Archive for La rubrica di Natalino Balasso

La rubrica Balasso 070

La rubrica Balasso 070

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“Ego te autorizzo a far quel cazzo che vuoi coi miei scripti, cum publicatione sul tuo sito, basta che scrivi che son miei” Firmato Balasso

natalino balasso

A più riprese tornano inchieste sulle “sofisticazioni” alimentari. Oggi, a tener banco è quella sugli olî d’oliva venduti come extravergine. Abbiamo un bel parlare di spremitura a freddo e di tecniche di lavorazione, la verità è un’altra: la sofisticazione siamo noi.
Pretendiamo che arrivino al supermercato sotto casa, disponibili in quantità industriali sempre pronti sullo scaffale, prodotti che sono soggetti alla variabilità naturale.
La nostra naturale ricerca di una vita scevra da affanni e fatiche si va trasformando nella compulsiva richiesta di qualunque cosa possa somigliare vagamente a ciò che desideriamo. La nostra infelicità autoinflitta ci chiede di spostarci a cazzo per il pianeta e pretendere che l’atmosfera sia pulita, riscaldiamo l’esterno dei bar solo perché non siamo capaci di fumare una sigaretta in piedi e parliamo di risparmio energetico.
La questione dell’olio è ben altra e riguarda tutte le porcherie legislative che in nome di una crescita farlocca si sono succedute fino ad oggi. Prima fra tutte il fatto che nessun produttore è più obbligato a segnalare in etichetta la provenienza delle olive, cosa che mi sembra fondamentale per stabilire se un olio è buono; non me ne frega un cazzo se tu segui tutte le procedure per fare l’olio extravergine e poi compri olive gonfiate con aggiuntivi e antiparassitari e maturate in stiva provenienti da nazioni che non hanno nessuna legge protettiva per il “consumatore”. Perciò quando leggete “olive spremute a freddo” oppure “olio prodotto in Toscana” non avete nessuna garanzia su che cazzo di olive stiano spremendo in quel modo e in quel luogo.
La sofisticazione siamo noi nel momento in cui ci definiamo consumatori, perché accettiamo l’idea che il cibo sia merce, mangiamo merce e diventiamo merce a nostra volta. Questo perché abbiamo sposato il paradosso della crescita che è un parametro che riguarda dati complessivi. Cresce tutto: la qualità della lavorazione, la cura della confezione, il prodotto lordo, gli accessori inutili di cui son fatte le cose che compriamo; ma gli individui no, gli individui sono sempre più piccoli, sempre più compressi dalla mole di merda e di falsità da cui si lasciano volontariamente schiacciare.

La rubrica Balasso 068

La rubrica Balasso 068

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“Ego te autorizzo a far quel cazzo che vuoi coi miei scripti, cum publicatione sul tuo sito, basta che scrivi che son miei” Firmato Balasso

natalino balasso

“Per determinare la tua posizione approssimativa, i servizi di localizzazione utilizzano il GPS, il Bluetooth e le informazioni crowd-sourced sulle posizioni degli hotspot Wi-Fi e delle torri cellulari.”

Ecco perché è arrivata a mia madre questa telefonata: “Signora, sono Google Map, sa dov’è suo figlio, esattamente?”

La rubrica Balasso 069

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“Ego te autorizzo a far quel cazzo che vuoi coi miei scripti, cum publicatione sul tuo sito, basta che scrivi che son miei” Firmato Balasso

natalino balasso

Emilia Romagna, torneo di calcio dei giovanissimi. Le partite durano un’ora. Una squadra si trova in vantaggio per 31 a zero. La media è di un gol ogni 90 secondi. Il divario tra le due squadre è assurdo, forse non dovevano trovarsi sullo stesso campionato.
Fatto sta che l’arbitro, un ragazzo di 20 anni, si consulta coi due allenatori e decide di finire la partita prima del tempo.
Alla fine l’arbitro verrà sospeso e la partita dovrà essere rigiocata. La federazione degli arbitri dice che il ragazzo sospeso, imparerà e crescerà grazie a questa punizione.
La morale di questa storia è che:
1) Il calcio, fin da giovanissimi, non può essere considerato mai un gioco, è invece un lavoro da affrontare anche quando non ha più senso il confronto.
2) Crescere significa rinunciare al buonsenso e seguire le famose regole.
3) il ragazzo che arbitrava imparerà così a mentire, infatti se non scriveva nel suo referto che aveva interrotto la partita prima del tempo, nessuno gli avrebbe detto niente.

