Migrantes: chiamo vita e morte mi risponde

di Antonella Policastrese

emigranti mortiE’ uno di quei giorni in cui non riesco a stare zitta. Almeno settecento migranti morti nel Mediterraneo. Settecento persone che cercavano la salvezza, ma che la morte ha fatto in fretta a portarsi via. Per quanto tempo ancora dovremo essere spettatori passivi di tanta decadenza umana e morale, che ha trasformato il valore della vita in merce di scambio, da cui trarre profitto? Siamo stanchi di vedere barconi stipati fino all’inverosimile perché mercenari ci guadagnano ed a loro interessano solo i soldi. E l’Europa cosa fa? Come può lavarsi le mani senza muovere un dito, senza sentirsi minimamente sfiorata da tragedie simili, che la riguardano? Basta parlare di mercati, PIL, debito. La vita va ben oltre il valore meschino di dati, numeri, profitti, soldi.

Siamo arrivati ad un bivio e noi da soli non possiamo farcela. Non si può gestire una questione simile sommando povertà ataviche a nuove povertà. Bisogna che le porte dell’Europa si spalanchino tutte invece di palleggiarsi il problema. Molte cose non tornano e chissà perché ritornano alla mente le parole di Carminati che aspettava gli sbarchi per un puro interesse economico. Non si gioca con la pelle della gente. I ladri di vite non sono più tollerati. Intanto donne, bambini, ragazzi, uomini inconsapevoli di ciò a cui andavano incontro, sono stati inghiottiti dall’abisso e questa cosa non ci fa piacere. Al di là di tutto, la vita ha un senso e non esiste nessun futuro radioso se non si riesce ad intervenire con soluzioni, sulla disperazione di tanta gente che scappa e vorrebbe vivere dignitosamente. Ha un senso ancora la parola dignità?

In tutto questo tempo, si è guardato solo alla salute delle banche che, per buona pace di Draghi, oggi stanno bene ed i rischi economici risultano diminuiti. Ma vivere non ha nulla a che vedere con la politica monetaria, vivere è qualcosa di diverso e gli esseri umani non sono monetine da contare, per riempire i forzieri. Eppure questa semplice verità è stata dimenticata, è come se questo mondo si fosse capovolto come il barcone che recava i migranti, mandando all’aria ogni progetto di vita, facendo colare a picco speranze, desideri, sogni. La Libia è in mano a tribù che si scannano tra loro per un pezzo di territorio ed ognuno cerca di capire in che modo guadagnare.

Il contrabbando durante i periodi di guerra è stata l’attività più praticata per mancanza di generi di prima necessità. Oggi i petroldollari sono questa gente che scappa esasperata, che non esita a buttarsi nella mischia, che chiede risposte ma trova davanti un muro di altre povertà. Chissà se il Premier, andando in America con la sua voglia di importare la cultura americana, si sarà fatto il conto che l’Italia è qualcosa di ben diverso, che anche noi rischiamo di annegare e che urgono risposte per gli immigrati e per noi Italiani.

La realtà non è il mondo virtuale, la realtà ha le sue ferite, è fatta di sofferenze, miseria, povertà. Pensare un nuovo mondo, dare risposte in fretta perché nessuno può aspettare e vivere, comporta una serie di difficoltà che non si risolvono mettendo in colonna numeri o facendo previsioni che vengono puntualmente smentite. Intanto il mare non perdona. Potrebbe essere la salvezza ma anche la morte.

Antonella Policastrese

Antonella Policastrese

Migrantes: chiamo vita e morte mi risponde
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2 pensieri su “Migrantes: chiamo vita e morte mi risponde

  • 22 Aprile 2015 alle 13:20
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    cara Antonella,
    non ti conosco, ma faccio questo commento a ciò che scrivi, perchè non resisto.
    Cose che sento ripetere da ogni dove come litanie.
    Non che non siano sentite e condivisibili, ma sono scontate e servono a ben poco (scuserai la mia franchezza).
    Quello che invece non affronti è il modo in cui si possono evitare queste cose.
    Quando appare un fenomeno sgradevole, la prima cosa è chiedersi il perché, cioè determinarne le cause.
    Successivamente, se vogliamo che la cosa non accada, sfruttare le nostre capacità intellettive per cercare di eliminarne le cause.
    E, al di là di inutili ciaculatorie, magari cercare possibili e reali soluzioni, che attraverso azioni concrete possano risolvere il problema.
    Per rifarmi ad Albert Einstein :
    Il mondo è un luogo pericoloso, non tanto per i malfattori che compiono azioni malvagie, ma per quelli che assistono senza fare alcunchè per evitarle.
    Non serva a niente indignarsi (anche io lo sono, moltissimo !) ma che cambia se non si fa niente?. Per prima cosa studiare e chiedersi: PERCHE? Senza paure.
    Cordialmente. Alberto

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    • 22 Aprile 2015 alle 15:25
      Permalink

      Concordo con lei, ma nostro compito come giornale digitale è svegliare le coscienze ed esporre il problema affinché chi è nella possibilità di attivarsi si senta mobilitato a farlo, anche noi stessi. Quindi plaudo ad Antonella che spesso riesce a scatenare reazioni sia di indignazione che di riflessione. L’informazione questo deve fare, riferire fatti, possibilmente non inganni, e svegliare le persone dal torpore; diverso fosse un discorso al bar che invece lascia il tempo che trova. Jak

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