Archive for Radio Londra, dal fronte macroeconomico

La trilogia di Roberto Nardella: storia economica italiana dal 1970 al 2012 atto 3°

La trilogia di Roberto Nardella: storia economica italiana dal 1970 al 2012

Pubblichiamo il primo di tre articoli di Roberto Nardella sulla storia rivista e corretta; questo terzo atto va dal 1990 al 2012.

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Dal 2000 al 2012: il tonfo dell’economia italiana e gli effetti dell’euro

italia affondaIl pesante calo dell’economia italiana negli ultimi 12 anni analizzato e spiegato sui dati del PIL, inflazione, cambio EUR/USD: la cronaca del tonfo dell’Italia.

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Negli ultimi anni, l’Italia ha vissuto un particolare parte della storia economico-sociale: l’arrivo dell’euro, gli effetti sull’economia, la gigantesca bolla immobiliare nell’eurozona alimentata da tassi di interesse bassissimi e ancora una volta l’inflazione italiana è ben superiore ai partner dell’EZ.

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La trilogia di Roberto Nardella: storia economica italiana dal 1970 al 2012 atto 2°

La trilogia di Roberto Nardella: storia economica italiana dal 1970 al 2012

Pubblichiamo il secondo di tre articoli di Roberto Nardella sulla storia rivista e corretta; questo secondo atto va dal 1987 al 1999.

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Il declino dell’economia italiana dal 1987 al 1999: ecco cosa è accaduto

italia affondaLa lira si svaluta del -32,2% contro dollaro e del -29,8% contro marco tedesco, nel 1993 il PIL scende del 20% fino ad arrivare alla più colossale svendita di un patrimonio pubblico: 91 miliardi di euro in privatizzazioni. Ecco la cronaca del declino italiano.

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Prosegue l’approfondimento sullastoria dell’economia italiana: un’analisi commentata sulla base di dati economici, accompagnata dalla contestualizzazione degli avvenimenti storico-politici più importanti.

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La trilogia di Roberto Nardella: storia economica italiana dal 1970 al 2012 atto 1°

La trilogia di Roberto Nardella: storia economica italiana dal 1970 al 2012

Pubblichiamo il primo di tre articoli di Roberto Nardella sulla storia rivista e corretta; questo primo atto va dal 1970 al 1986.

La storia economica italiana (rivista) dal 1970 al 1986: Italia 5° PIL al mondo

italia affondaAnalisi e storia dell’economia italiana. Bilancia commerciale, inflazione media annua, PIL comparato tra i Paesi del G6, cambio dollaro USA e Marco tedesco contro la Lira: l’Italia è nella top 6 delle economie mondiali.

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In questo modestissimo studio voglio mettere in evidenza uno spaccato inconsueto della recente storia economico-sociale dell’Italia.

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Svenduti

Svenduti

Di Roberto Nardella

svendesiPer giustificare lo sconsiderato matrimonio con l’€uro ci hanno detto che l’Italia, SESTA economia del mondo dell’epoca e seconda manifattura d’Europa tutt’oggi, era “troppo piccola per lottare con Cina, India, Brasile” ecc.

… e se noi siamo “piccoli” questi che vi elenco non dovrebbero nemmeno esistere:
Nuova Zelanda: ab 4,5 mln; PIL $170 mld (55°); PIL 2014 +3,2%;
Norvegia: ab 5.1 mln; PIL $500 mld (23°); PIL 2014 +3,2%;
Ungheria: ab 9.9 mln; PIL 2012 $125 miliardi (58°); PIL 2014 +3%;
Polonia: ab 38.5 mln; PIL $490 mld (24°); PIL 2014 +3.3%;
Corea del sud: ab 50 ml;, PIL $1130 mld (15°); PIL 2014 +3%;

…ci hanno preso per le terga tutti, dal primo all’ultimo politico, dal primo all’ultimo industriale.

L’Italia è stata SVENDUTA, nulla di più e nulla di meno.

Roberto Nardella

Roberto Nardella

Paragoni: Italia – Ungheria!

Paragoni: Italia- Ungheria!

Di Roberto Nardella

Italia magraViktor Orbán, premier dell’Ungheria dal 29 maggio 2010 è riuscito ad abbassare gli interessi sulle emissioni statali a 10 anni (bond) dal 7,9% all’attuale 3,25%, attraversando vittoriosamente la tempesta che voleva portare il Paese nelle grinfie della trojka e che vide i tassi alzarsi sino al 10% nel dicembre del 2011.

Capite cos’è l’Ungheria in confronto all’Italia?
Il loro PIL, pari a $125 miliardi è praticamente lo stesso del solo Piemonte.

E noi dovremmo aver paura di abbandonare le nostre catene di schiavitù perchè “siamo troppo piccoli e i mercati‬” ci sbranerebbero”?

Coloro che ripetono come una litania frasi simili sono gli stessi che ci hanno venduto a quei mercati, alla Germania e anche alla confindustria.

Roberto Nardella

Roberto Nardella

Prossima fermata: deflazione globale?

Prossima fermata: deflazione globale?

di Roberto Nardella

scenarieconomici.it

desertoQuesti Paesi sotto elencati sono le prime 15 Nazioni al mondo (G15) per Prodotto Interno Lordo (PIL nominale 2012) espresso in miliardi di dollari USA;
Nella prima colonna c’è il rendimento dei titoli di debito statale (Bond) a 10 anni del marzo 2013;
Nella seconda i Read more

I telescopi di Confindustria

I telescopi di Confindustria

di Roberto Nardella

telescopioIeri è stata diffusa una nota proveniente dal Centro Studi di Confindustria sull’economia italiana, essa dice testualmente che:

«Minore prezzo del petrolio, euro più debole e calo dei tassi a lunga scadenza legato alle misure di Quantitative Easing della Bce, assieme al più vivace commercio mondiale, tendono a dare una spinta del 2,1% del Pil quest’anno e di un altro 2,5% il prossimo».

Negli ultimi anni abbiamo già visto in quali macroscopici errori Read more

Operazione Q€: Nome in codice “svalutescion”

Operazione Q€: Nome in codice “svalutescion”

di Roberto Nardella

svalutationVediamo di fare un po’ di chiarezza interpretando i tanti numeri ricevuti in queste convulse ore.
Alle 14,30 di giovedì 22 gennaio 2015, il governatore della Banca Centrale Europea (BCE) Mario Draghi ha annunciato a mercati aperti l’€uro QE (acquisto di titoli di Stato dei Paesi della €Z) che sarà pari ad un importo mensile di €60 miliardi per una durata stimata di 19 mesi a partire dal prossimo marzo 2015 e che vedrà un impiego complessivo pari ad € 1140 miliardi o sino a quando non si sia raggiunto il target di inflazione desiderata in €Z (intorno al 2% ca).

Alla luce delle prime analisi si evince che il QE:

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SOS Croce Rossa

SOS Croce Rossa

croce rossa

Vendite al dettaglio svizzere annue a -1,2%;

Probabilmente la BC Svizzera, sapendo in anticipo questo dato che si combinava assieme a tutti quelli negativi dell’ultimo anno, sapendo anche che il QE €uro si farà, ha deciso di abbandonare il vincolo fisso con l’€uro posto a 1,20 per “sposare” il Dollaro USD (il cambio USD/CHF nei prossimi giorni potrebbe convergere intorno a $ 0,85, ovvero il vecchio floor dell’euro) che peraltro è seguito a ruota anche dello Yuan cinese.

Lo scopo della rivalutazione Read more

Da Nasser ai giorni nostri

Da Nasser ai giorni nostri

di Roberto Nardella

unitedNasser, nel 1956, nazionalizzava il canale di Suez.
La Francia e la Gran Bretagna, per difendere i loro interessi, prima bombardano pesantemente il sito e poi lo occupano militarmente con le truppe.
Il presidente egiziano chiede aiuto all’Unione Sovietica che si presta volentieri (e non senza interessi).

Gli Stati Uniti, per paura di un’escalation militare che avrebbe portato ad una guerra certa, ordinano con perentorietà alle due potenze europee di ritirarsi immediatamente.

Francia e Gran Bretagna obbediscono e, dopo pochi giorni dall’invasione di terra, abbandonano frettolosamente l’Egitto con la coda tra le gambe.

Lo stesso anno l’URSS invade militarmente l’Ungheria nel silenzio totale dell’intera Europa.

Il 1956 è l’anno in cui, da allora in poi, l’Europa ha preso coscienza di non avere più potenze militari e di non contare più nulla sullo scacchiere globale.

Da quel giorno le decisioni importanti sono state prese sui fili di quella famosissima “linea rossa” che univa e allontanava la Casa Bianca e il Cremlino.

Da allora molte cose sono cambiate è di attori principali ne è rimasto solo UNO: gli altri, tutti gli altri, sono delle comparse più o meno famose.

Se la deflazione €Uro-pea aumenterà (e non vedo come potrà essere il contrario) le loro multinazionali perderanno molti soldi, TROPPI soldi e questo gli USA non lo possono permettere a nessuno.

Se l’€Uro e la U€ sono dannosi per gli USA (e lo sono) saranno spazzati via nei tempi che essi stabiliranno.

Chi pensa che il dollaro-centrismo sia malvisto da BRICS & Co. si sbaglia pesantemente: TUTTE le loro riserve valutarie, nonchè i patrimoni degli stessi oligarchi, boiardi, dittatori ecc. sono detenuti in dollari.

Per i prossimi anni saranno ancora loro a comandare, almeno sino a quando non ci sarà lo shock che porterà tutti a sedersi attorno ad un tavolo per cercare nuove vie (stile bancor) che porteranno a far diventare più marginale il vero potere degli USA: il Dollaro, una moneta imposta con la più potente macchina da guerra mai esistita.

Dimmi quanto spendi in armamenti e ti dirò chi sei.

Roberto Nardella

Roberto Nardella

A menzogneri & affini

A menzogneri & affini

di Roberto Nardella

MerkelQuesto articolo è dedicato, ai mentitori, agli ignavi, ai collaborazionisti, ai profittatori, ai fautori del pensiero unico e a quelli che credono che la Germania sia il modello da seguire.

Qui di seguito i dati del PIL delle prime TRE economie del continente (ma non solo): LEGGETE ATTENTAMENTE, farlo è semplicissimo, per capire a fondo basta la III elementare. NON AVETE SCUSE!

legenda:
a sx ultimo dato uscito;
al centro previsione degli analisti;
a dx dato precedente;

…questi sono i dati UFFICIALI snocciolati oggi dagli ORGANI di STATO relativi a diversi Paesi di EZ:
07:30 PIL francese (Trimestrale) 0,0% 0,2% 0,2%
08:00 Prodotto Interno Lordo Finlandia (Annuale) -2,0% 0,4%

09:00 PIL Austria (Trimestrale) 0,3% 0,5% 0,4%

09:30 PIL Paesi Bassi (Annuale) -0,5% 1,3% 0,8%

10:00 PIL Italia (Annuale) -0,5% -0,1% -0,9%
10:00 PIL Italia (Trimestrale) -0,1% 0,2% 0,1%

10:30 PIL portoghese (Trimestrale) -0,7% 0,2% 0,6%
10:30 PIL Portogallo (Annuale) 1,2% 2,1% 1,7%

11:00 PIL Grecia (Annuale) -1,1% -1,5% -2,3%
11:00 Euro-Zone PIL (Annuale) 0,9% 1,1% 0,5%
11:00 EZ PIL (Trimestrale) 0,2% 0,4% 0,2%

….e questi sono quelli dedicati all’UNICO apparente beneficiario dell’€Uro
08:00 PIL Germania (Trimestrale) 0,8% 0,7% 0,4%
08:00 PIL Germania (Annuale) 2,5% 2,2% 1,3%

…questo è un di più: la disoccupazione AUMENTA OVONQUE tranne che in Germania che, al contrario, vedrà le migliori FORZE GIOVANI di EZ che andranno ad elemosinare un lavoro dopo essere stati scolarizzati al meglio in altri Paesi:
09:30 Tasso Disoccupazione Olandese 8,7% 8,6% 8,7%

Roberto Nardella

…del resto, si sa, loro un lavoro non lo negano a nessuno…

Roberto Nardella

Oggi mi son preso la briga

Oggi mi son preso la briga…

di Roberto Nardella

vignettaOggi mi son preso la briga di fare una semplicissima comparazione:
vedere a quanto ammonta l’inflazione attesa nei Paesi avanzati.
Di quel miliardo di abitanti sui SETTE che ne conta il globo e che producono il 60% del PIL mondiale ben 500 milioni sono nel vecchio continente (27% del PIL totale).

Vi lascio con il quesito del giorno:
Cosa succede secondo voi se quei 500 milioni di abitanti contraggono le proprie spese, limitandole all’indispensabile?

Questi i dati sull’inflazione in UE:
11:00 EUR Indice dei prezzi al consumo (Annuale) 0,5% 0,5% 0,5%
11:00 EUR Indice principali prezzi al consumo (Annuale) 0,7% 0,8% 1,0%
11:00 EUR IPC (Mensile) 0,9% 1,0% 0,3%

….e questi i dati relativi alle altre economie dei Paesi avanzati

Martedì, Marzo 25 Regno Unito
11:30 Indice principali prezzi al consumo (Annuale) 1,7% 1,6% 1,6%
11:30 IPP Core Produzione (Mensile) 0,1% 0,1% 0,5%
11:30 IPP Core Produzione (Annuale) 1,1% 1,1% 1,2%
11:30 RPI (Indice prezzi al dettaglio) (Annuale) 2,7% 2,6% 2,8%

Giovedì, Marzo 13
02:00 Australia Aspettative sull’inflazione MI 2,1% 2,3%

Venerdì, Marzo 14
15:55 USA Attese Inflazione Michigan 3,2% 3,2%

Venerdì, Febbraio 21 Canada
15:30 Indice dei prezzi al consumo (Annuale) 1,5%1,3%1,2%
15:30 Indice dei prezzi al consumo (Mensile) 0,3% 0,1% -0,2%
15:30 Indice principali prezzi al consumo (Mensile) 0,2% 0,1% -0,4%
15:30 IPC Core (Annuale) 1,4% 1,3% 1,3%

Venerdì, Marzo 28 Giappone
01:30 Indice IPC Nationwide (Annuale) 1,5% 1,5% 1,4%
01:30 Indice prezzi consumo – nucleo naz. (Annuale) 1,3% 1,3% 1,3%
01:30 Indice prezzi Tokyo core CPI (Annuale) 1,0% 0,9% 0,9%
01:30 IPC Tokio (Annuale) 1,3% 1,2% 1,1%

legenda:
a sx ultimo dato uscito;
al centro previsione degli analisti;
a dx dato precedente;

I mediconi che abbiamo a capo del CIM (Centro Igiene Mentale) della BCE ci dicono che la bassa inflazione è relativa al basso prezzo del petrolio….sarà mica che gli altri lo pagano 200 dollari al barile?
…o più verosimilmente che in U€ nessuno più spende oltre l’indispensabile?

Il panorama dell’intera €Uro-zone, ovvero i 500 milioni di abitanti più ricchi dell’intero pianeta Terra, è questo: un DESERTO sterminato.

Roberto Nardella

Roberto Nardella

Il modello comuliberista

Il modello comuliberista

di Roberto Nardella

cinaGiovedì 10 aprile ’14.

Ore 04:00, le agenzie diffondono i seguenti dati macroeconomici provenienti dalla Cina:
Export anno/anno -6.6% (il dato atteso era di +4%, l’ultimo dato è stato un catastrofico -18.1%);
Import anno/anno -11.3% (il dato atteso era di + 2.4%, l’ultimo dato è stato +10.1%);
Bilancia commerciale +7.7 miliardi di $ (dato atteso a +0.9 miliardi, ultimo dato -23 mld);
Come vediamo la bil comm ha superato abbondantemente le aspettative ma sol perché c’è stato il crollo verticale delle importazioni che è stato ben maggiore del calo delle esportazioni.
I dati relativi all’export fanno segnare, sommando le due ultime rilevazioni, un calo tendenziale del 24,7% che, come abbiamo visto, è fortemente corroborato da un decremento sostanziali delle importazioni.

Provo a fare un’analisi.
I magazzini cinesi sono oramai stracolmi di invenduto, nonostante i prezzi all’ingrosso tendono a scendere costantemente gli ordini non arrivano a febbraio (-18.1%) e nemmeno a marzo (-6.6%), di conseguenza la produzione rallenta bruscamente o si ferma momentaneamente e gli ordinativi relativi alle importazioni collassano a -11.3% e dal momento che non c’è una forte accelerazione dei consumi interni che possa bilanciare tale frenata gli indicatori collassano.

L’import cinese è relativo a materie prime (consuma il 40% del rame e il 30% dell’energia prodotti al mondo) e/o a semilavorati: nei prossimi mesi aspettiamoci un ulteriore forte calo generalizzato nei Paesi “materiaprimisti” e “contoterzisti” che esportano più del 50% delle loro produzioni verso il gigante rosso. Del resto, i dati relativi al trasporto navale “baltic index” e al consumo previsto di energia per il 2014 parlano chiaro: sono entrambi a -35%.

Cosa accadrà come conseguenza?

Ci sarà un calo generalizzato dei prezzi delle materie prime che farà saltare i maggiori trust accaparratori di contratti futures che per operare le ricoperture necessarie potrebbero accusare un gravissimo colpo finanziario (senza escludere eclatanti quanto inaspettati fallimenti di banche di primaria importanza sovraesposte verso di essi con i derivati), indebolimento dei conti dei Paesi fornitori e di conseguenza delle loro valute con tutte le catastrofiche conseguenze che possiamo facilmente immaginare.
Il caso del rame è emblematico: in settimana scorsa ci sono stati dei movimenti pazzeschi sui contratti futures del copper e il prezzo del petrolio è ancora pesantemente drogato dalla perdurante scarsità di offerte derivante dai problemi dei porti libici ancora in mano ai ribelli e dalla crisi nell’area irachena e siriana. Tutto questo potrebbe essere voluto ma non appena la Libia ricomincerà a immettere quantitativi di petrolio come ha sempre fatto il prezzo del greggio potrebbe stornare anche del 20/25%
.
Sarà un bene per la produzione un prezzo più basso delle materie prime?
La mia risposta è un NO secco poiché io non credo assolutamente alla legge di Say: l’offerta non crea la sua domanda, almeno nel 21esimo secolo.
Sappiamo benissimo che nei Paesi avanzati ben l’OTTANTA% di quanto si consuma NON è di primaria importanza.
Oggi, offrire prodotti NON indispensabili ad un prezzo scontato anche del 70% non fa aumentare le vendite ma fa solo abbassare drasticamente i già scarsi ricavi: quella attuale è una crisi da sovrapproduzione che il mondo non ha mai provato prima d’ora, ergo è sconosciuta.

Chi potrebbe spendere, ovvero quel miliardo di persone dei Paesi avanzati, ha di tutto e di più e, anzi, è costretta a ridurre drasticamente i consumi, simmetricamente alla contrazione dei guadagni e quindi della disponibilità di spesa.
Posso tranquillamente affermare che più del 50% della produzione mondiale era destinata al continuo rinnovo nei Paesi ricchi e quando questo ciclo si è indebolito per sopraggiunta crisi e per troppo indebitamento privato (che poi diventa pubblico) i consumi si sono arrestati.

Il modello attuale prevede un decremento dei consumi globali pari al 30/35%? Io dico ancora di no.

