Mazzette e tangenti

di Antonella Policastrese

tangentiNon bastava l’Expo, ora ci si è messo anche il Mose, e se adesso toccasse al TAV fare emergere un sistema di tangenti ? Non c’è opera pubblica, piccola o grande che sia, esente da tangenti, scevra da sovrapprezzo dovuto ad aggiudicazione pilotata del relativo appalto in favore di questa o quella ditta. Già, perché questo sistema verminoso delle tangenti è costruito intorno ad u metodo di assegnazione degli appalti che sarebbe ora di rivedere, ma che è difficile immaginare in che termini e senza discriminare alcuno. Il denaro pubblico per la realizzazione di opere pubbliche è un fiume, un imponente corso d’acqua cui tutti attingono il becco per dissetarsi: dai politici ai funzionari, sino ai semplici addetti alle aperture delle buste con le offerte. Forse il tallone d’Achille di questo metodo sta proprio nel criterio dell’offerta più vantaggiosa e della susseguente, puntuale, revisione dei prezzi in corso d’opera. Qual è la ditta, che si aggiudica un appalto, a poter giurare oggi di aver realizzato un affare, se il giorno dopo c’è un aumento di costi, di tassazione e una mutazione unilaterale di regole del gioco da parte del committente pubblico. Ed è proprio qui che si innesca una strategia, una “corretta” applicazione del senso logico che serve a mettere al riparo da rischi e da mancati ricavi l’aggiudicatario dell’appalto e che porta a sovrastimare i costi reali di un’opera. La tangente è dunque una specie di polizza assicurativa che rilascia, consapevolmente, il broker pubblico, magari per clienti affidabili o che sono amici, cui si consente di consegnare un prodotto che non rispetta il capitolato d’appalto iniziale, che è stato realizzato in economia, con materiali scadenti e addirittura ricorrendo a sfruttamento di mano d’opera. Non è dunque per le tangenti, per questo sistema del contrappasso, vecchio quanto il mondo, che affonda il Paese: per estirpare questa mala pianta ci sono soltanto due strade: la rinuncia da parte del pubblico alla realizzazione di opere, all’acquisto di beni e servizi; oppure l’affidamento diretto in base al feed-back di imprese e fornitori, senza indire gare che poi comportano ogni concorrente a forme di “doping” imprenditoriale. Sono almeno sei anni che in Italia si parla della differenza del costo di una siringa a Milano con quello di Reggio Calabria. Perché dovrebbe essere più economica quella stessa siringa in riva allo Stretto anziché sotto il Duomo ? Il costo dei trasporti, meno esoso in ragione della vicinanza delle fabbriche di siringhe, comporta già da se una differenza di prezzo d’acquisto. Di mezzo c’è la tassazione del lavoro sulle maestranze, di una ditta di autotrasporti per esempio; poi ci sono i continui aumenti dei pedaggi autostradali; le accise sui carburanti; le lunghe distanze e infine i rischi che corrono gli autotrasportatori nel percorrere l’Italia lungo il suo asse longitudinale. Mai e poi mai potrà avere un prezzo univoco quella benedetta siringa. Il pesce puzza della testa; il sistema Paese in Italia una testa non ce l’ha, però puzza lo stesso, di marcio, come nel caso dell’infinita tangentopoli che la scuote per lungo e per largo e che non si attenuerà mai. L’onestà, l’integrità morale di politici, magistrati, imprenditori, funzionari nulla potranno sino a quando le regole del gioco rimarranno queste e sino a quando si dovrà gestire il Paese sotto dettatura. Se la tangentopoli di venti anni fa è giudicata meno grave di quella attuale, è proprio perché il dettato europeo s’è fatto ancora più stringente; tra patti di stabilità, pareggi di bilancio e austerità. Chi può pensa al proprio domani e tenta il colpo oggi, come se ci fosse la consapevolezza che la nave sta per affondare. I topi ci sono sempre stati a bordo delle navi…non gli si può dare torto se non vogliono affogare.

Antonella Policastrese

Antonella Policastrese

Mazzette e tangenti
Tag:                                         

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.