Per la Cassazione non c’è grave danno se non mangi!

di Jacopo Cioni

CassazioneQuesta è alla fin fine la sentenza della Cassazione, se non mangi non è un grave danno; si perchè quando sentenzi che perdere il lavoro non è un grave danno e considerando che il lavoro per le persone significa sussistenza e mantenimento familiare significa che tu non consideri grave che una persona o una famiglia non abbia più niente per sopravvivere.

Questo mio prologo nasce da una sentenza della Cassazione rispetto al caso dell’imprenditore cuneese che nel 2006 trovatosi in cattive acque finanziarie ha preferito usare i soldi che aveva da versare all’IVA per pagare i propri dipendenti e non licenziarli.

L’imprenditore ai giudici che lo accusavano di evasione delle tasse 2006 ha spiegato che la sua azienda si è trovata all’epoca in una grave carenza di denaro e che palesandosi la scelta di pagare per un altro anno gli stipendi oppure pagare l’IVA ha scelto di pagare gli stipendi dei suoi dipendenti, almeno per un anno ancora, cioè “regalare” alle persone che con lui avevano collaborato sino a quel momento, un anno di stipendio e vita dignitosa.

La difesa dell’imprenditore si è basata sullo “stato di necessità“, cioè una legge che con l’art 54 che esclude la pena se si è agito per “salvare sé o altri dal pericolo di un danno grave alla persona”.

A che serve che la Cassazione ribadisca che il diritto al lavoro è costituzionalmente garantito se poi all’atto pratico chi cerca di tutelare questo “lavoro” e quindi ricordiamo, le persone, viene comunque condannato? Perchè tutelava il lavoro a scapito dello Stato che oggi come oggi andrebbe scritto minuscolo e aggiunto la qualifica di “padrone”?

poveraL’art. 54 del codice penale dice anche “La disposizione della prima parte di questo articolo si applica anche se lo stato di necessità è determinato dall’altrui minaccia; ma, in tal caso, del fatto commesso dalla persona minacciata risponde chi l’ha costretta a commetterlo”. Mi vien quasi da ridere pensando che “l’altrui minaccia” è proprio rappresentata da questo stato padrone che non solo non è in grado di avere una politica economica di salvaguardia del lavoro e dei suoi Cittadini, ma li vessa con carichi fiscali insostenibili. Quindi sarebbe lo stato padrone stesso da perseguire data la sua totale inefficienza nell’applicazione dell’art. 1 della Costituzione che basa la fondazione dell’Italia proprio sul lavoro.

Lasciamo perdere che un popolo civile organizzato in società o Stato dovrebbe basare la sua coabitazione territoriale (o meno) sulla ricerca della felicità, ma dato che invece si basa sul lavoro, cioè sul tempo che l’uomo deve dedicare ad attività remunerative per mantenersi in vita, che almeno il lavoro sia preservato.

Il diritto al lavoro non è presente solo all’art. 1 della Costituzione, ma è presente nell’art. 4, dove si ribadisce che la Repubblica “promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto”, ed in questo la Cassazione si è promossa molto bene, non c’è che dire; compare nell’art. 35 dove si ribadisce che “La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni”; fa capolino ancora nell’art. 36 dove si dice che “Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa”, ma evidentemente per la Cassazione non è un danno grave perdersi il lavoro e non condurre una vita libera e dignitosa; ancora presente nell’art. 38 dove in riferimento all’assistenza verso i Cittadini si dice “L’assistenza privata è libera”, libera cosa se poi chi assiste in sostituzione dello stato padrone viene condannato? E ancora abbiamo l’art. 39 che mi fa porre la domanda, ma i sindacati oggi come oggi a che cosa servono? E ancora l’art. 40, che è il diritto allo sciopero… ma che ti scioperi se il lavoro non c’è più?

Invece no, lo stato padrone è composto anche dalla Cassazione, che si guarda bene dal colpire se stesso e i suoi inefficienti rappresentanti nonostante l’evidenza della contraddizione.

L’imprenditore si farà 4 mesi di prigione.

Tanto lo Stato vi deve, cioè nulla, voi siete invece obbligati in solido con la vostra proprietà e la vostra vita a rispondere alle richieste dello stato padrone.

Ma ve lo siete rotto o no il cazzo?

Jacopo Cioni

Jacopo

Per la Cassazione non c’è grave danno se non mangi!
Tag:                         

4 pensieri su “Per la Cassazione non c’è grave danno se non mangi!

  • 28 Luglio 2015 alle 14:57
    Permalink

    Si! Credo che ne abbiamo proprio fin sopra i capelli ma….c’è sempre un “ma”! Non possiamo parlare di diritti in una nazione dove non esiste un popolo. Se le leggi sono fatte dagli uomini per gli uomini, vale bene la pena chiedersi se chi abita in Italia sia realmente un essere umano o altro tipo di animale. Nessuno è disposto a muovere un passo nella direzione della collaborazione. Questo individualismo ha prodotto la possibilità, per chiunque detenga il potere, di cavalcare l’onda dell’abuso, scavalcare i diritti costituzionali insieme a quelli umani e incentivare la morte dei cittadini, rapida se possibile! NOI abbiamo permesso che ciò accadesse e non soddisfatti ….non stiamo prendendo contro misure, salvo blaterare sui network. Evidentemente siamo proprio convinti di ciò che facciamo.

    Rispondi
  • 28 Luglio 2015 alle 18:38
    Permalink

    Tra Governo-Cassazione Parlamento dei vizi-altro che ci siamo rotto il cazzo ma no0n solo…

    Rispondi
  • 29 Luglio 2015 alle 12:39
    Permalink

    Ma, quelli della cazzazione, mangiano sempre o, qualche volta, saltano il pasto? Scommetto, e vinco la scommessa, che incassano puntualmente il loro(nostro) stipendiuccio mensile, cosicche`riescono a tirare avanti senza troppi scossoni, con buona pace di cerca il significato delle parole.

    Rispondi

Rispondi a ilsovranista Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.