Integrazione a parole

di Antonella Policastrese

isisPiù trascorrono i giorni più l’attentato alla sede di Charlie Hebdo acquista i connotati di un racconto noir con imprevedibili colpi di scena.Nessuno che abbia raccontato tecnicamente la dinamica dei fatti che continuano ad essere avvolti nel mistero più fitto.Sarebbe stato ad esempio interessante sentire dalla viva voce degli ostaggi superstiti cosa è avvenuto nel supermercato kosher Hyper Cacher ed invece si continua a 

 parlare del nulla e pur essendo la tecnologia a livelli d’avanguardia continuano ad esserci poche immagini, slegate tra loro e che potrebbero raccontarci tanto.Di rimando ci hanno mostrato il reportage della manifestazione a Parigi con i capi di stato in ogni più piccolo particolare.C’è qualcosa che non torna. A questo punto mi viene da pensare che difronte ad una UE ,che fa acqua da tutte le parti bisognava dare forte il messaggio che questa UE serve ad essere una diga contro il terrorismo? In pratica una specie di Crociata laica contro gli infedeli orientali che vorrebbero distruggere l’Occidente. Un Occidente che ha in pancia la tossicità di una massa di profughi che sbarca da noi, non controllata e che potrebbe agire come un cavallo di Troia, i cui guerrieri presto entreranno in azione. Ma questi nuovi terroristi chi sono, chi li paga e quanto sono importanti per la destabilizzazione di stati satelliti di un impero nel cuore dell’Europa? Intanto dopo l’attentato alla sede di Charlie Hebdo qualcosa è cambiato. Ci sentiamo tutti più esposti e bersaglio di un nemico che agisce nell’ombra prima di uscire allo scoperto ed infliggere l’attacco finale. Abbiamo tutti più paura per musulmani che non si sono affatto integrati in un Occidente privo della sua identità, che si riconosce nel totem dei mercati e della finanza. Ci siamo battuti per anni contro il comunismo materialista ed ora non riusciamo a sbarrare il comunismo di un pensiero teosofico e fuorviante. Sarebbe questa l’integrazione?
Gli attentati di Parigi sono stati un incubo ad occhi aperti. E’ come se di colpo ci fossimo svegliati per accorgerci che qualcosa è cambiato e nulla è più come prima. Nelle città l’aria che si respira è pesante, la paura alberga nei nostri cuori. Lo chiamano terrorismo islamico. Le parole ricorrenti: jihad, Allah, Maometto. Durante tutto questo lungo tempo abbiamo imparato a convivere tra le numerose moschee, sinagoghe, chiese, simbolo di un multiculturalismo e di una integrazione forse più parlata che attuata. Ci siamo così accostati all’altro rispettandolo nel proprio credo, nelle proprie tradizioni. Ma questo processo così complesso, dopo Parigi, sembra aver subito un profondo scossone, come se un filo si fosse spezzato. Non solo diventa difficile adesso capire le ragioni dell’altro, ma comincia a star stretto questo senso maniacale di un profeta che non può essere toccato, mettendo a dura prova lo spirito di un Occidente dove la satira non è blasfema, ma capace attraverso il riso di esprimere concetti forti, tramite vignette che servono a sorridere sui mali del mondo. Dopo l’attentato alla sede di Charlie Hebdo ci sentiamo tutti più esposti ai colpi di un nemico invisibile, pronto a sferrare l’attacco nell’ombra quando meno ce lo aspettiamo. Nasce così un senso di insofferenza per chi è troppo abbarbicato alla propria religione e si sente urtato da chiunque osi solo metterne in discussione il simbolo. Dove stiamo andando? C’è veramente il rischio che il nostro mondo illuminato da secoli da filosofie e non teosofie, si risvegli un giorno completamente cambiato grazie ad un pensiero unico che livella ogni forma di ragionamento? Abbiamo sempre lottato contro il comunismo materialista, perché ora dovremmo cedere al comunismo religioso?

Antonella Policastrese

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