Tutti riscoprono la cultura per la politica e per gli affari. Qualcuno per il gusto

di Augusto Grandi
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Ripartire dalla cultura. Uno slogan per tutti e per tutte le stagioni.
Lo usa il sindaco di Torino in vista delle prossime elezioni, lo usano a destra per spiegare come utilizzeranno i tanti soldi della Fondazione An, lo usa il ministro Franceschini per giustificare il suo ruolo.
Lo usano gli operatori turistici, sperando che i potenziali visitatori abbocchino e arrivino, per poi scoprire che di cultura se ne fa davvero poca. La cultura come traino per l’enogastronomia ed il rilancio delle sagre, la cultura soprattutto come opportunità per offrire lavoro e guadagni agli amici ed ai parenti.

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E poi ci sono le eccezioni positive. Quest’anno, ad esempio, persino il Corriere della Sera ha scoperto che l’Acqui Storia è il più prestigioso premio letterario storico di tutta Europa. Come ha fatto ad accorgersene?

Semplice, in una delle tre giurie sono arrivati nuovi giurati, tutti espressione della sinistra “vera”. Quindi, di colpo, le polemiche giornalistiche contro il premio sono cessate e sono arrivati gli applausi dell’informazione politicamente corretta. La nuova maggioranza in giuria ha provocato sconquassi? Macché.
Il vincitore ha ottenuto l’unanimita’, perché i giurati, vecchi destri e nuovi sinistri, sono persone corrette e competenti che, come in passato, hanno votato la qualità e non per ordini di schieramento. Paradossalmente, ma neanche tanto, gli scontri maggiori si sono registrati dove le giurie, secondo i dis informatori di professione, sarebbero state politicamente omogenee. Ma, appunto, cosa capiscono di cultura i dis informatori? Eppure, contrariamente a quanto pensava Tremonti (chi?), di cultura si vive, con la cultura si lavora e si mangia. Anche in modo onesto, quando è gestita bene. Invece l’Italia e’ divisa tra una sinistra che ne approfitta, e ci lucra abbondantemente oltre ad utilizzarla come ufficio di collocamento per le proprie truppe, ed una destra che non sa neppure cosa sia e che è convinta che ci si possa tranquillamente confrontare con gli avversari puntando su giovani disoccupati senza esperienza ed anziani pensionati pronti a rinunciare alle bocce o alla visita ai cantieri per organizzare grandi manifestazioni di richiamo internazionale.
In mezzo ci sono quelli che se ne fregano degli schieramenti e lavorano per proprio conto. Come la Mondadori che si mangia la Rizzoli. Oppure come i tanti piccoli editori che si arrangiano cercando di puntare sulla qualità.
Ma ci sono anche iniziative intelligenti dei singoli scrittori. Come quelli che, nel settore dei gialli, hanno dato vita a Torinoir, un gruppo che ha come collante non l’ideologia, ma solo la passione per il genere poliziesco. E che ha capito che solo insieme si riesce a pesare, a contare qualcosa.
Quando di scrittura si poteva anche vivere, gli autori si ritrovavano nei caffè. Ora che per vivere devono fare altri lavori, e che non possono più permettersi di occupare per ore un tavolino ordinando bibite e tramezzini, si ritrovano sul web.
Per organizzare iniziative culturali, per promuovere i libri.
Senza bisogno di essere Mondadori.

Augusto Grandi
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Tutti riscoprono la cultura per la politica e per gli affari. Qualcuno per il gusto

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