LA COSTITUZIONE VIOLATA: IN NOME DI CHE?

di Arlette Zat tratto da Rete dei movimenti sovranisti LIRA

lira1Tutti sappiamo che gli articoli fondamentali della nostra Costituzione, ed in particolare tutti quelli che disciplinano la tutela del lavoro e del Welfare [1]sono stati disattesi e calpestati con il pretesto (accampato di recente anche da Mario Monti [2]) della “cessione di sovranità” a favore dell’Unione Europea. [3]

In effetti sembrerebbe logico ed inevitabile, in una certa misura, accettare di cedere porzioni di sovranità per entrare a far parte di un organismo sovranazionale come la grande “Europa dei popoli”, ed è proprio sulla retorica della Grande Madre Comune che fanno leva da sempre  i fautori dell’euro, attraverso la più disonesta delle manipolazioni mediatiche e la capillare diffusione della propaganda filo-europea nelle scuole di ogni ordine e grado.

Ma andiamo a vedere un po’ più da vicino cos’è e com’è fatta l’Unione Europea.

L’UNIONE EUROPEA AL DI LA’ DELLA RETORICA

  • La prima considerazione che si impone è che non vi è traccia di democrazia nella struttura istituzionale dell’Unione Europea. Nessuna delle istituzioni importanti dell’Unione è elettiva: solo il Parlamento Europeo lo è. Tuttavia il Parlamento Europeo non può proporre leggi e non può approvarle da solo: gli è riservata la cosiddetta procedura di co-decisione. Nell’Unione Europea le leggi vengono scritte da tecnocrati non eletti (ad es. la Commissione Europea).
  • L’intero edificio dell’Unione Europea si regge su una serie di trattati (Maastricht del 1992, Lisbona e Velsen del 2007) imposti ai popoli europei nel più antidemocratico dei modi, senza adeguata informazione, senza alcuna consultazione popolare, o, peggio, disattendendo la volontà popolare chiaramente espressa nei referendum (come accadde in Francia e in Olanda nel 2005).
    Solo per citare qualche esempio delle numerose voci di dissenso che da subito si sono levate contro l’Unione Europea, Anne-Marie Le Pourhiet, giurista ed insegnante di diritto pubblico all’Università di Rennes, ha scritto all’indomani di Lisbona: “L’Unione Europea è antidemocratica. […] Il Trattato Europeo, detto anche Trattato di Lisbona, dal nome della capitale dove i governi europei si sono radunati non già per approvarlo, ma per ratificare a scatola chiusa un’approvazione decisa a porte chiuse dalla citata combriccola dell’Unione, sancisce quindi la fine della democrazia.” Il parlamentare europeo danese Jens-Peter Bonde ha affermato: “i primi ministri erano pienamente consapevoli che il Trattato non sarebbe mai stato approvato se fosse stato letto, capito e sottoposto a referendum. La loro intenzione era di farlo approvare senza sporcarsi le mani con i loro elettori”. Il nostro Giuseppe Guarino dichiarò nel 2008: “Il trattato viola almeno due articoli della Costituzione italiana, l’articolo 1 (“La sovranità appartiene al popolo”) e l’articolo 11 (l’Italia “consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie”).
  • Ma l’aspetto più distruttivo dell’UE è senz’altro quello economico: il sistema dell’euro priva completamente gli Stati della sovranità monetaria, cioè del controllo sull’emissione del denaro e sulla spesa pubblica, delegando interamente questa funzione alla BCE (Banca Centrale Europea), la quale per statuto NON può intervenire in soccorso degli Stati in difficoltà. Pertanto i Paesi dell’Eurozona, per finanziare pensioni, istruzione, trasporti, ecc., devono andare a chiedere in prestito il denaro presso banche, fondi pensioni, gruppi di affari privati: denaro che verrà dato in prestito in cambio di interessi crescenti in proporzione alla difficoltà economica del Paese, secondo la migliore tradizione dello strozzinaggio.
  • I cosiddetti “parametri di Maastricht”, aggravati dalle restrizioni contenute nel trattato Fiscal Compact, impongono alla spesa pubblica vincoli assurdi: il 3%, o addirittura lo 0,5% – una soglia completamente irrealistica – per il rapporto deficit/PIL e il 60% per il rapporto debito/PIL, oltre al castrante “pareggio di bilancio”, che vieta la spesa pubblica “a deficit” contraddicendo clamorosamente l’art. 38 della nostra Costituzione; tali vincoli, a parere di eminenti economisti, sono non solo destituiti di qualsiasi fondamento teorico o empirico, ma anche basati su calcoli matematici a dir poco discutibili, come quelli di Ken Rogoff e Carmen Reinhart, recentemente contestati anche dal premio Nobel Paul Krugman [4].
    In nome di questi parametri del tutto arbitrari i Paesi dell’Eurozona dovranno subire manovre di mannaia sociale per recuperare ogni anno dal paese decine di miliardi di euro che verranno risucchiati dai servizi e dalle persone o ottenuti tramite svendite di quel che resta del patrimonio pubblico (le tanto decantate “privatizzazioni”) e spediti ai detentori del debito pubblico (grandi banche, ecc.): e tutto questo, ai sensi del Fiscal Compact, per i prossimi venti anni.