Quando, da piccoli, si giocava sui prati, con due maglioni al posto dei pali, se il confronto era impari si rimescolavano le squadre per ottenere un confronto più equo, non c’erano regole, tutto era autogovernato da bambini, ma eravamo più saggi di questi poveri burocrati del calcio. Ma noi giocavamo per divertirci, mentre ora i ragazzini devono inseguire il sogno di essere miliardari, avere una macchina con la quale possono ignorare le regole della strada, e una moglie di rappresentanza. Mi fa ridere chi dice che si ruba il futuro ai giovani, il futuro non si può rubare e i giovani se lo devono conquistare, la verità è che stiamo rubando il presente ai giovanissimi. Una volta ho sentito una bimba dire “Mia nonna mi ha raccontato una storia dei tempi di quando i bambini potevano uscire da soli” e ho pensato che stiamo creando generazioni di inetti, che in futuro saranno incapaci di prendere una decisione se non su consulto di entità superiori.

La rubrica Balasso 067

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natalino balasso

Gli agenti lievitanti di sintesi contengono prodotti chimici il cui vero impatto nell’uomo è sconosciuto, dal momento che tutti mangiano cose diverse e che anche al variare di piccole quantità di elementi, si possono scatenare processi completamente diversi in individui diversi.
Intendiamoci, qualsiasi cibo lievitato, anche il più naturale, ha una minima dose di nocività, ma gli agenti lievitanti di sintesi hanno, come si può immaginare, una percentuale di nocività di molto superiore.
Secondo la legge, anche un cibo definito “biologico” può contenere agenti lievitanti di sintesi, il legislatore afferma che sono permessi solo quegli additivi il Read more

La rubrica Balasso 066

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natalino balasso

Cracco

Leggo che quaranta super chef, dal decano Gualtiero Marchesi a Carlo Cracco, da Bottura a Cristina Bowerman s’incontrano col governo per lanciare “l’alta cucina italiana nel mondo”. Ora, io credo che nel mondo sia più conosciuta la “bassa” cucina italiana, cioè quella cucina tradizionale, popolare, alla quale molti si sanno applicare nelle nostre case e nelle nostre trattorie. Che poi ci siano “alti” ristoranti che sanno contarla, buon per loro. E però mi torna alla mente una foto e allora vorrei capire cosa intende, ad esempio, Carlo Cracco per “rilanciare l’immagine dell’alta cucina italiana nel mondo”.

La rubrica Balasso 065

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natalino balasso

La gabbia era enorme. Grande quanto una città, grande quanto un pianeta, non so dire, ma era enorme. E non era una gabbia, dico gabbia ma non era una gabbia, era più che altro un sistema di gabbie. E l’efficienza di questo meccanismo era dato dal fatto che i confini della gabbia non si vedevano, non c’erano sbarre, non c’erano serrature, ma erano le cose che le persone potevano comprare, erano i cibi, erano le persone stesse a fungere da sbarre, da serrature, da limiti invalicabili. Ovviamente c’era il rischio che molta gente capisse il meccanismo, si accorgesse di rappresentare gli Read more

La rubrica Balasso 064

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natalino balasso

Ancora oggi leggo le bugie che i media e i nostri professoroni riescono a farci digerire sulla grande ordalia della Grecia.
Che razza di territorio è questa Europa, ma davvero non si vergognano, questi capi di Stato, questi padroni di cose irreali e importantissime che sono le nazioni, a perdere il loro tempo per girare intorno a un problema inesistente? Come si può ragionare in termini bancari nei confronti di un paese? Come ci siamo ridotti a parlare di tassi, di prestiti, di default? Come si può ridurre in miseria e schiavitù un’intera nazione, ancora oggi, con un appiglio medievale, peggio, primitivo, per una questione di interessi bancari?
Ma qual’è (qual è per i professorini) la grande bugia? La grande bugia è confrontare la Grecia con la Germania, con la Francia e persino con l’Italia. Ma ci vogliamo convincere che le intere esportazioni della Grecia arrivano a coprire l’economia di una cittadina di provincia italiana? La vogliamo capire che stiamo parlando di problemi dell’ordine della portata economica di Reggio Emilia? Se già parliamo di Firenze non c’è più paragone! Sono solo interessi, cioè cose immaginarie.
Ma cosa vorrebbe essere questa Europa, se non riesce nemmeno a risolvere i problemi economici del livello di una cittadina? Ma davvero vogliamo mettere nella testa dei cittadini che non sarà giusto se si concederà ai Greci uno stato di welfare a cui l’Europa, da cogliona, ha rinunciato? Davvero vogliamo a priori creare odio internazionale, per non volere risolvere questi problemi in maniera più graduale? Ma dategli ‘sti soldi, lasciategli queste pensioni per altri dieci anni, ditegli di mettersi a posto gradualmente e smettetela di rompere i coglioni ai popoli per problemi stupidi come gli interessi bancari. E mettete mano all’enorme problema culturale che attraversa questo continente, che non è più capace di creare un cazzo e pensa che la vita sia far di conto. Smettetela di seminare odio e allarmi, cominciate a sorridere e abbracciate qualcuno ogni tanto. Perché volete predisporre un futuro di mugugni e facce tristi?

