Riscaldamento o Raffreddamento globale

di Chiara Priorini

Vediamo di affrontare uno dei temi principi della Geoingegneria, si potrebbe quasi dire che sia il motivo ispiratore per cui questa “scienza applicata” è nata. Il tanto temuto “Riscaldamento Globale”.
Da cosa dipende? Ci stiamo riscaldando? Quanto ci stiamo riscaldando? Quanto influiscono o hanno influito sessant’anni di sperimentazioni climatiche sul riscaldamento? Sulla presenza di CO2?
Andiamo per ordine, intanto credo sia fondamentale capire se ci si stia riscaldano o meno perché andando ad approfondire ci si accorge, non senza sorpresa, che la comunità scientifica, ufficiale e non, è ben divisa su questo punto!
Come mio solito preferisco sempre prima analizzare la parte “ufficiale” del problema.

Cosa sappiamo del Global warming?
Sappiamo che è l’espressione usata per indicare, in riferimento alla storia climatica della Terra, le fasi di aumento della temperatura media dell’atmosfera e degli oceani dovute a cause naturali, quali ad esempio i cicli solari, i moti della Terra, la variazione dei gas atmosferici, le eruzioni vulcaniche ect ect….e quelle antropiche ossia dovute all’uomo e alle sue attività.
Nel corso della storia della Terra si sono sempre succedute ciclicamente variazioni del clima che condussero il pianeta attraverso diverse ere glaciali alternate ad epoche più calde dette interglaciali, il danno sorge per lo più dalla metà del XX secolo. Per analizzare in modo accurato le variazioni del clima, le Nazioni Unite hanno costituito una Commissione Intergovernativa sul Cambiamento Climatico ( da ora in poi IPCC) che raccoglie accademici proveniente dalle nazioni del G8. Secondo quanto riportato dalla commissione, la temperatura superficiale globale del pianeta sarebbe aumentata di 0,74 +/- 0,18 ° C durante gli ultimi 100 anni fino al 2005. L’IPCC ha inoltre concluso nei suoi “studi di attribuzione” delle cause (peso di ciascun contributo, antropico e naturale) che «la maggior parte dell’incremento osservato delle temperature medie globali a partire dalla metà del XX secolo è molto probabilmente da attribuire all’incremento osservato delle concentrazioni di gas serra antropogenici» attraverso un aumento dell’effetto serra. Viceversa i fenomeni naturali come le fluttuazioni solari e l’attività vulcanica hanno contribuito marginalmente al riscaldamento nell’arco di tempo che intercorre tra il periodo pre-industriale e il 1950 e hanno causato un lieve effetto di raffreddamento nel periodo dal 1950 all’ultima decade del XX secolo.
Queste conclusioni sono state supportate da almeno 30 associazioni e accademie scientifiche,tra cui tutte le accademie nazionali della scienza dei paesi del G8.
Le conclusioni raggiunte dall’IPCC sono basate anche da un’analisi di oltre 928 pubblicazioni scientifiche dal 1993 al 2007, in cui si osserva che il 75% degli articoli accetta, esplicitamente o implicitamente, la tesi scientifica del contributo antropico al riscaldamento, mentre il restante 25% degli articoli copre unicamente metodologie o paleoclimatologia per cui non esprime opinioni in merito.
Ci sono comunque ricercatori scettici sul ruolo antropico nell’attuale riscaldamento: essi rappresentano una minoranza nella comunità scientifica, sebbene negli ultimi anni il loro numero abbia conosciuto un significativo aumento. Tra questi “scettici” vi sono, tra gli altri, anche il premio Nobel Kary Mullis, oltre che ex membri dei vari comitati IPCC come il meteorologo Hajo Smit o Philip Lloyd, nonché fisici dell’atmosfera come Fred Singer. Le criticità espresse da tali ricercatori sono diverse e variano dalla politicizzazione ed estremizzazione dei documenti conclusivi dell’IPCC fino alle perplessità sulla possibilità di stabilire una relazione tra aumento di CO2 e riscaldamento globale. Alcuni di essi inoltre rimarcano il ruolo di altri fattori naturali sul clima tra cui il principale sarebbe la vgraficoariazione dell’attività solare ma anche l’effetto dei raggi cosmici che avrebbe un ruolo sul mutamento climatico. Le loro criticità trovano peraltro riscontro nella diminuzione della temperatura media globale che si è verificata approssimativamente tra il 1940 e il 1976, nonostante continuasse ad aumentare, con la stessa costanza, la concentrazione di CO2 nell’atmosfera, nel medesimo intervallo di tempo, così come nell’abbassamento della temperatura globale osservato nell’ultimo decennio rispetto al picco del 1998. Viene in particolare messa in dubbio la validità degli attuali modelli climatici utilizzati che non sono in grado di ricostruire efficacemente il clima passato né sono stati in grado di predire il parziale raffreddamento dell’ultimo decennio.
Naturalmente la lista degli “scettici” sul surriscaldamento globale non finisce di certo qui, andiamo a vedere quello che si può facilmente reperire in rete di “non ufficiale” che ne dite?
Comincerei dalle parole dello scienziato russo Abdussamatov, ( che possiamo leggere qui ma che io comunque vi riporto ), che conferma e rincara quanto affermato già nel 2011 e ribadito lo scorso anno. Per lui una mini glaciazione è prossima e i segnali ci sono tutti: una serie di stagioni più fredde del normale ha colpito le Isole Britanniche e in genere anche tutta l’Europa centro-orientale; questo deve farci pensare che il riscaldamento globale potrebbe subire una battuta d’arresto rilevante e che l’ipotesi di una glaciazione non sia poi così da scartare. A sostenere una simile ipotesi, c’è l’eccentrico meteorologo americano Joe Bastardi a cavalcare tesi apparentemente anticonformiste di possibili raffreddamenti globali all’orizzonte. C’è anche il prof Easterbrook, geologo americano della Western Washington University, secondo cui, a dettare i cambiamenti climatici a breve termine, non sarebbero i gas serra immessi dall’uomo, ma un succedersi ciclico di fasi climatiche di origine naturale legate perlopiù all’attività solare. Studiando gli isotopi dell’ossigeno contenuti nelle bollicine d’aria imprigionate nei ghiacci della Groenlandia, infatti, sembra che nel solo ultimo migliaio di anni ci siano stati ben quaranta cambiamenti caldo-freddo della durata media di circa ventisette anni, gli ultimi dei quali peraltro confermati anche dal trend recente delle temperature globali, documentato dai dati strumentali. Esaminando infatti i grafici messi a disposizione dai più importanti Centri di Calcolo Climatologici internazionali, appare evidente come negli ultimi centotrent’anni ci siano stati quattro cambiamenti importanti delle temperature medie globali: trend in diminuzione dal 1880 al 1917, trend in aumento dal 1918 al 1944, di nuovo in diminuzione dal 1945 al 1976, di nuovo in aumento dal 1977 ai giorni nostri, quando potrebbe essersi verificato un picco massimo relativo, grossomodo tra il 1998 e il 2005, anche se l’esatta collocazione risulta difficile viste le incertezze delle misurazioni.Tali dinamiche termiche globali sarebbero inoltre ben correlate con le variazioni periodiche della temperatura superficiale delle acque del Pacifico, in sostanza con l’indice PDO (Pacific Decadal Oscillation). Secondo questa teoria ora si sarebbe già entrati in un periodo di diminuzione delle temperature globali, con una PDO che starebbe nuovamente entrando in una fase prevalentemente negativa. Ed è proprio quello che sostiene l’astrofisico russo Habibullo Abdussamatov, direttore del dipartimento di ricerca spaziale all’osservatorio Pulkovo di San Pietroburgo. aumento dei ghiacci

