I sondaggisti e il flop delle loro proiezioni

di Antonella Policastrese

sondaggiAgli istituti che fanno sondaggi alle vigilie delle elezioni in Italia, gli “piace vincere facile” come lo è (quantomeno secondo i gestori delle lotterie) con i “gratta e vinci” di ultima generazione. In occasione del turno elettorale europeo del 25 maggio, però i sondaggisti hanno perso, e pure di brutto. Una di quelle sconfitte che indurrebbe chiunque a ritirarsi dalla carriera ed a fare altro nella vita. Hanno azzeccato solo la graduatoria finale del voto: primo il PD, secondo il Movimento 5 Stelle; terzo Forza Italia. Ci hanno preso pure sul quarto posto, che si è aggiudicato la Lega Nord, seppure non è che fosse poi così difficile indovinarci. Piepoli; Noto; Pagnoncelli & Co hanno invece centrato in pieno il bersaglio circa l’esito del voto dei partiti più piccoli, con uno scarto tra previsione e risultato finale, anche di pochi decimali; come con la lista “L’altra Europa con Tsipras”. E’ come se gli istituti di statistica fossero riusciti a contarli uno per uno, prima che si recassero al voto, gli elettori dei piccoli partiti senza quindi bisogno di realizzare delle interviste a campione. Facile fare delle previsioni con numeri piccoli, ma non era mai accaduto che dei sondaggisti sbagliassero così clamorosamente nelle previsioni percentuali di votanti per i partiti più grandi. C’è sempre stata la famigerata “forchetta” o “forbice” tra dato previsto e risultato reale; ma mai, come il 25 maggio scorso, la “forchetta” è stata così “sdentata” e la “forbice” allargata. Il distacco finale tra i votanti del PD e quelli del Movimento 5 Stelle è stato di ben 19,65 punti percentuali; alla vigilia del voto la distanza stimata tra i due partiti era di appena 7,5 punti percentuali. Fortuna (soprattutto per gli istituti di statistica) che il turno elettorale del 25 maggio scorso è stato archiviato abbastanza in fretta e senza tanti commenti televisivi. Da una parte il trionfo del PD e del suo Segretario e Premier, dall’altra l’umiliazione di Beppe Grillo e del suo Movimento; in mezzo una pretesa legittimazione politica personale, attraverso le urne, di colui che s’è incoronato Presidente del Consiglio; sullo sfondo c’è invece l’inizio di un nuovo “Ventennio”. Non c’è dunque stato materialmente il tempo di interrogarsi sulla defaillance di coloro che erano stati chiamati (e pagati)per fornire delle previsioni attendibili. Da una loro eventuale auto-difesa, qualora ci fosse stata, forse avremmo saputo molto di più sul come sono andate le cose il 25 maggio; perché dei refoli di vento, delle mezze parole, meno che sussurrate, arrivano alle orecchie degli italiani che sono andati alle urne. Pochi elettori per la verità in questa nuova tornata delle europee: 58,68 per cento degli aventi diritto al voto, contro il 66,46 di aventi diritto al voto alle europee del 2009. Più o meno costante, nel raffronto tra i due turni elettorali, il dato numerico delle schede bianche e nulle; ovvero un “partito invisibile” che detiene circa il 6 per cento dei voti e che potrebbe esprimere una congrua rappresentanza al Parlamento Europeo. Alla luce di questi risultati, e naturalmente del dato politico emerso dopo il turno elettorale del 25 maggio scorso, si possono fare tre considerazioni sul come sono andate le cose. La prima è che tra i dieci milioni di cittadini destinatari del bonus di 80 euro in busta paga, stanziato dal Governo Renzi, neppure uno ha mancato di genuflettersi dinanzi l’urna; perché il PD di voti ne ha rastrellati più di undici milioni (quel milione 173 mila di voti in surplus potrebbero corrispondere a quelli ottenuti da Matteo Renzi alla primarie del suo partito a dicembre 2013). La seconda considerazione che va fatta, ed al momento appare come un dato di fatto inconfutabile, è che gli autori dei sondaggi elettorali, con i dati reali emersi dalle urne, dovrebbero chiudere bottega. Rimane poi una terza considerazione, da prendere come estrosa e suggestiva e cioè che l’errore commesso dai sondaggisti sia dovuto a brogli elettorali, che loro non potevano assolutamente testare e prevedere, perché i brogli, di solito, si fanno in gran segreto e non si possono rivelare prima, neppure in confessionale. Di certo, quello italiano, rimane uno scenario politico troppo soggiogato da una governance esclusivamente finanziaria dell’Europa; condizionato da un debito pubblico che nessuno trova conveniente alleggerire, perché questo comporterebbe un livello speculativo più basso per coloro che di quel debito sono padroni. Difatti una possibilità di rinegoziazione, con una significativa revisione verso il basso degli interessi su quel debito, è un qualcosa che non appartiene nemmeno più al libro dei sogni, tanto essa appare remota. Eppure sarebbe proprio quella la via di fuga da questa terribile crisi che investe l’Italia ormai da oltre un lustro. Niente fuga dunque e per garantire questa regola di vita ci vogliono ottime sentinelle e grandi nocchieri. Il più famoso dei nocchieri, ma che assomiglia tanto a quelli che governano l’UE, era solito pronunciarsi con queste parole: “…Guai a voi, anime prave : non isperate mai veder lo cielo !”. Il sommo Poeta aveva solo immaginato una realtà da incubo, un’atmosfera da livida palude, laddove le anime infernali indugiavano all’imbarco intimorite dal quel “Caron dimonio, con occhi di bragia” che “…loro accennando, tutte le raccoglie ; batte col remo qualunque s’adagia”.

Antonella Policastrese

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