Siete vecchi.

La rubrica Balasso 063

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natalino balasso

Checché se ne dica, la gente vota la distruzione. Fanno breccia, nei cuori dei più, coloro che dicono di abbattere, anziché di costruire. Vanno di moda, sempre più, i vaffanculo, i mandiamoli a casa, i picconatori, i rottamatori, i ruspisti. Tutti evocano attrezzeria da demolizione.
Mi piacerebbe che una volta, almeno una volta, la gente si fermasse ad ascoltare qualcuno con un avvitatore, una scatola di Lego, una pistola per colla a caldo, qualcuno con una cazzuola e un po’ di malta. Almeno una volta, si ascoltasse qualcuno che tenta la difficile strada dell’abbraccio, che non è l’inciucio, non è il cointeresse, solo un disinteressato, cosciente, abbraccio. Qualcuno che non voglia mettere assieme il marcio, ma per una volta costruire, veramente, con gentilezza. Senza mandare a casa nessuno, ma dicendo “Ci sono anche io, e so fare qualcosa”.
Qualcuno con una matita, ma non per ficcarla in culo al primo che passa, ma per disegnare un piccolo fiore, che prende colore nel cuore delle badanti che ridono al sole, mentre le suore suonano Bob Dylan e dicono “Sarebbe l’ora del compieta, ma stiamo fuori ancora un po’, c’è un’aria che invoglia a mangiare il gelato, che non è peccato, c’è in giro un’emozione che ci fa venir voglia di qualcosa, che noi che siam suore, non possiam dire”.

La rubrica Balasso 062

La rubrica Balasso 062

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“Ego te autorizzo a far quel cazzo che vuoi coi miei scripti, cum publicatione sul tuo sito, basta che scrivi che son miei” Firmato Balasso

natalino balasso

Dialoghi da oscar della sceneggiatura, nello stesso bar.

1) – Hai letto? Col nuovo contratto, Leo Messi guadagna 30 euro al minuto.
– Ci arrivo anch’io, a trenta euro al minuto, poi dal secondo minuto, devo aspettare il giorno dopo.
– E pensa che lui li prende anche quando dorme.
– E se dorme, come fa a sapere che glieli danno?

2) – Hai visto sti islamici, col machete?
– I islamici non hano il machete, hano la scimitara!
– Va ben, machete, scimitarra, quello che è!

3) – Ecco qua, arrivano col barcone e portano la scabbia.
– La sabbia?
– No, imbecille, la scabbia!
– Eh, mi pareva, perché è logico che portano la sabbia, arrivano col barcone!
– Tu, di politica, non capisci un cazzo!

4) – Ciò, Felice Casson ha perso perché è antirenziano, l’altro invece, Brugnaro, era per Renzi.
– Ma se non è neanche del PD, Brugnaro!
– Ma cosa c’entra? È l’elezione da sindaco, non c’entra il partito!
– Tu, di politica, non capisci un cazzo!

5) – E ti pareva? La Francia ha chiuso la frontiera.
– Ma io ho il passaporto.
– Ma non per noi, per gli stranieri.
– E perché tu, sei francese tu?
– Tu, di politica, non capisci un cazzo.

La rubrica Balasso 061

La rubrica Balasso 061

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“Ego te autorizzo a far quel cazzo che vuoi coi miei scripti, cum publicatione sul tuo sito, basta che scrivi che son miei” Firmato Balasso

natalino balasso

Il problema della corruzione. Parliamone. Nel senso “parliamone, ma non risolviamolo”. Perché, se si elimina la corruzione, chi farà più politica? La passione? Quella se ne va. Ecco perché bisognerebbe fare un solo mandato. Siamo sinceri, alla lunga, fare politica è un po’ come fare i camerieri, il grosso del malloppo sono le mance.

