Le menzogne del potere sul denaro.

di Mirco Mariucci

utopiarazionale

DenaroDalla cessazione degli accordi di Bretton Woods, avvenuta nel 1971, non c’è più alcun bene reale a garanzia del denaro, come invece avveniva in passato (in special modo con l’oro).

Il concetto stesso di denaro, meramente metafisico, è esclusivamente fiduciario.

Non c’è nulla che sia in grado di attribuire “valore” ad una qualsiasi moneta al di fuori della profonda convinzione dei suoi utilizzatori che quella rappresentazione contabile, in futuro, potrà essere nuovamente scambiata con un bene reale.

Il denaro viene creato dal nulla, a costo zero, e non c’è alcun limite alla sua creazione in quanto unità di misura del valore (che siano € o $ non fa differenza), esattamente come non può esistere alcun limite alla creazione di metri o di iarde, che sono delle unità di misura della distanza.

Non c’è una scarsità intrinseca relativa al denaro, perché non può esistere, ciò che esiste invece è la ferma volontà di un’élite che si adopera incessantemente affinché ci sia scarsità.

Oggi è come se vivessimo in un mondo dove non si possono costruire strade non perché non ci sono i mezzi o la forza lavoro per farlo, ma perché un’ipotetica banca, che detiene il controllo sull’emissione dell’unità di misura della distanza, non emette i chilometri che ci servirebbero per realizzare le strade di cui avremmo bisogno.

Il passo successivo, dopo aver ottenuto il controllo sulla creazione, è quello di gestirne l’emissione: nasce così il noto meccanismo del debito.

Non c’è alcun obbligo di emettere prestiti previa richiesta di un interesse positivo, si tratta ancora una volta di una scelta arbitraria e, per quanto strano possa sembrare visto l’attuale ordine delle cose, non c’è neanche alcun obbligo da parte di chi emette moneta nel pretenderla indietro.

Teoricamente nulla vieterebbe di dare semplicemente soldi a chi ne ha necessità, magari finanziando opere e servizi di pubblica e reale utilità, senza indebitare nessuno, ovvero senza pretendere alcunché in cambio.

Ma la mente malata di alcuni omuncoli può forse esimerli dall’utilizzare uno dei più potenti strumenti per ottenere al contempo potere e profitto che siano mai stati ideati nella storia dell’umanità?

No di certo, tant’è che il secondo presidente degli Stati Uniti John Adams disse che: «ci sono due modi per conquistare e schiavizzare una nazione. Uno è con le spade, l’altro è con il debito».

Il debito di uno stato a moneta sovrana non a caso è chiamato “debito non oneroso”, ma esso può diventare una potente arma dominatrice non appena una nazione sceglie di cedere la propria sovranità monetaria ad una banca privata, trasformando così una partita di giro in un debito effettivo e reale, con tutti i rischi e i ricatti del caso.

In economia esiste una regola molto semplice: per uno che spende c’è sempre un altro che guadagna; così il debito di un attore economico corrisponde sempre al credito di un altro. Con le dovute accortezze, possiamo sostenere che in uno stato a moneta sovrana il debito pubblico rappresenta la ricchezza dei privati.

Questa affermazione, che suonerà allucinante alle orecchie allenate dalla propaganda, può essere facilmente compresa con alcuni esempi:

la famosa “spesa pubblica improduttiva”, tanto per intenderci, è quella che ha permesso agli italiani di andare a scuola, di viaggiare nelle autostrade e nelle ferrovie, di studiare e curarsi nelle strutture pubbliche.

Tutto ciò è stato realizzato perché lo stato disponeva delle leve monetarie.

Se invece non sei più padrone della tua moneta, l’unico modo che ti resta per finanziarti è quello di andare a caccia di capitali, e quindi dovrai indebitarti ad un tasso d’interesse fuori dal tuo controllo, perché fissato dal mercato, sempre ammesso che i tuoi aguzzini ritengano che tu sia un debitore affidabile e quindi siano disposti a finanziarti in qualche misura.

L’assenza di leve monetarie va a braccetto con l’ideologia dello stato minimo, tipica del neoliberismo, ovvero con tagli, diminuzione dei diritti, svendite delle eccellenze pubbliche e privatizzazioni.

Ma se i servizi non li offre il pubblico, sprecone ed inefficiente, finanziandosi con la sua moneta, chi li assicurerà?

Il privato, ovviamente, che però nel suo agire presenta anch’esso dei “piccoli” difetti…

In primo luogo il privato investe, ovvero fornisce servizi, solo dove è certo che il suo capitale sarà remunerato, che in altri termini significa lavoratori sfruttati e sottopagati, norme permissive per l’inquinamento ambientale etc.

In secondo luogo il privato non ha la ben che minima intenzione di assicurare un servizio a tutti e ovunque, ma solo a chi può permetterselo e nei luoghi che garantiscono un maggior ritorno economico. E in tutti gli altri casi che cosa accadrà?

