Ndrangheta: ignorati i decreti di Gratteri

di Antonella Plicastrese

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      Difficile vivere in una regione a forte densità mafiosa. Un sistema di potere che non lascia spazio alla legalità, al rispetto di norme e leggi continuamente violate.

      L’operazione “Emilia” ha dimostrato come dalla roccaforte calabrese il modello ndrangheta sia stato esportato in tutta Italia ramificandosi nelle istituzioni, fino ad arrivare all’ombra del cupolone del Vaticano dove si presume certe piaggerie dovrebbero rimanere ben lontane, non idonee ad un luogo così sacro.

      Ed invece eccola emergere l’amara verità: dalla chiesa agli ordini massonici, alle istituzioni, al giornalismo, i tentacoli della ndrangheta erano ovunque: un cancro in metastasi la cui prognosi continua a rimanere riservata per la gravità di un male che nulla di buono lascia presagire.

      Ci eravamo accorti da lungo tempo che nella roccaforte calabrese il sistema massonico era così ben congegnato, universo parallelo che insieme alla ndrangheta era capace di aprire porte in qualsiasi campo, dal giornalismo alla tv al calcio. Una casta nella casta dove gli appartenenti alle varie logge avevano di che sperare e di che ottenere per i propri adepti. Un modo di operare che ha contagiato tutta la vita sociale di un’Italia diventata terreno fertile per continuare ad avere le mani impastate di calce, perchè chi le mani se le sporca in questo modo ha risultati garantiti. Ovunque si rivolga lo sguardo ogni casella è occupata, c’è l’uomo nominato al posto giusto.

      Quanto serve parlare di giustizia, continuare ancora a inseguire la chimera di istituzioni non colluse, vicine ai bisogni dei cittadini? Eppure gli uomini che da tempo conducono la loro battaglia contro un sistema di potere per lasciare spazio alla trasparenza ci sono, esistono, si battono per ridare speranza e dignità ad un sistema di leggi che i più si costruiscono ad hoc, come alcuni personaggi politici dimostrano di fare.

      Gratteri non è un magistrato dell’altro mondo, è un presidente della commissione nazionale per la revisione della normativa antimafia. Costui, che da tempo è riuscito a spiegare cosa sia la ndrangheta, come opera e come si muove, il suo lavoro lo ha già fatto e continua a portarlo avanti. Non certo per farsi pubblicità, ma in quanto consapevole che avere normative legislative per affrontare l’idra mafiosa è di vitale importanza. Gratteri ha preparato 130 articoli di legge,l’80% dei quali può essere approvato subito anche con un decreto. Il magistrato oltre a prevedere l’innalzamento delle misure del 416 bis dai cinque anni attuali ad una pena compresa tra i 20-30 anni di carcere,propone di utilizzare agenti sotto copertura, come per il traffico di droga ed armi, per smascherare i reati contro la Pubblica Amministrazione. “Strategie simboliche” sono state definite le misure di Gratteri dall’Unione Camere penali. Ma il magistrato, che ha lavorato sulla simbologia della ndrangheta spiegandone i riti di affiliazione, o l’impenetrabilità in questo corpo malavitoso forte per i rapporti di conseguineità tra gli affiliati, sa che per infliggere un colpo duro nel cuore di questo sistema ha bisogno che la Politica faccia la sua parte, cominciando ad adottare parole come Etica, Onestà, trasparenza, lotta alla corruzione. Il blitz Emilia ha dimostrato che qui ci troviamo difronte ad una lotta senza quartiere dove a predominare è il malaffare, i traffici, il denaro, che permettono di arrivare dove i comuni mortali non possono.

      Altro che tagli! Ciò che bisognerebbe tagliare sono le chiacchiere, gli annunci, lasciando spazio ai fatti. Quanto tempo ci vorrà ancora prima di svegliarsi un giorno da questo lungo sonno popolato da incubi?!

     Un Paese si ricostruisce quando si ha fiducia in uomini capaci di tracciare una via sicura da percorrere. E non importa se gli ostacoli lungo il cammino saranno tanti. Il germe della speranza bisogna piantarlo nel cuore degli scoraggiati che sono tanti e rischiano di non avere più fede.

Antonella Policastrese

Antonella Policastrese

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