Reportage: Immigrazione in Calabria. Luci ed ombre.

di Antonella Policastrese

immigrantiL’immigrazione è diventato uno dei problemi più spinosi dell’Occidente. Da tempo l’Italia si è trasformata in una terra di frontiera dove si riversano una massa di disperati in cerca dell’Eldorado. E’ una questione complessa ,specie ora che dopo l’attentato alla sede di Charlie Hebdo si deve fare i conti con la matrice terroristica islamica e l’idea di un’espansione di un Califfato che vorrebbe riportare in auge un impero che dall’Oriente arrivi via via verso l’Occidente.
E che la questione sia aggrovigliata come una tela di ragno lo comprova il fatto che da noi Gentiloni ha detto che si stanno mettendo a fuoco strategie per potenziare la sicurezza per creare un argine al terrorismo. Terrorismo che potrebbe annidarsi ovunque anche negli sbarchi che sono sempre più massicci, con pochi piani a disposizione per affrontare l’emergenza.
Forse sarebbe il caso di porsi qualche problema e cominciare a scandagliare le varie zone d’immigrazione per capire come muoversi e cosa fare e porre un limite a disagi che riguardano, tanto gli immigrati quanto le popolazioni ospitanti.
Crotone è una terra che ha cambiato volto, in pochissimi anni. Basta fare un giro in città per accorgersi che ormai è come trovarsi in una comunità sempre più mutata, per via di una popolazione sempre più colorata. Vedi gente di prima mattina trascinare sotto i portici il carrettino con la mercanzia per vendere chincaglierie di ogni tipo. Sono perlopiù uomini con lo zuccotto in testa dalla pelle olivastra, ma anche nera. E non finisce qua. Da tempo si verifica uno strano fenomeno. La mattina presto arrivano gli ospiti del CARA di S. Anna, uno dei centri italiani più grandi per presso il quale stazionano i profughi, che li sbarca in città in una zona del centro mediante autobus Si riversano a frotte sulla strada e cominciano a vagare per la città in cerca di qualcosa da fare.Non è escluso che chi può parte per altre destinazioni per ricongiungersi a parenti che stazionano in altre realtà europee. E’ incredibile registrare come un tempo quegli autobus trasportavano operai che andavano a lavorare in fabbrica, divenuti ora mezzi di passaggio per portare passeggeri che parlano un’altra lingua, con un diverso colore della pelle e che non indossano le tute da lavoro. Si dispongono in città a macchia di leopardo, poichè ognuno ha la sua zona d’influenza. immigrati posteggiatoriE così li vedi lungo i parcheggi di un supermercato a chiedere soldi, dentro il parcheggio dell’ospedale a fare i parcheggiatori e se non li ripaghi in denaro lo sfregio all’auto in sosta è assicurato. Capita a volte che litighino violentemente tra loro, nelle adiacenze dei supermercati forse perchè ubriachi o forse perchè si contendono il posto dove stare. Una specie di ingerenza mal tollerata che viene risolta nella maniera più ovvia :fare a botte. Li trovi ovunque. Anche in luoghi abbandonati, come un vecchio dopolavoro , adibito ad accampamento. Ti accorgi della loro presenza da fili di corda, con i panni stesi o da occhi che brillano nell’oscurità come quelli dei gatti . Ovunque possono si sistemano. D’altronde con queste continue ondate di sbarchi non ci stanno tutti nel centro d’ accoglienza e così si sistemano in zone di fortuna. Anche la stazione ferroviaria è diventata da tempo il loro accampamento. Dormono su carrozze abbandonate sui binari e per mangiare c’è il camper “On the road” che li raggiunge per qualche pasto caldo. Per non parlare della Charitas, divenuto ultimamente ristorante di lusso,anche per tantissimi Crotonesi che non hanno nulla da invidiare a loro in quanto a miseria e povertà.
Capita poi che, durante gli sbarchi, ci siano persone destinate a far ricorso all’ospedale. Quelli sono i giorni più critici e per le ambulanze e per il pronto soccorso, l’unico in grado di fornire un minimo di assistenza anche alla popolazione locale.
E’ successo che il nove dicembre 2014 il pronto soccorso crotonese fosse al collasso per barelle di fortuna sistemate ovunque. Nel nosocomio erano state trasportate donne incinta, con occhi cerchiati per la fame sicuramente, ma c’erano anche uomini che sembravano non dare segni di vita per la febbre alta.
Non è facile quando non hai strumenti idonei per affrontare un’emergenza così grande e così alla fine la rabbia esplode per niente. Rabbia di chi deve dividersi i pochi medici che l’ASL ti mette a disposizione con medicinali centellinati o mancanza di garze o alcool.
Insomma si finisce con il sentirsi abbandonati a se stessi e ti chiedi come si fa a vivere nello stesso posto quando non hai niente tu e niente loro.
Crotone e la sua storia, le sue mille contraddizioni. Crotone ed il suo apparato produttivo evaporato per colpa di una politica che puntava sul terziario e che attualmente è sempre più simile ad una zona di guerra per la moria di attività commerciali, ma che ha avuto in eredità tanti immigrati che non si sa bene come gestire.
Con tagli sempre più frequenti vengono meno auto ed uomini delle forze dell’ordine e con la Provincia in via di smantellamento anche la prefettura sarà destinata a sparire.
Cosa significherebbe per una realtà come Crotone il dimezzamento continuo di uomini e mezzi essendo terra di immigrazione e di criminalità organizzata?
Non si attenuano gli sbarchi ed ogni volta che se ne prospetta uno, ci si sente sempre più schiacciati dal numero di tanti uomini e donne che arrivano nel nostro territorio.
La cosa buffa è avvenuta a settembre . Erano le 8,30 del mattino ed un extracomunitario si è spogliato completamente nudo davanti a tutti per farsi la doccia, con un bocchettone che porta acqua alle barche del molo.
Hanno scambiato la città per la loro savana e dove trovano si sistemano. Quanti di queste anime vaganti che girano sono stati identificati? Intanto il Cara di S. Anna gestito dall’associazione “Misericordie” continua a macinare utili. In concomitanza degli sbarchi si attivano per primi perchè, in fondo, più teste ci sono da contare più guadagnano. Carminati docet. Per non parlare poi di interventi che l’Europa mette a disposizione