La rubrica Balasso 060: GOOGLE

La rubrica Balasso 060: GOOGLE

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natalino balasso

Google, come tutti i motori di ricerca, appartiene ad aziende che producono altri tipi di servizi, aziende che producono anche beni. Se io faccio una ricerca su Google, una ricerca che riguarda un settore in cui Google fa affari, niente di più facile che il motore privilegi certi siti e non altri e che metta in cima alla lista quelle strade che conducono alle aziende che controlla. Gli algoritmi usati dai motori di ricerca non sono una scienza esatta e, soprattutto, non sono poi così controllabili.
Diciamo che tu abbia un’edicola in piazza e che tua figlia abbia un ristorante. Se uno viene alla tua edicola e ti chiede se sai indicargli un buon ristorante, quale ristorante gli indicherai? E mettiamo che tu non abbia un’edicola, ma lavori all’ufficio informazioni. La cosa si fa più complessa.
Quanto ci si può fidare?
Devo dire però che il mondo è dotato naturalmente di anticorpi che servono ad evitare che qualche elemento accumuli troppa massa e troppo potere (sì, perché quello delle informazioni è un potere), infatti, a giudicare dalle frasi memorizzate, la maggior parte della gente non ha idea di come si faccia una ricerca sui motori informatici. E così succede che gente che cercava proprio un servizio controllato da Google finisca per scegliere la concorrenza per errore.

La rubrica Balasso 059: Balasso e l’aldilà

La rubrica Balasso 059: Balasso e l’aldilà

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natalino balasso

La rubrica Balasso 058: genocidio

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natalino balasso

Il governo fa sapere che non è opportuno prendere posizione circa quella cosa che non si può dire che hanno fatto i turchi agli armeni. Insomma, non è conveniente per le nostre finanze stare a rivangare quegli episodi, sì, quei fatti in cui poi sono rimasti pochissimi armeni. E soprattutto, se ad un nostro partner commerciale non fa piacere che gli si ricordi che ha fatto un genocidio, perché fargli un dispetto? Se è sensibile e dice che non vuole che se ne parli, vuol dire che se se ne parla ci rimane davvero male. Quando ci sono in ballo gli interessi commerciali, i governanti d’oggi perdono le balle che è un piacere.
È rimasto solo più l’argentino a dir la verità. Per fortuna che papa Francesco non ha ancora realizzato che è papa!

La rubrica Balasso 057: azione

La rubrica Balasso 057: azione

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natalino balasso

 Accadde un omicidio, lui passò all’azione: prese il suo palmare e digitò‪#‎bastaomicidi‬! Accadde un furto e lui passò all’azione: prese il suo palmare e digitò ‪#‎bastafurti‬! Accadde un fatto di corruzione e lui passò all’azione: prese il suo palmare e digitò ‪#‎bastacorruzione‬! Arrivato a sera, stanco di tutto quell’agire, si riposò finalmente sul divano, prese il palmare e chiamò il suo amico dei vigili per farsi cancellare la multa e poi chiamò il suo amico giudice per risolvere la faccenda di quella donna che aveva messo sotto con la macchina. Che quella sera era ubriaco, già non si sapeva più, perché aveva chiamato chi di dovere. Sua moglie gli disse: “Sempre con quel palmare? Guarda che fa male”. “No, no – rispose lui – fa bene!”. Ancora una telefonata: doveva trovare il modo di riottenere patente e macchina. Quando cominciò in tv il dibattito sulla corruzione dei politici dal titolo “Bisogna agire”, si addormentò, ma non prima di avere esclamato: “Basta co sti politici! Hanno rotto il cazzo!”.

La rubrica Balasso 056: sanità

La rubrica Balasso 056: sanità

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natalino balasso

Da un documento del Ministero della Sanità dal titolo: “Linee-guida per la sicurezza e la salute dei lavoratori esposti a chemioterapici antiblastici in ambiente sanitario” :

“Nonostante numerosi chemioterapici antiblastici siano stati riconosciuti dalla IARC (International Agency for Research on Cancer) e da altre autorevoli Agenzie internazionali come sostanze sicuramente cancerogene o probabilmente cancerogene Read more

La rubrica Balasso 055

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natalino balasso

Generalmente nei film, degli Stati Uniti arrivano soprattutto le immagini delle città, ma l’America, si sa, per lo più è tutta campagna. Perciò sbaglia chi pensa che le discussioni sui diritti, sulle minoranze, sull’equità sociale, siano condivise in tutto il paese.
E così lo Stato dell’Indiana si trova in difficoltà a mettere insieme le cose. Il succo è: di chi mi conviene difendere i “diritti”? Faccio una legge che permette, per motivi di libertà religiosa, di rifiutarsi di vendere merci agli omosessuali. C’era stata una polemica, tempo Read more

La rubrica Balasso 054

La rubrica Balasso 054

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natalino balasso

Dal profilo facebook di un afghano dall’animo nobile e timorato di Dio.
“questo pomeriggio alle 16 una donna ha bruciato copie del Corano nella moschea. E’ stata prima uccisa dalla nobile gente di Kabul, compreso me, e poi il suo cadavere è stato incendiato”.