Molto di quanto accadrà nell’immediato futuro dipenderà dalla politica del dragone.
Al partito comuliberista cinese saranno disponibili a cambiare drasticamente modello di sviluppo?
Saranno disponibili ad aumentare salari e diritti ai propri lavoratori, facendo nascere quella nuova enorme classe media all’interno dello sterminato ex celeste impero che permetterebbe di aumentare una domanda mondiale in piena fase deflattiva?

Dai poverissimi indiani non possiamo aspettarci nulla: al momento attuale solo i cinesi possono farlo ma a patto che cambino drasticamente politica.
Negli ultimi 20 anni hanno pensato solo all’export e ad edificare città su città (dando una potentissima spinta al mercato trainante di qualsiasi economia: l’immobiliare residenziale e non) senza preoccuparsi troppo che quei nuovi sfavillanti edifici potessero essere acquistati dal cinese medio, ovvero che poi venissero davvero abitati.
Alla fine, in Cina ci sono intere STERMINATE città, edificate per milioni di potenziali cittadini completamente deserte.
Anche in Africa hanno operato allo stesso modo: vi sono milioni di palazzi nuovi rigorosamente deserti. Avranno forse deciso per l’espatrio coatto di 2/300 milioni di cinesi a loro insaputa?

Ad ogni buon conto nei prossimi mesi ne sapremo certamente di più, sicuramente ne sapremo di più dopo il 25 maggio, data che ci dirà cosa ne pensano della UE e dell’€uro i 500 milioni di europei, di cui circa la metà sta conoscendo sulla propria pelle il termine deflazione.

Il destino del vecchio continente si deciderà dall’esito di quelle votazioni.
In mancanza di un netto successo dell’euro scetticismo, almeno nei GIIPS, Francia e UK, la UE finirà di distruggere quel che resta della nostra millenaria civiltà, riportando in pochi anni al potere, tramite guerre civili e colpi di Stato, movimenti xenofobi e ultranazionalisti che già oggi sono ben evidenti in diverse realtà.

O si disinnesca la UE e l’euro o la civilissima Europa vedrà un nuovo nazismo di ritorno.
Tertium non datur.

Roberto Nardella

Roberto Nardella

30.000 posti in mezzo al mare

30.000 posti in mezzo al mare 

di Roberto Nardella

Sembra che 30.000 dipendenti più o meno associati alla regione Sicilia possano restare senza stipendio.

occhiale giornale

 LINK il sole/240re

Perché? Semplicissimo: NON ci sono i soldi.

In questa situazione, a breve, verseranno moltissimi altri dipendenti pubblici, regionali, provinciali e comunali, ovvero, tutta la forza lavoro concernente la Pubblica Amministrazione.

moroSe torno indietro con la memoria ricordo solo un altro caso analogo: era il 1969, lo Stato Italiano rischiò di NON poter pagare pensioni e stipendi. L’allora presidente del consiglio Aldo Moro decise di far stampare le famosissime “500 Lire” con su scritto REPVBBLICA ITALIANA. Probabilmente fu anche uno dei motivi per cui venne assassinato una decina di anni più tardi. Con quell’emissione fuori dal controllo bancario salvò la Nazione dalla bancarotta.

nixonAppunto, eravamo nel 1969, ovvero in piena epoca DOLLARO-GOLD-STANDARD, ergo la MONETA era agganciata direttamente o indirettamente al valore FISICO dell’oro. Non hai oro? NIENTE MONETA! Nel 1971 ci pensò Nixon a eliminare il problema. Gli USA, a causa della scellerata quanto inutile guerra in Vietnam rischiavano di prosciugare le riserve auree per finanziare il costosissimo conflitto. Il 15 agosto 1971, Nixon, in quel di Camp David, disse semplicemente: il DOLLARO, da oggi, NON potrò più essere convertito in ORO.

Quel giorno si diede inizio all’epoca della moneta CARTALISTA.

Da quel fatidico giorno e sino al febbraio del 1981 NON ci fu più alcun rischio di non poter pagare stipendi, pensioni e salari statali. In verità, questa condizione rimase tale sino al I° gennaio 2002, giorno in cui PERDEMMO il POTERE di BATTERE MONETA, anche se con dei “distinguo” abbastanza accentuati. Nel decennio ’71-’81 il Ministero del Tesoro e la Banca d’Italia giocavano nella stessa squadra. Queste due importantissime istituzioni decidevano l’emissione del debito e il TASSO d’INTERESSE con cui detto DEBITO VENIVA VENDUTO. La BdI garantiva l’acquisto del residuale INVENDUTO di qualsiasi asta di debito pubblico, ritornando indietro al Tesoro gli interessi stessi. Gli interessi che i risparmiatori percepivano era SEMPRE INFERIORE all’inflazione. Per SCELTA DELIBERATA del Min. del Tesoro e di Banca d’Italia. L’intendo era quello di indurre all’investimento produttivo, DISINCENTIVANDO la RENDITA FINANZIARIA.

Chi voleva speculare doveva rischiare.

Mamma-Stato faceva pagare al risparmiatore il servizio di conservatoria e tesoreria per CUSTODIRE e GARANTIRE al 101% i risparmi affidati allo Stato con uno o due punti di inflazione. Nel 1981 il rapporto debito/PIL era al 58%. L’Italia cresceva come mai più successe negli anni a venire.

Beniamino AndreattaciampiDal marzo del 1981 le cose cambiarono: Andreatta e Ciampi, con il benestare di Spadolini e l’avallo di Pertini, decisero che il Ministero del Tesoro e la Banca d’Italia dovessero GIOCARE in SQUADRE DIVERSE, con diversi obbiettivi.

La BdI non acquistò più il residuale invenduto di BOT, CCT, BTP ecc e le banche decisero a quale tasso d’interesse si dovessero vendere i titoli di debito statale.

Avete presente cosa significhi affidare vostro figlio ad un pedofilo? La STESSA COSA!

Il debito pubblico da quel giorno cominciò a salire forsennatamente e continuò a farlo sino ai nostri scellerati giorni: il rapporto debito/PIL arrivò ben presto a superare il 100% per arrivare al 135% di oggi. 58×133%=135%. Il debito pubblico, dal 1981 ad oggi, è aumentato del 133%. Da 890 miliardi di euro attualizzati siamo passati a 2080 dei nostri giorni. Gli interessi corrisposti complessivamente da quel giorno disgraziato sono stati non meno di 3000 miliardi attualizzati, ovvero 93 miliardi per anno, ovvero più del 5% di PIL l’anno regalato alla rendita finanziaria.

bceNonostante tutto siamo andati avanti, nonostante un giocatore su due giocasse per il NEMICO siamo arrivati al 2002. Poi arrivò l’euro con il suo dividendo fatto di debito facile e deflazione. Fu una buona idea quella di privarsi del potere di battere moneta, mandandolo a 2000 km da Roma e nelle mani di una OLIGARCHIA composta da non-eletti ed auto-referenziati figuri?

Ricordate l’esempio del pedofilo? NO! NON va più bene: questa volta il vostro bambino la avete affidato DIRETTAMENTE allo stupratore assassino.

Intanto, 30.000 posti in mezzo al mare.

Roberto Nardella

Roberto Nardella

Analisi sui “materiaprimisti”

Analisi sui “materiaprimisti”

di Roberto Nardella

europaL’euro-pa intera è in stagnazione (per non dire in deflazione), strangolata dalla massa di debiti privati esplosi negli anni del credito facile. Il fenomeno è stato fortemente accentuato dai bassi tassi d’interesse in tutta la zona euro, avuti da quando la moneta unica è stata creata. Questi tassi così bassi hanno innescato la bolla immobiliare in tutti i Paesi che avevano tassi molto più alti. Paesi come la Spagna, la Grecia, il Portogallo e anche la stessa Italia sono passati da saggi d’interesse a doppia cifra a tassi che sono andati per lungo tempo anche vicini al 3%. In queste Nazioni, in troppi hanno voluto approfittare dell’occasione indebitandosi pesantemente, favoriti da un offerta creditizia a dir poco ESAGERATA, ipotecando così i futuri (e MAI CERTI) guadagni. Dopo il crack leman Brothers del 2007, in euro-pa, le cose non hanno fatto che peggiorare. La zona euro, a causa della rigidità del cambio e delle asimmetrie economiche tra i vari Paesi membri, ben nascoste sino allo scoppio della crisi dei sub-prime in USA, ha messo a nudo tutta la sua fragilità di sistema non perfetto, dimostrando ancora una volta in più che la UE non è una “area valutaria ottimale”.

Le insolvenze a catena di aziende e famiglie dei PIIGS (ma non solo) hanno appesantito notevolmente i bilanci delle “allegrissime” banche prestatrici che a loro volta hanno chiesto aiuti ai governi, bloccando di fatto il credito a tutti i livelli. A nulla sono serviti gli LTRO (il denaro regalato alle banche all’ 1% da Draghi) all’economia reale: essi sono stati interamente utilizzati per acquistare il debito pubblico. Si è voluto aiutare esclusivamente le banche permettendo loro di fare “cassa” introitando la differenza tra il tasso del prestito ottenuto (1%) e i tassi di rendimenti di BTP, Bonos ecc.

Come abbiamo più volte constatato, nella crisi della EZ il debito pubblico centra come il cavolo a merenda. Nella UE, prima che esplodesse il debito privato, il rapporto debito/PIL (escludendo Grecia ed Italia) era bassissimo dappertutto. Irlanda, Portogallo e Spagna lo avevano addirittura più basso della Germania stessa. Da sempre sostengo che la crisi globale è stata innescata dal RAFFREDDAMENTO dei consumi in UE e nel resto dei Paesi avanzati (che rappresentano il 60% del PIL mondiale), riversandosi a cascata sugli emergenti e sui Paesi in via di sviluppo. Una enorme onda di ridondanza che potrebbe durare per diversi anni ancora.

Vediamo come stanno andando i BRICS, ma anche gli altri Paesi esportatori, soprattutto di materie prime. Tutti stanno rivedendo al ribasso le stime di crescita di PIL. Anche la Cina crescerà notevolmente di meno di quanto pronosticato ad inizio anno.

brasile bandieraBrasile: La bilancia Comm. Brasiliana nei primi 11 mesi dell’anno fa registrare un incremento +1,42 miliardi di $; La banca centrale carioca ha fatto ben 20(venti) interventi sul saggio d’interesse dal 01/01/2011 al 06/12/2013. Il picco massimo è stato del 12,5% (07/2011) e il minimo del 7,25% (10/2012). Oggi il tasso d’interesse è al 10%. A partire dal picco minimo del 10/2012 (7,25) è stato un continuo ritoccare all’insù e nell’arco di 15 mesi è aumentato di ben il 2,75%. Il Real si è svalutato del 30% ca, passando da 1,66 a 2,36 per singolo dollaro USA in 25 mesi. Una politica monetaria abbastanza controversa, poiché in periodi di economia stagnate i tassi dovrebbero calare ma … quando hai investitori che scappano e che trasformano le loro fortune finanziarie in valuta forte hai il crollo del corso monetario che mette a rischio il debito contratto in valuta forte, esacerbandolo. Il rialzo dei saggi d’interesse brasiliani lo leggo così: si cerca di raffreddare il debito privato e nello stesso tempo si attraggono investitori esteri (e non) con un tasso più allettante. La svalutazione in questo caso, pur dando fiato alle esportazioni, ti uccide il debito (anche quello fatto molti anni prima) espresso in valuta pregiata. Infatti, detto debito espresso in dollari USA, costerà alle casse statali il 30% in più rispetto a 2 anni fa. Al momento l’unica cosa che possono fare per difendere la valuta nazionale è comprare Real con le riserve in valuta pregiata proveniente da esportazione e turismo, aspettando che torni il sereno. Ma le riserve non durano per sempre. Tinte fosche per il Brasile?

bandiera russiaRussia: La bil. Comm. Russa è in forte attivo a +167,8 miliardi $. A differenza di altri Paesi esportatori, la Russia esporta soprattutto gas naturale e petrolio, ma negli ultimi mesi il surplus di bil comm è stato costantemente sotto le attese: segno che i Paesi a cui esportano stanno consumando meno energia. La loro B.C. ha fatto solo 2 ritocchi ai tassi d’interesse a partire dal gen/2011, alzando di 0,25% nel set/2012 (da 8% a 8,25%), lasciandolo invariato sino ad ott/2013. Ad ottobre 2013 hanno operato un FORTISSIMO taglio dei tassi, pari al 2,75%, portandolo al 5,50%. Come spiegare una virata così brusca? Sembra che i magnati russi fossero avvezzi a farsi prestare capitale all’estero ad un costo notevolmente minore. Ma questo non può essere l’unico motivo. Probabilmente al Cremlino hanno capito che è giunta l’ora di rilanciare l’economia interna, pensando ad una riduzione più accentuata dell’export energetico nei prossimi anni che comunque gli garantirà ancora per molto il surplus di bilancia commerciale. Il Rublo si è svalutato del 7% ca, passando da 30,55 a 32,97 per singolo dollaro USA in 25 mesi. Dei Paesi “materiaprimisti” è sicuramente il meglio messo: all’energia non si può rinunciare.

bandiera indiaIndia: La bil comm indiana è messa davvero male: -153,5 miliardi $ dal gen/2013 ad oggi, peggiorando di mese in mese. La banca centrale indiana ha fatto 6 interventi sul saggio d’interesse dal 01/01/2011 al 06/12/2013. Il picco massimo è stato del 8,50% (01/2011) e il minimo del 7,25% (05/2013). Oggi il tasso d’interesse è al 7,75%. A partire dal picco minimo del 05/2013 (7,25) ci sono stati 2 ritocchi do 0,25% cad. Oggi il tasso è al 7,75% La Rupia si è svalutata del 30% ca, passando da 44,72 a 61,6 per singolo dollaro USA in 25 mesi. Il ragionamento relativo al Brasile qui si eleva a potenza: la bil. Comm. non farà che peggiorare e, nonostante gli sforzi fatti dalla B.C. indiana per difendere la Rupia, dall’inizio dell’anno ad oggi le riserve di valuta pregiata sono scese del 7% ca. Ben sappiamo che il 70% della sterminata popolazione indiana (850 mil su 1.250 mil) vive con meno di un dollaro USA al giorno e che lo sfruttamento del lavoro è ai massimi livelli. Con questi presupposti dubito fortemente che si possa creare una middle-class sufficientemente ampia che possa far crescere in modo corretto e omogeneo questa Nazione. Qui si continuerà a morire di fame per moltissimo tempo ancora, purtroppo. Un Paese così arretrato che fa deperire più del 50% delle derrate alimentari prodotte (si deteriorano nel lasso di tempo che va dalla raccolta alla immissione sui mercati) si è affacciato nel mercato globale offrendo esclusivamente manodopera a basso costo e garanzie di impunità ai “prenditori netti” con controlli inesistenti alle multinazionali che inquinano, deturpano e stuprano le risorse umane e territoriali, arricchendo, come al solito, un’esigua minoranza. Dei Brics è sicuramente il Paese maggiormente a rischio di tumulti.

bandiera cinaCina: Ho scritto spesso della Cina e dei suoi enormi problemi circa la sostenibilità del proprio modello economico votato essenzialmente all’export e relativi alla crisi demografica con la quale da qui a qualche anno dovrà fare i conti, oltre al crescente indebitamento privato. Abbiamo anche visto che il surplus di bilancia commerciale cinese (+233 miliardi $ da inizio 2013) cozza inspiegabilmente con l’incredibile minus di Hong Kong (-452 miliardi $ da inizio 2013). L’idea che mi sono fatto è che H.K. sia il porto d’approdo dell’import cinese e/o la base di tutti gli immensi traffici grigi ma anche neri del gigante rosso. I problemi relativi alle enormi sacche di povertà ancora esistenti sono ben lungi dall’essere risolti: 150 milioni di cinesi hanno un reddito insufficiente al nutrimento basilare. Per questi sventurati, avere una ciotola di riso è ancora una scommessa. Anche qui, come in India, la creazione di una classe media sufficientemente ampia che possa far crescere salari e diritti è molto lontana dal realizzarsi. Tutti i dati relativi alla Cina sono opacissimi e manovrati in maniera ferrea dal partito comulibertista al potere. Nella “città proibita” sono usi a decidere secondo un modello importato dall’occidente: la legge di Say e non credo che rivedranno a breve i loro piani. Probabilmente, quando lo faranno sarà troppo tardi.

bandiera sudafricaSudafrica: Pochi giorni fa è morto Nelson Mandela. Certamente un grandissimo uomo che però è arrivato troppo tardi e troppo vecchio al potere decisionale. Ben altra forza avrebbe potuto imprimere alla vera liberazione del suo popolo se fosse arrivato al timone della Nazione in età più giovane. In Sudafrica la situazione resta pesantissima: disoccupazione altissima ed analfabetismo imperano sovrane. La bilancia Comm. sudafricana nei primi 11 mesi dell’anno fa registrare un passivo di 151,5 miliardi $. La banca centrale ha fatto un solo ritocco dal 2011 ad oggi, portando il tasso d’interesse al 5% (lug/2012) dal 5,5% antecedente. Il Rand si è svalutato del 40% ca, passando da 6,63 a 10,47 per singolo dollaro USA in 25 mesi. Qui, la fuga di capitali è stata massiccia e continua ad esserlo. La B.C, in situazioni simili, si è completamente tirata fuori, restando alla finestra e sperando che “’a nuttata” passasse quanto prima. Dei Paesi “materiaprimisti” è quello più esposto all’incancrenirsi del debito poiché moltissime obbligazioni sono state emesse in dollari USA. Ogni punto perso nei confronti del dollaro è come se fosse un nuovo debito contratto. Il passivo di bil. Comm. è esacerbato dal continuo diminuire dei prezzi delle materie prime esportate. Una gara, quella al ribasso dei prezzi, che porta al decremento progressivo dei ricavi, foriero di tagli di investimenti che generano dismissioni, chiusure, licenziamenti ecc. e che non fanno altro che aggravare i problemi. Se non ci sarà una forte ripresa a breve il Sudafrica sarà a rischio. Il default del debito sovrano è sempre dietro l’angolo. Per la maggior parte delle agenzie di rating (se questo può valere qualcosa) il debito sudafricano è definito “junk” (quasi cartastraccia).

