stessa che farà il massacro il 18 maggio”… (Lucio Cabañas)

Dopo il massacro ad Atoyac, Lucio non trovava altra via di uscita, ed è costretto ad andare in montagna a vivere in clandestinità. In quel periodo, visitava i piccoli paesini e comunità contadine.

“Compagni: questa è la dimostrazione che per le buone maniere mai avrà giustizia per i poveri; per questo dicevamo sempre di essere pronti a prendere le armi in qualsiasi momento, quel momento è arrivato, qua inizia la rivoluzione, prenderemo le armi per vendicare ai compagni caduti e finire di una volta con la classe sfruttatrice”.

“Adesso tocca a noi vendicare al popolo. Quando i compagni vengono ammazzati dobbiamo ammazzare nemici, quando ammazzano al popolo dobbiamo ammazzare agli nemici del popolo… aspettavamo solo quello, che loro dessero a noi una motivazione… Eravamo stanchi della lotta pacifica senza riuscire a fare niente. Per quello che diciamo: “Ce ne andiamo alla montagna” (Lucio Cabañas)

La gente rispettava e ammirava questo professore rurale difensore dei boschi, dei fiumi, della coltivazione del caffè e della dignità umana. Da questa fiducia e da questo rispetto, stringerà quei contatti che lo aiuteranno, nella clandestinità, a formare il Partito dei Poveri e la sua Brigada de Ajusticiamiento; e a dare il via alla guerriglia contro gli abusi e ingiustizie dello Stato.
Al partito dei poveri non aderirono solo i contadini di Ayotac , ma anche membri di altri movimenti di tutto Guerrero. La Brigada Campesina di Ajusticiamiento fu il nucleo in cui si concentrò la direzione politica e militare del Partito dei Poveri. In poche parole era il gruppo armato responsabile delle azioni militari. Il Partito dei Poveri cresceva. Al suo interno c’erano contadini, studenti, professori, casalinghe, lavoratori.
Lucio non parlò mai di comunismo, ne di socialismo. Lucio parlava di “pobrismo” “poverismo” . In quelle circostanze bisognava avere una ideologia propria. Quella ideologia sarebbe stata il risultato della vicinanza col popolo. Un nuovo pensiero ribelle, l’incoraggiamento a lottare contro i ricchi. Questo era il “pobrismo” . Per Lucio era fondamentale che il revoluzionario si “proletarizasse “, “entrasse nel popolo”, “essere popolo”, “farsi popolo”. I rivoluzionari dovevano imparare dal popolo e non al contrario.

“Il segreto è: avere il popolo. Se non abbiamo popolo, non c’è lotta; se non abbiamo popolo, non mangiamo; se non abbiamo popolo, non c’è nessuno che ci dica quanta polizia viene in camino; se non abbiamo popolo, non c’è chi ci dica quanti traditori ci sono nella montagna” (Lucio Cabañas)

Questo secgeto Lucio lo conosceva bene, perché parlava e capiva il linguaggio del popolo. Anche se il progetto politico del Partito del Poveri fu una lotta per il socialismo nelle basse contadine del PDLP non si spiegò mai il socialismo. Al suo posto si usava la memoria storica rivoluzionaria che ancora predominava nella regione adattandolo ai postulati del zapatismo:

“… e noi dicevamo ai membri delle basse di appoggio che la rivoluzione che avevano iniziato Villa e Zapata no era finita, noi avevamo deciso continuarla assieme ai contadini e tutto il popolo contro i ricchi e il suo governo, sconfiggendo al esercito con le armi in mano fino a prendere il potere che oggi è in mano alla classe ricca”

“Per quella ragione, noi non abbiamo bisogno di nessun analisi. E fin’ora, per sviluppare la guerra in Messico non abbiamo bisogni di troppi analisi. Svilupperemo la guerra contro la classe ricca. L’unico analisi è che ci stanno fregando e dobbiamo organizzare al popolo per rispondergli” (Lucio Cabanas)

Il processo di radicalizzazione del movimento contadino non nasceva quindi da una teoria specifica. il movimento contadino messicano ha una continuità generazionale con forti radici nella possessione della terra, è una continuità di lotta popolare. Per il comunisti di altri gruppi che nascevano in Messico il nemico a sconfiggere era lo Stato. Per il guerriglieri del Partito dei Poveri il nemico aveva nome e cognome. Non si trattava di concetti, ma di poteri concreti, regionali, visibili.
Nel 1972 e 1973 la guerriglia di Lucio Cabañas colpì fortemente l’esercito. Venivano compiute azioni che non si vedevano dai tempi della rivoluzione messicana. I guerriglieri avevano il completo appoggio del popolo, perché combattevano contro quello che era il loro nemico di sempre : l’esercito.
Gli studenti simpatizzavano con il Partito dei Poveri. Dopo la violenza di stato del 1968 si erano convinti che l’unico modo per ottenere un cambiamento fosse la guerriglia. Molti di questi studenti risulteranno nel lungo elenco di desaparecidos negli anni della guerra sucia.
Nel maggio del 1974, la guerriglia del popolo, dei poveri, sequestra per ben tre mesi a Rubèn Figueroa, senatore della Repubblica e candidato a governatore dello stato di Guerrero. Il governo libera Figueroa con molto spargimento di sangue.
Dopo questo evento il governo messicano scatenò tutta la sua forza repressiva contro la guerriglia di Lucio Cabañas. Fu una crudele e sporca persecuzione.
Lo Stato messicano iniziò a stringere un cerchio di annichilamento contro la guerriglia reprimendo le base di appoggio sociale e massacrando la popolazione. Non ci fu solidarietà da parte degli altri movimenti armati del paese, non ci fu nessuna risposta politica né armata per “distrarre” le forze militari nel loro piano di devastazione nella montagna di Guerrero. Lo stato di diritto spari. L’esercito era l’unica autorità. Fu una repressione smisurata, terribile.

