Violenza:un sedicenne ucciso

di Antonella Policastrese

Maycol CatizzoneLa violenza esplode sempre più frequentemente. Una rabbia cieca che ha come bersaglio un nemico da colpire per affermare il proprio potere. Succede che ad Isola Capo Rizzuto, un paese dell’entroterra crotonese, sede dell’associazione “Misericordie”, dedita alla solidarietà ai migranti, un ragazzo di 16 anni, Maycol Catizzone venga ucciso a coltellate, davanti ad un bar, dopo una lite scoppiata tra un trentunenne ed un gruppo di ragazzini di cui due rimasti feriti. Morire per mano di un uomo adulto, morire nel pieno degli anni, senza avere forse nemmeno il tempo di capire che stai per sempre abbandonando la vita, una vita che per molti non prelude a nulla, uccide speranze e sogni, che appartengono solo a pochi. La società attuale, sempre più confusa, priva di riferimenti ed ideali genera mostri, estremizza comportamenti che di normalità non hanno niente, perchè anche la normalità sembra avere imboccato una strada da porto delle nebbie.
Si vive alla giornata. Non si capisce bene dove stiamo andando. Solo una cosa è chiara: l’incapacità a relazionarsi in modo civile, a farsi ascoltare, a far emergere il disagio che ognuno in modo diverso vive in silenzio e nella solitudine. Si rimane schiacciati dai problemi, covando dentro il rancore che scava come l’acqua la roccia ed alla minima occasione dilaga, lasciando a terra chiunque trovi sul proprio cammino. Violenza pura; come violenza è non amplificare ciò che succede, se non per trasformarlo in spettacolo, da parte di mezzi d’informazione isteriliti, spietati e che hanno una sola preoccupazione, l’audience. Un fatto di sangue, si sa, attira massa di lettori e spettatori incuriositi, che vogliono sapere, che hanno bisogno solo di immagini da vedere, terminate le quali tutto rientra nella normalità. Ma di normale non c’è nulla, specie se un fatto come l’uccisione di un sedicenne non interroga le nostre coscienze, non porta a chiedersi “Perchè”.
Isola Capo Rizzuto non è una zona semplice da gestire. Ad Isola un sindaco donna è sotto processo per voto di scambio con uomini appartenenti ad una cosca ndranghetista. Ad Isola l’associazione di don Ciotti “Libera” ha dovuto lottare per ottenere terreni espropriati alle mafie. Tra don Ciotti e le “Misericordie” si era aperto anche un contenzioso con i rappresentanti per quei terreni, e don Ciotti era stato definito un colonizzatore da mandare via . Lo scenario, da ciò che si evince, è abbastanza inquietante. Quando le regole saltano, le norme diventano un optional, a prevalere è sempre la legge del più forte, in questo caso di un trentunenne che senza trattenere la sua rabbia ha agito uccidendo un sedicenne, un ragazzo che avrebbe avuto tutto il diritto di vivere, ma che per uno strano gioco del destino esce per divertirsi e quel divertimento si trasforma un un gioco di morte. Quanto siamo capaci di interrogarci, cosa sappiamo fare per dare un senso alla nostra rabbia che dovrebbe sfociare in ribellione verso una società che ha perso il senso del proprio essere e dell’identità?

Antonella Policastrese

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