Una magia dei conti.

di Antonella Policastrese

MagiKrò- Festival

“Luoghi di Magia –Magia nel Luoghi”, ribattezzato con l’acronimo di “MagiKrò- Festival” e ancora più miseramente come “Festival della Magia”. Un programma il cui valore è di oltre mezzo milione di euro a edizione e per il quale la Regione Calabria, con fondi della UE, ogni anno e per tre anni, mette a disposizione 306 mila euro. Quattrini per realizzare un grande evento, in grado di movimentare flussi turistici e di migliorare l’attrattività di una terra che così, grazie alla programmazione di festival multigeneri in ogni provincia, dovrebbe arricchirsi di opportunità , culturali, di svago, di approfondimento e di spettacolo da offrire soprattutto a chi la sceglie come meta di vacanze. Il ruolo del “MagiKrò-Festival” rientra, o dovrebbe rientrare, in questa disciplina. A monte di tutto questo esistono dunque un progetto, un piano di gestione e di attuazione e naturalmente anche una impalcatura finanziaria. La Fondazione Odyssea è , nella fattispecie, pilastro di quella impalcatura; in quanto è l’unico partner che, insieme alla Provincia di Crotone, mette dei soldi (€ 19.454,94) mentre l’Ente di via M. Nicoletta contribuisce con 88 mila euro e rotti in denaro cash; più 50 mila di contributi in natura, quali le prestazione di propri dipendenti; nonché oltre 43 mila euro di presunti incassi (ovvero quanto riesce a incassare; la scorsa edizione se ne incassarono circa 10 mila di euro a fronte di una previsione di 80 mila). Altri due piccoli partner mettono ciascuno una cifra che non supera i duemila euro a fronte di una possibilità di fornire prestazioni e servizi per un valore di circa 13 mila euro. Al contrario di ogni logica sottesa al perseguimento di finalità sociali condivise da quanti hanno a cuore e disgrazia il destino di una terra e il bene della collettività; per ognuno dei partner che mette soldi per la realizzazione del festival, la questione parrebbe funzionare diversamente. Tu partner metti due euro e poi ti consento di fatturarmene 12, a prescindere se ne avrai sostenuti 4 di spesa, poiché ti devo pagare il lavoro svolto, quindi, se sei abbastanza furbo, ne porti a casa otto euro puliti; tanto paga l’Europa per la realizzazione del progetto. Per il partner Fondazione Odyssea le cose sono andate diversamente, almeno per la prima edizione, dal momento che avrebbe speso il doppio di quanto gli è stato poi effettivamente rimborsato. Al partner Civita S.r.l invece è stato consentito da subito di non mettere neppure 20 centesimi e di avere un rimborso spese a piè di lista pari, al centesimo, alla quota di budget ritagliatagli appositamente. Soggetto che, nei fatti, e più di tutti, ne ha decretato il fallimento, l’anonimità e l’inabissamento. Uno perché nella redazione del progetto non ha contribuito neppure con una virgola; due perché non lo ha mai sostenuto, tre perchè, nei fatti lo ha affossato, quattro perché ne ha tratto immeritato vantaggio; cinque perché non ci ha investito neppure un centesimo; sei perché quel soggetto, si è ritrovato, nel corso di questa prima parte della seconda edizione, ad avere nell’assessore Capocasale il parente acquisito di un proprio dipendente. Civita S.r.l., un organismo che ha sede a Roma in piazza Venezia. Di tale organismo, durante una puntata del programma di RaiTre, “Report” del 5 maggio 2013, Milena Gabbanelli, a proposito di beni culturali in Italia ebbe a dire così: “Per quel che riguarda i grandi gioielli – quelli per i quali non servono le idee perché si vendono da soli, come i grandi musei, qui i privati ci sono. Secondo l’Antitrust sono sempre gli stessi a spartirsi in maniera opaca un grandissimo mercato” . La nota giornalista poi proseguiva così: “Si tratta sempre delle stesse società, che ottengono ogni volta gli appalti nel silenzio più assoluto, e che poi spesso danno vita a mostre e eventi di scarso valore. Un nome per tutti? Civita”. Ma