La favola dell’isola deserta

di Danilo Gambini

 

Dal 1971 in poi non esiste al mondo nessuna Nazione che emette la propria moneta garantendone come contropartita l’equivalente valore in oro e pertanto ogni Nazione con moneta sovrana ha facoltà di creare denaro dal nulla, semplicemente stampandolo, perché è l’economia della Nazione che da valore al denaro.

Risulta ora indispensabile spiegare questo concetto, che non viene mai spiegato dagli economisti, opinionisti, giornalisti che scrivono sui giornali o partecipano ai talk show delle TV, ovvero cosa significa che “è l’economia della Nazione che da valore al denaro”.

Vediamo di spiegarlo attraverso la lettura di una “Favola”, ispirata ad un esempio caro al compianto prof. Auriti:

FAVOLA

l’Isola Deserta, la Comunità, il Grosso-Grasso-Avido Banchiere, le Banconote

isola desertaCorreva l’anno 1820 una nave battente bandiera Inglese, con 100 persone a bordo (uomini, donne e bambini), naufraga su un’isola deserta. Tutte le persone riescono a salvare la pelle e ognuna riesce a portare con se anche delle vettovaglie e/o piccoli utensili. Queste persone sono di svariate estrazioni sociali, ci sono militari, operai, contadini, pescatori, cacciatori, insegnanti, medici ed anche un Grosso-Grasso-Avido Banchiere, il quale era riuscito a salvare, durante il naufragio, il suo forziere pieno di sterline in banconote.

Subito il Saggio Capitano della nave, assume il comando delle operazioni, cercando di comprendere quali sono le capacità di ogni singola persona, al fine di organizzarli per permettere la sopravvivenza di tutti. Una volta riscontrate le effettive capacità di ognuna, tutti vennero organizzati e coordinati: i pescatori per pescare; i contadini iniziarono a coltivare dei piccoli orti, con attrezzi e sementi che erano riusciti a salvare dal naufragio; i militari si spinsero all’interno dell’isola per procacciare acqua potabile; gli operai iniziarono a costruire dei ripari per la notte; il medico a curare i feriti; l’insegnante ad accudire i bambini; solo il Grosso-Grasso-Avido Banchiere non aveva capacità da poter utilizzare a vantaggio della collettività. Passarono i giorni e la piccola collettività riusciva attraverso la collaborazione di tutti (meno il Grosso-Grasso-Avido Banchiere) non solo a sopravvivere ma anche a vivere discretamente, perché ognuno con il proprio impegno si prodigava per migliorare le condizioni di vita. Col passare degli anni la piccola comunità era cresciuta e con essa anche l’economia necessaria per sostenerla. Diventava quindi problematico continuare a distribuire la ricchezza prodotta (beni ovvero pesci, pane, prodotti agricoli, costruzione di case, e servizi ovvero prestazioni mediche, scolastiche, ecc) attraverso il semplice baratto. Il Saggio Capitano allora si ricorda di aver salvato, durante il naufragio, uno scatolone pieno di carta colorata, uno stampino e una boccia d’inchiostro. Cosicché propone alla Comunità di stampare delle banconote, da distribuire a tutti per permettere così una migliore ed agile distribuzione dei beni e dei servizi. Cioè propone di creare il valore monetario, derivante dall’accettazione della collettività e dalla ricchezza che la stessa collettività crea. E così fu fatto, venne stampata una quantità di banconote predeterminata e distribuita equamente tra le famiglie della Comunità e ognuno iniziò a spendere il proprio denaro per cose di cui aveva bisogno e ad incassare denaro altrui per le cose prodotte. C’era però un problema, le persone che producevano servizi per la collettività, come costruire strade, scuola, ospedale o dare servizi come insegnare a scuola, curare i feriti e procurare le medicine necessarie chi le avrebbe pagate? Il buon Capitano ebbe un’altra idea e propone così di stampare ogni anno il denaro necessario per pagare questi servizi con la condizione che ogni anno, in base alle proprie possibilità, ognuno avrebbe dovuto contribuire a restituire banconote per un valore pari a quello emesso per i servizi (le tasse). E così fu fatto, il primo anno venne stampato ex novo il quantitativo di denaro necessario per i servizi e i successivi anni, rimanendo stabile l’economia, con il denaro incassato dalle tasse l’anno precedente si rifinanziava la spesa pubblica per l’anno successivo, senza più bisogno di stampare altre banconote per i servizi. Se poi un anno a causa di una crisi economica, dovuta magari alla siccità, la Comunità non poteva ripagare le tasse per intero,non era un gran problema, bisognava solo aggiustare il valore delle banconote (svalutazione), l’unica conseguenza sarebbe stata quella che il costo dei beni prodotti, essendoci più banconote in circolazione, sarebbe proporzionalmente aumentato per tutti, salvo che con i nuovi investimenti effettuati, per mezzo della maggiore moneta prodotta, non si ottenessero maggiori beni, per cui ad una svalutazione della moneta non corrisponderebbe inflazione (come è accaduto in Italia nel 1992 – svalutazione del 30% = inflazione del 4,4%). Tutti comunque avevano da mangiare, dormire, studiare e qualche volta si ballava felici sotto la luna.