La donna, si è poi saputo, era malata di mente. Infatti un sano di mente non avrebbe mai fatto un gesto simile, con tanti coglioni in giro.

La rubrica Balasso 053

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natalino balasso

Ci sono persone che vorrebbero che il mondo somigliasse a loro. Ma per somigliare a loro, visto che il nostro pensiero si è formato in gioventù, dovremmo avere tutti gli stessi loro genitori, essere stati educati allo stesso modo, aver appreso le cose nella stessa scuola alla stessa maniera. E diciamolo pure, a giudicare da quel che scrivono e che dicono, non parliamo nemmeno della più completa educazione del pianeta. C’è gente che usa il proprio metro per dire che ciò che non le piace fa schifo, intendendo dire di essere la misura esatta di ciò che può o non può piacere. Intendiamoci, non ritengono impossibile che a qualcuno possa piacere ciò che a loro fa obbrobrio, ma giudicano questo qualcuno degno di essere declassificato al rango di primate; poiché costoro non pensano affatto che le scimmie siano gli esseri intelligentissimi che sono, con la differenza rispetto a noi che non gl’interessa vivere in una villetta a schiera, ma pensano che le scimmie, essendo animali, come se noi non lo fossimo, sono degne del più assoluto disprezzo intellettuale. Di recente, due olandesi molto svegli, hanno sottoposto alla visione dei critici e dei frequentatori di un museo d’arte, il quadro di un pittore (inesistente) che si chiama Ike Andreas; questo nome deriva dal fatto che il quadro era uno di quelli che vendono all’Ikea per 10 euro. Qualcuno si è spinto a valutarlo oltre i due milioni di euro, e i visitatori ci vedevano evocazioni degne dei più famosi astrattisti, segno che il valore delle cose non è intrinseco, non esiste il bello, il sublime, il meraviglioso, ma solo ciò che ci piace, ciò che ci entusiasma, ciò che ci meraviglia; il valore delle cose è dato dalla cornice, dal contesto in cui si trovano e da come gli individui interpretano questo contesto. Il valore delle cose è tutto dentro la nostra testa. E forse quel quadro valeva veramente 2 milioni, forse gli illustratori dell’Ikea (che sono degli artisti, anche se venduti a 10 euro) sono dei geni e non ce ne accorgiamo. Detto questo, si può discutere delle cose che ci servono per la convivenza sociale, è giusto trovare una mediazione che scontenti il minor numero di persone possibile, ma litigare e giudicare di ciò che uno è, di come vive o di cosa gli piace, se questo non intralcia il mondo, non gli nuoce alla salute, non inquina e non rovina la convivenza sociale, è un inutile passatempo. Ciò non significa che ogni cosa sia uguale alle altre, ma che le scale di valore sono un’invenzione umana per giustificare i privilegi e, se applichiamo scale di valore ai gradini sociali, dobbiamo applicarle a tutto il resto: anche se un valore è convenzionalmente accettato da tutti, ciò non significa che quel valore sia universale, semplicemente perché il valore delle cose e delle persone non esiste di per sé, esiste solo come categoria presente nei cassetti del nostro cervello, una categoria che vi è stata deposta dal pensiero comune. È per questo che, come diceva Epitteto, molta gente si vanta di possedere un cavallo potente, quando la potenza non è del proprietario, è del cavallo (spostate il ragionamento su di un’auto e vedrete quanto sia attuale il ragionamento).
Ma di solito quelle stesse persone che s’illudono di essere il metro del mondo, pretendono anche di piegare la convivenza sociale alle loro ideuzze, sarebbero capaci di farsi costruire un’autostrada sotto casa se ne avessero il potere e di pagare qualcuno per dimostrare che ciò è necessario e utile alla comunità.
Sarà molto difficile per noi liberarci del giogo che ci hanno applicato a scuola e che fa sì che inseriamo le persone in una classifica, nella quale c’è chi vale di più e chi vale di meno.