Come faranno i poveri a studiare e a curarsi con una scuola ed una sanità privata? Oppure, anche se ben meno importante rispetto al punto precedente, chi cablerà i paesi poco popolosi con la fibra ottica e chi li inserirà nei tragitti degli autobus, visto il basso numero di utilizzatori potenziali dei servizi?

Semplice, i poveri non studieranno e non si cureranno, mentre gli abitanti dei paesini non avranno una connessione a fibra ottica e se vorranno spostarsi dovranno attrezzarsi autonomamente.

Qual è allora il vero spreco e la vera efficienza?

Un’altra caratteristica del denaro è che può essere accumulato. Non esistono leggi che impediscano di accumulare in eccesso rispetto alla ricchezza media, così il sistema consente l’esistenza d’individui che continuano ad accumulare avidamente, anche quando non ne hanno chiaramente più bisogno.

Ma per uno che ha una ricchezza al di sopra della media altri devono averne necessariamente al di sotto, e quindi può accadere che all’opulenza di alcuni corrisponda la miseria di molti altri.

In Italia ci sono imprenditori che vantano patrimoni superiori al miliardo di euro. Tale cifra, se venisse monetizzata, gli consentirebbe di spendere 10.000 € al giorno per circa 274 anni; eppure questi omuncoli continuano ad accumulare e a trattenere il profitto per sé, ignorando le necessità dei 6 milioni di poveri recentemente denunciati dall’ISTAT.

In una società normale simili individui non dovrebbero neppure esistere ed il resto della collettività, innanzi alla loro presenza, dovrebbe agire con forza affinché quest’assurdo processo di accumulazione non possa più aver luogo, redistribuendo gli eccessi in favore di chi ne ha una ben più chiara e sincera necessità.

Ci dicono che non ci sono i soldi per sfamare i poveri o per fornire gratuitamente cure mediche a chi non può permettersele eppure, guarda caso, i soldi per fare le guerre non mancano mai (circa 1.750 miliardi di $ all’anno), così come quelli che le aziende investono per invadere il mondo con una futile e detestabile pubblicità (circa 550 miliardi di $ all’anno).

Eliminando guerre e pubblicità, delle quali faremmo tutti volentieri a meno, quel miliardo di poveri presenti nel mondo potrebbe ricevere 2300$ all’anno a testa di cibo, cure mediche o quant’altro; cesserebbero inoltre morte, distruzione e migrazioni, mentre i mass-media, internet e i luoghi in cui viviamo, non sarebbero più invasi da ridicoli spot consumistici.

Ma tutto ciò, per quanto possibile, viene sapientemente e immancabilmente bollato come “utopia”, in modo tale che la massa se lo tolga immediatamente dalla testa, invece di pretenderlo a gran voce; così l’élite può continuare indisturbata ad attuare tutte le dinamiche che ritiene più opportune per generare profitto, anche se diminuiscono il benessere di un gran numero di esseri umani.

Con una sana gestione del denaro potremmo istituire un reddito d’esistenza, in modo tale che nessuno sperimenti più la povertà, garantire cure mediche, una casa ed istruzione all’intera umanità… ma tutto ciò non viene effettuato non per una questione di conoscenze, non per discorsi inerenti le risorse, né per la mancanza di forza lavoro, bensì perché da una parte i vincoli monetari e dall’altra un’assenza di pianificazione dell’economia che agisce in questa direzione, c’impediscono di farlo.

Il denaro, con le sue molteplici forme di rappresentazione, è semplicemente uno strumento d’intermediazione ed in quanto tale non possiede di per sé le qualità di essere buono o cattivo, ma a seconda di come viene gestito può trasformarsi da mezzo auspicabile per assicurare pace, benessere e prosperità, in un’arma temibile e tremendamente efficace per esercitare il dominio di un’élite sul resto dell’umanità.

Mirco Mariucci

Mirco Mariucci

Le menzogne del potere sul denaro.
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Un pensiero su “Le menzogne del potere sul denaro.

  • 16 Agosto 2015 alle 12:16
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    Quindi, fatte le debite considerazioni, la logica conclusione e` che non il denaro interessa agli accumulatori, bensi` il potere! Ma, questa necessita`di esercitare potere, di sentirsi potenti sugli altri e a discapito anche degli altri individui, dove affonda le sue radici? Quale condizione sociale/culturale ha permesso e favorito il sorgere dell`autorita`,intesa come istituzione che trascende l`individuo, si impone all`individuo e che avrebbe come obbiettivo il cosiddetto bene collettivo, cioe` di ciascun individuo nessuno escluso? Sarebbe interessante, oltreche` graditissimo, che il sig. Mirco Mariucci passasse in rassegna i motivi primordiali che hanno determinato la nascita di un simile attuale obbrobrio. Forse, ma anche senza forse, ci troveremmo in piena psicanalisi!

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