Montagna: mai più padroni a casa propria

di Augusto Grandi

girano

parchi montagnaLa montagna italiana si sente sotto attacco. E lo denuncia, nell’indifferenza generale, in un convegno a Cuneo. Anche il convegno, peraltro, e’ totalmente ignoto ai più e questo dovrebbe far riflettere sugli errori di comunicazione di un mondo che oscilla tra risentimento e rassegnazione ma che non vuol mai compiere il passo decisivo per tornare ad essere protagonista. Vittima della scemenza storica del politicamente corretto. Ieri, ad esempio, un grande montanaro come Mariano Allocco, ha affrontato il tema dei Parchi in montagna. Parchi che, nella versione europea, dovrebbero servire per conciliare lo sviluppo umano all’interno di un ambiente tutelato. Ma che, nella versione italiana, si trasformano in un diktat centralista che lascia spazio solo agli animali ed ai boschi per eliminare i montanari cacciandoli dalle proprie terre. Un parco di divertimenti per cittadini alla ricerca, per una decina di giorni all’anno o anche meno, di un territorio che faccia dimenticare lo stress urbano. Ma la logica dei parchi, al di la’ degli aspetti legati alla creazione di centri di spesa e di luoghi di potere clientelare, corrisponde alla medesima logica di espropriazione culturale e politica in atto in ogni parte del Paese. La montagna, nell’ottica politicamente corretta, non deve essere solo il luogo destinato alle scorribande dei lupi, eliminando gli allevamenti di ovini e bovini (la carne di bestie al pascolo potrà essere importata dall’Australia o dall’Argentina), ma i borghi da cui vengono espulsi i montanari devono trasformarsi in centri di accoglienza per i migranti. Perché la cultura delle varie città italiane ha ormai perso ogni contatto con la tradizione locale, con la propria storia, con la propria natura. Mentre sulle montagne sopravvive ancora una cultura legata al territorio, alle tradizioni. Dunque va estirpata. Cacciando tutti coloro che rappresentano la continuità di queste tradizioni e di queste culture, eliminando le lingue locali, distruggendo saperi antichi, cancellando feste ed artigianato locale. E sostituendo tutto con popolazioni in arrivo da ogni parte del mondo, con altre culture (meglio, molto meglio, se nulla hanno a che spartire con la montagna), per arrivare alla totale mescolanza che annichilisce ogni diversità ed ogni peculiarità. La montagna come territorio dove impiantare l’uomo nuovo, globalizzato. L’homo videns e l’homo consumens. Privo di identità, perché l’identità è politicamente scorretta. Ma la montagna, affidata ai migliori esempi del politicamente corretto, non può reagire perché vuole essere accettata dagli spacciatori del pensiero unico. E rinuncia a se stessa per non rinunciare alle noccioline lanciate dai costruttori del grande zoo montano.

Augusto Grandi

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