In quel periodo a Guerrero vennero costruite molte autostrade, arrivò la corrente elettrica e la linea telefonica in molti paesini che prima non avevano neanche l’acqua corrente. Molti pensarono che si trattasse di buone azioni, che qualcosa stava cambiando. La verità era che tutte quelle opere servivano a preparare il terreno per il macchinario repressivo dell’esercito nella contra-insurgenza.
La guerriglia iniziò a spostarsi sempre di più, perché le condizioni si erano fatte più difficili. I contadini non portavano più ne mangiare ne informazioni in montagna. Paesi interi erano assediati, controllati e minacciati dall’esercito. Molti contadini abbandonarono le sue terre; altri parlarono per paura.
Il 2 dicembre di quell’anno qualcuno parlò. Lucio fu tradito. I militari trovano il suo nascondiglio dentro un campo di caffè. Lucio, rendendosi conto che non c’era via d’uscita e consapevole che chi cadeva in mano al esercito era torturato e assassinato, urlò a i suoi persecutori “ce l’avete fatta!.. ma non vi darò il piacere di essere ammazzato da voi”. Subito dopo si sparò un colpo al collo con la sua arma, la sua compagna di battaglia, una M-2. Cadde ferito mortalmente, ma fu uno dei suo compagni a dargli il colpo di grazia sparandolo alla testa.

Lucio Cabañas fu comandante, parte della guerigglia, parte del popolo. Gli ordini che dava, era il primo a rispettarli. Non inviò mai i combattenti da soli nelle battaglie contro il nemico. Guerriero instancabile della dura montagna, lui era la fiduccia in persona, la fiduccia nella capacità del popolo, nel coraggio degli operai, dei contadini. Non si tirò mai indietro ne anche nelle peggiori circostanze, come fanno molti quando si sentono persi. La fede di Lucio Cabañas nel potere del popolo per cambiare il suo destino fu la stessa che incoraggio a tanti altri compagni ad alzare la voce.

Come ha detto Lucio, puoi camminare nella nostra terra ferita, conoscerla… tornare fra 20.. 30 anni e le cose non saranno cambiate. Troverai la stessa povertà, la stessa oppressione, i massacri, le sparizioni di persone, la feroce crudeltà dello Stato. E per questo che il Partito dei Poveri ha la stessa valenza ancora oggi. Le ingiustizie, che ancora oggi esistono, fanno nascere e crescere i movimenti sociali, ancora vivi oggi, nello stato di Guerrero.

Seicento cinquanta persone furono fatti sparire per mano del esercito negli anni della guerra sporca in Guerrero. Non è stata mai fatta giustizia. Gli assassini e torturatori sono liberi e continuano a commettere crimini ancora oggi contro chi si ribella. In Guerrero non è cambiato niente. Oggi abbiamo i volti di 43 ragazzi (i ragazzi messicani recentemente scomparsi) che ce lo ricordano. Non è una parte dello Stato quella che attenta, sequestra, tortura, ammazza… è lo Stato nella sua totale illegalità che lo caratterizza.
Ma in Messico qualcosa è cambiato. La voce adesso si alza e non si spegne più col terrore.

Le nuove generazioni di ragazzi stanno continuando la lotta delle generazioni anteriori- Il tessuto sociale deve ancora essere riparato. Deve ancora essere trovato un destino di vita per tutti quelli che iniziarono questa lotta. Per questo, l’immagine di Lucio Cabañas è più viva che mai; nel pensiero, nella lotta, nel coraggio e la dignità del popolo di Guerrero e di tutto il Messico.

“C’è bisogno di alcune condizioni per la nascita di un movimento armato: che esista povertà, che ci sia orientamenti politico, che esista il mal governo”. (Lucio Cabanas)

Alfredo Cosco

Alfredo Cosco 2

Il Partito dei Poveri- una storia messicana
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Un pensiero su “Il Partito dei Poveri- una storia messicana

  • 9 Febbraio 2015 alle 15:33
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    Questa storia insegna molto chiaramente che non bisogna affrontare il male ma assecondarlo e istruirlo; assecondarlo è relativamente facile ma da la possibilità (nel frattempo) di istruirlo. Se non si hanno le capacità di istruire è meglio non assecondare altrimenti è come suicidarsi.

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