Con i BRICS abbiamo finito, adesso vediamo qualche altro Paese “materiaprimista”.

bandiera australiaAustralia: La bilancia Comm. australiana nei primi 11 mesi dell’anno fa registrare un passivo di 4,05 miliardi di $; La banca centrale ha effettuato ben 8 interventi sul saggio d’interesse dal 01/01/2011 al 06/12/2013. Il picco massimo è stato del 4,75 (sino al nov/2011) e il minimo del 2,50 (ago/2013). Oggi il tasso d’interesse è al 2,50%. A partire dal nov/2011 è stato un continuo ritoccare al ribasso sino ad arrivare al 2,50% attuale. Come vediamo la B C ha fatto gli interventi anticiclici dovuti, abbassando progressivamente il costo del denaro, sperando così di incentivare gli investimenti. Il dollaro australiano si è svalutato del 10% ca, passando da 0,983 a 1,103 per singolo dollaro USA in 25 mesi. L’estrazione mineraria sta fortemente risentendo della contrazione di domanda mondiale. Il PIL procapite australiano continua ad essere tra i migliori al mondo. L’Australia è una democrazia matura: avranno pochi problemi.

bandiera canadaCanada: La bilancia Comm. canadese nei primi 11 mesi dell’anno fa registrare un passivo di 8,02 miliardi di $; La banca centrale non ha effettuato alcun intervento sul saggio d’interesse dal 01/01/2011 al 06/12/2013. Il tasso d’interesse è al 1%. Come vediamo, la B C ha quasi azzerato il costo del denaro, sperando di incentivare gli investimenti. Il dollaro canadese si è svalutato del 10% ca, passando da 0,983 a 1,103 per singolo dollaro USA in 25 mesi. E’ evidente che anche loro hanno dei problemi ma lo stesso discorso relativo alla Australia vale anche per il Canada.

bandiera usa..non potevo concludere che con loro… USA: Loro sono gli importatori netti per antonomasia almeno da un ventennio, in undici mesi hanno accumulato un minus di bil comm pari a 460 miliardi $. Gli Stati Uniti hanno l’enorme responsabilità (oltre all’immane vantaggio) di avere la moneta usata (e imposta) per gli scambi internazionali. L’ennesimo QE che hanno avviato (non so più quando) difficilmente potrà essere interrotto in un periodo di contrazione globale come questo che stiamo attraversando: TROPPI sarebbero i default multipli se accadesse una cosa simile. Pensate se il dollaro dovesse apprezzarsi a livello globale del 20/30% cosa accadrebbe alle monete dei Paesi più esposti con i debiti (statali e non) contratti in valuta pregiata. Ci troveremmo Paesi come l’India o il Sudafrica che non potrebbero più pagare e sarebbero costretti a dare default. Sommosse popolari e rivoluzioni sarebbero la regola in mezzo pianeta. Però in questo modo si sta gonfiando un’altra IMMANE bolla sugli indici azionari mondiali che non tarderà ad esplodere. L’impiego della liquidità in eccesso scaturita dal QE sta creando i presupposti di una crisi peggiore di quella del 1929. Grazie alla finanza altamente speculativa, milioni di americani (ma non solo) si stanno indebitando pesantemente per poter partecipare all’orgia borsistica che alla fine si rivelerà per quel che realmente è: un perfetto schema Ponzi.

Probabilmente, oltre ai molti attori sul mercato che stanno ritirando investimenti dai Paesi emergenti, convertendo valuta “debole” in valuta “forte” (dollaro ed euro in primis), è la stessa FED che, direttamente o indirettamente, sta fortemente acquistando euro per tenere il dollaro in un equilibrio precariamente stabile. Quanti di voi sanno offrirmi una chiave di lettura plausibile all’inspiegabile aumento di valore dell’euro contro tutte le valute? Alla BCE hanno finito quasi tutte le cartucce. L’ultimo taglio dei tassi da parte di Draghi (peraltro, fortemente criticato dalla Germania) ha portato il costo del denaro allo 0.25% e dopo una correzione al ribasso durata pochissimi giorni, l’euro è di nuovo ai massimi. Eppure nessun indicatore macro fa pensare ad una ripresa imminente della euro zona. Alla BCE rimarrebbe solo la carta dei tassi negativi poiché con un euro così forte l’export euro-peo è fortemente penalizzato.

Le tensioni in UE si stanno facendo sempre più forti. In Francia, secondo economia di UE, l’opposizione al governo Hollande si fa sempre più aspra e oramai in tanti parlano di insostenibilità dell’euro. In Spagna, Portogallo e Grecia le manifestazioni anti governative sono all’ordine del giorno. In Italia i tempi sembrano sempre più maturi affinchè ci sia una presa di coscienza popolare e collettiva che possa spingere verso un cambiamento di rotta. La Germania, alla fine, potrebbe prendere per prima la decisione di abbandonare la nave in fiamme. In qualsiasi modo il destino dell’euro e della UE è segnato. Non so quando accadrà, ma so che accadrà.

La mia impressione netta è che siamo vicini ad un cambiamento epocale e radicale. Ho sempre pensato che l’unica via di uscita è il pareggio sostanziale delle bilance commerciali, tornando ad una specie di baratto avanzato tra Stati. Una cosa simile spingerebbe a cercare la crescita all’interno e non esclusivamente tramite l’export. Certamente l’onere di far crescere all’interno i Paesi poveri toccherà alla comunità delle Nazioni avanzate ma in questo modo si fermerebbero le migrazioni bibliche a cui sempre maggiormente assisteremo.

Bisogna costringere il capitale in spazi più ristretti. Bisogna costringere i rentiers a lasciare metà dei loro immani patrimoni a beneficio del resto dell’umanità. Solo se saranno costretti lo faranno.

Roberto Nardella

Roberto Nardella

Le origini della supremazia europea

Le origini della supremazia europea

di Roberto Nardella

radici

Nella Storia del pianeta ci sono sempre state delle zone che si sono sviluppate più velocemente e maggiormente di altre.

A questo fenomeno ha contribuito innanzitutto il clima favorevole: non è un caso che la civiltà, almeno per come la conosciamo, è cominciata oltre 10.000 anni fa tra il Tigri e l’Eufrate per poi propagarsi all’Egitto e al mediterraneo e da lì, attraverso i romani (ma non solo), al resto dell’occidente.

Attorno all’anno 1000, l’Europa era uno dei continenti meno popolati: gli abitanti del vecchio continente erano circa 75/80 milioni.

Nel periodo delle “Crociate” gli eserciti europei si scontrarono più volte con i saraceni. Le sconfitte subite dai crociati furono pesantissime: il numero di guerrieri messi in campo dagli avversari era sempre schiacciante. I saraceni assoggettarono e conquistarono militarmente gran parte dell’Europa meridionale e gli ottomani fecero lo stesso nell’est Europa.

Le rotte commerciali erano saldamente nelle mani di altri popoli non appartenenti all’Europa.
Imponevano militarmente la loro egemonia.

Quando Marco Polo, di ritorno dal suo primo viaggio nel Katai, portò la polvere pirica a Venezia, nessuno immaginava che nell’arco di 200/300 anni sarebbe cambiato il mondo per sempre.

Il corso della Storia, a vantaggio esclusivo del vecchio continente, venne stravolto dall’avvento delle cannoniere a vela. Queste fortezze naviganti, con la loro immane potenza distruttiva, sbaragliarono per sempre le flotte concorrenti, benché queste avessero anche il triplo delle navi e il quintuplo dei guerrieri.

Nell’arco di 100 anni, dal 1450 al 1550, i Paesi europei arrivarono a detenere l’esclusiva del commercio mondiale: dall’India alla Cina, dall’Africa alle Americhe. Le merci viaggiavano a bordo di queste fortezze inespugnabili ed inavvicinabili. I cannoni armarono anche gli eserciti e vennero edificate città fortificate a guardia dei porti sulle coste di mezzo pianeta. I saraceni e gli ottomani furono sconfitti definitivamente e allontanati per sempre dall’Europa.

Nei secoli che vanno dall’XI al XV, la scarsità di argento e oro con cui si coniavano le monete faceva si che il commercio e l’economia dell’intera Europa restasse bloccato per mancanza di mezzi di pagamento. (un po’ quanto sta accadendo a noi con l’euro). Una deflazione prolungata e forzata che tenne prigioniera l’Europa intera e che limitò fortemente lo sviluppo economico e demografico.

Il controllo TOTALE delle rotte commerciali portò all’Europa dei vantaggi immensi in termini di ricchezze reali “importate” e depredate da ogni dove. Argento ed oro arrivavano a vascelli interi dall’Africa e dalle Americhe a cadenza settimanale. Le spezie, i filati ed altre materie prime arrivavano con regolare continuità dai punti più lontani del globo in tutti i porti europei, dove venivano avviate alla trasformazione manifatturiera e poi rivendute sia sul continente stesso che altrove.

La nuova ricchezza fece da volano al rinascimento che suggellò per sempre la supremazia dell’Europa, benché ancora in deficit di popolazione, a danno degli altri continenti molto più popolosi.

Quando, dal 1400 in poi, le ricchissime corti europee e la chiesa realizzavano l’immenso patrimonio urbanistico che possiamo ammirare, donando di riflesso maggior benessere alle popolazioni, nel resto del globo il tempo restava laconicamente fermo.

Lo sviluppo scientifico, medico, letterario, culturale e di ogni altra disciplina che partì dal rinascimento diede il “la” al benessere diffuso, dove più, dove meno, di cui oggi l’Europa è permea.

Dove è arrivata la cultura europea lo sviluppo è stato costante e duraturo.

Non ho alcuna intenzione di tralasciare la depredazione e le vittime che la civiltà europea inflisse al resto del globo per arrivare a tutto ciò. Non si potranno mai cancellare i 150 milioni di morti che il solo continente americano ha subito dallo sbarco di Cristoforo Colombo in poi. Oppure dello schiavismo a cui tutta l’Africa ha pagato un tributo non meno pesante. O dell’eccidio perpetrato ai danni degli aborigeni australiani e di tante altre nefaste vicende simili.

La civiltà europea si è macchiata di crimini enormi verso il resto dell’umanità ma, solo per citare i primi esempi che mi vengono in mente, anche gli eserciti persiani non furono meno crudeli. E le occupazioni saracene e ottomane furono indolori per le popolazioni sottomesse?

Quando si parla di prevaricazione, a qualsiasi livello, si entra in un campo minato e non è questo il tema su cui voglio porre l’accento.

Per arrivare sino a questo punto, l’Italia e l’Europa occidentale in genere, hanno impiegato 500 anni.

Per perdere questo primato è bastato meno di mezzo secolo. L’intera Europa è stata svenduta al mercato globale.

Questa è stata la ricompensa chiesta dagli USA dopo la seconda guerra mondiale che ha costretto l’intero continente a sottostare ai ricatti politici, finanziari e commerciali che meglio aggradavano agli Stati Uniti. La finta scelta era o di qua o di la.
O la padella o la brace. Si scelse la padella.

L’Unione Europea non è altro che una costola statunitense creata a sua immagine e somiglianza.
L’obbiettivo, oramai chiaro, era di avere le stesse regole iper-liberiste in tutto il mondo occidentale. Omogeneizzare i gusti, le aspettative e la sub-cultura di un miliardo di persone è servito (e servirà sempre più) per dare immani vantaggi alle multinazionali apolidi che non hanno più da pensare alle specificità di una certa regione piuttosto che ad un’altra. Hanno creato il cheese-burger totale.

Il loro nemico peggiore è la TRADIZIONE: l’unico baluardo contro la mercificazione e l’appiattimento totale. L’arma più potente della tradizione è la cultura classica di cui la “tradizione” è permea.

Salvare le specificità attraverso la cultura tradizionale, meglio se regionale, per evitare che il cheese-burger totale possa sostituire la pizza o il panino alla mortadella o che Andy Warhol sia paragonato al Tintoretto.

Probabilmente la nostra è una delle ultime generazioni che fa ancora queste distinzioni. E’ un obbligo far sapere quanto sono profonde le nostre radici.

Roberto Nardella

Roberto Nardella

Il “decrescismo” non è propedeutico allo sviluppo

Il “decrescismo” non è propedeutico allo sviluppo

di Roberto Nardella

presidentiSi parla spesso di “decrescita felice”: tranquillizzo tutti: la decrescita non è mai felice.

Lo spendere considerevolmente di meno da parte delle famiglie, prima fa calare i margini, poi fa calare gli investimenti e di conseguenza aumenta la disoccupazione. Di corollario, crollano gli introiti dello Stato, comportando un aumento generalizzato della tassazione a cui seguono tagli di spesa ecc.

Questo è quanto accade regolarmente ANCHE ad uno Stato integerrimo, in cui tutti pagano le tasse, con una classe politica serissima e dove nessuno corrompe o si fa corrompere.

Il problema quindi NON è la decrescita ma una GIUSTA crescita.

Uno sviluppo sostenibile, che avrebbe portato benessere all’intero pianeta, doveva essere fatto per gradi e per successiva approssimazione e, più di tutto, senza bruciare le tappe.

Le Nazioni avanzate che detengono il 65% del PIL mondiale, con popolazione complessiva di poco superiore al miliardo, avrebbero dovuto crescere in altro modo, a partire da 20 anni fa almeno. Si sarebbe dovuto cominciare con lo smantellare le vecchie fabbriche e i vecchi edifici energivori, sostituendoli con nuove e più efficienti costruzioni. Si sarebbe dovuto pensare ad una mobilità meno inquinante, risistemando l’idro-geologia violentata nel corso dei secoli, cercando di conservare al meglio quanto ci è stato tramandato da millenni, sviluppando altre fonti di energia rinnovabile ed eco-sostenibile e … migliaia di altre cose ancora, atte a migliorare il benessere collettivo.

Tutto questo avrebbe fatto crescere comunque l’economia, forse anche maggiormente di quanto è realmente accaduto nell’ultimo ventennio. Tutto ciò avrebbe portato benefici tangibili anche agli altri SEI miliardi di abitanti che popolano il resto del pianeta.

Le nazioni ricche sarebbero cresciute rinnovando ed innovando e facendo da traino ai Paesi emergenti e in via di sviluppo. I governi dei paesi avanzati avrebbero dovuto fare massicci investimenti nelle aree depresse, atti alla loro crescita interna, compatibile con l’ambiente e secondo le proprie specificità. Tutto ciò avrebbe creato un vero sviluppo solidale che si sarebbe trasmesso come un virus, creando occupazione e benessere a cascata e per tutti.

Invece si è preferito uno sviluppo imposto dal modello turbo-capitalista, di matrice calvinista-darwiniano, che ha portato alla globalizzazione mercantilista-libero-scambista che ha fatto crescere troppo e troppo in fretta aree non ancora pronte a recepire così velocemente tali cambiamenti, creando, come enorme effetto collaterale, miseria, distruzione ed inquinamento.

Intere popolazioni dell’ex blocco URSS stanno conoscendo la parola emigrazione, vocabolo a loro quasi sconosciuto prima. Una considerevole parte dell’enorme popolazione della ex unione sovietica ha peggiorato notevolmente la propria condizione di vita, facendo prendere loro l’estrema decisione di emigrare. In Ucraina (ma non solo) metà della popolazione è emigrata, l’altra metà ancora residente vive delle rimesse che arrivano dall’estero. Il vero impoverimento è quello: l’abbandono di intere regioni in cui non potrà esservi nessuna possibilità di sviluppo e di progresso futuro.

Dall’Africa è partito un nuovo esodo biblico e, con l’aumentare della crisi globale, sarà sempre peggio.

Quanto fatto in Cina negli ultimi 40 anni è tutto l’opposto di uno sviluppo duraturo e sostenibile. Cina il declino di una meteora

Il “sogno americano” di arricchimento veloce, dove devi necessariamente gareggiare esclusivamente per il primo posto, mettendo da parte ogni scrupolo, è stato imposto come modello da imitare.

Eppure, per creare uno sviluppo sostenibile e duraturo occorrerebbe cominciare da una cosa relativamente semplice: il sostanziale pareggio delle bilance commerciali tra Stati.
In questo semplice modo, in breve tempo, si quasi azzererebbe il debito estero delle Nazioni: da sempre il massimo responsabile delle crisi che periodicamente esplodono, causando povertà, emigrazioni di massa e guerre.

Per realizzare tutto ciò ci vuole la volontà politica derivante da una presa di coscienza generale e globale.

Ma le potenze egemoni NON vogliono che questo accada. O meglio, ai capi delle potenze egemoni le cose stanno benissimo così.

Gli USA, soprattutto dopo la seconda guerra mondiale, hanno sempre eletto rappresentanti politici che facessero mantenere alla Nazione lo status-quo acquisito e, avendo imposto militarmente il dollaro quale moneta di riserva mondiale, NON cederanno mai di un passo. Il VERO potere degli USA

Allo scopo di perpetuare il predominio sul resto del globo, la spesa militare USA non è MAI diminuita e i servizi segreti sono più che mai attivi.

I politici statunitensi che sono andati controcorrente sono stati messi a tacere, spesso per sempre.

In questi giorni, la banca svizzera UBS ha reso noto l’elenco mondiale dei paperoni: un immane capitale, pari a $ 33.000 miliardi (due volte il PIL USA) è in mano a 2070 persone.
Negli ultimi 20 anni la ricchezza detenuta da pochissimi “eletti” è aumentata a dismisura, a detrimento dei redditi da lavoro.

Stiamo assistendo al più colossale trasferimento di ricchezza dalla classe lavoratrice verso la classe parassitaria, i cosiddetti “rentiers”.

Roberto Nardella

Roberto Nardella

Cina, il declino di una meteora?

Cina, il declino di una meteora?

di Roberto Nardella

cina nikeNella prima metà di novembre 2013 si è svolta la conferenza del partito comunista cinese.

Tra gli argomenti trattati ha avuto grande rilievo la necessità di sostituire il loro modello di crescita basato sulle esportazioni e gli investimenti che hanno innescato tre decenni di rapida crescita, ma che oramai è a corto di benzina a causa del raffreddamento dei consumi in occidente, soprattutto nella zona euro.
I sostenitori della riforma affermano che Pechino deve frenare i privilegi e il ruolo dominante delle imprese statali che reputano inefficienti e colpevoli di essere il freno della crescita stessa.

Nella relazione il partito di governo si è impegnato a facilitare gli ostacoli ai concorrenti privati nei mercati controllati da società statali, anche se hanno ribadito che l’industria di proprietà del governo è il cuore dell’economia. Il rapporto conclude così: “Dobbiamo promuovere una ordinata apertura verso l’esterno”
Possiamo stare tranquilli che questa riforma incontrerà una strenua resistenza da parte degli “interessi costituiti”, in particolare dai colossi statali che servono come macchine clientelari per capi di partito, oligarchi, burocrati e ras vari. Come sappiamo la corruzione non è solo cosa italiana: ogni mondo è paese.

Grande rilievo ha avuto anche la questione del figlio unico:
il rapporto ha detto che il partito di governo alleggerirà la politica del “figlio unico” ribadendo che il PPC consentirà alle coppie formate a loro volta da due figli unici ad avere due figli. Da uno studio si evince che questa legge coprirà in tutto 16 milioni di coppie, ovvero, una gocciolina in un oceano.
I cinesi più ricchi i figli possono tranquillamente farli: devono pagare solo una multa di 1400 dollari per ogni bambino in più. Questa speciale “tassa” ha generato $ 2,8 miliardi di entrate in più per gli enti locali lo scorso anno.

Il governo cinese sostiene che la sua politica di controllo delle nascite, risalente agli anni ‘70, ha aiutato il paese a rallentare la crescita della popolazione e a conservare più a lungo le risorse.

Ma l’età media della popolazione cinese, composta da 1,4 miliardi di persone, aumenta inesorabilmente e i leader del partito comunista temono che tra 10, massimo 15 anni, non ci saranno abbastanza lavoratori per sostenere una esponenziale crescita dei pensionati.

I cambiamenti non avranno nessun impatto sulla disponibilità di manodopera per i prossimi 20 anni. La crisi demografica della Cina è già in pieno svolgimento. La forza lavoro è diminuita considerevolmente già l’anno scorso, una forte caduta che si è verificata prima del previsto. Il Fondo monetario internazionale segnala che i numeri relativa alla futura mancanza di manodopera stanno andando in “declino precipitoso”: carenza di manodopera di 140 milioni di unità poco dopo il 2030. Quello che colpisce maggiormente è che il Partito comunista ha mantenuto tali rigorosi dogmi sino ad ora: la riforma del figlio unico arriva con almeno 20 anni di ritardo.