Tutta colpa del sole, sarebbe stata la sua attività particolarmente intensa nell’ultimo secolo a determinare il riscaldamento globale osservato, anche se adesso le cose stanno già cambiando, visto che l’attività solare da anni oramai si dimostra particolarmente debole. Secondo il professore russo, le conseguenze di questo fenomeno non si faranno attendere e saranno percepibili con una diminuzione delle temperature globali già a partire dal 2014 e i segnali, come detto sopra, sarebbero già ben evidenti. Secondo lo scienziato l’origine del cambiamento climatico è nel Sole che sta entrando in una fase di Grande Minimo della sua attività di irradiazione. Un avvertimento che dovrebbe essere preso in seria considerazione dai nostri governanti, data la situazione di totale insufficienza energetica nella quale politiche demagogiche e miopi hanno congelato il paese. Abdussamatov ammonisce: “…La comprensione tempestiva della realtà del sopraggiungente raffreddamento globale richiede una scelta mirata di misure adeguate ed affidabili che permetteranno al genere umano, in particolare a popolazioni situate lontano dall’equatore, di adattarsi al futuro raffreddamento globale…” nel suo articolo disponibile in  PDF (abduss_jgg). Nella storia del nostro astro, il Sole, abbiamo ben due minimi storici della sua attività, Il minimo detto di “Spoerer” interessò il Sole attorno al Quattrocento – che si conosce grazie ai dati indiretti, in particolare dalla concentrazione del Carbonio 14 negli anelli delle piante, in quanto le osservazioni solari dirette iniziarono solo nei primi del Seicento – e regalò un’ottantina di anni di Inverni molto rigidi sul nostro Continente. L’altro grande minimo, quello di “Maunder”, interessò l’intero XVII Secolo, un periodo caratterizzato da clima insolitamente rigido un po’ in tutto il Mondo, culmine della cosiddetta “Piccola Età Glaciale”. Pochi sanno che è esistito un minimo solare secondario, a cavallo tra il XVIII ed il XIX Secolo, chiamato, appunto, Minimo di Dalton, e che ha attraversato alcuni dei decenni più rigidi della Piccola Età Glaciale. Il minimo di Dalton può essere bene correlato con la presenza di un cinquantennio tra i più rigidi della Piccola Età Glaciale, e che ha presentato due massimi di espansione dei Ghiacciai Alpini (attorno al 1820 ed al 1850), che sono stati i più estesi, in molti casi, di tutta l’Età moderna. In questo cinquantennio, inoltre, abbiamo avuto l’Inverno più rigido (il 1829-30), ed anche l’Estate più fresca (1816), da quando vengono effettuate misurazioni termiche regolari in Europa. Gli studiosi stanno supponendo la probabilità che si possa verificare una nuova fase solare simile al ciclo del minimo di Dalton, con un probabile calo delle temperature globali. Esse potrebbero calare fino a provocare l’arrivo di una nuova “Piccola Età Glaciale” nei prossimi decenni.

