Specchio

di Roberto Erca

La nostra società ha moltiplicato in dimensioni antropologicamente inedite lo spazio della rappresentazione e di conseguenza i suoi scarti e i suoi slittamenti. Siamo circondati da specchi che si sono moltiplicati in misura abnorme, ma non sembra che ci siamo forniti di un pensiero critico capace di riportarci alla realtà (qualcuno dice che non è necessaria la realtà, che basti la sua rappresentazione). Lo specchio è la dimensione superficiale nel quale ci muoviamo e nella quale cerchiamo di rispondere alle attese che il nostro io ci chiede per riuscire a chiudere la giornata così come l’abbiamo aperta.
La preponderanza delle opinioni che provengono dal mondo dello spettacolo, la loro autorevolezza, cresciuta a tal punto che si crede che in quel mondo risieda l’unica esperienza dalla quale sia profittevole trarre un qualche insegnamento, è il segno della spettacolarizzazione che le nostre esistenze subiscono come penultimo passo verso il loro definitivo sfruttamento (il definitivo è quello intensivo del corpo, fin nella sua dimensione molecolare).
Come una riflessione di questo tipo possa sposarsi con alcuni tratti della riflessione sul denaro e sul suo assoluto potere di rappresentazione del valore è stato programma percorso e poi abbandonato dal cosiddetto pensiero, che pensiero non era, del sessantotto. Riprenderlo oggi potrebbe permettere di chiarire qualche corto circuito di troppo nell’attuale discussioni che avvengono tra il come e il dove del mundis profundis di questo strano ‘QUI & ORA’.

Roberto Erca

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