Vi invito a leggere questo studio eseguito nel 2011 da Sonia Matrella, circa il complicatissimo sistema pensionistico cinese:
questo il LINK …da cui ho estratto dei piccoli ma importantissimi periodi:

<nel 2020 ad aver superato la soglia dei 60 saranno oltre 248 milioni di cinesi, cifra che quasi raddoppierà nel 2050 incidendo su un quarto della popolazione.>

<Al di là dei progressi compiuti negli ultimi anni, la strada verso un livellamento delle disuguaglianze in fatto di tutela degli anziani è ancora lunga. Oltre a ciò il Dragone si ritrova a fare i conti con un altro problema di grossa portata: quello costituito dal debito pensionistico. Secondo una stima della Banca Mondiale, la Cina si ritrova con un debito pensionistico che oscilla tra il 120% e il 140% del PIL. Una cifra impressionante se si considera che su 780 milioni di lavoratori solo 150 milioni godono di una copertura pensionistica.>

<Resta però lo squilibrio enorme tra le pensioni riservate ai funzionari pubblici, quelle dei lavoratori delle imprese e quelle degli agricoltori
La popolazione ultrasessantenne diventa sempre più povera, complice anche l’inflazione che attanaglia il gigante asiatico.
E se tra i principali obiettivi di Pechino si colloca la stimolazione della domanda interna, è certo che con una così ampia fetta di popolazione in gravi difficoltà economiche i consumi interni tarderanno a decollare.>

Nel vertice appena concluso si è anche parlato di abolizione dei famosi “campi di rieducazione” ma di una cosa NON si è discusso affatto: l’inquinamento di mare, aria e terra, sottosuolo compreso.

Tutti sappiamo in quale genere di difficili condizioni ambientali versano quasi tutti i Paesi emergenti: in Cina, il tutto è all’ennesima potenza.

I dati non vengono diffusi dalle autorità cinesi poiché sono a tutti gli effetti “segreto di Stato”. Possiamo facilmente trovare in internet, su qualsivoglia motore di ricerca, filmati, servizi e articoli vari che ci rendono immediatamente l’immagine di qualsiasi città industriale cinese: una cappa di smog densissimo le avvolge completamente, asfissiando i suoi abitanti. I metalli pesanti presenti sul suolo e nel sottosuolo stanno avvelenando la terra e. soprattutto, le falde freatiche.

Le loro industrie pesanti, alimentate prevalentemente a carbone, immettono nell’aria particelle tossiche altamente nocive che finiscono direttamente nel ciclo alimentare. Se facessimo un parallelo con le nostre realtà più inquinate, quali l’ILVA di Taranto o la “terra dei fuochi”, scopriremmo che queste zone, al confronto, godono di ottima salute.

Il modello economico cinese è prossimo ad un crack di dimensioni epiche.

L’indice preliminare PMI di novembre stilato congiuntamente da HSBC Holdings e Markit Economics è sceso infatti a 50,4 punti dai 50,9 di ottobre.
I nuovi ordini per le esportazioni cinesi sono scivolati inoltre al minimo in tre mesi. Ma non sono solo i dati a preoccupare la Cina e l’economia mondiale.
Pechino ci fa sapere che il prossimo anno una o due piccole banche cinesi potrebbero fallire e considerata la loro dipendenza dai prestiti a breve termine, a fallire saranno anche alcuni fondi di investimento.

I dati mostrano inoltre che i prestiti non performanti delle banche cinesi sono saliti per il settimo trimestre consecutivo fino alla fine di giugno; si tratta della fase più lunga in almeno nove anni. La presenza dei crediti inesigibili sta diventando la vera spina nel fianco della Cina.

Goldman Sachs prevede infatti che il paese potrebbe far fronte a perdite sui crediti fino a $3.000 miliardi, sulla scia del rischio di default dei debiti; un valore che sarebbe superiore a quello visto in altre crisi dei debiti.

In più, Fitch avverte che il valore totale dei crediti balzerà fino a quasi il 250% del Pil nazionale, quasi il doppio rispetto al 130% del 2008.

Ho tratto degli stralci di Tom Stevenson, dal “the telegraph” :

<L’età d’oro non tornerà per un lungo tempo a venire. Dieci anni fa le stelle erano allineate a favore dei mercati emergenti.
La Cina ha aderito all’economia globale, aumentando la produttività e agendo come una calamita per gli altri paesi in via di sviluppo.
Sulla stessa scia, i prezzi delle materie prime aumentavano costantemente. L’inflazione è stata contenuta.

La Cina è emersa. Il suo passaggio ad un’economia dei consumi matura significa che l’outlook per le materie prime è scarsa.
L’inflazione difficilmente scenderà ulteriormente, mentre alcuni Paesi che hanno imparato la moderazione dopo la crisi delle tigri asiatiche, o sono caduti giù dal carro o sono con forti disavanzi di conto corrente.
Più pericolosamente, il senso di marcia per i rendimenti USA è chiaramente alto.
Ciò significa che i flussi di capitale positivi degli ultimi cinque anni, apprezzando le valute e il calo dei tassi di interesse sono in procinto di andare in retromarcia.
Le valute dei Paesi in via di sviluppo continueranno a scendere, i tassi dovranno salire e la regolazione in molti casi sarà molto dolorosa.
La domanda più importante è se i venti contrari descritti potrebbero esplodere in una più grave tempesta.
Le più grandi sfide sono in una manciata di paesi – tra cui l’India, l’Indonesia e il Brasile – dove ampi disavanzi di bilancia commerciale minacciano continuamente la debolezza delle loro monete e, a loro volta, portano ad un aumento dell’inflazione e quindi dei tassi di interesse, delle difficoltà aziendali, dell’aumento dei crediti inesigibili e, infine, alla fuga di capitali.
Chi ha investito nei mercati Emergenti ha comprato un biglietto di sola andata per otto anni.
Purtroppo, sarà un lavoro ancora più duro per il prossimo futuro.>

Sulla scorta di questi dati capirete perché sostengo che la Cina ha tutte le carte in regola per diventare una meteora: hanno fatto tutto troppo in fretta.

Roberto Nardella

Roberto Nardella

Quando scoppierà la nuova bolla?

Quando scoppierà la nuova bolla?

di Roberto Nardella


crisi 29La borsa di New York (ma non solo) sta macinando ogni giorno nuovi massimi. Il rischio che si stia formando una nuova bolla speculativa come quella del nasdaq nel 2000 o come quella del 2007 o, ancora peggio, come quella del 1929 che poi portò alla “grande depressione” è reale.

Uno stralcio tratto dal libro “il grande crollo” di J K Galbraith:

<Allora, come poi in seguito, l’oro fuggito dalla Gran Bretagna e dall’Europa affluì negli Stati Uniti. Si sarebbe potuto evitare il fenomeno se in questo paese i prezzi delle merci fossero stati alti e i saggi d’interesse bassi. (Gli Stati uniti sarebbero diventati un posto svantaggioso per gli acquisti e per gli investimenti.) Nella primavera del 1927, tre augusti pellegrini, Montagu Norman, governatore della banca d’Inghilterra, l’inamovibile Hajlmar Schacht, allora governatore della Reichsbank, e Charles Rist, vicegovernatore della banca di Francia, si recarono negli USA per sollecitare una politica monetaria facile. (Essi avevano precedentemente perorato con successo la causa di una politica suppergiù analoga nel 1925.) La Riserva Federale accondiscese. Il saggio di riscontro della Banca della Ris. Fed. di New York verso le banche aderenti fu ridoto dal 4 al 3,5%. Venne acquistata una quantità considerevole di titoli pubblici con l’inevitabile risultato di lasciare le banche e gli individui che li avevano venduti con una grossa somma da impiegare>

<I fondi resi disponibili dalla Ris. Fed. o furono investiti in azioni ordinarie o (fatto più importante) furono utilizzati per il finanziamento dell’acquisto di azioni ordinarie da parte di privati. Provvista in tal modo di fondi, la gente si precipitò sul mercato. L’interpretazione di quel periodo forse più conosciuta, quella del prof. Lionel Robbins della London School of economics, conclude: “Da allora in poi chiaramente si perse completamente il controllo della situazione”>

Pongo l’accento su questi due brevissimi periodi:

<Venne acquistata una quantità considerevole di titoli pubblici con l’inevitabile risultato di lasciare le banche e gli individui che li avevano venduti con una grossa somma da impiegare>

< furono utilizzati per il finanziamento dell’acquisto di azioni ordinarie da parte di privati>

Oggi come allora, la FED ha INONDATO il sistema bancario con una immensa liquidità da impiegare in qualche modo, proveniente dal QE/3, con l’aggravante di avere i tassi prossimi allo ZERO.

dollari85 miliardi di “nuovi” dollari ogni mese arrivano agli istituti finanziari, agli hedge found ecc. che detenevano quei titoli obbligazionari “liquidati”.
Questi attori, come quelli elencati dal Galbraith, stanno finanziando, ovvero prestando ad interessi, il popolo americano che, più di altri, crede nell’arricchimento facile ed immediato.

Stiamo assistendo inermi al crearsi di una nuova GIGANTESCA bolla speculativa che potrebbe essere addirittura peggiore di quella che portò al “grande crollo”.
Il prestito finalizzato al “trading di borsa” è letteralmente esploso negli USA. La nuova “corsa all’oro” è cominciata e, come è sempre stato, si arricchirà chi percepirà gli interessi derivanti dai prestiti e chi venderà a questi novelli “cercatori” picconi, badili, cernitoi e servizi vari.

Lo S&P 500 (l’indice borsistico USA che include le 500 aziende a maggiore capitalizzazione) è cresciuto del 25% circa da inizio 2013, una corsa che pare inarrestabile e che non riflette in alcun modo i fondamentali reali dell’economia.
L’aspettativa di nuovi guadagni che si autoalimenta e che si perpetua … sino al prossimo crollo che arriverà inesorabilmente, come la Storia ci insegna.

Ancora da Galbraith:

<Con l’inizio del 1928 la natura del boom cambiò. Cominciò sul serio la fuga in massa verso la finzione, elemento essenziale della vera orgia speculativa. Era ancora necessario rassicurare coloro che esigevano un legame, sia pure tenue, con la realtà …..Tuttavia, come in tutti i periodi di speculazione, era venuto il momento in cui la gente cercava non di convincersi della realtà delle cose, ma di trovare pretesti per evadere verso un nuovo mondo di fantasia.>

Quasi tutte le banche centrali dei Paesi avanzati hanno i tassi d’interesse bassissimi o prossimi allo 0%: FED 0,25%; BCE 0,25%; BoJ 0,10% BoE 0,50%.

Il QE, oltre agli USA che sta ricomprando titoli di debito statale al ritmo di $ 85 miliardi/mese, lo stanno facendo la BoJ (bank of Japan) al ritmo di 75 miliardi/mese e anche la BoE (bank of England) al ritmo di 45 miliardi di sterline/mese.

L’interrogativo è questo: dove si riversa l’immane liquidità in mano alle banche?
La scontata risposta la forniscono i continui rialzi borsistici a cui stiamo assistendo: un enorme carry-trade dall’obbligazionario messo in liquidazione e poco attraente verso le borse di mezzo pianeta.

La BCE è un caso a parte: alla euro tower stanno preparando il LTRO/3 (long term rifinancial operation), allo 0,25% di interessi, che permetterà alle banche della periferia di euro-zone (ma non solo) di continuare a sostenere il debito pubblico di Spagna ed Italia in primo luogo, LUCRANDO la cospicua differenza di interessi. All’economia reale, come abbiamo già ampiamente visto con LTRO 1 e 2, non arriverà quasi nulla. Quel poco che arriverà sarà appesantito da tassi usurari che sfiorano il 10%, inabissando ancora maggiormente il sistema produttivo.

Questo della BCE è Il peggior modo di fare un QE, dal momento che gli impieghi, ovvero i prestiti, saranno fatti soprattutto a quegli Stati che a causa degli interessi stessi vedranno ulteriormente salire il debito pubblico. Il rapporto debito/PIL di questi Paesi, dal momento che la crescita è ben lungi dal venire, salirà esponenzialmente, aggravato anche da una inflazione prossima anch’essa allo ZERO%. A margine di tutto ciò, come aggravante, salirà inesorabilmente la disoccupazione.

Va da se che non voglio fornire alcun assist, seppur involontario, ai nostalgici amanti del gold-standard.

L’uomo si muove essenzialmente per interesse: sta agli Stati regolare e tenere a bada la frenesia che il denaro esercita.
Peccato che negli ultimi 30/40 anni si sia fatto di tutto per limitare o annullare gli interventi statali atti a regolare e a mettere a freno la bramosia umana.
Uno degli ultimi enormi regali fatti al mercantilismo-libero-scambista è stato l’abolizione della legge glass steagall act opera dell’osannato Bill Clinton, accettata di buon grado da tutti i governi dell’epoca: era il 1999.

Quale rimedio si potrà porre a tutto ciò?
L’unica cosa che mi viene in mente è un vecchio adagio latino che recitava così:
“Mala tempura currunt, sed peiora parantur”.

Roberto Nardella

Roberto Nardella

La “bolla” dell’euro.

La “bolla” dell’euro.

di Roberto Nardella

bollaA cosa si deve l’aumento di valore dell’euro a cui stiamo assistendo da parecchi mesi? E sta accadendo nonostante la riduzione dei tassi operata ben DUE volte negli ultimi 6 mesi dalla BCE.

La massima parta del Popolo potrebbe pensare che è l’espressione della forza di eurolandia che grazie al traino tedesco e alle esportazioni extra UE impone il valore della moneta comune.

Noi sappiamo che non è così: l’economia dell’intera UE è in grosse difficoltà e alcuni Paesi sono in gravissima crisi. Oramai non è più un problema marginale relativo alla periferia e ai piigs.

Generalmente i tassi vengono “tagliati” per stimolare l’economia allentando i cordoni della borsa: Il denaro meno caro viene più facilmente preso a prestito, almeno dovrebbe. Quando si tagliano i tassi significa che le cose NON vanno poi così bene e si fa ciò ANCHE per far scendere il valore della moneta in modo da rendere più competitive le esportazioni. Ma l’euro, dopo una discesa di poco conto avvenuta subito dopo la sforbiciata di 0,25, ha ripreso a salire, rendendo vana quella che potrebbe considerarsi l’ultima cartuccia nelle mani di Draghi: il tasso della BCE allo 0,25% ha margini al ribasso davvero ridicoli. Delle prime cinque economie di euro-zona la sola Germania non è ancora in crisi conclamata. La Francia, seconda economia del continente è in profonda crisi; l’Italia, terza, anche peggio; la Spagna, quarta, ancora di più; l’Olanda, quinta, anch’essa è in ginocchio. Penso sia inutile sottolineare le condizioni di Grecia, Portogallo, Irlanda, Slovenia e Cipro, finite TUTTE sotto le “amorevoli” cure di UE e del FMI: per esperienza sappiamo che quando arrivano i garanti del capitale internazionale le cose peggiorano esponenzialmente.

Posso affermare che l’intera Europa è in deflazione: 500 milioni di cittadini stanno consumando di meno, raffreddando enormemente il ciclo economico. Tutto ciò non può non influenzare gli altri mercati, a partire dagli emergenti.

Il raffreddamento dei consumi nella parte più ricca del pianeta (26% del PIL mondiale) ha forti ripercussioni sulle esportazioni. Minori importazioni in una Europa in deflazione corrispondono a minori esportazioni dal resto del globo. Negli emergenti gli investimenti calano parallelamente alla contrazione dell’export.

Hedge found, capitalist venture, multinazionali e semplici facoltosi cittadini rivedono i loro piani di investimento. Le quote societarie, il denaro detenuto in titoli di debito, in azioni o altro che è investito ad esempio in India, Brasile, Indonesia ecc viene convertito in valute forti, indebolendo pesantemente le valute di provenienza. Seconda legge dell’economia: poca richiesta fa abbassare il prezzo, che sia Oro, Grano, petrolio o…valuta. Di converso, da un indebolimento di Rupia indiana, Real brasiliano ecc assisteremo ad un apprezzamento di quelle valute forti in cui sono state cambiate. Prima legge dell’economia: molta richiesta fa alzare il prezzo.

La prigione del QE

Il Quantitative Easyng (alleggerimento quantitativo) è il programma statunitense di riacquisto del proprio debito pubblico; ciò avviene immettendo nel circuito monetario altra valuta. Ideato qualche anno fa, è giunto alla sua versione 3.0. Da parecchi mesi la FED sta immettendo nel circuito monetario $ 85 miliardi ogni MESE di nuova valuta. La perdita di valore del dollaro è relativa a questa operazione che però, come stiamo vedendo, NON genera inflazione.

Voglio chiarire meglio questo concetto. Il debito pubblico USA è pressappoco il 100% del PIL, pari a $ 17.000 miliardi. Nel tentativo di farlo scendere la FED “compera” titoli di debito pubblico in scadenza , togliendoli dal mercato e liquidando il controvalore con “moneta elettronica” appena creata. A molti sembrerà strano ma è così. Il tutto per un importo mensile pari a 85 miliardi di dollari americani. Questa operazione non genera inflazione poiché quell’immane massa di denaro appena creato va a finire nelle mani di poche persone: il 99% della popolazione NON avrà maggiori introiti e, come sappiamo molto bene, l’inflazione sale solo se simultaneamente una considerevole percentuale della popolazione spende di più dello standard. La quasi totalità di quei dollari sta entrando a gonfiare i corsi borsistici di mezzo pianeta: i nuovi massimi storici degli indici azionari USA (ma non solo) sono relativi NON ad una ritrovata fiducia nell’economia globale ma all’eccesso di liquidità che cerca investimenti remunerativi. L’ennesima bolla si sta creando sotto i nostri occhi.

Il QE non finirà MAI.

Sappiamo che il 75% delle Nazioni al mondo ha i suoi titoli di debito obbligazionari denominati in dollari. Cosa accadrebbe alle Nazioni più deboli se il dollaro si rivalutasse? Avremmo tutta una serie di default statali multipli, a cominciare dai Paesi più colpiti dalla crisi o più poveri, poiché quella rivalutazione farebbe CRESCERE abnormemente l’esposizione debitoria e NON per nuovo debito contratto ma solo perché quel debito ti costerebbe tanto, troppo di più. Alla FED questo lo sanno: potranno ridimensionare il QE, avviando il “tapering”, la riduzione progressiva del riacquisto di debito, solo quando l’economia globale sarà in pieno “tiro”, permettendo a quei Paesi a rischio di bilanciare il maggior costo del debito con una maggiore crescita. Al momento è una condizione che mi sento pienamente di escludere. Da qui nascono le divergenze tra USA ed UE: con un’Europa in piena deflazione è IMPOSSIBILE che l’economia globale cresca nel modo e nei tempi che servirebbe loro.

Questo è il motivo per il quale l’euro si sta gonfiando: gli attori che ho nominato prima stanno comprando debito statale europeo, moneta-euro e aziende, tante aziende. Tutte quelle aziende europee (ma non solo) stritolate dalla crisi che, per giunta, sono a prezzo di svendita. Per acquistare un asset europeo devi prima comperare euro. Prima legge dell’economia: molta richiesta fa alzare il prezzo.

A causa della politica di deflazione violenta auto-imposta dalla UE, voluta dal socio di maggioranza Germania, ci troveremo con una valuta rara e costosissima.

Stiamo facendo la fine dell’Inghilterra nel 1925, quando Churchill fece rivalutare la sterlina alla parità aurea precedente la prima guerra mondiale con i risultati che sappiamo: riduzione generalizzata di costi e prezzi per far fronte alla concorrenza mondiale.