La rubrica Balasso 052

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natalino balasso

La rubrica Balasso 051

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natalino balasso

 Sbagliano indirizzo, non riagganciano bene il telefono, non si rendono conto che c’è una persona nel luogo in cui si trovano. E la stampa per tre giorni ha parlato di professionisti perfettamente addestrati. Ma anche i professionisti della crisi di nervi non scherzano: per giorni hanno detto che questo è il risultato degli sbarchi di clandestini, mentre i terroristi erano gente cresciuta, se non nata in Europa, frutto più del colonialismo che della clandestinità.
Uno scrittore geniale, Stefano Benni, molti anni fa immaginò in un suo romanzo una società del futuro nella quale sugli schermi era sempre presente una barra. Questa barra indicava il “livello di preoccupazione”. Il livello di preoccupazione era l’indicatore attorno a cui ruotava la valutazione del resto.
In questi giorni Angelino Alfano ha detto che in Italia siamo in stato di massima allerta e persino quelli del 5 Stelle hanno detto che bisognerebbe preoccuparsi di più, diffidando del ministro.
Quando a ucciderti sono i tuoi figli, i tuoi amici, non è questione di massima allerta, è questione di capire come mai i tuoi figli, i tuoi amici, siano arrivati al livello di massima disperazione. L’intelligence fa il suo lavoro, segue le tracce, immagina gli scenari. Ma ci vorrebbe un’intelligence che seguisse gli stati d’animo, che capisse quali prepotenze generano tanta rabbia. Tutta rabbia assoldabile da interessi economici sempre più segreti e sempre più protetti dalla compiacenza delle banche e degli accordi internazionali. Quando qualcuno investe in azioni di roba che non conosce, senza nemmeno chiedersi chi vada a finanziare e a chi vada a togliere, è complice di questa rabbia. E proviamo a chiederci se gli scempi del mondo rurale nigeriano fatto in questi anni dai petrolieri non abbiano generato altra disperazione. Un vestito a questa disperazione si trova sempre. Il fascismo, il comunismo, la religione. E a poco serve l’Ipocrisia di un Paese come l’Italia, che oggi, in tutti i suoi rappresentanti politici, difende la libertà di satira, quando si è sempre distinto per l’arroganza dei potenti nei confronti di chi li critica

La rubrica Balasso 050

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natalino balasso

 

L’ispettore Poaret

La rubrica Balasso 049

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natalino balasso

Dacci oggi la nostra distrazione quotidiana. Distrazione da una vita che, invece di vivere veramente, facciamo di tutto per dimenticare, con l’alcol, con le droghe, coi viaggi lontani, con la velocità, con la violenza, qualunque cosa purché questo tempo passi in fretta.
Dacci l’illusione di chiamare vita i ritagli di tempo.
Dacci un assassino, un ladro, uno stupratore, un torturatore per cui indignarci, mentre mettiamo al mondo nuovi assassini, nuovi ladri, nuovi stupratori.
Dacci un film nel quale i problemi si eliminano fisicamente, cosa che faremmo volentieri se solo la legge non ce lo impedisse.
Dacci un leader che dica le cose che vogliamo sentirci dire, facci credere che cambiando pedine il gioco cambierà, facci dimenticare che questa nostra civiltà è fallita culturalmente e non abbiamo nessuna voglia di cambiare niente.
Facci dimenticare.
Facci dimenticare.

La rubrica Balasso 048

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natalino balasso

Mi hanno licenziato. Dice che ci hanno provato fino all’ultimo. Ma dopo qualche mese di cassa integrazione non c’è stato niente da fare, siamo rimasti a casa in 50.
Ora, che io abbia più tempo non c’entra niente, seguivo la squadra di calcio della mia città anche quando avevo un lavoro. Mi sono guadagnato il rispetto del gruppo, se c’è da menar le mani non mi tiro indietro, anche se non mi piace.
L’iniziativa che abbiamo preso questa settimana forse ha stupito i meno informati, ma non abbiamo voglia di farci prendere per il culo, cazzo! Quei giocatori sono pagati, e bene, e non ci vengano a dire che dànno il massimo. Se mi vuoi convincere datti da fare, corri, cazzo, fa qualcosa. Noi tifosi abbiamo una dignità e se tu sei un debosciato del cazzo, allora ti togli la maglia perché non sei degno di portarla. E così, dopo quattro sconfitte di fila, siamo entrati in campo e abbiamo fatto togliere la maglia a quei debosciati del cazzo.
Se non sei un uomo meriti di strisciare come un verme.
Quello che spero è che quest’anno compriamo almeno un attaccante di peso e un buon centrale difensivo. Non abbiamo bisogno di altro, solo che quegli stronzi si diano da fare.
Lo so che i buoni calciatori costano, ma so che il presidente, quando ce n’era bisogno, i soldi li ha sempre cacciati.
Il presidente è anche il proprietario della fabbrica in cui lavoravo. Io spero che rimanga il presidente a lungo, perché ha dimostrato attaccamento ai colori, si vede che lui è il primo tifoso della squadra e se c’è da spendere non si tira indietro.
Quest’anno spero che un paio di giocatori ce li compri.
Con tutti i sacrifici che affrontiamo per seguire la squadra in trasferta, penso che ce lo meritiamo. Già c’è la crisi. Già non si trova lavoro. Almeno qualche soddisfazione, cazzo!