banchiereUn brutto giorno però il Saggio Capitano ha un incidente e muore. Viene sostituito alla guida della Comunità da un Amico del Grosso-Grasso-Avido Banchiere che nel frattempo era vissuto di stenti, nonostante fosse in possesso del forziere pieno di sterline che però per la Comunità non avevano valore. A questo punto il Grosso-Grasso-Avido Banchiere riesce a convincere il Nuovo Capo che per il bene della Comunità è necessario adottare come banconote le proprie sterline essendo queste di migliore qualità. La Comunità, fidandosi del Nuovo Capo, accetta la nuova moneta e ne riconosce il valore. Vennero così dal Grosso-Grasso-Avido Banchiere subito sostituite le vecchie banconote con le nuove e nei successivi mesi tutto sembrava procedere come prima, a parte il fatto che il Grosso-Grasso-Avido Banchiere non viveva più di stenti perché poteva spendere e fare investimenti a suo piacimento essendo Lui, a questo punto, il detentore dello stampino della moneta riconosciuta dalla Comunità e questo naturalmente a discapito della Comunità che con l’immissione di nuove banconote (svalutazione monetaria), senza investimenti produttivi, vedeva ridursi il potere di acquisto di quelle detenute dai singoli cittadini (inflazione). La sorpresa più amara si sarebbe, però, verificata di li a poco, e cioè quando l’incauto Nuovo Capo dovendo pagare i servizi si vide costretto a chiedere il denaro necessario al Grosso-Grasso-Avido Banchiere. Questi si dichiarò subito disponibile a prestarglielo, però, all’unica condizione di vederselo restituito l’anno successivo maggiorato del 5% . Pertanto l’anno successivo la Comunità che aveva ricevuto 100 per pagare i servizi avrebbe dovuto restituire 105 di tasse, ma quell’anno ci fu siccità e perciò la Comunità potette restituire solo 80 dei 105 dovuti. Non c’è problema, disse il Grosso-Grasso-Avido Banchiere, il prossimo anno mi ridarete 100, più l’edificio scolastico del paese che vale 10, più il residuo debito dello scorso anno pari a 15, più gli interessi del 5% su 125 equivalenti a 6,25. Ma l’anno successivo era continuata la crisi e la Comunità riuscì a mettere da parte solo 90 dei (100+15+6,25)=121,25 dovuti ed inoltre avendo perso la proprietà dell’edificio scolastico doveva pagare altri 5 al Grosso-Grasso-Avido Banchiere per l’affitto della scuola. Cosicchè in solo due anni la Comunità aveva accomulato un Debito Pubblico nei confronti del Grosso-Grasso-Avido Banchiere pari a (121,5+5) – 90 = 36,5

A questo punto, tutti si accorsero di non avere più la scuola e neanche il denaro per pagare il debito. Allora fecero una riunione in piazza con donne, bambini e anziani e dopo una lunga, lunga, lunghissima conversazione decisero di non pagare il debito (debito detestabile). Ma non era sufficiente: come si sarebbero procurati le banconote ora? Decisero allora anche di non chiedere mai più denaro in prestito al Grosso-Grasso-Avido Banchiere, e di tornare ad essere indipendenti. Ripresero il vecchio stampino, la vecchia carta e l’inchiostro e tornarono a rifarsi la moneta da soli e a pagare le tasse per il proprio bene, non per il bene del banchiere. Poi presero a pallettoni la casa del Grosso-Grasso-Avido Banchiere e lo cacciarono via. E vissero felici, non ricchi, ma contenti.

 LA FAVOLA PUÒ AIUTARCI A COMPRENDERE

LE MENZOGNE SUL DEBITO

Ci è stato raccontato che il peggior nemico del benessere dei cittadini è il debito pubblico.