Inoltre di quel che resta della Provincia di Crotone, qualcosa gli uffici di via M. Nicoletta riescono a produrla, ma non a costo zero e assolutamente in pieno contrasto con gli umori dell’attuale terribile momento che l’Italia sta attraversando. Ebbene, questo qualcosa consiste nell’iscrivere a bilancio delle somme derivanti dai progetti SPRAR del Ministero degli Interni, laddove con SPRAR si intende Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati. Si tratta di soldi che poi saranno girati dall’Ente intermedio a soggetti gestori (cooperative sociali; organizzazioni onlus; del volontariato e affini) affinché intervengano in specifiche aree del disagio che investe profughi, immigrati e richiedenti asilo, fornendo assistenza, nello specifico, a disagiati mentali, minori vulnerabili e cosiddetti “ordinari”. Tutti i soggetti gestori operano nel territorio crotonese; essi dovranno porre in essere le proposte progettuali avanzate dalla Provincia al Ministero degli Interni che ha deciso di inviare finanziamenti per un ammontare di oltre 975 mila euro. Sia chiaro che quei soldi, se non utilizzati per le finalità previste dal Ministero, tornerebbero puntualmente indietro anche se ci fosse la necessità di utilizzarli per calamità naturali. Una prassi consolidata quest’ultima, ma è prassi anche che sia prevista una quota di cofinanziamento a carico dei soggetti che richiedono di attingere ai fondi pubblici, così come è accaduto alla Provincia di Crotone che, per poter distribuire 975 mila euro a cooperative e associazioni del volontariato con la finalità di assistere rifugiati e richiedenti asilo, ne deve mettere a disposizione, in solido, 153 mila di euro, poiché l’intero progetto di solidarietà ammonta a un milione e 130 mila euro circa. Una determina con questi contenuti, cioè dove si dice che la Provincia si impegna a spendere oltre 150 mila euro per progetti SPRAR, è apparsa sull’albo pretorio dell’ Ente, un giorno dopo la strage al Charlie Hebdo di Parigi e nel pieno deflagrare di ogni genere di conflitto sociale possibile ed immaginabile che in Italia hanno raggiunto soglie da primato nel volgere degli ultimi dieci mesi, cioè da quando al capo del Governo c’è Matteo Renzi. Però è obbligo chiedersi se fosse stato il caso, per un Ente che si avvia al dissesto e che la canna del gas c’è l’ha conficcata direttamente nelle tonsille, cimentarsi in un siffatto nobile fine, mettendo mano a un portafoglio che è sgonfio come il ventre di un fachiro di Calcutta. E, soprattutto, con tagli e mancati trasferimenti da parte dello Stato; tra debiti e ingiunzioni; tra patti di stabilità e patti non rispettati dai suoi creditori; tra crediti inesigibili e svilimento istituzionale, potrà la Provincia di Crotone onorare debito e nobile causa nei confronti di immigrati, rifugiati, richiedenti asilo e operatori autoctoni che hanno come scopo sociale (e ragione di esistere) la loro assistenza ?
Troppe le contraddizioni. C’è una mancanza totale di strategie necessarie alle difficoltà del momento e di questo passo con la confusione che regna sovrana, si avverte forte la sensazione che chiunque possa infiltrarsi in questo angolo di mondo e passare inosservato. Agire nell’ombra è diventata la cosa più semplice. E’ come se le realtà locali si fossero trasformate in qualcosa di simile ad una bolgia dantesca dove i cieli cacciano quei dannati che l’inferno non accoglie.

Antonella Policastrese

Antonella Policastrese

Reportage: Immigrazione in Calabria. Luci ed ombre.

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