La rubrica Balasso 047

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“Ego te autorizzo a far quel cazzo che vuoi coi miei scripti, cum publicatione sul tuo sito, basta che scrivi che son miei” Firmato Balasso

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La rubrica Balasso 046

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Esempio di giornalismo eclatante quanto cieco. Sul Corriere troviamo questa notizia:
“Ogni giorno in India subisce violenza sessuale una donna ogni 21 minuti. L’ultimo episodio è quello di una madre di famiglia violentata dai poliziotti mentre chiedeva notizie del marito che era stato arrestato. Il tema della violenza sulle donne provoca sempre più preoccupazione nella società indiana, scossa dall’efferatezza degli ultimi episodi resi noti alle cronache”.

Oltre all’Italiano approssimativo che ci spinge a sperare che non si tratti sempre della stessa donna, c’è un evidente intento denigratorio. È vero, ci giungono notizie di stupri in India, notizie a grappolo direi. Su FB queste notizie spingono la maggior parte dei commentatori compulsivi a sparare frasi come: “In India l’importante è non toccare i pescatori” oppure “e intanto i nostri marò sono in galera” oppure gentilezze come “razza inferiore”.
Devo dire che questo sembra l’intento del giornale, cioè spingere la gente di questo ameno Paese a ritenersi superiore agli indiani, i quali fanno uno stupro ogni 21 minuti, quindi sono selvaggi.
Noi invece…

Già, e noi? Forse il Corriere si è premurato di controllare le statistiche nostrane? I giornalisti sono pagati poco, è questa la scusa. No, dico io, questo giornalismo è un campionato d’incompetenza (o di malafede).
Secondo l’Istat, ad esempio, nel 2011 ci sono stati in Italia 13 stupri al giorno. Cioè uno stupro ogni due ore. L’anno successivo si parlava di 15 stupri al giorno dei quali, udite udite, meno del 10% attribuibili a stranieri. Sembrerebbe comunque esserci un abisso tra le nostre 2 ore e i 21 minuti dell’India. Se non fosse che in India ci sono un miliardo e duecento milioni di persone, mentre in Italia non ce ne sono nemmeno sessanta milioni. I 13 stupri dell’Italia andrebbero quindi moltiplicati per venti per ottenere un risultato assimilabile. Risulterebbero insomma, approssimativamente, 250 stupri in Italia ogni 72 stupri dell’India.
Qual’è dunque la razza inferiore?
Quindi o le cifre non sono quelle riportate e quindi l’articolo è inutile, oppure noi siamo peggio degli indiani, e quindi l’articolo è una cazzata.
Complimenti al Corriere, ma le notizie le cercate su Lercio?

penalizzerebbero l’audience, in orari che è improbabile possano trovare telespettatori, pur volenterosi”.

La rubrica Balasso 045

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Il professor Ugo Arrigo, dell’Università di Milano (credo) tiene un blog sulla piattaforma del Fatto Quotidiano. Ha scritto una cosa sulla Rai che considero interessante.
Dice che va forse rivista la nostra idea di “servizio pubblico”. Il servizio pubblico non è necessariamente qualcosa che viene “fatto” dallo Stato, ma qualcosa sul quale lo stato ha un controllo e che serve alla cittadinanza, e talvolta nemmeno c’è il controllo dello stato. La Rai, così com’è, non è un servizio pubblico ma principalmente un servizio commerciale, visto che sia sulle produzioni, sia sulle scelte, si orienta secondo il mercato pubblicitario. Anche i tg di La7 o di Sky sono servizio pubblico ma sono forniti da privati.
Ciò che non avviene attraverso il mercato, quello, sarebbe veramente servizio pubblico, ma costerebbe assai di meno di quanto costi la Rai oggi.

Ecco il passaggio finale dell’articolo:
“Vi è dunque spazio per una Rai di servizio pubblico non di mercato. Ma una Rai che facesse solo questo, trasmettere ciò che le reti di mercato non sono in grado di fare e non fanno, sarebbe molto più piccola di quella attuale, avrebbe poco personale e pochissimi costi. Avrebbe anche poca audience, ma questo sarebbe irrilevante. Vi è anche spazio, ovviamente, per una Rai di mercato, a condizione che i suoi costi siano interamente coperti da ricavi propri e non da tasse dei cittadini. Questa seconda Rai potrebbe anche essere privatizzata ma si tratterebbe di una scelta eventuale, non necessaria. L’unica necessità è invece quella di separare nettamente le due Rai e le relative, antitetiche, modalità di finanziamento.