Era una menzogna, fatta apposta per arrivare al pareggio di bilancio in Costituzione e in Unione Europea, per impoverire le popolazioni e fare perdere peso politico agli stati stessi, delegando tutto a un organo anti-democratico: la Commissione Europea (il Parlamento Europeo, democraticamente da Noi eletto, non ha potere decisionale ma solo consultivo, questo significa che può solo proporre delle Leggi ma che l’approvazione definitiva è di competenza unica della Commissione, questa è DITTATURA, sancita dai Trattati Di Maastricht e di Lisbona, sottoscritti allegramente dai nostri politici, tenendo all’oscuro l’opinione pubblica del meccanismo dittatoriale approvato) .

La verità è che il debito pubblico è un problema solo per gli stati che non hanno una loro moneta sovrana, ad esempio, in Euro-zona.

Il debito pubblico di uno stato a moneta sovrana non è un problema: lo stato crea da sé il denaro che gli serve.

europaCosa succede in Euro-zona? In Euro-zona gli stati non creano la moneta che usano. Essi la possono solo usare dopo averla chiesta in prestito. In Euro-zona la moneta è creata dal Sistema delle Banche Centrali Europee inclusa la BCE che la emette. La moneta è inizialmente creata dal nulla dalla Banca Centrale Europea, che la trasferisce alle banche commerciali private. Avete capito bene: la BCE trasferisce gli Euro alle banche commerciali private, tra le più grosse del mondo. Gli stati devono chiedere presso di loro la moneta in cambio di altissimi interessi che devono essere poi restituiti.

Quella moneta però è necessaria, per fare funzionare gli uffici, la polizia, le scuole gli ospedali, i servizi idrici. Per continuare a ottenere i prestiti gli stati cedono ai ricatti e pagano anche con leggi favorevoli ai mercati stessi.
Un esempio perfetto sono le firme ai Trattati 2012. Dal 2012, a causa dei Trattati MES e Fiscal Compact, gli stati non potranno neanche decidere quanto spendere e in cosa. Tutto passa nelle mani della Commissione Europea e del MES. Questo è il funzionamento del Sistema Europeo delle Banche centrali, voluto dai trattati degli ultimi 20 anni e dalle ultime direttive UE e accordi dei Summit UE del 2011. La moneta è una merce in mano ai mercati e una forma di usura coatta.

Dall’usura forzata alla perdita di spazio politico per gli stati.

BCEIn Europa, 17 stati hanno scelto l’Euro. L’Euro è una moneta creata per essere controllata di fatto delle banche centrali, di soci privati e dai mercati finanziari. Viene generata dalla BCE, banca centrale europea nominalmente con funzione pubblica, ma con soci privati tra cui le banche centrali nazionali (quasi tutte Spa con soci le banche commerciali internazionali peggiori eticamente parlando) e indipendente per statuto da qualsiasi organo pubblico, perciò al di sopra delle istituzioni pubbliche e dai governi eletti e avente nello statuto non l’utilità pubblica, ma gli obiettivi di base dell’Unione Europea, cioè la mercificazione globale di beni e servizi, moneta compresa. La BCE genera l’Euro, ne stabilisce gli interessi, ora allo 0,5%, e lo trasmette a quel costo alle banche commerciali. Altre banche centrali di emissione nel mondo, praticano tra lo 0% e lo 0,25%, come la banca centrale statunitense. In buona sostanza la BCE vende la moneta generata. Quando le banche commerciali internazionali le ricevono, esse prestano poi i soldi agli stati su interessi, oggi al 6-7%. Sono tassi equivalenti a quelli praticati ai tempi della Restaurazione, nell’Ancient Regime, 2 secoli fa.

Infatti accade che gli stati ogni anno si trovino senza denaro (perchè non lo creano da sè) per far funzionare i servizi pubblici e le istituzioni e sono costretti a battere cassa da chi gli Euro li ha appena ricevuti: le banche commerciali. La modalità del prestito è la vendita dei titoli di stato (i famosi bond).

Come funzionano i prestiti.

Gli acquirenti, magnati della finanza, versano i loro capitali nei conti dello stato, aprendo dei libretti di risparmio chiamati titoli di stato. I capitali dovranno essere restituiti da quello stato più interessi, allo scadere del contratto di quei titoli di stato (2,3, anche 10 anni). Poichè gli stati hanno una grande necessità di denaro, non sono in grado di contrattare e i magnati della finanza ottengono interessi al 6-7% una quantità che gli stati non a moneta sovrana, non sono in grado di restituire, in quanto gli euro da restituire sono sempre più di quelli che è possibile ritirare. Allora gli stati, invece che pagare con gli euro (che non hanno), pagano con la cessione ai debitori dei servizi pubblici, con aree demaniali (territori, laghi, montagne, sorgenti), opere pubbliche (sistemi idrici, acquedotti) o con leggi favorevoli ai magnati del capitale internazionale.

mesA proposito di prestiti: il Trattato MES.

