La Buona Scuola è davvero buona?

di CAlessandro Mauceri

Dazeba News

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ROMA – Da mesi il premier Matteo Renzi riempie le prime pagine di giornali e televisioni dei vantaggi del progetto la Buona Scuola. Ma più che essere un piano per rilanciare il sistema educativo del Bel Paese il suo progetto sembra il sogno di chi non conosce lo stato delle cose.

Un sogno che vorrebbe far sembrare idilliaco l’incubo reale.

Un progetto, quello del premier, che ha fatto ridere molti già alla presentazione: lo scorso anno, proprio nel corso della proiezione delle slide del progetto, in  molti hanno rilevato numerosi errori di ortografia. I progetti del “nuovo che avanza”, infatti, non vengono presentati con pagine piene di dettagli e numeri reali, ma a colpi di slide e di frasi altisonanti prive, però, di significati concreti e a quanto pare piene di errori anche pacchiani.

Anche la presentazione del progetto la Buona Scuola sul sito del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, è stracolma di bei paroloni e di frasi di rito riportate in grassetto.

Frasi come “Assumere tutti i docenti di cui la buona scuola ha bisogno” o “lanciamo un Piano straordinario per assumere quasi 150 mila docenti”. La verità è che il governo non ha “deciso” di assumere nuovi docenti: è stato “costretto” a farlo dalla Corte di Giustizia Europea che, lo scorso novembre, ha condannato l’Italia del “fare” a “fare giustizia” e a regolarizzare assumendo in via definitiva decine di migliaia di docenti (ma il numero potrebbe essere molto maggiore) che avevano presentato ricorso. Ma non basta. Anche sui “numeri” potrebbero esserci problemi: le 150mila assunzioni previste dal piano di Renzi sono soltanto una stima. Di diverso avviso la Corte di Giustizia Europea secondo la quale non sarebbe sufficiente che lo Stato dichiari l’”intenzione” di bandire i concorsi. “Se entro i prossimi trenta giorni il Governo non applicherà la sentenza emessa ieri dalla Corte di Giustizia europea, avviando l’iter per la stabilizzazione dei precari che hanno svolto oltre 36 mesi di servizio, ricorreremo alle vie legali” ha detto Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Federazione Gilda-Unams, che a tal proposito, ha già inviato una diffida alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e al Miur.

Parole, quelle sulle slide del Ministero, come “Investimento di tutto il Paese su se stesso” o “La vera autonomia: valutazione, trasparenza, apertura, burocrazia zero”. Forse Renzi non lo sa, ma attualmente ufficialmente il Ministero non sa neanche quali siano le reali condizioni degli edifici scolastici: in base ai dati ufficiali, resi noti dal MIUR, per ben 21.781 edifici scolastici (il 46% del totale) non è stata comunicata la classificazione sismica. E non basta. Circa la metà delle scuole (il 44%) ha sede in edifici costruiti prima del 1980 e il 4% addirittura in edifici che risalgono al XIX secolo: edifici costruiti in un periodo in cui non era obbligatorio rispettare certe norme di sicurezza.

Analoga la situazione presentata dal XII Rapporto “Sicurezza, qualità accessibilità a scuola” reso pubblico a settembre scorso: il 73% delle scuole presenta lesioni strutturali, il 22% degli edifici non ha scale di sicurezza, il 28% manca di uscite di emergenza e più della metà non dispone di vetrate conformi. E il 34% le scuole presenta quadri elettrici aperti nei laboratori e oltre un decimo non rispetta le norme di sicurezza per quanto riguarda gli estintori. Altro che “Buona Scuola”.

Le frasi da spot televisivo per la vendita di prodotti online sembrano non finire mai: “Il rischio più grande, oggi, è continuare a pensare in piccolo, a restare sui sentieri battuti degli ultimi decenni” e poi “La scuola fa carriera, qualità, valutazione e merito”, ha detto Renzi. Dal 2015 ogni scuola pubblicherà il proprio Rapporto di Autovalutazione e un progetto di miglioramento. La verità, come ha detto l’ex-ministro della Pubblica Istruzione, Mariastella Gelmini, è che “Buona Scuola di Renzi si rivela un goffo ritorno al passato” e, molto probabilmente, si tornerà ai vecchi metodi degli scatti di anzianità.

