Rifare l’Europa oppure cancellare l’Unione

di Augusto Grandi

girano

cavallo troia euroEd ora, l’Europa? Non è importante, in fondo, se Tsipras sprecherà il referendum greco per gettarsi nelle fauci dei Draghi o per rassegnarsi alle imposizioni dello Schauble di turno. E’ molto più significativo il voto dei greci che non il risultato economico della loro scelta. Perché il voto ha sancito il fallimento dell’Europa così come l’avevano disegnata i banchieri, gli speculatori ed i loro servi travestiti da statisti. L’Europa del Grigiocrate Monti e della sua fetida banda. L’Europa dei falchi ottusi di Berlino e degli sciocchi e vanesi di Parigi. L’Europa di un settentrione privo di qualità che impone standard di basso livello a chi sa cosa sia la qualità. L’Europa di un meridione assistito che è pronto ad imporre sacrifici a chi non è assistito, pur di non rinunciare ai privilegi di chi non fa nulla e non vuol far nulla. Inutile illudersi sulle meravigliose sorti di un’accozzaglia di diversità che non si aggregano per l’egoismo di tutti. Non esiste un’idea unificante perché non esiste l’Idea. Ma visto che il Paese più forte e’ la Germania, le responsabilità maggiori ricadono su Berlino, sui suoi alleati e sui suoi satelliti. Non è possibile pensare ad un’Europa unità quando, per compiacere l’incapacità del Nord, si ipone al Sud il vino senza uva, il cioccolato senza cacao, il formaggio con il latte in polvere. Quando l’incapacità del Nord impone al sud le importazioni di abbigliamento cinese che transita nei porti tedeschi e olandesi. Mucca pazza, un regalo dell’allevamento criminale inglese, aveva fatto scattare le sanzioni contro la sanissima bistecca fiorentina. E’ questa l’Europa che vogliamo? Ottusa, burocratica, lenta e penalizzante a senso unico? L’Europa che impone le sanzioni alla Russia per far contenti gli Usa? Che impone l’invasione per far contenti gli imprenditori alla ricerca di schiavi? Chi ha inventato i mini job? Certo non la Grecia. Che ha le sue gravi colpe. Un bilancio taroccato, indubbiamente. Certificato dalla agenzie di rating, difeso dalle banche tedesche e francesi che hanno prestato denaro a strozzo. E che, di fronte all’insolvibilità di Atene, hanno ottenuto da un senatore a vita italiano di scaricare una parte dei crediti sulle nostre teste. 40 miliardi di euro: il regalo dell’Europa, di Napolitano, di Monti. Si può ripartire da queste basi? No. E non bastano le sciocchezze di Rita Dalla Chiesa sui greci che non han bisogno di nulla perché vivono con due olive ed un pezzo di formaggio. Non è vero. Come non è vero che l’Italia sia sana. Se si vuol ripartire, insieme, si deve cambiare completamente. Cacciando Schauble, uno dei maggiori responsabili del rifiuto dell’Europa da parte di chi, giustamente, vede solo gli effetti su tasse, povertà, invasione, disoccupazione, pessima sanità. Imponendo a Bruxelles il rispetto delle diversità culturali, storiche, economiche. L’Europa a trazione berlinese non piace neppure in Baviera. Persino la Merkel potrebbe capirlo. L’alternativa è solo la cancellazione del progetto europeo.

Augusto Grandi

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