La questione del debito si aggrava. Il 2 febbraio 2012, gli stati di Eurozona hanno firmato trattati che delegano le competenze sulla gestione dei debiti a un istituto finanziario che DOVRA’ indebitarci con il Fondo Monetario Internazionale. Cioè anzichè smantellare il meccanismo dei prestiti di denaro, i governi di Euro-zona hanno deciso di risolverli con un altro debito. Così è il debito nel sistema Euro: un ricatto che si perpetua.

Con il Trattato Europeo MES, la gestione dell’usura e dell’ammortamento del debito monetario si sposta a Bruxelles: tutta l’eurozona cede sovranità sul debito e crea il MES (il famoso “Salva Stati” e/o “Salva SPREAD” di cui mai nessun Politico di Governo e/o di Opposizione e/o Giornalista e/o Opinionista ci ha mai spiegato i contenuti in maniera comprensibile ma che è stato ratificato dal Parlamento Italiano nel Luglio 2012 insieme al Fiscal Compact). Per l’Italia firma Monti;

dal 2013 si passerà alle svendite dei patrimoni pubblici locali (beni concreti o azionariato), a firma Monti e decise dai vertici di eurozona (si ricorda ai più distratti che i “Vertici di Eurozona” non sono democraticamente eletti – solo il Parlamento Europeo lo è ma ha solo carattere consultivo e non può prendere alcuna decisione senza l’assenso dei “Vertici” ovvero Commissione Europea, FMI e BCE);

Il MES ha piena capacità e personalità giuridica, può acquisire e alienare beni, stipulare contratti e accordi (Art. 32). Inoltre lo scopo di lucro è previsto dall’art.23 che consente di distribuire un dividendo (in base all’apporto di capitale) agli aderenti, ove il capitale e il fondo di riserva siano sufficienti a garantire la concessione dei prestiti agli stati aderenti e a garantire il rimborso dei creditori del MES (art. 23). Laddove la Commissione risulta essere l’organo legiferante dell’Euro-zona, non riconosciuto e non legittimato dal popolo, il MES ne è l’agenzia di amministrazione fondi. Le decisioni del MES sono vincolanti per i 17 stati aderenti e gli stati disubbidienti subiscono pesanti sanzioni economiche ed esclusione dal voto. Inoltre nel trattato non sono stabilite possibilità di recesso.

La sua natura privatistica si somma a una serie di immunità e privilegi tali da portare il MES al di sopra di ogni istituzione politica e giudiziaria esistente (Artt. 32, 34 e 35). I suoi governatori, come del resto tutte le altre cariche (CDA, Presidente, dipendenti) godono di immunità giudiziaria finché agiscono nell’esercizio delle loro funzioni. Luoghi e documenti sono inviolabili ad opera di nessun organo giudiziario. I verbali, i documenti prodotti, gli archivi non sono pubblici. La fedeltà e la complicità rispetto alle azioni intraprese dal MES è assicurata con la garanzia di totale esenzione fiscale per governatori, amministratori e dipendenti. Il MES ha un consiglio dei governatori composto da persone del Ministero delle Finanze dei paesi membro, cioè dell’esecutivo, non elettive. Nel momento in cui queste persone assumono anche il ruolo nel MES, il loro incarico nel MES prevale su quello del governo del proprio paese membro, con rovesciamento della gerarchia stabilita dalla Costituzione Italiana.

Il MES è un istituto di speculazione finanziaria e ha lo scopo di requisire dagli stati, a vantaggio di banche private, quantità illimitate di denaro pubblico, sia statale che comunale e regionale, per coprire il debito monetario da usura: è il nuovo fondo “salva-stati”, comandato da Commissione Europea, FMI e BCE;

i patrimoni comunali, regionali, e statali, svenduti e requisiti dal MES, non saranno mai restituiti: il denaro che era nostro ci verrà solo prestato a tassi di interesse, la qual cosa va ovviamente a peggiorare il debito monetario contratto dagli stati di eurozona, anzichè risolverlo;

le requisizioni ordinate dal MES di beni e servizi riguarderanno il patrimonio pubblico comunale di tipo immobiliare (edifici moderni, ma anche storici o artistici), i beni demaniali e forestali (terreni agricoli e forestali, coste, isole, sorgive), ma anche i servizi locali di pubblico interesse;