Decisioni, quelle per scrivere il ddl “Buona Scuola” che, secondo Renzi, dovrebbero diventare “La più grande consultazione – trasparente, pubblica, diffusa, online e offline – che l’Italia abbia mai conosciuto finora”. A dicembre, dopo la giornata dedicata al commento degli esiti del sondaggio sulla Buona Scuola, che mostrò lo scarso gradimento del piano del governo, Renzi rimandò la riforma a febbraio dicendo, come riportato sul Fatto Quotidiano, “Ascolto tutti, ma decido io”. Il compito conferito a Renzi da Napolitano non è quello di “decidere” né quello di “legiferare” a colpi di ddl (compiti riservati a Camera e Senato): il suo compito è quello di eseguire le decisioni prese dal Parlamento. Ma, forse, Renzi non lo ha mai saputo.

Innegabili, come prevedibile, i vantaggi per le scuole private inseriti nel “progetto Renzi”. Invece di utilizzare i fondi a disposizione per migliorare le condizioni spesso critiche degli edifici scolastici pubblici, il piano del “nuovo che avanza” pare non essere nuovo rispetto a quello dei suoi predecessori: lo scopo è quello di far arrivare più soldi possibili nelle casse delle scuole private. Non a caso nel progetto Buona Scuola è stata definita la detrazione fiscale per coloro che manderanno i figli nelle scuole paritarie…

Ripensare ciò che si impara a scuola” dice il piano proposto da Renzi. Ad esempio, con l’introduzione del “coding”. Questa misura era già stata annunciata ad ottobre 2014 con la partecipazione del Ministero alla “Settimana Europea del Coding” (l’obiettivo dovrebbe essere insegnare ai ragazzi alcuni elementi per la programmazione). E mentre Renzi pensa a ristrutturare le scuole del regno a colpi di ddl buttando nel cestino le innovazioni introdotte non più tardi di pochi anni fa, e ad introdurre il wifi, pare che, come ha denunciato sempre la Gelmini, il governo non sia riuscito nemmeno a garantire i dieci milioni di Euro necessari per coprire le spese per l’esecuzione delle  HYPERLINK “http://www.invalsi.it/invalsi/index.php” \t “_blank” prove Invalsi per l’anno scolastico in corso.

Nel complesso la Buona Scuola più che un progetto armonico e un’evoluzione fisiologica e migliorativa sembra un’accozzaglia di idee e proposte alcune forse provenienti dalle consultazioni effettuate (anche su queste ci sarebbe da dire qualcosa come mai per alcune regioni è indicata la percentuale delle scuole raggiunte e per altre il numero di partecipanti tra studenti, docenti e altro?) nessuna delle quali legata con le altre e con il mondo reale. Il documento di presentazione è pieno di parole come “creditificio” o educazione civica come “competenze relazionali” o “educazione all’affettività” (forse facendo riferimento all’obbligo di inserire nel piano formativo conoscenze approfondite sull’omosessualità?) o, ancora, di idee legate a problemi obsoleti come “facilitare la gestione di DURC” (dimenticando il DURC è stato eliminato e dematerializzato proprio dal governo Renzi con Decreto Lavoro fatto).

La verità è che, mentre i politici di turno fanno spettacolo, l’Italia continua a restare in basso nella graduatoria dei Paesi OCSE in base all’alfabetizzazione: il Bel Paese infatti occupa il 47esimo posto (su 179). Una graduatoria che, non a caso non  viene citata da nessuno, e che vede l’Italia alle spalle di  Paesi come laBielorussia (quinta), la Lituania (sesta), Kazakistan e il Tagikistan (undicesimi, a pari merito), e perfino di Paesi come Tonga (19esimo) o la Guyana (22esimo). Paesi in cui forse non ci sarà il wifi in tutte le aule, dove non si sa nemmeno cosa sia il “coding”, dove non si parla di “creditificio” e dove non ci sarà una Buona Scuola come quella proposta da Renzi, ma dove la scuola è davvero “buona”…..

CAlessandro Mauceri

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