Roberto Nardella

Roberto Nardella

Il VERO potere degli USA

Il VERO potere degli USA

di Roberto Nardella

muscoli stati unitiGli Stati Uniti d’America sapevano di essere militarmente forti da molto tempo, scoprirono di essere i PIU’ forti in assoluto solo dopo la fine della seconda guerra mondiale. Prima della guerra il Dollaro era una valuta forte, dopo la guerra, a causa della guerra stessa, divenne la valuta di riserva mondiale. La divisione del mondo in due blocchi fece si che questo potere diventasse ancora più grande: costruì il suo consenso internazionale con l’appoggio del blocco occidentale che TANTO aveva ricevuto e che MOLTO di più doveva dare: il potere decisionale assoluto sulla parte più industrializzata e ricca del pianeta. Il dollaro divenne la moneta di riferimento indiscussa. Tutte le transazioni internazionali avvenivano in dollari. Avevano vinto: avrebbero tratto enorme vantaggio da questo scenario. Era stata attuata pienamente la citazione del loro secondo presidente: “Ci sono due modi per conquistare una nazione. Una è con le spade. L’altra è con il debito” John Adams (1735-1826). Il potere del dollaro è questo. Non tutti sanno che una Nazione per comperare merce dall’estero deve prima acquistare la moneta di quello Stato in cui quel tale prodotto viene realizzato. Quando vado a comperare una Toyota pago il giusto prezzo al concessionario italiano e ritiro l’auto. Finisce così? Certo che no! Lo Stato italiano, tramite la camera di commercio estera compera gli Yen necessari per pagare l’auto da me acquistata e pagata, in euro oggi e in Lire sino a prima della moneta unica europea. Lo stesso fanno i giapponesi quando acquistano una Ferrari o un abito di Armani. Questo è ciò che accade miliardi di volte al giorno per le transazioni estere.

bilancia Tanto più vendi prodotti all’estero o attrai turisti stranieri in Patria e tanto più sarà richiesta la tua moneta: il valore della tua valuta sale. Prima legge dell’economia: molta richiesta fa alzare il prezzo del prodotto. Sia che esso sia oro, grano, rame, lana ecc … o moneta. Le merci più richieste al mondo, tra cui spicca il petrolio, vengono contrattate in dollari USA. Ovvero, per una fornitura di petrolio dal Quatar, lo Stato italiano prima deve acquistare dollari USA e poi pagherà il giusto prezzo al Quatar. Il Quatar aumenterà le sue scorte di dollari USA per il controvalore incamerato dalla vendita di quel petrolio e userà quei dollari per comperare ad es. frumento dall’Ukraina o carbone dalla Cina; se i dollari non dovessero bastare sarà costretto anche il Quatar a comperare dollari. Moltiplichiamo questo ragionamento per milioni di transazioni al giorno e scopriamo che il dollaro mantiene il suo valore per questo motivo: Loro stampano carta e gli scambi commerciali nel mondo intero si svolgono in base al valore di quella carta. Prima legge dell’economia: molta richiesta fa alzare il prezzo. Questo nonostante i “QE” infiniti che la FED sta operando da diversi anni. Ma il meglio deve ancora venire. Se un Paese in via di sviluppo o un emergente vuole attrarre investitori e capitali per finanziare una grande opera o un progetto di una certa rilevanza, avrà bisogno di prestiti internazionali. Per far si che i capitali arrivino dovrà emettere obbligazioni in dollari, ergo si indebita con una moneta di cui non può gestire ne il valore, ne la quantità. In pratica si indebita indirettamente con gli Stati Uniti. Per tutto il tempo concernente la durata del debito avranno una sorta di vincolo esterno: è come se avessi adottato una valuta straniera. Un debito in Dollari USA è soggetto alla legislazione anglosassone: sei obbligato a restituire il prestito nella stessa identica moneta che hai ricevuto: ti ho dato dollari e non voglio altro che dollari. Un debito espresso in una valuta straniera è foriero di enormi problemi. Le insolvenze degli Stati si sono generate da questo meccanismo. Prendiamo il caso argentino. I problemi del loro debito pubblico, i famigerati tango-bond, nascono dal fatto che erano denominati in dollari USA. Quando nel 2002 l’Argentina abbandonò la parità 1-1 con il dollaro, Il Peso argentino ebbe una svalutazione tremenda. Il Paese nei 10 anni precedenti aveva accumulato una inflazione pari al 273% e il cambio del peso contro dollaro, pochi mesi dopo l’abbandono della parità, era di 3,7 pesos per ogni dollaro USA. Tutta l’inflazione accumulata in 10 anni si era scaricata sul cambio (1 x 273% = 3,73) in brevissimo tempo. Adesso, se io Argentina ho un bond di 100 milioni di dollari in scadenza, mi occorreranno 370 milioni di pesos per acquistare i dollari occorrenti per onorare il debito. Va da se che diventa un debito impagabile.

game overQuesto è accaduto a moltissimi Paesi emergenti ed in via di sviluppo. Quando ciò avviene, in genere, arrivano FMI e banca mondiale che ti finiscono di distruggere. I “cani da guardia” del capitale ad uso e consumo degli USA. Qualcuno li chiama avvoltoi. In Cina, in India, in Brasile, in Sudafrica, in Turchia e in ogni dove è così: se vuoi attrarre investitori esteri ti devi esporre con il dollaro USA. Dovrai accettare come socio occulto gli USA che ti terranno sotto scacco per tutto il tempo necessario. Così si costruisce il consenso internazionale. Qualcuno lo chiama ricatto. Un Paese indebitato fortemente in dollari USA che vede scendere gli investimenti, il PIL e il valore della propria valuta vedrà parallelamente salire il suo debito estero e non perché ha contratto NUOVO DEBITO ma perché quello precedente gli costa di più. L’India (ma non solo) sta sperimentando l’ennesima volta cosa significa essere indebitati in dollari. La valuta indiana, la Rupia, in tre mesi ha perso il 15% del suo valore, ovvero, TUTTO il debito espresso in dollari USA gli costerà il 15% in più. Anche quello contratto 10 anni prima. Come Stato sei impossibilitato a fare svalutazioni monetarie che ridarebbero ossigeno all’export e al turismo poiché il vantaggio che avresti è effimero: pagheresti molto di più di interesse reale. La sola carta che ti rimane, aspettando che la crisi passi, è di sostenere la tua valuta comprando Rupie con le riserve in valuta pregiata (incamerate con esportazioni e/o turismo) che hai nella tua banca centrale e alzare il tasso di riferimento per continuare ad attrarre investitori. Se la crisi perdura o, ancora peggio, si inasprisce, il default è dietro l’angolo. Da inizio anno ad oggi, le riserve indiane di Dollari USA sono scese del 6%. E’ capitato spesso: Argentina, Brasile, Russia, Malesia, Indonesia, Messico, Korea, Turchia ed altri che sicuramente mi sono sfuggiti, hanno provato sulla loro pelle cosa significa. Svalutazioni pazzesche e ristrutturazioni dei debiti che hanno costretto miliardi di persone a stringere la cinghia, rinunciando spesso anche al minimo indispensabile. Il Pakistan, adesso, è sotto le “amorevoli cure” di FMI e banca mondiale. Indebitarsi in valuta straniera è sempre molto rischioso: basta chiedere a tutti gli italiani o gli inglesi che hanno acceso un mutuo in ECU negli anni ’90 (subendo la svalutazione della Lira e della Sterlina conseguente all’abbandono dello SME) oppure a chi ha contratto un mutuo in Yen a cavallo degli anni ’80 (rivalutazione del 200%). Se proprio devi indebitarti è propedeutico che tu lo faccia con la valuta della tua Nazione e necessariamente a tasso fisso. Senza se e senza ma. Per gli Stati il ragionamento non cambia. Far arrivare capitali in cerca di buona remunerazione e a basso rischio ha i suoi costi: gli USA, tramite il FMI, garantiscono che tutto vada per il verso giusto. Il socio occulto che fa anche da intermediario le deve dare certe garanzie. Qualcuno le chiama speculazioni. Non ho mai quantificato quanti Stati al mondo sono indebitati con titoli di debito espressi in dollari ma penso che il 75% delle nazioni abbia il suo debito pubblico (ma non solo) espresso in divisa statunitense.

esportare democraziaLe tante guerre messe in scena dagli USA ed appoggiate dal capitalismo globale mascherate da “esportazione di democrazia” hanno da sempre avuto questo non troppo velato scopo: detenere la supremazia acquisita. Rimettere in riga con la forza quelle nazioni che volevano mettere in discussione in dollaro-centrismo, dopo che qualsiasi altro tentativo era stato vano. Del resto, l’uso della forza non è altro che l’ultimo stadio della diplomazia. Tutto questo sarà sino a quando avranno l’esercito più potente del pianeta. Qualcuno lo chiama potere coercitivo. Ci saranno dei commentatori che diranno che tutto ciò è giusto e normale. Dico loro che sia il FMI che la banca mondiale furono creati per fornire linee di credito a Stati che cercavano di uscire dalla depressione e dalla fame nera e non per diventare lupi travestiti da agnelli a guardia del capitale che da sempre alla ricerca della migliore remunerazione. L’unica soluzione per scongiurare i movimenti migratori dai Paesi poveri verso i Pesi ricchi che sconvolgono il mondo è portare aiuti concreti a casa loro, atti a far si che quei territori si possano sviluppare secondo le loro attitudini e specificità. In questo modo ognuno sarà padrone in casa propria. Non bisogna più fare “elemosine” ai Paesi sottosviluppati. Bisogna che arrivino investimenti che non mirino ai rendimenti finanziari privati ma allo sviluppo interno delle aree depresse nel rispetto della dignità dell’uomo, della salute e del territorio circostante. Il progetto mondialista non vuole questo. L’attrito derivante da lavoratori sottopagati provenienti dalle aree depresse del pianeta che si scontrano con lavoratori di aree sviluppate e ricche è propedeutico alla REPRESSIONE SALARIALE che è alla base della MINIMIZZAZIONE dei COSTI e alla MASSIMIZZAZIONE dei PROFITTI ad esclusivo vantaggio delle multinazionali industrial-finanziarie apolidi. Questa è la globalizzazione. E ci siamo dentro sino al collo.

più europaTutto ciò potrebbe essere manipolato dai fanatici del “più Euro-pa”. Sino ad ora ho parlato della schiavitù dollaro-centrica a cui siamo assoggettati, però…… Il Giappone è il caso più emblematico che è l’antitesi di questo ragionamento: tutto il suo debito pubblico, pari al 230% del PIL, è espresso quasi esclusivamente in Yen ed è in mano ai giapponesi stessi. Non solo in mano a banche e/o fondi ma è soprattutto nei portafogli di cittadini che credono nella loro Nazione e hanno affidato i loro risparmi allo Stato. Uno Stato che in cambio offre un interesse al di sotto dell’inflazione e che quindi si finanzia in negativo. I giapponesi sono garantiti al 101% e pagano in termine di interesse reale negativo il servizio di “conservatoria & custodia” al governo. Quanto descritto accadeva anche in Italia sino al 1981: gli interessi che lo Stato pagava erano SEMPRE inferiori all’inflazione. Per i Paesi avanzati è diverso. Ad esempio, di tutto il debito pubblico italiano solo in una piccolissima e trascurabile parte è espresso in dollari USA. La zona euro non è sottoposta a legislazione anglosassone: vige la LEX-MONETAE. L’euro è la moneta che l’Italia ha “liberamente” scelto di adottare e di cui in parte ne è proprietaria. La lettera “S” che compare stampigliata come unica lettera di un codice alfanumerico sulle banconote-euro indica che quel biglietto è di proprietà italiana: lo faceva notare tra il generale stupore dei “qualificatissimi” astanti il prof. Augusto Graziani. Da domani, se solo lo si volesse, l’Italia potrebbe uscire dall’euro e avrebbe GIA’ la sua moneta provvisoria e potrebbe convertire il suo debito pubblico (e NON) in nuove Lire e per fare questo non dovrebbe chiedere il permesso a nessuno. Si consideri che le banconote circolanti (il flottante) non supera il 5% dell’intero circolante; in pratica, il 95% è fatto di “moneta elettronica” e titoli vari che per essere convertiti basterebbe un “tick” di mouse di un oscuro impiegato. Nello stesso modo si può uscire anche dal cappio UE. I partner europei non potrebbero opporsi in alcun modo e le minacce di ritorsioni varrebbero sino ad un certo punto: una Lira troppo svalutata ammazzerebbe l’export tedesco e francese: sarebbero le loro banche centrali le prime a dover NECESSARIAMENTE comprare Lire nel timore che il sistema Italia ritorni TROPPO competitivo. Sosterrebbero pesantemente il corso della Nuova Lira. Prima legge dell’economia: molta richiesta fa alzare il prezzo del prodotto. Pensate, con una svalutazione del 30%, con quello che ti costa una “classeE” ti porti via una Maserati “quattroporte” e ti rimarrebbe ancora del denaro per farci il pieno e andare a passare il fine settimana a Venezia in dolce compagnia …. Tutti i trattati e gli accordi sono stati ratificati da uomini, indirizzati da scelte politiche ben precise. Qualsiasi scelta può essere ridiscussa, rinegoziata ed eventualmente abrogata: tutto dipende dal TIPO di scelta politica. Che sia ben chiaro a tutti una cosa: non siamo ne l’Argentina, ne lo Zimbawe e tantomeno l’Eritrea: noi siamo l’Italia e rappresentiamo ancora il gotha dell’industria mondiale. Siamo ancora tra le 10 Nazioni più industrializzate al mondo. Tutto questo, ovviamente, non sarà per sempre. O forse, è già troppo tardi.

Roberto Nardella

Roberto Nardella

Teoria della “moneta diluita”

Teoria della “moneta diluita”