Civita, partner della Provincia nel progetto “Luoghi di Magia –Magia nel Luoghi” può vantare come presidente onorario nientemeno che Gianni Letta e soci come Luigi Abete. E quindi a Crotone la fetta più consistente del budget, a parità di servizi e/o forniture rese, del MagikòFestival, l’ha avuta ancora una volta Civita; ben 51.127, 90 euro per “campagna di comunicazione e promozione; produzione materiali; pubblicità e promozione su radio, tv, stampa regionale e locale”; inoltre è espressamente detto che è compito di Cività la produzione, stampa e diffusione di materiale per la promozione degli eventi.Ma il materiale pubblicitario è consistito solo in dei manifesti, molti dei quali attaccati abusivamente e realizzati con tecniche di stampa da terzo mondo, e dei miseri flyer che si possono leggere solo al microscopio essendo di formato 10 X 15 cm. Gli striscioni in pvc, quelli che di solito vengono attaccati da un balcone all’altro sulle vie principali, non sono mai comparsi neppure in sogno. Tutto ciò è persino ovvio, perché Civita è a Roma e quindi, presumibilmente dopo oculata segnalazione proveniente dal palazzo della Provincia, tutte le attività in capo alla nota azienda romana, vengono delegate a una crotonese, azienda o soggetto unico che sia. Già che ci siamo, tale soggetto riceve l’incarico di realizzare un tabellone pubblicitario per un compenso di 4 mila euro, soldi che, per corrispondenza di genere, dovrebbero essere defalcati dalle spettanze di Civita per attività pubblicitarie, ma che si ascrivono ad altra voce di spesa, così come stabilito nella determina n° 789 del 30/0/2013. E così pure altre attività di comunicazione, ascritte a Civita, come da suddivisione ufficiale di quote e di compiti, non gravano sulle spettanze dell’azienda romana; è il caso dell’addetto alla comunicazione ed ai rapporti con la stampa, che viene pagato da Fondazione Odyssea . Il compenso di Civita non viene dunque intaccato neppure in questo caso. Nella precedente edizione del festival, al partner Civita andarono 38 mila euro per le proprie prestazioni e forniture, ma questa volta, a fronte di 51 mila, ha risparmiato pure sull’ingaggio di una collaboratrice-coordinatrice in loco, il cui onere è stato attribuito anche in questo caso, alla Fondazione Odyssea. Fu dunque questo aggravio di oneri ad aver determinato la debacle comunicativa della prima edizione del festival che pure fu davvero imponente e memorabile sul piano della qualità artistica e della spettacolarità ? A via M. Nicoletta avranno ritenuto di si e che quindi a Civita, per la seconda edizione, avrebbero dovuto dare una quota più alta di budget, ovvero € 51.17, 90 e senza che quell’ azienda mettesse neppure un centesimo, che fosse uno, di contributo. Risparmia e non “cumparisci” , è il caso di dirlo, se è vero che, come accennato, il materiale grafico fatto circolare e parcamente distribuito, al netto di orrori ed errori di impostazioni dei testi, è di quello low-cost, facilmente reperibile, spese di spedizione comprese, su internet, quand’ anche provenisse dalla Germania; due giorni dall’ordine e ti arriva. Un migliaio di volantini 10 x 15, come quelli distribuiti dopo l’inizio del festival, costeranno si è no una sessantina di euro più Iva e al netto delle spese di spedizione; per comprare 250 manifesti 100 x 140 vai a spendere circa settecento euro Iva inclusa. Locandine non se sono comparse in giro, forse perché 51 mila euro non sarebbero bastati anche per far fronte a quei circa seicento euro Iva inclusa, occorrenti per realizzarne ben cinquemila di locandine in carta da 250 gr. patinata lucida + laccatura . Una domanda sorge spontanea farla al neo-assessore provinciale alla cultura nel momento in cui ha tessuto il pubblico elogio di Civita qualcuno lo aveva informato di tutto questo oppure questa è normalità che va comunque elogiata ?

Antonella Policastrese

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