Matrimoni gay: Benvenuti nel più dolce degli inferni….

di Antonella Policastrese

nozze-gaySe anche in Italia, come in Irlanda, si proponesse un referendum sulle nozze gay, la vittoria dei si sarebbe schiacciante allo stesso modo di come è avvenuto nell’ex stato britannico. Ma non perché nelle due nazioni il rapporto, affettivo e sessuale, tra persone di sesso opposto sia divenuto una pratica obsoleta, almeno si spera. Nel caos, nel disordine, nella confusione che inevitabilmente si generano in tempi di crisi profonde e difficilissime come quella che stiamo vivendo, chi grida più forte si prende la mucca. Se poi né di carne né di latte vive l’uomo, la contesa del quadrupede è roba che non fa testo, non cambia la vita a nessuno e non nuoce al potere costituito; è solo un totem quella conquista. Nel caso dei matrimoni omosessuali, perché ci si aspetti poi il risentimento esclusivo da parte della Chiesa, è un fenomeno tutto da spiegare; è come se quella fosse la sola controparte, l’unico elemento della società civile ad opporsi all’unione tra persone dello stesso sesso, che comunque non potranno procreare, se non artificialmente e avere figli se non artificiosamente e con leggi da costruire. Ma poi verrà il tempo in cui le coppie gay pretenderanno di potersi sposare in chiesa, e saranno dolori. Lancinanti saranno infine i dolori derivanti dal reclamare diritti, come l’adozione, da parte di genitori che sono solo due mamme o due papà. Dicono che quanto avvenuto in Irlanda sia l’inizio di una rivoluzione culturale, di un trionfo dei diritti civili e di uno storico risultato referendario. Di queste cose è oggettiva soltanto la terza, poiché lo scenario dei fatti è stato uno dei paesi più cattolici del mondo. Inutile quindi, perché scontato, interrogarsi su come reagirà il mondo cattolico, molto più interessante, invece, è chiedersi perché sono solo le coppie gay a inseguire con siffatta insistenza l’unione in matrimonio. Pare che a breve anche il Parlamento italiano varerà la propria legge che consente le unioni civili tra persone dello stesso sesso. La casa è alluvionata e ci si preoccupa di annaffiare i gerani sul davanzale; perché quello delle unioni civili non è il primo dei problemi che affliggono il mondo, anzi, non è per niente un problema. Due persone dello stesso sesso possono andare da un notaio (vedremo sotto con quali strumenti) e dettare le proprie volontà, soprattutto testamentarie, basta pagare la parcella. Due persone dello stesso sesso usufruiscono singolarmente del servizio sanitario pubblico e nessuno impedisce a due individui di mettere i propri distinti nomi sul campanello di casa anche se non sono un nucleo familiare costituito ufficialmente oppure di fatto. L’unico sacrosanto dovere civile, ancorché umano, nei confronti degli omosessuali, accoppiati o single che siano, era ed è il rispetto della loro condizione e delle loro abitudini. Deve essere perseguita ogni forma di discriminazione e bisogna bandire dai vocabolari e dimenticare per sempre gli aggettivi di distinzione nei loro confronti. Queste sono tutte cose che si possono e si devono fare; una rivoluzione culturale deve avvenire in questo senso e per la verità sono stati fatti passi da gigante. Del resto, in epoche poi non così remote, non erano oggetto di scherno e di derisione anche i portatori di handicap ? Non c’è mai stato bisogno di indire referendum o coniare leggi ad hoc per affermare un principio di uguaglianza assoluta che non è mai stato in discussione. Per contro, le coppie gay vogliono un riconoscimento giuridico per avere gli stessi diritti che esistono tra marito e moglie, a partire dalla reversibilità pensionistica; un diritto che non può essere acquisito con atto notarile, bensì solo e soltanto con una legge che lo preveda. Il “minimo salariale” da ottenere, da parte delle coppie gay, potrebbe essere la loro equiparazione alle coppie di fatto tra persone di sesso diverso. Queste coppie hanno maggiori garanzie e tutele da parte dello Stato, ma non tutte quelle riconosciute alle coppie che suggellano la propria unione col vincolo matrimoniale. Per quell’uomo e quella donna che vivono sotto lo stesso tetto e che hanno generato figli, senza essere sposati, è intervenuto nel 2013 un decreto legislativo di equiparazione con le coppie unite in matrimonio e pare che non ci siano state lamentele. L’indicazione di una via che potrebbe essere utile alle coppie gay, senza che abbiano a pretendere di far inginocchiare il mondo ai loro piedi, è quella di chiedere l’estensione nei loro riguardi dei contratti di convivenza predisposti per le coppie di fatto (composte da uomo e donna) dal Consiglio nazionale del Notariato. Se non fosse che alle coppie gay manca un requisito fondamentale per rientrare nei casi previsti dalla legge di tutela delle coppie di fatto, ossia la diversità di sesso dei membri della coppia. E’ singolare inoltre il fatto che una coppia di conviventi, costituita da uomo e donna, pur potendo scegliere di ufficializzare la propria unione con il matrimonio, giacché nulla glielo vieta (tranne nel caso che siano vigenti altri vincoli matrimoniali), non scalpiti così tanto per andare dal sindaco o dal parroco per sposarsi. Le coppie gay invece si, ci vogliono andare e presto, ad ogni costo e con ogni mezzo, compreso un referendum. In Irlanda hanno dunque vinto;ma è una “vittoria di Pirro”; la famiglia in Italia è martoriata. Benvenuti nel più dolce degli inferni…

Antonella Policastrese

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