La conferma di questa tesi, oltre che ad essere ampiamente sostenuta dall’esistenza di numerosi altri studi analoghi (che motiverebbero tra l’altro anche la Piccola Era Glaciale del 1400-1850 ben documentata almeno per l’emisfero nord), si avrebbe persino da alcuni degli stessi sostenitori del riscaldamento globale antropogenico che ultimamente, forse essendosi accorti della evidente battuta d’arresto del global warming stanno correggendo il tiro, o forse perché di questo arresto del riscaldamento globale oramai ne parlano anche rinomati giornali come il The Telegraph che scriveva a Settembre 2013 : “ Il riscaldamento globale? No in realtà ci stiamo raffreddando [….] Secondo un rapporto trapelato dal Gruppo intergovernativo dell’ONU sui cambiamenti climatici (IPCC) ha portato alcuni scienziati a sostenere che il mondo si stia dirigendo verso un periodo di raffreddamento che non finirà prima della metà di questo secolo. Se ciò è corretto, sarebbe in netta contraddizione con le previsioni di imminente riscaldamento catastrofico….”. La medesima notizia appare anche nel DailyMail, ma ne abbiamo di italiani come ad esempio La Stampa ma non solo i giornalisti si “aprono” alla teoria di un imminente piccola era glaciale, c’è stato anche Theodor Landscheidt, astronomo e climatologo tedesco scomparso nel 2004, si può considerare un antesignano del raffreddamento climatico globale. Il suo straordinario lavoro “New Little Ice Age – Instead of Global Warming?” è stato pubblicato postumo dal Schroeter Institute for Research in Cycles of Solar Activity da lui fondato a Brema e successivamente trasferito in Canada. Landscheidt fu sicuramente un uomo eclettico, parlava correttamente cinque lingue (tra cui l’italiano), aveva studiato filosofia, astronomia, scienze naturali e perfino giurisprudenza. Si laureò nel 1955 a Göttingen, ma fu sempre un ricercatore indipendente con un’ampia cultura interdisciplinare, il suo interesse alla climatologia era derivato dalla profonda conoscenza dei cicli solari che hanno sempre illuminato i suoi studi. Nel suo studio pubblicato nel momento di maggior trionfo della teoria del Anthropic Global Warming (riscaldamento globale determinato dall’attività umana) creò a suo tempo ilarità nella comunità scientifica che vedeva la Terra come futura preda di una desertificazione massiva. Nel suo lavoro Landscheidt sin dal titolo poneva un interrogativo inquietante: ci sarà una Nuova Piccola Era Glaciale invece di un Riscaldamento Globale? Egli, dopo un’accurata analisi della variabilità dei cicli solari, ponendosi in netto contrasto già all’inizio degli anni 2000 con le speculazioni dell’IPCC che prevedeva un innalzamento della temperatura planetaria di quasi 6°C nei futuri 100 anni, suggeriva al contrario la prossima insorgenza di un periodo di raffreddamento climatico globale che avrebbe avuto il suo apice intorno al 2030.

In conclusione tirate  voi le somme, il nostro pianeta si sta surriscaldando o raffreddando?

Chiara Priorini

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Riscaldamento o Raffreddamento Globale

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