di Roberto Nardella
Poco tempo fa abbiamo visto quali erano le “forze” delle monete nel 1980 e nel 1999 che poi sarebbero confluite nell’euro. (Globalizzazione) Da quei semplici dati si evinceva chiaramente che Paesi come la Grecia, il Portogallo, la Spagna e l’Italia sarebbero stati stritolati da questo meccanismo. Era evidente che anche la Francia avrebbe avuto grossi problemi di sostenibilità. Voglio ricordare che uno studio simile era possibile farlo anche all’epoca, allora, perché mai si decise comunque di addivenire alla creazione dell’obbrobrio-euro?
Furono i governi dell’epoca a decidere?
O piuttosto le multinazionali europee e non che sponsorizzavano i governi già dall’epoca?
Potevano gli industriali dell’epoca avere così tale presa sui governanti da indirizzarli a prendere tale nefasta decisione?
I politici erano consci di fare esclusivamente il bene delle lobby industrial-finanziarie?
italia americaPer cercare di capirne di più dobbiamo fare un salto indietro, sino agli anni ’50.
L’Italia repubblicana nacque liberista e tra le nazioni europee fu quella che maggiormente prese a modello gli Stati Uniti. Le ingerenze statunitensi negli affari interni italiani erano (e sono) all’ordine del giorno. Le elitès industriali italiane puntarono ad imitare appieno il modello USA. Anche lì, anzi, soprattutto lì, nella “liberissima” Amerika, il divario di reddito tra i ricchi ed industrializzati stati del nord e i poverissimi stati del sud era abnorme. Ad esempio, la deindustrializzazione di Detroit non è stata solo frutto delle delocalizzazioni all’estero: molte aziende trasferirono le loro sedi in Alabama e Mississippi, dove grazie a quelle che potremmo definire “gabbie salariali” e all’incostituzionalità dei sindacati (in questi due stati sono vietati per legge) e ad altri forti incentivi inerenti la tassazione ebbero enormi risparmi. Il solito mantra: ridurre i costi e aumentare i profitti.
catenaLa competitività effettuata sulla pelle dei lavoratori senza erodere i ricavi, anzi. Detroit, dagli anni ’50 ad oggi, è passata da 1,8 milioni di abitanti a 713.000, svuotando letteralmente interi quartieri. Detroit, aveva assunto il nomignolo di “Motown” ed era la IV città degli USA, oggi è al 18esimo posto. Nell’intera Storia degli USA, in termini percentuali, solo New Orleans ha perso più abitanti a causa di “katrina”. Nel Michigan, un operaio della General Motors o della Ford poteva permettersi una vita agiata pur essendo l’unico a lavorare in famiglia. Questa era la “middle class” che ha fatto grande gli USA. La sola GM aveva più di 1,2 milioni di dipendenti, di cui circa ¼ del totale nel Michigan. I salari di GM erano tra i più alti in assoluto e permettevano ad un operaio specializzato di mantenere senza problemi la famiglia, permettendo loro di mandare i figli alle high-school, di avere una bella casa con tanto di prato e giardino e di fare le vacanze almeno una volta all’anno. Le gabbie salariali hanno portato un po’ di benessere in quelle regioni poverissime ma hanno inferto un colpo mortale a Detroit e soprattutto alla middle-class americana, inaugurando un ciclo continuo di ribassi salariali che hanno portato la Wall-Mart a scrivere davanti agli ingressi del personale una frase che dice più o meno così: “con il salario che percepirete da noi non pensate di poter far vivere la vostra famiglia …”. Il salario standard di Wall-Mart è inferiore ai 900 dollari/mese e non include assicurazioni, carta health-care, accantonamento pensionistico, ferie pagate e/o tredicesima. Tanto lavori e tanto ti pago. Che differenza ci possa essere tra un lavoro del genere ed un lavoro completamente a NERO devo ancora capirlo. L’attrito che provoca la sperequazione salariale tra regioni che fanno parte della stessa nazione sono foriere di grossi ed irrisolvibili problemi che i “trasferimenti fiscali” non riescono a colmare. L’emigrazione forzata ha svuotato intere regioni, sovrappopolandonealtre: uno sciame di locuste impazzite che si muove alla ricerca di una stabilità economica o del “sogno americano”. Una nazione così grande, anche se è una federazione, avrebbe bisogno di diverse valute complementari che potrebbero, mediante una banda di oscillazione ben concordata, alleviare i problemi. Ad esempio, l’Alabama e il Mississippi avrebbero bisogno di una valuta di un 20% più bassa di quella del Texas o del New Jersey. Per allineare gli scompensi della differenza di prezzo che avrebbe il dollaro tra un texano rispetto ad un abitante dell’Alabama il gov centrale dovrebbe operare così: a fine anno lo Stato centrale pretenderebbe il saldo di valuta in dollari dagli Stati in surplus per darla a quelli in minus, riallineando le disparità. La moneta complementare di ogni stato potrebbe fare in modo di avere uno sviluppo più regolare per il proprio territorio, facendone così una “area valutaria ottimale”. Il prezzo di un “big-mac”, in questo modo, sarebbe diverso tra una zona e l’altra, spingendo la regione in surplus ad “importare” prodotti e manufatti dalla regione in minus , creando sviluppo e limitando fortemente la migrazione di lavoratori che mette in crisi strutturale interi territori. Gli USA non sono MAI stati una AVO. Alla fine è SEMPRE e SOLO il sostanziale PAREGGIO tra le BILANCE COMMERCIALI tra Stati che eviterebbe (o quantomeno limiterebbe fortemente) le crisi periodiche derivanti da debito verso l’estero a cui assistiamo. La “diluizione” del dollaro che ha reso competitive le loro merci nasceva da questo ENORME divario tra il ricco nord ed il poverissimo sud. Chiaramente si aveva l’esercito di riserva di lavoratori a basso salario e anche un enorme mercato di sbocco per i prodotti industriali del nord. Un dollaro di New York è identico a quello di Orlando. L’abbandono di intere regioni a favore di altre che offrono lavoro è una costante negli USA. Il senso di appartenenza ad un territorio, semmai fosse esistito, è stato completamente cancellato. La distruzione della famiglia e l’imbarbarimento della società statunitense trae le sue origini in tutto ciò. Una società dell’EGO che smaterializza sentimenti e legami, dove il business è l’unico scopo della vita e che prepara la gente alla competizione continua, dove se arrivi secondo non hai nessun merito o riconoscimento di sorta.
italia divisaIn Italia, la sperequazione di redditi tra il ricco nord e il poverissimo meridione probabilmente non aveva eguali in tutta l’Europa occidentale. In Italia ci sono stati sempre DUE, forse anche tre Nazioni, distinte e separate. Dall’unificazione in poi il divario economico tra nord-centro e sud si è sempre più accentuato, mostrando una timida inversione di tendenza solo negli anni settanta. Mentre il reddito procapite italiano cresceva fortemente dal 1950 al 1980, recuperando completamente la media europea e avvicinandosi a quello statunitense, la differenza di tale reddito restava accentuata, anzi incrementava, tra nord-centro e sud. Il reddito procapite delle industrializzate regioni del nord Italia è da sempre stato uguale, se non maggiore, alle zone più ricche d’Europa Se l’Italia, ipoteticamente, nel 1948 fosse stata divisa in due, con i confini all’altezza del Lazio, difficilmente avremmo avuto le dinamiche economiche che conosciamo. La forza dell’industria e gli alti redditi dei cittadini di questa ipotetica nazione del nord-centro Italia avrebbero portato ad una maggiore richiesta di valuta dall’estero per acquistare merci e manufatti prodotti in loco con il risultato scontato di vedere salire fortemente il valore della valuta locale e nello stesso tempo, simmetricamente, avremmo visto una contrazione dell’export. La Germania sta facendo ciò con l’euro: senza i “vasi di coccio” che hanno “diluito” il valore dell’euro, facendo media al ribasso, la richiesta di euro-marco per acquistare i loro prodotti avrebbe portato la valuta alle stelle, rendendo i prodotti di altre nazioni più attraenti. Non è difficile pensare che il sud Italia avrebbe attratto maggiori investimenti, favorito da una valuta più debole e da costi più bassi. Forse anche l’instaurazione di più monete complementari (sul modello già esplicato prima relativo agli USA) sarebbe bastato a far crescere il reddito procapite in maniera più razionale, evitando soprattutto la tragedia relativa all’emigrazione di massa che non fa altro che minare per SEMPRE lo sviluppo del territorio abbandonato. Questo problema lo sollevava poco tempo fa anche il prof. Claudio Borghi Aquilini. Il “miracolo italiano” è stato possibile anche grazie alle enormi differenze di un’Italia divisa in due ma sotto un’unica moneta. Il “miracolo tedesco” a cui stiamo assistendo inermi, alla stessa stregua, trae dall’unione monetaria i suoi enormi vantaggi. Da sempre sappiamo che le esportazioni di manufatti sono avvantaggiate da una valuta debole. Ce lo dice l’esempio della Cina che, artificiosamente ed in QUALSIASI modo, tiene basso il valore dello Yuan per tale non troppo velato scopo. Il meridione abbandonato e deindustrializzato è servito per DILUIRE il valore della moneta Lira, unitamente al grande vantaggio di avere l’esercito di riserva di lavoratori a bassissimo reddito del sud che avrebbe fatto da calmiere al mercato del lavoro del ricco nord (leggi curva di Phillips), oltre a servire da mercato di sbocco ai prodotti dell’industria settentrionale. Ai ricchi e potenti industriali, sponsorizzati dalla politica USA, conveniva tale situazione: erano ancora lontani i tempi della globalizzazione con annesse delocalizzazioni selvagge poiché una Stato ancora forte impediva la libera circolazione di capitali oltre frontiera. Negli anni ’70 si tentò in tutti i modi di portare ricchezza ed investimenti al sud. Partirono ingenti programmi di infrastrutture statali (spesso anche inutili) e arrivò anche un po’ di industria privata fortemente sovvenzionata dal governo ma, come ben sappiamo, il progetto è fallito miseramente. Agli occhi dei meridionali le industrie aperte al sud, soprattutto se statali, apparivano un modo per avere un reddito garantito con il minimo impegno possibile. Nella memoria storica del sud era ancora ben presente la guerra civile ed il bagno di sangue che ne conseguì ai tempi dell’unificazione coatta dell’Italia. Lo Stato, al sud, era visto come un nemico: tutto ciò che era pubblico poteva essere saccheggiato e vituperato. Comunque ciò servì per effettuare quel minimo recupero di reddito procapite da parte del meridione a cui accennavo prima ma innescò il problema più grave che affligge tuttora il sud Italia: il clientelismo a tutti i livelli. La bramosia di avere quel “posto fisso” , meglio se statale, che dava la sicurezza di un reddito mai stato certo prima, spingeva e spinge il meridionale ad usare tutti gli strumenti disponibili, convenzionali e non, compreso la corruzione vera e propria, pur di ottenere l’agognato impiego. Per un napoletano o un barese ecc avere uno stipendio come un milanese o un bolognese ecc era un ENORME vantaggio: la vita molto meno cara del sud dava l’agio che a nord, a parità di lavoro, non si sarebbe mai avuto. I politici, da sempre, hanno trovato in questo modo un’ENORME bacino di voti di riserva da tenere sotto ricatto. Il resto sono ovvietà che vi risparmio. Posso affermare senza rischio di essere contraddetto che il Popolo meridionale, benché non esente da colpe gravi, è stato voluto così ed è rimasto tale: consumatore-cittadino di serie “B” che non è mai passato al rango di cittadino di serie “A”. In Italia, i servizi, il welfare e lo stesso Stato sociale sono sempre stati diversi: un sistema efficiente e ricco al nord-centro e un sistema appena sufficiente al sud. Con l’avvento dell’euro queste asimmetrie si stanno attenuando. Verso il basso. Un “ciclo di Frenkel” all’interno della stessa nazione, ammortizzato solo dai trasferimenti fiscali che man mano che passavano gli anni si trasformavano sempre più in elemosina e che ha raggiunto oramai il mero assistenzialismo. Se l’Italia meridionale avesse avuto un’altra moneta, sicuramente meno forte, probabilmente era il sud che avrebbe esportato verso il nord (ma non solo) e non il contrario, riequilibrando la situazione ed evitando la tragedia dell’emigrazione di massa cha ha IMPOVERITO per sempre quella meravigliosa terra e che è PREPOTENTEMENTE ritornata, interessando ancora una volta un meridione sempre più povero ed abbandonato a se stesso, ostaggio della criminalità organizzata e di politici e amministratori incompetenti e corrotti. Nel meridione si sperimentò il vincolo fisso, compreso tutte le altre storture che oggi stiamo vivendo con l’euro. Una volta la meta preferita dal messinese o dal crotonese era Torino o Milano, oggi, e anche per il milanese e il torinese, è Berlino o Dusseldorf … come cambiano i tempi.
sudL’Italia sta all’Euro-pa come il meridione stava all’Italia, con l’aggravante di non avere ne trasferimenti fiscali e ne, tanto meno, quella spesa a deficit garantita da uno Stato sovrano che tenne in piedi il “Belpaese” sino al 1981. L’Italia, per quanto erano grandi le asimmetrie tra nord-centro e sud, non è MAI stata una “area valutaria ottimale”. Intanto il “sogno euro-peo” cominciava ad essere inculcato alle masse, partendo dalle scuole elementari di tutta Europa. L’accelerazione per perseguire tale scopo incrementò notevolmente negli anni ’70: sarebbero occorsi molti anni perché quelle generazioni che non avevano nulla più in comune con la tragedia della guerra potessero maturare un senso di appartenenza continentale. Lo scopo della UE è sempre stato questo: EDUCARE a DIMENTICARE quanto occorso nei secoli passati, compreso le DUE luttuosissime guerre che hanno interessato il nostro continente in meno di 30 anni. Guerre che nacquero entrambe dalle intransigenze di parte e dalle INCOLMABILI divisioni e contrapposizioni degli stessi Stati europei. In Germania, le elitès industriali caldeggiarono l’unificazione tra le due Germanie e applicarono quanto fatto dalle elitès italiane. Il loro meridione era l’est, la ex DDR. Quanto accadde lì dal punto di vista economico, seppur con dinamiche diverse, è molto simile a quanto occorso al meridione d’Italia. Vi erano tutti gli ingredienti necessari per realizzare il grande progetto. In brevissimo tempo il governo dell’iper euro-peista Kolhn deindustrializzò la ex DDR, consegnando agli industriali tedeschi l’esercito di riserva di lavoratori a basso costo che avrebbe ridimensionato fortemente le velleità salariali del maturo mercato del lavoro della Germania ovest. Si creò un nuovo mercato di sbocco per le industrie: la ex DDR fu inondata dai prodotti della Germania ovest, mettendo in moto il già collaudato “ciclo di frenkel”. Tutto ciò ha una forte similitudine con quanto successo all’Italia del “miracolo economico”. La compressione salariale in Germania ebbe inizio in quegli anni ed ebbe il suo apice nel 2003, sotto il governo Shroeder, con la riforma del lavoro denominata Hartz-IV : portò alla sotto occupazione di massa. Oggi, nella ricca Germania, quasi il 30% dei lavoratori percepisce un reddito pari a 400/450 euro mensili con paga oraria lorda tra le più basse in assoluto: 9 euro/ora. Questo è il “miracolo” tedesco.
bandiera italia sgretolataL’intera Euro-pa è indirizzata su quella strada: recuperare la competitività persa con l’avvento della globalizzazione sulle spalle dei lavoratori, a detrimento della stabilità, dei legami affettivi e della sicurezza che un buon reddito ti garantisce. Se non hai lavoro in Italia devi spostarti in altro luogo ma alle loro condizioni e con salari che ti permetteranno (forse) di sopravvivere, senza che un sacrificio simile sia più ricompensato dalla speranza di un futuro migliore nella tua terra d’origine. Dopo la polverizzazione dell’impero URSS, le elitès europee ebbero gioco facile a far legalizzare anche la libera circolazione delle persone, importando in realtà economiche avanzate (che vedevano crescere diritti e retribuzioni dei salariati simmetricamente ai profitti aziendali) decine di milioni di nuove unità lavorative a bassissimo costo, mettendole in concorrenza tra esse. La grancassa mediatica, rimbambendo tutti gli euro-pei, gridava a gran voce “più euro-pa” e NOI TUTTI, generazioni dagli anni ’60 in poi, fummo convinti che quella era la strada giusta. L’agricoltura italiana fu stravolta e semi distrutta da regole calate dall’alto dalla UE e supinamente accettate dai nostri politici. Anche la scuola e la sanità cominciarono ad avere profondi e radicali cambiamenti. L’industria, grazie alle nuove leggi euro-pee che abrogavano qualsiasi protezionismo nazionale atto a tutelare il lavoro e che limitavano fortemente la libera circolazione dei capitali, cominciò a delocalizzare. Già dal 1987, con quello che fu chiamato “SME credibile”, le Nazioni che facevano parte del serpente monetario entravano in regime di vincolo fisso (si poteva svalutare o rivalutare del 2,5%), eliminando l’ombrello del cambio flessibile che serviva a Paesi con inflazione più elevata a scaricare le tensioni interne sul cambio e non sui salari. Con lo SME credibile si mise fine alla PRIMA barriera protezionistica che uno Stato può vantare: la possibilità della svalutazione monetaria che rende più appetibili i prodotti nazionali esportati all’estero e più onerosi i prodotti di importazione. Del resto, come disse anche Da Rold del sole24ore, “se non puoi svalutare la moneta devi svalutare i salari”. Adottando l’euro le nazioni marco-centriche hanno avuto l’enorme vantaggio di “diluire” il super-marco con dracma, peseta, escudo, lira e anche franco traendone immani benefici. Oggi, se esistesse ancora il DM (marco tedesco) varrebbe un buon 30% rispetto al valore massimo dell’euro contro dollaro: almeno 1,8/1,9, ovvero quasi il doppio del dollaro stesso. Una cosa non capisco: qual è stata la convenienza francese ?…. A distanza di anni ancora non trovo una giustificazione a tutto ciò. Anche lì la bramosia di pochi ha prevalso sulla buona ragione, abbattendo con uno stupidissimo quanto inutile sogno un sistema quasi perfetto, creato per la pace sociale. L’unica “AVO” che io conosca è la federazione Elvetica che arrivò alla moneta unica parecchio dopo una vera e propria integrazione dei Cantoni che col tempo divenne unione politica. La sola lingua dissimile tra tutte le Nazioni della UE basta e avanza a far si che l’Europa resti come è sempre stata: un bellissimo posto per viaggiare e conoscere le 1000 anime diverse provenienti ognuna da una MILLENARIA cultura diversa. Dopo trecento anni che i tedeschi avranno imparato la nostra lingua potrei anche dare il consenso a tale eresia. Sciogliere la UE e tornare alla CEE è l’unica cosa sensata che si possa fare per il bene dell’intera popolazione europea. Prima che sia troppo tardi. Di moneta “diluita” me ne basta una: la Lira italiana.
Roberto Nardella
Roberto Nardella

La globalizzazione

La globalizzazione

di Roberto Nardella

La globalizzazioneLa globalizzazione ci è stata presentata come una grande opportunità da sfruttare e mai nessuno ci ha detto che avremmo dovuto competere con mondi distanti anni luce dai nostri, mettendo in competizione i nostri salari occidentali che ci permettevano una vita piuttosto spensierata, con quelli della poverissima Cina.

In questa tabella mettiamo in luce l’enorme differenza di PIL medio procapite in dollari USA tra i Paesi avanzati e la Cina nell’arco di 30 anni:

Paese…………….1970………1980……..1990…….2000

USA……………….4893……..12044……22717…..35041;

Giappone………….2015……….9378……25390…..37631;

Germania………….2674……..11751……21669…..22903;

Francia……………2812………12520…..21381…..21822;

CINA………………114…………318………359………957;

Questi freddi numeri dicono molto di più di un intero testo di macroeconomia. Coloro i quali hanno pensato alla globalizzazione l’hanno fatto solo per il proprio tornaconto: MASSIMIZZAZIONE dei PROFITTI e MINIMIZZAZIONE dei COSTI. Un dato emerge fortissimo: l’incremento irrisorio di PIL procapite dei paesi europei presi in esame tra il 1990 ed il 2000, aumentato mediamente del 3,9% in DIECI anni, ovvero dello 0,39% annuo. Di converso, il PIL procapite cinese faceva un balzo in avanti pazzesco: in dieci anni aumentava del 167%, moltiplicandosi quasi per TRE e mettendo a segno un MOSTRUOSO +16,7% medio annuo. Gli USA nello stesso periodo facevano un +53,5% e il Giappone +48%.

Da questi dati raffrontati NON possiamo NON prendere atto che la globalizzazione, unitamente al vincolo del cambio fisso adottato, sommati alle politiche di repressione salariale attuate pesantemente nei Paesi più ricchi d’Europa hanno fatto perdere 10 anni di sviluppo all’intero continente.

Se i dati sul PIL non bastassero a darci un quadro chiaro, inquesta seconda tabella ho inserito anche il “coefficiente di Gini” che misura la distribuzione dei redditi (quanto più il coefficiente tende allo “ZERO” tanto più la distribuzione dei redditi è omogenea; quanto più è tendente a “UNO” tanto più il reddito è racchiuso nelle mani di pochi):

2° posto Giappone.……0,249;

14° posto Germania…..0,283;

34° posto Francia.……..0,327;

74° posto USA…………..0,408;

89° posto Cina…………..0,447;

Come vediamo i risultati non sono affatto scontati, se non per la Cina. Gli USA è uno dei Paesi dove l’incremento di ricchezza, negli ultimi 30 anni, non ha fatto altro che accentrarsi nelle mani di pochi ultra ricchi: non c’è pace sociale. In questa speciale classifica l’Italia è al 52° posto (0,360). Nelle prime 10 posizioni, l’unica potenza economica mondiale risulta essere il Giappone.

Questo è il VERO DIVIDENDO del “sogno euro-peo”.

La “legge di Say” ci dice che è l’offerta a creare la sua domanda. Questa legge ha trovato applicazione al mondo del lavoro, oltre che a quello delle merci.

Il mercantilismo-libero-scambista , teorizzato da Ricardo e Friedman che predicava la minimizzazione dello Stato, se non addirittura la sua sparizione, aveva soppiantato la cultura economica Keynesiana che tanto benessere aveva portato in tutta l’Europa occidentale, facendoci divenire veri cittadini con alle spalle Stati democratici, funzionali al benessere collettivo dei molti a detrimento degli interessi personali dei pochissimi.

Anche nei tempi antichi le masse migratorie hanno sempre creato problemi e tensioni sociali. Non a caso il miglior periodo di INCREMENTO salariale si ebbe nell’arco dei 20/30 anni successivi alla più grave pestilenza europea che nel XIV secolo ridusse la popolazione continentale di 25 milioni sugli 85 complessivi. La manodopera scarseggiava e la paga oraria aumentava; la prima regola dell’economia: la legge della DOMANDA e della OFFERTA. Molta domanda fa alzare il prezzo dell’offerta.

operaioUn operaio agricolo del foggiano, nel 1982 guadagnava £ 25.000 per una giornata lavorativa di 7 ore e 30 minuti, con paga oraria di £ 3300 ca. Un buon mensile di un impiegato di banca era £ 750.000 ca, con paga oraria di £ 4400. Oggi, nel 2013, dopo 33 anni, per la stessa giornata lavorativa agricola la paga è pari a 35 euro (€ 4,70/ora). Un mensile di un bancario oggi è di € 1600 (€ 9,35/ora).

Non vi è bisogno di spiegazione alcuna per capire che c’è più di qualcosa che non va. C’è da aggiungere che la stessa giornata in campagna di un extracomunitario diventa di 9/10 ore con retribuzione intorno a 20/25 euro.

COSA è intervenuto di così grande che ha potuto cambiare così prepotentemente il corso degli eventi? Io penso che la curva di Phillips (di cui in molti negano l’esistenza) ha fatto il suo corso.

L’esercito di riserva di lavoratori a bassissimo salario provenienti sia dall’Africa che dall’est Europa è andato ad ERODERE i salari dei lavoratori delle economie avanzate europee, soprattutto a danno della manodopera non specializzata.

La medesima dinamica interessa gli USA, dove i blandi controlli alle frontiere fanno si che milioni di nuovi immigrati centro-americani , clandestini e non, alimentano in continuazione quella disoccupazione marginale che è componente ESSENZIALE della curva di Phillips.

E’ accaduto tutto l’opposto di quanto successe all’epoca della pestilenza: molta offerta fa abbassare il prezzo della domanda.

Questo è il “lassez faire”. Lasciare che le parti addivengano ad un accordo senza intromissione alcuna: la teoria della “mano invisibile” di Adam Smith … poi, guarda caso, c’e sempre qualcuno che gioca con le carte truccate.

Uno Stato forte deve necessariamente interporsi tra le parti, altrimenti il medioevo è dietro l’angolo.

poveropovera

Il darwinismo economico, frutto della cultura calvinista, è quanto ci è stato imposto.

I fatti di Genova nel 2001, che videro la violenta repressione sistematica e scientifica del movimento no-global, mi inducono fortemente a pensare che le elités mondialiste vollero EVIRARE sul nascere un qualcosa che avrebbe fortemente intralciato i loro piani.