  • La galleria degli orrori UE è ben lungi dall’esaurirsi qui, potendo vantare creature come il M.E.S. e l’E.R.F. L’ultimo mostro partorito dagli instancabili Frankenstein dell’euro è il cosiddetto Two Pack“, che dal 30 maggio 2013 assegna direttamente all’Ue la facoltà di imporre modifiche alle finanziarie dei singoli Paesi, di fatto commissariandoci.
  • Chiunque, poi, abbia una sia pur sommaria nozione dell’equazione dei “saldi settoriali“, sa che il pareggio di bilancio, vietando la spesa governativa “in deficit” tipica dei Paesi con sovranità monetaria (che, lo ricordiamo, non crea debito), condanna i privati a farsi carico dell’intero onere della spesa pubblica.
  • Inoltre, non essendo possibile ai privati stampare denaro, in mancanza della spesa governativa “in deficit” esiste solo un’altra fonte di approvvigionamento di denaro, ed è il commercio con l’estero. Questa logica dell’export-a-tutti-i-costi ha indotto nazioni come la Germania, già enormemente avvantaggiate dal cambio fisso intra-euro e dall’impossibilità della svalutazione, a praticare una politica dideflazione salariale che, abbassando il “costo del lavoro” (cioè i salari), ha reso le loro merci più competitive sul mercato.
  • Chi entra nella logica perversa di scaricare i costi della crisi sui lavoratori intraprende una gara al ribasso definita da Mario Monti (purtroppo senza ironia) “cinesizzazione” del lavoro in Europa ed accetta come inevitabile corollario anche il ricorso ad un’elevatissimadisoccupazione, come mezzo di ricatto e di pressione su coloro che ai sensi dell’art. 1 della Costituzione dovrebbero esercitare la Sovranità ed invece sono ridotti al rango di schiavi.
  • L’Unione Europea non può neppure essere definita fascista: Mussolini infatti, nel timore di una sollevazione popolare, introdusse le basi di ciò che oggi chiamiamo Welfare, investendo in infrastrutture e nella bonifica del territorio; l’Eurosistema, invece, non solo non prevede nulla di tutto ciò, ma sta rapidamente precipitando i suoi popoli nel baratro della disoccupazione, della miseria, dell’emigrazione: che non si tratti di un “errore di calcolo”, ma di una strategia ben precisa, è ormai opinione diffusa anche in ambienti non sospettabili di complottismo, come dimostra il recentissimo articolo di Krugman apparso sul New York Times, nel quale l’economista americano afferma a proposito della Commissione Europea: “Non è una questione di rigore nei conti pubblici, non lo è mai stata. Lo scopo è sempre stato usare lo spauracchio ingigantito dei pericoli del debito per smantellare lo Stato sociale.” [5]
    La logica che guida l’Unione Europea non è quella del fascismo, ma, come scrive Francesco Maria Toscano, quella aberrante dell’eugenetica darwiniana: “i media definiscono crisi economica un progetto razionale e consapevole finalizzato al ridisegno della società europea in senso barbarico e pre-illuministico, elaborato, guidato e imposto da una élite tecnocratica, cementata da comuni radici massonico-reazionarie, che opera al riparo di una costruzione istituzionale di fatto antidemocratica e irresponsabile per obbligare i singoli Stati membri ad attuare con la forza dell’intimidazione riforme in grado di accelerare la rapida destrutturazione del sistema sociale europeo, aumentare le disuguaglianze e selezionare la specie.” [6]

PERCHE’ E’ COSI’ FACILE INGANNARCI?

Com’è possibile tutto questo in un regime che si definisce democratico?

La risposta è semplice e mette in luce quello che è l’incorreggibile difetto di base della democrazia, ben noto già agli antichi Greci: l’ignoranza (in greco amathìa) della popolazione, che non ha altro mezzo per informarsi se non il ricorso ai media. Controllando i media si ha in mano la partita, ed è evidente che il Partito Unico dell’Euro, comunque si concretizzi e qualunque nome assuma per illudere la gente di avere una possibilità di scelta, esercita quel controllo totale sui media che è tipico delle dittature: è solo grazie al plagio ed alla disinformazione, infatti, che il sistema si regge; le responsabilità dei giornalisti in tal senso sono pesantissime, e chi tenta di bucare il muro dell’omertà mediatica, come il giornalistaPaolo Barnard [7], subisce un vero e proprio apartheid. In Grecia, per esempio, è in atto un autentico genocidio, ma nessuno lo sa, perché nessuno deve sapere: i telegiornali continuano a parlare “d’altro” o a dipingere una situazione rassicurante che non ha alcun rapporto con la realtà, per tranquillizzare le vittime predestinate e sopire le coscienze fino al punto di non ritorno (quello che in gergo si chiama “tecnica della rana bollita” [8]).

