Libertà di informazione: Italia al 73mo posto

di C. Alessandro Mauceri

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giornaliSono stai diffusi i risultati della ricerca sulla libertà di informazione (World Press Freedom Index) realizzata da Reporters sans frontières in 180 Paesi nel mondo. L’analisi, basata su diversi criteri per valutare la libertà di operare dei mezzi di informazione (pluralismo dei media, indipendenza, sicurezza, libertà dei giornalisti, contesto legislativo, istituzionale e infrastrutturale, etc.) ha fornito un quadro sorprendente dello stato dell’arte a livello globale. E non solo.
Come era prevedibile, ad occupare le posizioni di

vertice sono stati sempre gli stessi Paesi come la Finlandia (al primo posto ormai da cinque anni), seguita dalla Norvegia e dalla Danimarca.
Ciò che sorprende è che molti Paesi, generalmente considerati “paladini della democrazia e dei diritti civili” hanno meritato punteggi che li hanno piazzati molto in basso nella graduatoria. Paesi come gli Stati Uniti d’America, al 49esimo posto, o il Giappone, al 61esimo.
In realtà, e questo è ciò che sorprende di più, ad essere peggiorata è la situazione nel suo complesso: dai dati rilevati dagli analisti di Reporters sans frontières risulta che, nel 2014, circa i due terzi dei Paesi esaminati ha raggiunto un punteggio inferiore rispetto a quello dell’anno precedente. E tra questi, l’Italia che lo scorso anno occupava la 49esima posizione. Ebbene, sulla base delle ricerche condotte da Reporters sans frontières, sotto la guida del “nuovo che avanza”, il Bel Paese e andato indietro di ben 24 posizioni: oggi occupa la 73esima posizione, ben più in basso di Paesi da molti considerati arretrati o non così sviluppati e democratici (come il Botswana, 42esimo, o il Ghana, 23esimo, o il Costa Rica, 16esimo).
Quali sono le cause di una simile debacle è facile dirlo: numerosi sono stati gli attacchi contro beni di giornalisti (in particolare contro le loro automobili) e le aggressioni fisiche (che sono aumentate: sono 43 i giornalisti che hanno subito aggressioni fisiche e almeno sette i casi di attacchi incendiari solo nei primi dieci mesi dello scorso anno). Ma anche il numero di accuse ingiustificate di diffamazione è cresciuto (è passato da 84 del 2013 a 129 dei primi dieci mesi del 2014). Procedimenti giudiziari, come riporta il rapporto, spesso intentati da personaggi politici (secondo molti, una forma di censura).
Un campanello d’allarme per il “modello di democrazia” del Bel Paese come l’hanno definita gli analisti di Reporters sans frontières. Un biglietto di presentazione deludente proprio nel giorno in cui il presidente del consiglio Renzi, è volato a Bruxelles per partecipare alla riunione con i leader del Partito socialista europeo al vertice informale dei capi di stato e di governo.

 

C. Alessandro Mauceri

CAlessandro Mauceri

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