Oggi invece avviene il contrario: il finanziamento è per più di due terzi pubblico ma i palinsesti prevedono principalmente programmi di mercato che le reti concorrenti egualmente realizzano finanziandoli interamente con pubblicità o abbonamenti. I programmi ‘fuori mercato’, gli unici che giustificano i soldi pubblici, rappresentano invece una quota molto limitata della programmazione e sono spesso proposti, dato che penalizzerebbero l’audience, in orari che è improbabile possano trovare telespettatori, pur volenterosi”.

La rubrica Balasso 044

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Il giornalista Manzo sarà premiato il 27 giugno alla 35esima edizione del premio Ischia Internazionale per una intervista in cui il Giudice Esposito anticipa notizie sulla sentenza contro Berlusconi. Il giudice Esposito viene messo sotto inchiesta a causa di quell’intervista e poi tutto il resto della macchina del fango è esposta sapientemente dalle pagine de Il Giornale e Libero, di cui al momento ci sfugge la proprietà. Tutto questo è avvenuto un anno e mezzo fa. 
Voi direte, beh, per sapere come stanno le cose, se cioè il giudice ha veramente risposto a quelle domande in quel modo, visto che lui dice che le cose non stanno così, basta trascrivere la registrazione dell’intervista. Bravi! Siete davvero intelligenti. Il problema è che la registrazione è giunta a disposizione un anno e mezzo dopo l’intervista. Era tenuta nascosta dal Mattino di Napoli. E un altro, grosso, problema è che da quella registrazione risulta che è stata scritta sul giornale una domanda che non era mai stata fatta e che è stata omessa una risposta in cui il giudice diceva “non mi fare parlare delle sentenze”. E che una risposta ad un’altra domanda è stata assegnata a una domanda su Berlusconi mai fatta. E quindi l’intervista è palesemente manipolata.
Ma io mi domando e dico: ma questi volponi dell’Ischia Internazionale, il premio al giornalista glielo dànno lo stesso?
Ma la vittima di questo giornalismo gretto e furbino, non è alla fin fine il lettore? Perché il lettore deve essere condannato a guardare foto sfocate della realtà, anzi, manipolate e ridipinte, che colpa ha questo lettore, amici del Mattino di Napoli, perché voi lo schifiate così? E sapete inoltre dare a questo lettore un motivo valido perché egli debba continuare ad acquistare un giornale che omette, manipola e nasconde la verità? Ah dite che lo fanno tutti? Dite che è così che si vendono i giornali? Beh, scusate, ma allora, questo lettore dev’essere proprio fesso.

La rubrica Balasso 043

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Trovare all’ospedale una dottoressa molto gentile, che ha a che fare tutti i giorni con malati soprattutto anziani e riesce a sorridere, ci fa un po’ meravigliare. Siamo abituati a dire che quello che manca negli ospedali è il rapporto umano, la propensione alla partecipazione del sentimento. Siamo abituati a dire che quello che la “professionalità” ci ha rubato è il nobile sentimento della compassione.
Ma poi scoprire che c’è chi, senza rubare nulla alle proprie competenze e alla propria efficienza, riesce a fare il tifo per una piccola guarigione, a spiegare le cose con pazienza, a sorridere, ti fa ricredere su questo luogo comune.
Certo ci sono le sfumature e c’è un ventaglio di atteggiamenti tra il piangere se un paziente non guarisce e il farsi girare le balle alla seconda domanda dei parenti, ma in quel ventaglio ci sono i nostri caratteri, che spesso ereditiamo dai genitori e formiamo nei primissimi mesi.
Quando sei diventato medico non ci puoi più far niente.
La professionalità non è freddezza. La freddezza è solo una questione di carattere e noi che critichiamo i medici algidi, distaccati e “incuranti” del dolore forse saremmo i primi a comportarci come loro se ci trovassimo nelle loro stesse condizioni.
Un buon carattere non si può imporre per legge.

La rubrica Balasso 041

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Riguardo allo smantellamento della nave Concordia ho udito una frase che a mio avviso spiega cos’è esattamente il sistema del profitto. La frase, pronunciata da un nostro politico come una rivendicazione, è questa: “La nave verrà smaltita in un porto italiano, perché la tragedia è avvenuta in Italia ed è giusto che i suoi benefici ricadano sul nostro territorio”.
I benefici delle tragedie fanno prodotto interno lordo. Come iene sulla carcassa, imprese, politici e sindacati cominciano a sbavare famelicamente.