Veneto indipendente? Macché: unito dal malaffare

 
di Augusto Grandi
girano
moseRaffica di arresti, in Veneto, per il Mose di Venezia. Dagli esponenti del Pd della capitale della Serenissima sino a quelli del centrodestra in Regione. Passando per la richiesta di arresto all’ex presidente forzitaliota Galan. E non si può neppure parlare di giustizia ad orologeria, visto che si è attesa la fine delle elezioni. Oppure sì? Perché sono coinvolti esponenti del Pd e del centrodestra e questo avrebbe favorito Grillo. Senza dimenticare che tante inchieste sono nate tra squilli di tromba e sono finite in nulla, ma in sordina. Però il Mose ha sempre suscitato sospetti e perplessità. Sulla sua utilità, sul suo costo spropositato, sui tempi di realizzazione. Un pasticcio brutto, molto “italiano” anche nella Serenissima. Che, non a caso, si è totalmente italianizzata affidando il proprio voto al burattino nelle ultime europee. Perché un conto è sventolare, dal balcone o in piazza, il vessillo di San Marco. Un’altra cosa è il senso degli affari e la speranza malriposta nel burattino manovrato da banchieri e speculatori. La coerenza non è per tutti, e mandando in mona il proprio orgoglio ed il proprio senso di appartenenza, si vota per il partito degli affari. O del malaffare, che in Italia si assomigliano molto. D’altronde, dopo il maestro Manzi ed il suo “Non è mai troppo tardi”, è proprio la delinquenza applicata agli affari ad aver unificato l’Italia. Dalla mafia siciliana alla mafia del Brenta, dalla ‘ndrangheta calabrese a quella esportata sulle Alpi dove si è radicata senza troppe difficoltà. E contrariamente alle scemenze raccontate in tv e sui giornali, la criminalità organizzata rappresenta anche il massimo del politicamente corretto e dell’integrazione razziale. Criminali multietnici, come piacciono ai media di servizio. E se in qualche caso, come a Rosarno, ricorrono al massacro, non è una questione di colore di pelle, ma di intralcio all’attività criminale, al business ed al malaffare. I nostri criminali, emblema della nuova Italia, dialogano con mafiosi asiatici o sudamericani, russi o africani. Dividono il controllo delle attività illecite con prostitute nigeriane o con spacciatori albanesi. E se questo è il popolo italiano, perché mai i politici, gli amministratori, i funzionari veneti dovrebbero essere diversi? Hanno votato come gli altri italiani, si comportano come gli altri italiani. Gli indipendentisti veneti, invece di giocare con la ruspa dotata di cannoncino, dovrebbero andare per le piazze della regione a togliere le bandiere della Serenissima dalle mani di chi non merita neppure di sfiorarla. Perché il business è business, ma la dignità è tutt’altra cosa.
Augusto Grandi girano
augusto grandi
Veneto indipendente? Macché: unito dal malaffare
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