Quando non sarà più sufficiente il lavaggio del cervello, verrà verosimilmente usata per reprimere le rivolte la Gendarmeria Europea (EuroGendFor) istituita dal Trattato di Velsen nel 2007.

Tanto basta per comprendere come il termine “democrazia” sia totalmente svuotato del suo significato, agitato come un vuoto feticcio da una classe di governo in perfetta malafede, erede di ideologi come Crozier, Huntington e Watanuki, che nel celebre rapporto redatto nel 1975 per la Commissione Trilaterale denunciarono senza mezzi termini l’insostenibilità della democrazia nel mondo contemporaneo [9].

Chiunque si accosti all’argomento con mente libera da pregiudizi non può non rendersi conto dell’enorme inganno in cui siamo stati tratti con la complicità di una classe politica indegna e collusa, completamente dimentica di una verità fondamentale che intendiamo ribadire con la massima forza: e cioè che è la politica (in quanto massima espressione filosofica) a dover governare l’economia, e non il contrario.

Sono i mercati a dover essere al servizio dell’uomo, non l’uomo dei mercati,  oggi elevati, come afferma il giovane filosofo Diego Fusaro, al rango di divinità dalla moderna teologia della Globalizzazione, che ha sostituito la religione tradizionale e che viene praticata dagli adepti di quello che Gramsci definì efficacemente “cretinismo economico” [10].

L’economia DEVE servire l’interesse collettivo, ed in tal senso dev’essere indirizzata da politici degni di questo nome. Qualsiasi altra ipotesi, in quanto anti-umana ancor più che antidemocratica, è da noi fermamente respinta: ogni sforzo possibile deve essere posto in atto per spazzare via una classe politica di tal fatta, per costruire da zero un soggetto politico completamente nuovo, attento al benessere della popolazione e rispettoso del dettato della Costituzione italiana.

Arlette Zat

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[1] Art. 1: “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”.

Art. 4: “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.”Art. 11: “L’Italia […] consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.”

Art. 32: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.”

Art. 33: La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi. Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.”

Art. 35: “La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni. Cura la formazione e l’elevazione professionale dei lavoratori. Promuove e favorisce gli accordi e le organizzazioni internazionali intesi ad affermare e regolare i diritti del lavoro.”

Art. 36: “Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa.”

Art. 38: “I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria.”

Art. 41: “L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza,alla libertà, alla dignità umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.”

Art. 47: “La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito.”

Art. 54: “Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi. I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge.”

(Fonte: http://www.governo.it/Governo/Costituzione/CostituzioneRepubblicaItaliana.pdf)

[2] Cfr. http://metempsicosi.altervista.org/Conferenza/videomonti.htm

[3] Si veda in proposito il contributo di Mattia Corsini Ars Economica 101 – Politica economica e crisi

[4] http://www.repubblica.it/economia/2013/05/27/news/crescita_austerity_krugman-59753106/

[5] http://krugman.blogs.nytimes.com/2013/09/03/the-austerian-mask-slips/?nl=opinion&emc=edit_ty_20130904&_r=1, tradotto sul Sole 24 Ore: http://www.ilsole24ore.com/art/economia/2013-09-13/francia-darti-pena-183712.shtml?uuid=AbiQaSWI&fromSearch

[6]http://www.ilmoralista.it/2013/06/12/gli-elementi-costitutivi-del-neonazismo-tecnocratico-interiorizzati-dal-partito-democratico/

[7] Cfr. il saggio «Il più grande crimine», http://www.paolobarnard.info/docs/ilpiugrandecrimine2011.pdf

[8] Cfr. http://www.scenarieconomici.it/il-governo-gli-italiani-e-la-rana-bollita/

[9] Michel Crozier, Samuel Huntington e Joji Watanuki, «The Crisis of Democracy: Report on the Governability of Democracies to the Trilateral Commission», New York University Press, 1975

[10] Cfr. http://www.youtube.com/watch?v=_n0GH5vyObk

 

PERCHE’ DICIAMO “NO” ALL’UNIONE EUROPEA
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Un pensiero su “PERCHE’ DICIAMO “NO” ALL’UNIONE EUROPEA

  • 20 Dicembre 2013 alle 19:43
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    Condivido il tutto, è una soppressione della liberta dei popoli e delle nazioni è un cappio intorno al collo che al popolo tenuto ignorante dipingono come una cravatta ….mi piacerebbe uscirne al più presto.

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