Nel 1981, l’indimenticato prof. Federico caffè scrisse: “Poiché il mercato è una creazione umana, l’intervento Pubblico ne è una componente NECESSARIA e non un elemento distorsivo e vessatorio. Non si più non prendere atto di un riflusso NEO-LIBERISTA, ma è difficile individuarvi un apporto intellettuale innovatore.”

Roberto Nardella

Roberto Nardella

Quali sono i Paesi che ci hanno guadagnato entrando nell’euro?

Quali sono i Paesi che ci hanno guadagnato entrando nell’euro?

di Roberto Nardella

euroCHI ha davvero avuto quel famoso “dividendo dell’euro” di cui si riempie la bocca tutta la governance euro-pea, compreso i tanti camerieri che sono stati insediati come vassalli in mezza Euro-pa?

E’ oramai risaputo che una moneta comune europea poteva essere fatta esclusivamente in quella che era l’area di influenza del DM (marco tedesco). Germania, Austria, Belgio, Olanda, Lussemburgo e nord Europa in genere potevano certamente avere una moneta unica, anzi, buona parte di essi l’avevano già inconsapevolmente. Il marco tedesco. Di tutta l’Europa, questa era l’unica zona che poteva diventare una AVO (area valutaria ottimale).

Tutte queste nazioni sono accomunate da molte cose che NON ritroviamo in nessuna altra parte d’Europa. Lingue molto simili, religione, abitudini comuni consolidate da secoli e abbinate ad uno sviluppo economico che ha avuto intensi interscambi da almeno 1000 anni, fanno si che questo gruppo di Nazioni possa essere identificato come una sola unica area, appunto l’area-marco-centrica.

A questo esclusivo club, forse, solo la Francia poteva aggiungersi. L’Italia, con i grossi problemi di sottosviluppo del suo mezzogiorno non era affatto pronta. Così come la stragrande maggioranza degli altri Paesi che vi hanno aderito, per non parlare di quei Paesi provenienti dall’ex blocco sovietico che dovrebbero entrare a breve a farne parte.

Mi son preso la briga di studiare la “forza” delle monete confluite nell’euro, I risultati sono sorprendenti.

Valore contro dollaro USA delle singole monete e la svalutazione, sia nell’arco di 20 anni, sia come media annua:

fixing al …………..01-01-80…al 31-12-99…….sval % 20 anni… sval %anno

1) Dracma gre………32,37…….329……………917%……………….45,85%

2) Escudo por……….49,47……199,5…..…….302%……………….15,10%

3) Peseta spa……….66……….167……………153%………………..7,65%

4) Lira italia………….800………1933………….141,5%……………..7,075%

5) Franco fra…………4,03……..6,54……………62,3%……………..3,115%

6) Marco finlan….…..3,72……..5,91….………..59%………………..2,95%

7) Franco belga………28………40,15…………..43,4%……………..2,17%

8) Fiorino oland………1,9………2,19……………15,26%…………….0,763%

9) Marco tede……….1,73………1,95……………12,5%……………..0,625%

10)Scellino au………12,47……..13,7……………10,0%………………0,500%

11) Corona dan………5,38………7,40…………….37,5%……………..1,875%

12) Corona norv……..4,94……….8,04…….……..62.75%…………….3,137%

13) Corona sved…….4.15………..8,52…………..105.45%……………5,272%

Come possiamo ampiamente verificare dai numeri, i Paesi della ex area marco-centrica (n° 6, 7, 8, 9 e 10) hanno dei differenziali davvero risibili che con una politica comune e mirata avrebbero potuto immediatamente colmare i divari. Notiamo di come siano praticamente identici i dati relativi ad Olanda, Germania ed Austria. In posizioni 11,12 e 13 troviamo le “Corone” , danese, norvegese e svedese che non hanno voluto entrare a far parte della moneta unica, tenendosi ben strette le loro monete con annessa sovranità e Banca Centrale indipendente.

Potrebbe essere che i loro politici con annesso contabili abbiano fatto una qualche tabella sui generis che ti fa CAPIRE IMMEDIATAMENTE che Grecia, Portogallo, Spagna e Italia sono i vasi di COCCIO tra i vasi di ferro di manzoniana memoria. La Francia aveva la sue mire di grandeur e ci sarebbe entrata con i conti abbastanza in regola ma, a ben vedere neanche a lei l’euro è convenuto granchè.

Vedendo la situazione della Finlandia si capisce il perché in più di un’occasione ha espresso il sentiment contrarian alla moneta unica, minacciando a più riprese di volerne uscire.

Un discorso ancora a parte merita la Sterlina che, come vediamo, aveva le carte in regola ma dopo lo “scherzetto” del 1992, subito da parte di Soros (come BEN sappiamo vide coinvolta pesantemente anche l’Italia) che costò l’uscita dallo SME con conseguente pesante svalutazione della Sterlina, NON volle MAI più sentir parlare di moneta unica. Oggi stanno seriamente pensando di abbandonare anche la UE.

periodo di rifer … al 01-01-80…….al 31-12-99…svalutaz % 20 anni .. svalut % annua

Sterlina inglese………..0,45…………….0,619………..37.6%………………….1,88%

In questa analisi mancano volutamente tutti i rapporti debito/PIL che, come abbiamo AMPIAMENTE constatato, NON centrano ASSOLUTAMENTE NULLA. Quasi tutti i Paesi finiti in crisi (tranne Grecia e Italia) avevano il rapp. Debito/PIL ben al di sotto di quella che era la soglia di guardia, con diversi casi in cui questa soglia era abbondantemente inferiore a quella della Germania stessa.

 euro 2Come vediamo , in 20 anni ne sono accadute di cose: è impressionante la svalutazione della dracma, pari al 917% (ogni anno, mediamente, la valuta greca si è svalutata del 46% circa). Significa che le tensioni interne sul mercato del lavoro e dell’economia greca in generale venivano scaricate sul cambio. Ovvero, per recuperare competitività verso l’esterno, rendendo più attraenti i prodotti ed il turismo greci dal lato offerta all’estero e rendendo molto più costosi i prodotti importati dal lato domanda interna, alla Grecia è servita una svalutazione media annua di quelle proporzioni.

La Grecia si è tenuta in equilibrio in quel modo, migliorando comunque e costantemente la vita ed il PIL della Nazione in quei 20 anni. L’inflazione veniva scaricata giorno per giorno sul cambio. Il PIL pro-capite greco era di $1478 nel 1970, di $5600 nel 1980, di $9153 nel 1990 e di $11784 nel 2000.

Il caso dell’Argentina è emblematico: in dieci anni di vincolo fisso con il dollaro USA, l’Argentina aveva accumulato il 273% di inflazione. Quando il Peso abbandonò cambio fisso con il Dollaro USA, la moneta argentina si ritrovò a quotare 3,73 pesos contro un singolo dollaro USA: recuperò in un sol colpo l’enorme inflazione accumulata.

La stessa dinamica e le stesse considerazioni valgono per tutti i Paesi presi in esame.

scippoDomanda: i ministeri del Tesoro e le ragionerie di Stato dei vari governi una simulazione simile l’avranno mai fatta? Possibile che l’entrare a far parte a tutti i costi nell’esclusivo club della “grande moneta europea” abbia fatto perdere il lume della ragione a chi ha preso una magistralis in economia politica o in econometria e fa parte di staff governativi? Possibile che tutti costoro, abbagliati dal “sogno euro-peo”, abbiano pensato che simili dinamiche secolari si sarebbero interrotte immediatamente?

Possibile che gente del calibro di Trichet, Draghi, Prodi, Kolhn, Junker, Papademos, Monti ecc. con tutta la foltissima schiera di economisti alle loro dipendenze abbiano fatto un ERRORE di valutazione così marchiano? Non sapevano che tutte le asimmetrie che erano così evidenti si sarebbero scaricate all’interno delle Nazioni e sui mercati del lavoro in particolare? Il sogno di far diventare tutta l’Euro-pa “virtuosa” come la ex zona marco-centrica si è infranto miseramente con la matematica maestra di vita. Facendo “svegliare” 500 milioni di persone in un incubo senza fine.

Roberto Nardella

Roberto Nardella

Pechino …. abbiamo un problema!

Pechino …. abbiamo un problema!

di Roberto Nardella

Pechino …. abbiamo un problema!Negli ultimi trenta anni la Cina ha accresciuto il suo PIL come, probabilmente, nessun’altra Nazione aveva mai fatto.

La globalizzazione è stata il motore di questa ABNORME crescita. Hanno sfruttato al massimo l’enorme popolazione che ha visto, si, crescere i propri redditi ma che non è mai passata dalla condizione di consumatori alla condizione di cittadini, con diritti anche minimi.

Hanno creato, a beneficio delle multinazionali che tanto hanno investito in questi 30 anni, una enorme massa di schiavi-lavoratori-consumatori. Gente che è disposta a lavorare anche per 14 ore di fila, accontentandosi di mangiare e dormire sullo stesso tavolino, pur di poter acquistare l’agognato i-phone di ultima generazione, magari indebitandosi pesantemente per alcuni mesi.

Quanti sono i cinesi che fanno parte di quella “middle-class” che da sempre è stato il motore della crescita dei paesi avanzati? In Cina la middle-class non esiste ancora e non vedo, a queste condizioni, come potrà MAI crearsi.

Oltre a questa enorme massa di lavoratori-schiavi-consumatori , pari alla stragrande maggioranza dell’intera immensa popolazione cinese vi è una piccola percentuale di burocrati, amministratori, funzionari, politici ecc. che guadagna molto e una ancor più piccola percentuale di super ricchi, quelli che acquistano le Ferrari, le Bentley o le Porsche per intenderci. E’ chiaro che il numero assoluto di nuovi ricchi e ricchissimi cinesi è paragonabile all’intera popolazione di un medio Paese europeo ma, come potrebbero quest’ultimi con i loro pur lautissimi consumi cambiare la situazione?

Il loro esercito di lavoratori a basso costo di riserva –i poverissimi contadini attratti nelle immense megalopoli da un lavoro- sembra stia per finire. Ovvero, non avranno altri poveracci per mezzo dei quali alimentare ancora per molto la curva di Phillips.

La sperequazione dei salari tra i lavoratori delle città e quelli delle campagne, se volessimo fare un paragone, è come tra la paga un lavoratore italiano ed uno albanese. Il rapporto, in media, è pari a 8 volte. Mediamente un operaio cinese impiegato nell’industria percepisce intorno ai 250/300 dollari/mese contro i 30/40 di un contadino della sterminata campagna.

Quando finiranno i contadini, per sopperire alla mancanza di manodopera a bassissimo costo che fa da calmierante al mercato del lavoro, mantenendo una disoccupazione marginale alta, cosa farà il governo centrale cinese? Potrebbe favorire l’immigrazione da paesi in via di sviluppo confinanti e non, mettendo in opera quanto già si è fatto in Europa con gli Africani e gli appartenenti al blocco della ex-URSS o negli USA con messicani e centroamericani. Il rischio è che andrebbero ad aumentare ulteriormente la popolazione, innescando una vera e propria bomba demografica che esploderebbe alla prima scintilla.

La classe governante cinese dell’epoca che ha deciso il modello di sviluppo del loro sterminato Paese ha SPOSATO senza alcun compromesso il mercantilismo-libero-scambista imposto dalle multinazionali, applicando appieno i dogmi ricardiani e friedmaniani e credendo ciecamente alla legge di Say.

Il vincolo per avviare gli investimenti laggiù era quello all’epoca e RESTA identico oggi.

Per portare avanti il loro progetto servirà tenere alta la disoccupazione marginale che permetterà di tenere bassi i salari, facendo così in modo di tenere giù ARTIFICIALMENTE il rapporto di cambio che rende così appetibili i manufatti cinesi.

Mantenere un rapporto di cambio schiacciato verso il basso è INDISPENSABILE per l’export.

La Germania è riuscita a farlo grazie all’euro che è nato dalla MEDIA ponderata di tutte le monete preesistenti. Ovvero, più si agganciavano alla moneta unica Paesi con monete ed economie deboli e più grande sarebbe stato il vantaggio per la Germania.

Per fare una media bassa occorre che la maggior parte delle cifre da dividere siano basse. Ecco spiegata l’insistenza della Germania (ma anche della Francia) a far entrare nella moneta unica Paesi che non erano assolutamente pronti, quali Spagna, Irlanda, Grecia, Portogallo, Cipro, Slovenia ecc. e non ultima anche Italia, truccandone i conti, spesso anche pesantemente.

Pensiamo a dove sarebbe ora il valore del DM (marco tedesco) se non ci fosse stato l’euro. Kolhn e compagni lo sperimentarono qualche anno prima, quando FAGOCITARONO in brevissimo tempo e con la stessa dinamica l’intera industria della Germania dell’est: in quell’occasione “diluirono” la loro fortissima moneta con quella molto più debole della DDR. Nella stessa occasione sperimentarono anche l’impatto DEVASTANTE relativo all’immissione sul mercato del lavoro di manodopera a basso prezzo che calmierò le pretese dei lavoratori dell’ovest, un altro tipico esempio di come funziona la curva di Pilliphs. Il loro esercito di manodopera di riserva erano i lavoratori dell’est. Non mi meraviglierei affatto se la sperequazione salariale tra lavoratori dell’ovest e lavoratori dell’est all’epoca della riunificazione risultasse simile a quella che abbiamo visto essere tra i lavoratori dell’industria e i contadini cinesi. La repressione salariale tedesca parte dai prima anni ’90 ed ebbe il suo picco nel 2003 con la riforma del lavoro Hartz IV.

Il bisogno di attrarre continuamente nuovi adepti al DIO oscuro-euro è propedeutico a far si che la moneta unica abbia continuamente l’apporto di nuove monete ed economie deboli per PERPETUARE il modello della “moneta diluita” ed avere allo stesso tempo sempre nuovi mercati di sbocco per le proprie industrie manifatturiere e finanziarie (“ciclo di Frenkel” , ben spiegato dal prof Bagnai nel suo libro). Sono questi i punti cogenti che hanno aperto la strada all’incontrastato dominio tedesco.

Però le condizioni macro sono cambiate di molto dal 2007 in poi e peggiorate notevolmente nell’ultimo triennio. I Paesi avanzati che importavano maggiormente dalla Cina i semilavorati (ma anche i prodotti finiti) sono tutti in contrazione economica, i più deboli sono addirittura in depressione conclamata. La causa principale deriva dalla deflazione auto-imposta della UE, fortemente caldeggiata dal “socio di maggioranza” Germania che ha ancora incastrati, tramite il target 2, tra 500 e 600 miliardi di euro e non vuole essere ripagata con moneta inflazionata.

Un raffreddamento dei consumi della parte ricca del pianeta implica una caduta della produzione a livello globale che implica una caduta dei profitti che implica una forte riduzione degli investimenti che implica il ridimensionamento o la chiusura degli impianti di produzione che implica il licenziamento di milioni di addetti che implica il deteriorarsi del valore delle monete degli emergenti (che vedono ogni giorno miliardi di dollari di controvalore abbandonare le loro valute per andarsi a parcheggiare in valute forti, dollaro ed euro soprattutto) che implica un aumento dei debiti nazionali contratti in dollari da cui potrebbero scaturire default o insolvenze gravi da parte dei paesi più deboli, innescando tumulti e guerre civili.

Quanto sta accadendo in Turchia, Egitto e Brasile potrebbe essere la regola e non l’eccezione.

Il rafforzamento dell’euro degli ultimi mesi è relativo, appunto, a questo processo. L’economia statunitense non può rinunciare al QE (quantitative easing – alleggerimento quantitativo- prevede il riacquisto di titoli di debito in scadenza da parte della FED) che oggi è ancora pari a 85 miliardi di dollari/mese.

Dopo gli ultimi deboli dati usciti relativi all’occupazione USA, a Washington hanno ancora spostato l’inizio del cosiddetto “tapering”, atto a ridurre la cifra del QE. Come più volte affermato da Obama e dai massimi vertici della FED, il QE sarà ridimensionato solamente quando la disoccupazione sarà intorno al 6/6,5% (oggi viaggia intorno al 7.3/7,5%) e si fermerà del tutto solo quando ci saranno segnali di surriscaldamento dell’economia statunitense. Ricordo che negli USA il tasso di interesse è prossimo allo ZERO%.

Tutto ciò porta il dollaro a perdere terreno contro tutte le altre valute forti, in primis contro euro. Questa è un’altra buona ragione per convincere ancor di più i fuggitivi dagli emergenti a parcheggiare l’immensa liquidità che si sta creando in moneta-euro e in titoli di stato della UE, compreso BTP italiani e BONOS spagnoli, da questo deriva anche l’innaturale abbassamento degli spread a cui stiamo assistendo nelle ultime settimane. Altre giustificazioni NON ve ne sono: il quadro macro della UE non ha fatto altro che peggiorare negli ultimi sei mesi e di segnali positivi, oltre alle continue quanto inutili iniezioni di fiducia da parte delle massime autorità euro-pee, se ne vedono ben pochi.

Adesso il vertice al potere dell’ex celeste impero si lamenta e alza la voce circa la politica portata avanti dagli USA. Mi chiedo dove erano quando hanno sostenuto tale politica (sempre la stessa, dalla fine della II guerra mondiale in poi), imposta dalle solite multinazionali e dalla finanza speculativa che ha così massicciamente investito in Cina.

Negli anni scorsi la Cina ha fatto man bassa del debito pubblico statunitense, arrivando a detenerne una parte considerevole. Con i dollari ricevuti in cambio stanno comprando buona parte dell’Africa e ultimamente anche piccoli pezzi dell’ex impero sovietico. Stanno dando carta per terra e proprietà reali. E di CHE si lamentano?

Questa è la loro arma di ricatto? E gli USA si farebbero ricattare in questo modo?

Gli USA, come stato sovrano proprietario della propria moneta, grazie alla ENORME pressione derivante dalla forza della propria economia e della schiacciante supremazia militare NON avrà mai problemi in tal senso: imporrà il dollaro ai mercati ancora per i prossimi 50 anni.

L’interesse MALCELATO dei cinesi è quello di poter sostituire lo Yuan con il dollaro come valuta di riserva mondiale, con l’appoggio degli altri brics. A noi NON cambierebbe nulla: ci troveremmo solo a cambiar padrone. Con il rischio di finire dalla padella alla brace.

Nello stesso tempo non credo assolutamente alla buona fede dei cinesi nel voler davvero creare una moneta mondiale “virtuale” per gestire gli scambi, come il “bancor” proposto dal compianto Keynes e non credo nemmanco che vogliano nuovi PARADIGMI mondiali basati sul PAREGGIO SOSTANZIALE delle BILANCE COMMERCIALI tra Stati.

Il vantaggio commerciale accumulato a nostre spese è enorme e vorranno mantenerlo. Così come vuol fare la Germania in Europa ma anche il Giappone, continuando per sempre ad essere esportatori netti.

NON posso aver fiducia e NON posso aspettarmi NULLA di buono da una classe dirigista, quella cinese, che ha permesso lo SCEMPIO sistematico del proprio territorio, dove oramai è concentrato l’inquinamento massimo del pianeta, di aria, terra, mare e sottosuolo, e che sta già manifestando enormi ricadute sulla popolazione ignara.