le requisizioni avverranno in Italia tramite fondi diversi (cioè società finanziarie a scopo di lucro), ma tutti facenti capo a una banca privata, la Cassa Depositi e Prestiti, e da lì dirottati alle sedi territoriali del Fondi di Investimento del MES;

il trasferimento delle proprietà comunali di tipo concreto (immobili, demanio, coste etc.) andrà a favore di un fondo privatistico di soci anche internazionali (banche, assicurazioni, privati investitori) detto SGR (Società di Gestione e Risparmio);

i trasferimenti alla SGR necessitano della firma dei singoli Sindaci, che sono i rappresentanti legali del patrimonio comunale e che quindi hanno la possibilità di opporsi a questa procedura;

invece, la privatizzazione dei servizi pubblici locali avverrà tramite l’acquisto di azioni da parte del Fondo Strategico Italiano, una SpA interna alla Cassa Depositi e Prestiti, in cui si accumuleranno le rendite finanziarie delle multiservizi per la gestione di acqua, gas, luce, trasporti, sanità, servizi sociali.

fiscal compactA proposito di Fiscal Compact: l’usura è legge: la libertà dell’Italia è finita

il Fiscal Compact è una specie di accordo di usura della durata di vent’anni. Con questo accordo, noi sottoponiamo il nostro paese a un pacco di cambiali usuraie nei confronti della finanza internazionale. Ci impegniamo, cioè, per i prossimi vent’anni, a ridurre della metà l’ammontare complessivo del debito – oltre naturalmente al pagamento degli interessi, che continua.

Siccome il debito italiano è di circa duemila miliardi, ci impegniamo a ridurlo a mille, in vent’anni: sono 50 miliardi all’anno, che si aggiungono a tutte le altre manovre che ci stanno già affamando oggi. E’ una cosa catastrofica, che distrugge l’economia e, tra l’altro, distrugge anche la democrazia. Perché, se questo accordo viene applicato, nessun governo – non solo quello di adesso, ma nemmeno quelli che verranno dopo le elezioni – avrà più l’autonomia di decidere niente: dovrà solo trovare i soldi, dai cittadini, per pagare il debito. Una cosa mostruosa, che sta distruggendo l’economia in tanti paesi europei e adesso arriva anche da noi. Tutto questo avviene nel silenzio, senza l’informazione dell’opinione pubblica, e con manovre che vengono fatte esclusivamente per ottenere risultati di fronte alla finanza internazionale.

Monti ha portato lo scalpo dell’articolo 18 di fronte alla finanza internazionale d’Europa, ha portato quello delle pensioni, della spesa pubblica, dello stato sociale, della sanità, i licenziamenti nel pubblico impiego, e adesso porta la fine di ogni decisione libera e autonoma nel nostro paese sulle spese economiche. Una cosa mostruosa, ripeto, che avviene nel disinteresse più generale e nella cancellazione della stessa informazione nei confronti dei cittadini. Questo, proprio, è il segno della caduta della nostra democrazia.

Danilo Gambini

Danilo Gambini 2

La favola dell’isola deserta di Danilo Gambini
Tag:                                                                             

Un pensiero su “La favola dell’isola deserta di Danilo Gambini

  • 5 Giugno 2014 alle 08:38
    Permalink

    Caro Danilo,
    la tua disamina (La favola dell’isola deserta di Danilo Gambini) è perfetta come pure tutto il resto del tuo post ma abbiamo un problema: Tutti ci lamentiamo, protestiamo, manifestiamo MA SIAMO TROPPO DISUNITI.
    I pregiati insegnamenti del caro Professore Auriti hanno sortito l’effetto di smuovere le coscienze, ma solo di pochi, i più si accontentano di coltivare il proprio orticello e fregarsene del vicino.
    Forse ora, costretti dalle sempre più aggressive leggi schiavistiche, la gente comincia ad aprire gli occhi, ma ancora assonnata non riesce a fare squadra.
    Io penso che per via del malessere diffuso prima o poi la gente si ribellerà con violenza e ci sarà la terza guerra mondiale, A MENO di riuscire a coalizzare una percentuale alta di persone ed imporre un cambiamento radicale come nella favola l’isola deserta.
    Quindi, secondo il mio pensiero, la prima cosa da fare è POTER PARLARE AD UN NUMERO MOLTO GRANDE DI PERSONE e coalizzarle verso un comune obiettivo.
    Ti saluto
    Vincenzo Della Discendenza Merlo.

    Rispondi

Rispondi a Vincenzo Della Discendenza Merlo Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.