La rubrica Balasso 053

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“Ego te autorizzo a far quel cazzo che vuoi coi miei scripti, cum publicatione sul tuo sito, basta che scrivi che son miei” Firmato Balasso

natalino balasso

Ci sono persone che vorrebbero che il mondo somigliasse a loro. Ma per somigliare a loro, visto che il nostro pensiero si è formato in gioventù, dovremmo avere tutti gli stessi loro genitori, essere stati educati allo stesso modo, aver appreso le cose nella stessa scuola alla stessa maniera. E diciamolo pure, a giudicare da quel che scrivono e che dicono, non parliamo nemmeno della più completa educazione del pianeta. C’è gente che usa il proprio metro per dire che ciò che non le piace fa schifo, intendendo dire di essere la misura esatta di ciò che può o non può piacere. Intendiamoci, non ritengono impossibile che a qualcuno possa piacere ciò che a loro fa obbrobrio, ma giudicano questo qualcuno degno di essere declassificato al rango di primate; poiché costoro non pensano affatto che le scimmie siano gli esseri intelligentissimi che sono, con la differenza rispetto a noi che non gl’interessa vivere in una villetta a schiera, ma pensano che le scimmie, essendo animali, come se noi non lo fossimo, sono degne del più assoluto disprezzo intellettuale. Di recente, due olandesi molto svegli, hanno sottoposto alla visione dei critici e dei frequentatori di un museo d’arte, il quadro di un pittore (inesistente) che si chiama Ike Andreas; questo nome deriva dal fatto che il quadro era uno di quelli che vendono all’Ikea per 10 euro. Qualcuno si è spinto a valutarlo oltre i due milioni di euro, e i visitatori ci vedevano evocazioni degne dei più famosi astrattisti, segno che il valore delle cose non è intrinseco, non esiste il bello, il sublime, il meraviglioso, ma solo ciò che ci piace, ciò che ci entusiasma, ciò che ci meraviglia; il valore delle cose è dato dalla cornice, dal contesto in cui si trovano e da come gli individui interpretano questo contesto. Il valore delle cose è tutto dentro la nostra testa. E forse quel quadro valeva veramente 2 milioni, forse gli illustratori dell’Ikea (che sono degli artisti, anche se venduti a 10 euro) sono dei geni e non ce ne accorgiamo. Detto questo, si può discutere delle cose che ci servono per la convivenza sociale, è giusto trovare una mediazione che scontenti il minor numero di persone possibile, ma litigare e giudicare di ciò che uno è, di come vive o di cosa gli piace, se questo non intralcia il mondo, non gli nuoce alla salute, non inquina e non rovina la convivenza sociale, è un inutile passatempo. Ciò non significa che ogni cosa sia uguale alle altre, ma che le scale di valore sono un’invenzione umana per giustificare i privilegi e, se applichiamo scale di valore ai gradini sociali, dobbiamo applicarle a tutto il resto: anche se un valore è convenzionalmente accettato da tutti, ciò non significa che quel valore sia universale, semplicemente perché il valore delle cose e delle persone non esiste di per sé, esiste solo come categoria presente nei cassetti del nostro cervello, una categoria che vi è stata deposta dal pensiero comune. È per questo che, come diceva Epitteto, molta gente si vanta di possedere un cavallo potente, quando la potenza non è del proprietario, è del cavallo (spostate il ragionamento su di un’auto e vedrete quanto sia attuale il ragionamento).
Ma di solito quelle stesse persone che s’illudono di essere il metro del mondo, pretendono anche di piegare la convivenza sociale alle loro ideuzze, sarebbero capaci di farsi costruire un’autostrada sotto casa se ne avessero il potere e di pagare qualcuno per dimostrare che ciò è necessario e utile alla comunità.
Sarà molto difficile per noi liberarci del giogo che ci hanno applicato a scuola e che fa sì che inseriamo le persone in una classifica, nella quale c’è chi vale di più e chi vale di meno.

La rubrica Balasso 053

Un pensiero su “La rubrica Balasso 053

  • 27 Marzo 2015 alle 16:44
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    Resta comunque ovvio il principio dei vasi comunicanti!

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