La rubrica Balasso 036

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“Ego te autorizzo a far quel cazzo che vuoi coi miei scripti, cum publicatione sul tuo sito, basta che scrivi che son miei” Firmato Balasso

natalino balasso

In Italia il tasso di occupazione è al 60%, quindi, 40% di disoccupati, così dicono alcuni giornali. Qualcuno dice che in Irpinia siamo al 70%, non è mai stato così alto dal 2002. Quindi, nel 2002, non eravamo tanto occupati. Leggo poi da qualche sito che cita tabelle senza dire di chi sono, che la disoccupazione in Italia è al 12%, come nel 1985. Quindi, nel 1985, in pieno craxismo felix, non eravamo tanto occupati. In Sardegna, nel 1995 la disoccupazione era al 27%, da fonte regionale.
Il sito Euribor.it dice che siamo al 12,7%, mentre in Francia sono al 10,5%. Non sono tanto occupati nemmeno lì. Negli anni ’70 c’erano gli apprendisti, si lavorava a 14 anni. Nell’800, i sindacati strappavano il diritto delle 8 ore lavorative per i fanciulli (dai 10 anni), prima erano 11 o 10 ore. Lavoravano anche i bambini, lavoravano le donne incinte, alle manifestazioni dei lavoratori la polizia sparava, scioperare poteva significare morire. Allora sì che c’era occupazione per tutti!

Ma non è il caso di rivedere tutta questa massa di cifre senza senso (siamo onesti: disoccupati al 70% è una cifra da rivolta sociale, da barricate sulle strade, e invece la gente guarda Vespa e Ballarò, qualcosa non torna), non è il caso di capire meglio cos’è il lavoro? Quali sono le cifre vere e cosa significano? Oggi, si dice, c’è la crisi. Molte case hanno quella che una volta si chiamava “donna di servizio”, hanno badanti per gli anziani, negli anni ’70 se le poteva permettere solo la gente ricca. C’è qualcosa che non torna. Oggi, l’85% e passa delle famiglie vive in una casa di proprietà, la stessa percentuale, negli anni ’60, in pieno boom economico, viveva in case in affitto. C’è qualcosa che non torna.

Una grossa fetta della popolazione cambia cellulare ogni anno. I bambini hanno scarpe da 80 euro, hanno cellulari da 200 euro, hanno la paghetta senza lavorare 10 ore al giorno. Lo spaccio della droga incassa miliardi, ma quei miliardi qualcuno li spende, i miliardi incassati dalle slot machine non sono paragonabili alle briciole del lotto che comunque andavano in gran parte allo Stato. Quei miliardi qualcuno li spende. Negli anni ’60 è arrivato il televisore nelle case dei più abbienti, oggi nelle case ci sono 3/4 schermi tra tv e computer e molti meno figli. Chi poteva permettersi di andare al ristorante?
E nonostante tutto questo consumo i disoccupati aumentano?
Anche un bambino capirebbe che la risposta non può essere l’aumento del consumo! Cosa dobbiamo fare? Comprare due macchine a testa? Buttare via ancora più elettrodomestici, ancora più scarpe? Ancora più cibo? Ancora più vestiti? Perché forse riparta quella roba fasulla che si chiama lavoro, cioè dedicare un terzo della propria vita a fare cose di cui spesso non ce ne frega niente? Senza amore, senza dedizione vera, senza nemmeno conoscere lo scopo ultimo. Nelle concerie del vicentino intere famiglie di neri vivono grazie a un lavoro che nessun italiano vuole fare più; sono neri talvolta disprezzati, ma che non rubano il lavoro a nessuno, nessuno ci andrebbe nelle concerie di pellame. Adesso si lavora meno anche lì, non compriamo abbastanza giubbotti, oppure compriamo giubbotti fatti in Cina, dove c’è il partito comunista, quindi disprezziamo anche quelli, anche se compriamo le robe fatte da loro, anche se trasferiamo laggiù le nostre produzioni. Siamo al disprezzo sociale per motivi che non sono più l’invidia o il desiderio, addirittura per semplice diversità.

Non è forse la qualità della nostra vita un traguardo più interessante rispetto alle cifre del pil e dei disoccupati? Cosa significava lo spread, cosa significa adesso? Non è meglio riformare la vita, anziché le vuote leggi statali? Persino nella legislazione siamo grossi consumatori, più di 500 decreti attuativi mai fatti! Leggi decise e mai diventate leggi!
Il 6% dei disoccupati sarebbe una cifra auspicabile. Ma sono più di 3 milioni di persone! È auspicabile che stiano peggio degli altri? Da sempre le leggi dell’organizzazione umana hanno uno scopo solo: la redistribuzione delle ricchezze. Chi ha di più fa di tutto per mettere le mani su quelle leggi, per modificarle a favore del proprio lusso, ma il più delle volte la redistribuzione avviene comunque e non solo attraverso la carità. Allora non sarebbe il caso di affrontare seriamente la redistribuzione, la qualità della vita di tutti, la pace sociale per evitarci tutte le urla, le offese televisive, gli insulti balordi che leggo anche su queste pagine, di gente che pensa di dover avere tutto e che pensa che gli altri non meritino nulla?

I bisogni che sentiamo sono imposti dalla cultura. Ci sono altri bisogni che sarebbe bene avessimo ma che la cultura che viviamo ci fa ignorare. Se non apriamo la mente non ne vedremo nemmeno l’ombra, di quei bisogni di umanità e di amore. Le code di automobili del venerdì sera sono un’umanità in fuga. Stiamo per tutta la vita alla ricerca di qualcosa da fuggire.

Nel cinquecento c’era un filosofo, si chiamava Campanella, diceva che la gente non dovrebbe lavorare più di 4 ore al giorno. E non esistevano i robot.

La rubrica Balasso 036

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