Il modello di sviluppo turbo-capitalista che ha sposato il dragone cinese comporta una serie di danni collaterali non indifferenti che l’Europa e gli altri Paesi avanzati NON solo hanno tollerato ma addirittura hanno incentivato, dando il permesso alla delocalizzazione selvaggia che, alla fine, farà morire noi di deflazione da deindustrializzazione e loro di fatica e di inquinamento.

In Cina il prezzo delle abitazioni continua COSTANTEMENTE a salire, al ritmo forsennato del 7/8% al MESE. L’indebitamento personale non ufficiale (shadow-banking) è elevatissimo. Il rapporto debito/PIL è al 200%. Gli investimenti statali superano il 50% degli investimenti totali, e grazie alla marginalità decrescente ogni NUOVO Yuan di debito produce oramai SOLO 0,18 Yuan di utili. Il PIL è costantemente visto in ribasso.

Il PIL cinese è cresciuto di 29 volte negli ultimi 40 anni: TROPPO e TROPPO in fretta.

Ultima considerazione: anche demograficamente la Cina NON è messa affatto bene.

La politica del figlio unico portata avanti per 30 anni porterà un BUCO demografico enorme a partire già dal prossimo decennio. La popolazione cinese sarà sempre più vecchia e più malata: chi assicurerà loro una pensione e le cure mediche necessarie?

Penso che questo sia il processo irreversibile che porterà al Cina a rimanere una meteora.

Una ENORME meteora, portatrice di una scia nefasta di diossina che semina la morte a tempo.

Pensate a quanto accade a Taranto al rione Tamburi a causa dell’ ILVA, moltiplicatelo per DIECI e poi moltiplicatelo per il numero degli abitanti delle immense, infinite megalopoli cinesi.

Ci sono migliaia di altri studi fatti da gente INFINITAMENTE più qualificata del sottoscritto che dicono il contrario, ma io sono una pecora nera: belo fuori dal….gregge.

p.s se avete tempo date un’occhiata a questi link:

http://www.agoravox.it/Apple-condizioni-di-lavoro-estreme.html

http://tech.fanpage.it/ennesimo-caso-di-sfruttamento-in-cina-muore-un-quattordicenne-per-troppo-lavoro/

http://www.fanpage.it/cina-una-nuvola-di-smog-paralizza-harbin-non-vediamo-piu-il-sole/

http://www.lettera43.it/cronaca/cina-boom-di-morti-per-il-troppo-lavoro_4367596271.htm

Roberto Nardella

Roberto Nardella

 

Dal TG1 economia del 16-10-2013 (dal min. 4 in poi)

Dal TG1 economia del 16-10-2013 (dal min. 4 in poi)

di Roberto Nardella

<Li Ka-Shing, l’uomo più RICCO dell’Asia sta vendendo partecipazioni azionarie ed intere società per avere a disposizione 10 miliardi di dollari da investire in euro-pa….come lui, centinaia di imprenditori cinesi stanno arrivando in euro-pa a caccia di buoni affari. Sono più di 7000 le imprese euro-pee in cui, solo nel 2013, sono entrati capitali cinesi….>

carriola denaroSpero che sia CHIARO a TUTTI sul perchè l’euro si sta rafforzando: negli emergenti si sta SMOBILITANDO. Gli edge-found, i capitalist venture (come appunto Li Ka-Shing), le multinazionali e anche semplici cittadini più facoltosi della media stanno scappando a gambe levate da investimenti che NON promettono più buona remunerazione ad un RISCHIO limitato e si stanno posizionando soprattutto in liquidità nell’area euro. Perchè proprio l’area euro? La BCE nel suo statuto dice a chiare lettere che il suo UNICO compito è quello di CONTENERE l’INFLAZIONE ENTRO il 2%. L’euro sta continuando a SALIRE senza ALTRE RAGIONI SPECIFICHE. Una SUPER TRAPPOLA della LIQUIDITA’ si sta realizzando sotto i nostri occhi, senza che si possa porre un freno a tutto questo. Una volta, il CAPITALE NON POTEVA VIAGGIARE INDISTURBATO alla ricerca della migliore occasione. l’esportazione di capitali era VIETATA e punita severamente. Vi era la necessità di chiedere l’autorizzazione al Ministero prima di spostare qualsivoglia cifra da una nazione all’altra. Gli errori che stiamo PAGANDO a CARISSIMO prezzo sono stati fatti da uomini che perseguivano degli INTERESSI PROPRI a UNICO BENEFICIO di POCHISSIMI e a DANNO della CLASSE LAVORATRICE PLANETARIA.

L’euro che sale contro tutte le altre divise e gli interessi sui titoli euro-pei che scendono da levante a ponente NON sono altro che l’ENORME MASSA di LIQUIDITA’ che sta arrivando al SICURO SOTTO l’ombrello protettivo della BCE. Ovviamente quel denaro NON verrà usato per la crescita ma andrà solo ad ingrassare i fondi monetari e di liquidità e, comperando debito pubblico, farà momentaneamente scendere gli interessi.

Infatti, alla velocità con cui si apprezza l’euro corrisponde una velocità TRIPLA con cui si stanno deprezzando le valute degli emergenti, India, Indonesia e Brasile in primis.

Nelle ultime settimane abbiamo assistito all’innalzamento dei tassi da parte di diverse banche centrali dei paesi emergenti e scommetto che sarà il leit-motiv che ci accompagnerà per lungo tempo. L’aspettativa di tali interventi è duplice: 1) cercare di attrarre investitori con alti tassi d’interesse; 2) cercare di frenare l’indebitamento privato e nello stesso tempo “raffreddare” i consumi (che per gli emergenti significa IMPORTAZIONI) mettere un freno all’inflazione e ai PESANTI SBILANCI COMMERCIALI (differenza import-export)

Altro nodo cogente per gli emergenti è relativo al deprezzamento della valuta nazionale (i capitali fuggono verso altre VALUTE, INDEBOLENDO le valute locali) che causa un PEGGIORAMENTO del debito pubblico denominato in VALUTA PREGIATA (generalmente dollari).

Il PROBLEMA è SEMPRE lo STESSO: Un DEBITO ESTERO TROPPO ELEVATO ESPONE a RISCHI ENORMI che, esemplificando al massimo, generalmente si risolvono in: disoccupazione di massa che genera tumulti sociali che spesso sfociano in guerre civili.

Quello che prima o poi dovranno fare chi ci comanda è la regola del PAREGGIO SOSTANZIALE delle BILANCE COMMERCIALI. E NON “il PAREGGIO di BILANCIO” che sta strozzando INUTILMENTE l’euro-pa.

Roberto Nardella

Roberto Nardella

LA CADUTA. I COLOSSI con le GAMBE d’argilla

La CADUTA I COLOSSI con le GAMBE d’argilla.

di Roberto Nardella

nwoE’ da quasi due anni che sostengo che a causa della violentissima deflazione auto-imposta dalla UE ai 150 milioni di cittadini che compongono la periferia di eurolandia, i cosiddetti PIIGS, avrebbe innescato un meccanismo deflattivo al resto della UE e che poi la stessa infernale dinamica si sarebbe trasmessa anche agli emergenti, in primis Cina ed India.

I Paesi avanzati contano 1,060 miliardi di abitanti contro i 7,1 dell’intero pianeta. Nel 2011 il PIL complessivo dei paesi avanzati è stato pari al 62% dell’intero PIL Read more

Caro Ambrose Evans-Pritchard, almeno un caffè me lo devi…

Caro Ambrose Evans-Pritchard, almeno un caffè me lo devi…

di Roberto Nardella

chinaQuelle che parevano a molti le farneticazioni di un iper-pessimista, o cassandra se volete, si stanno rivelando ADDIRITTURA previsioni ottimistiche. FMI vede al ribasso TUTTE le stime sul PIL mondiale con riduzioni MOLTO significative a partire proprio dai BRICS, in primis Cina………

Il FMI ha detto che “il tempo stringe” sul modello di crescita della Cina, guidato da un tasso di investimento record mondiale di 50pc del PIL, e ora afflitto da “eccesso di capacità e rendimenti decrescenti.”

…prima o poi mi deciderò a chiedere il copy-right: sono arrivati TUTTI buoni secondi…

Il Fondo monetario internazionale ha gettato la spugna sui mercati emergenti. Dopo anni di parlare con il club BRICS di Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa, ora ammette che questi paesi hanno esaurito i loro modelli di crescita catch-up, o di incorrere in problemi di tempo-onorato di strozzature dell’offerta e cattivi governo. Il Fondo ha tagliato le sue previsioni per le economie in via di sviluppo da 0.5pc da 4.5pc quest’anno nel suo ultimo World Economic Outlook, e da 0.4pc da 5.1pc anno prossimo. Le stime 2013 sono stati ridotti da 1.8pc per l’India, per il Messico da 1.7pc, e 1pc in Russia, rispetto alle previsioni fatte nel mese di aprile. Danni simili è previsto per la Turchia, Indonesia, Ucraina, e altri con deficit commerciali grandi come dettagli sono concretizzati. Il FMI è stato colto di sorpresa dalla ferocia della rotta mercato emergente in cui la Fed ha iniziato a parlare duro maggio, minacciando di abbassare il rubinetto della liquidità in dollari che ha alimentato il boom – e mascherato la noia – in Asia, Latino America e Africa. In ciò che equivale a un mea culpa, il FMI ha fatto capire che ha avuto per lungo tempo stato cieco a suppurazione problemi nei BRICS e mini-BRIC.

…..segnalavo che una riduzione dei consumi dei Paesi occidentali (1,060 miliardi di abitanti su 7,1 miliardi che ne conta il pianeta detengono il 62% del PIL mondiale) solo nella misura del 2% porterebbe al taglio del 1.25% dell’intero PIL mondiale…..bhe, sembra che i conti fatti con la mia matematica elementare non siano così sballati. Se non si farà quella redistribuzione oramai quantomai NECESSARIA si innescherà la spirale depressiva che ci porterà a condizioni di instabilità estrema…..

Il FMI ha dovuto tagliare le sue previsioni mondo a 2.9pc 3.6pc quest’anno e nel 2014, con un sacco di “rischi al ribasso”, in particolare in Europa.

E ha detto che le economie di Brasile, Cina e India saranno 8pc di 14pc più piccolo nel 2016 di quanto assunto solo due anni fa, una revisione che mette in discussione alcune delle affermazioni giddiest che i nuovi arrivati saranno presto leveranno contro oltre l’Occidente decadente.

…..e qui le FOSCHE speranze della UE……

Gli stati colpiti da crisi del Sud Europa devono affrontare molti più anni di tagli salariali e “svalutazioni interne” a recuperare perso competitività e invertire gli enormi squilibri che hanno costruito nei primi anni di unione monetaria.

Nella migliore delle ipotesi, la zona euro dovrebbe crescere da 1pc nel 2014 dopo la contrazione da 0.4pc quest’anno. Il Fondo abbozzato uno “scenario negativo plausibile” che comporta un decennio perduto, con una crescita mai salita sopra 0.5pc quanto riguarda il 2018, e l’Europa meridionale intrappolato in perma-crisi.

….caro Ambrose Evans-Pritchard, almeno un caffè me lo devi…

telegraph.co.uk

Roberto Nardella

Roberto Nardella

Il QE non avrà MAI fine

Il QE non avrà MAI fine.

Di Roberto Nardella

buoni pastoNonostante i dati sulla disoccupazione USA siano migliorati nell’ultimo anno, passando dal 7.6% al 7.3%, gli USA non possono fare a meno di fare forte spesa a deficit. Il deficit totale dall’inizio della crisi, nel 2007, è pari al 35%, ovvero circa il 6% annuo.

Finanzaonline.com – 17.9.13/16:25 Attualmente il debito federale statunitense di attesta al 73% del Pil. A dirlo è l’ufficio di bilancio del Congresso statunitense (Congressional budget office, Cbo), l´agenzia istituita nel 1974 che fornisce dati economici alla camera bassa. Il rapporto debito/Pil, rileva il Cbo, è il più alto dalla seconda guerra mondiale e doppio rispetto al dato di fine 2007.

Nonostante 900 miliardi/anno spesi per la nazione negli ultimi 6 anni, in USA ci sono il 20.2% delle famiglie che VIVONO grazie ai BUONI PASTO e agli aiuti governativi. 46,5 MILIONI di americani SOPRAVVIVE di buoni pasto. Il 15.5% dell’intera popolazione…..

Un record 20.2pc delle famiglie statunitensi sono ora in buoni pasto. Che è come riescano a sopravvivere.

Specialisti del lavoro dicono cronica mancanza di domanda negli Stati Uniti è il vero cattivo è questo lavoro crollo. “Il problema non è che il mercato del lavoro è in fase di esecuzione, è che il recupero è stato molto lento”, dice di Stanford Edward Lazear.

Un record 20.2pc delle famiglie statunitensi sono ora in buoni pasto. Che è come riescano a sopravvivere.

aumento buoni pasto

L’altro GROSSO problema che ci sarebbe con la FINE o con un MASSICCIO ridimensionamento del QE è relativo ai problemi che causerebbe sui mercati valutari emergenti…….

Sarebbe un grave errore per la Fed di acquisti di obbligazioni conici a tutti in questo frangente, tenuto conto dei rischi per il Brasile, l’India, la Turchia, Sud Africa, Indonesia, Ucraina e altri già di fronte a una svolta nel ciclo del credito, e dato il pericolo di un altro spasmo debito della zona euro, come è accaduto alla fine del QE1 e la fine del QE2.

Ma il dito nella piaga, Ambrose Evans-Pritchard, autore dell’articolo, lo mette con questi due stralci…..

1) La radice della nostra crisi globale è l’accumulo di riserve 10.000 miliardi dollari da parte delle potenze emergenti, massiccio eccesso di investimenti in Cina, ed estremi livelli di disuguaglianza in Occidente come il “coefficiente Gini” va fuori scala. L’effetto combinato è quello di creare eccesso di capitale, e la mancanza di consumi, spingendo il tasso di risparmio globale a un 25pc record. Questo disturbo cronico continua a bloccare la ripresa economica. È incorporato nella struttura della globalizzazione. L’eccesso di risparmio a cosa è dovuto? Innanzitutto alla paura di perdere i capitali. Quando un investimento in DENARO ha poco margine e troppo rischio si smobilita. E’ ciò che è accaduto e sta accadendo: il denaro degli hedge-found, dei capitalist-venture, degli istituti di credito in generale e anche dei semplici cittadini sta LASCIANDO in tutta fretta gli emergenti, tornando sotto FORMA di liquidità, preferibilmente in euro e questo spiegherebbe anche la costante crescita della moneta unica europea rispetto a tutte le altre valute. E’ una GIGANTESCA trappola della liquidità da cui se ne verrà fuori solo e soltanto se ci sarà un FORTE controllo sulla circolazione dei capitali. Questa iniziativa, da prendere a livello PLANETARIO, dovrebbe essere accompagnata da un’altra ANCORA PIù FORTE: l’OBBLIGO di avere un sostanziale PAREGGIO di BILANCE COMMERCIALI. Solo così non avremmo le crisi periodiche e sistemiche che proprio da questo punto partono: l’export di qualcuno è SEMPRE l’import di qualcun’altro. il problema di fondo è sempre lo stesso: il FORTE INDEBITAMENTO verso l’ESTERO.

2) È possibile distribuire QE in qualsiasi modo si desidera. Potrebbe essere usato per costruire le case, iniettando il denaro nelle vene dell’economia, invece di vene di fondi hedge. Questo punto è ancora più COGENTE: sino a quando i vari QE (o ALTRO, se preferite) saranno solo appannaggio delle banche e della speculazione le cose NON miglioreranno affatto. Pensare di FORNIRE liquidità a bassissimo costo a banche & co che poi potranno PRESTARE (con LAUTI interessi) all’economia reale e/o per far si che possano acquistare, SPECULANDO, titoli di debito sovrano è ERRATO e lo stiamo ampiamente verificando. Gli Stati, con le loro banche centrali, dovrebbero sostituire la MANCANZA di INVESTIMENTI privati, CREANDO in quel modo MILIONI di nuovi posti di LAVORO , solo così si potrà mettere FINE alla stag-deflazione in cui la parte più RICCA del pianeta è caduta, riavviando, con NUOVE REGOLE, la crescita GLOBALE a cui NON possiamo in nessun modo sottrarci.

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Roberto Nardella

Roberto Nardella

Enel: Lancia In Usa Bond Ibrido Da 1.250 Mln Dollari

Enel: Lancia In Usa Bond Ibrido Da 1.250 Mln Dollari

 

Di Robrto Nardella

 

enelEnel -Ente NAZIONALE per l’energia Elettrica- è una delle aziende -una volta statale- che si considerano “strategiche”, il min. dell’economia e finanze detiene il 31.2% del capitale totale (Il capitale sociale di Enel ammonta a € 9.403.357.795). Dal marzo del 2012 lo Stato non detiene più la golden share, ovvero non ha più il potere di VETO. E’ un semplice azionista che se messo in minoranza deve solo soggiacere alle decisioni prese dal CdA.

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Il bond di cui parla il servizio è pari al 10% dell’intero capitale sociale. Un’esposizione non da poco conto. Aver scelto la denominazione in dollari con un EURO così forte è sicuramente un fatto positivo, dal momento che un cambio simile NON è sostenibile e quando ci sarà, da parte della FED, l’annuncio del tapering (parziale fine del QE) l’euro stornerà con un guadagno sicuro sul breve periodo….appunto, SUL BREVE PERIODO. Però, prendere a prestito tale somma e per tale durata (60 anni) in una valuta non TUA ti espone a notevoli rischi, soprattutto perchè l’euro prima o poi esploderà e in 60 anni potrebbe farlo non una, ma due o tre volte. Già solo per questo motivo la ritengo un’operazione a rischio enorme: i prestiti in dollari vanno restituiti in dollari, compreso i relativi interessi; MOLTI Stati hanno dovuto dare default per il medesimo motivo. Poi, nell’altro stralcio, leggo che il tasso d’interesse è del 7.5%, con cedola fissa trimestrale. Sapete cosa succederà se i conti non tornano? ENEL AUMENTERA’ le bollette, tanto, è un monopolio SENZA RISCHIO di fallimento ed il Popolo bue non potrà far altro che PAGARE. Questo significa far IMPOSSESSARE i privati dei monopoli: tenersi i PROFITTI e distribuire le PERDITE. Leggete infine chi sono gli “investitori istituzionali” che si beccheranno la cedola semestrale.

(ASCA) – Roma, 18 set – Enel ha lanciato ieri sul mercato statunitense un prestito obbligazionario non convertibile destinato a investitori istituzionali, sotto forma di titoli subordinati ibridi aventi una durata di 60 anni, denominato in dollari statunitensi per un ammontare di 1.250 milioni, per un controvalore di circa 936 milioni di euro.

L’operazione prevede l’emissione di un prestito obbligazionario di 1.250 milioni di dollari statunitensi con scadenza 24 settembre 2073, a un prezzo di 99,183, con cedola fissa semestrale del 8,75% (oggetto di uno swap in euro ad un tasso di circa il 7,50%) fino alla prima data di rimborso anticipato prevista il 24 settembre 2023.

L’operazione e’ stata guidata da un sindacato di banche composto da Barclays Capital, Citigroup Global Markets, Credit Suisse Securities, Goldman, Sachs, J.P. Morgan Securities, Merrill Lynch Pierce Fenner & Smith Incorporated, Mitsubishi UFJ Securities, Mizuho Securities USA e Morgan Stanley. Si prevede che i titoli obbligazionari vengano quotati nei prossimi giorni presso la Borsa di Dublino.

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Robrto Nardella

Roberto Nardella