Bergoglio e la chiesa dei poveri

di Antonella Policastrese

BergoglioCome siamo piccoli e arroccati dentro le nostre certezze, che stanno crollando una dopo l’altra. Avrà molta strada da fare Papa Francesco nel portare quella croce da mostrare al mondo, per annunciare il Vangelo alle genti. E’ bastato che Evo Morales presidente della Bolivia, regalasse un crocifisso al Papa con l’impugnatura a falce e martello, per scatenare i commenti e sarcasmi, di quanti non riescono davvero a capire cosa sta succedendo. D’altra parte in questa epoca di mancanza di scelte e di comportamenti avventati, camminare per le strade del mondo senza perdersi, diventa sempre più difficile. Eppure il Viaggio del Pontefice in America Latina, assume un’importanza senza precedenti. Il Papa porta la chiesa tra i mali provocati dalla colonizzazione, da un ‘occidente, che con la scoperta delle nuove terre, ha determinato morte e miseria in zone vergini, abitate da popoli vissuti fino ad allora in simbiosi con la Madre Terra, da rispettare ed amare quanto loro stessi. In fondo gli Indios per loro natura, sono stati cristiani da sempre ed in quelle zone di colonizzazione molti gesuiti ci hanno rimesso la vita, quando si schieravano dalla parte degli ultimi e non dei conquistadores. Nella fatica di percorrere quella strada, la visita di Bergoglio si carica di molti significati, che non possono essere sviliti da resoconti giornalistici che dimostrano di non capire quanto la chiesa di Bergoglio sia rivoluzionaria, non solo per il modo del Messaggio che porta ovunque, ma per l’ affannarsi nel rimanere vicino agli ultimi, per piantare nei cuori il seme della Speranza. Il Papa sta annunciando ovunque la buona novella e lo sta facendo con i fatti, mettendoci la faccia come si suol dire laicamente. Una cosa è certa. A globalizzarsi è stata la miseria e dovunque gli effetti nefasti sono sempre gli stessi. Medesima sofferenza, difficoltà di nutrirsi, impossibilità di essere beneficiari della ricchezza, a causa di diseguaglianze sempre più profonde e che si amplificano. Bisogni e diritti, esulano dal vantaggio personale, ed un uomo socializzato è un individuo che attraverso la cultura traccia l’identità un popolo. Cultura che diventa linguaggio attraverso il quale comunicano i semplici, e condividendo un messaggio, di pace e giustizia imprimono un cambiamento che guarda oltre il mercato, e si arricchisce di un nuovo concetto: Capitale Umano. Mettere al centro l’uomo ciò che lega le proprie tradizioni alla terra, una fede semplice come solo i poveri riescono a fare, diventano la base per guardare oltre, ed i popoli andini sono maestri nell’esprimersi attraverso simbologie precise, tali da toccare la corda più nascosta del cuore.L’occidente ha dimenticato se stesso. Sta decretando il proprio suicidio, nella spasmodica frenesia di chi vuole solo arricchirsi violentando la natura, avvelenando l’ambiente. In fondo il crocifisso con o senza la falce ed il martello è il simbolo di un Cristo, che ha lottato da uomo tra gli uomini per i derelitti della terra. Sganciarsi da logiche individualistiche, per affermare interessi collettivi è costruire un’identità comune che serve a raggiungere interessi universali per tutti . Sconfiggere la povertà è un imperativo categorico per un Papa che infaticabilmente porta la fede per le strade del mondo.

Antonella Policastrese

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Bergoglio e la chiesa dei poveri
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Un pensiero su “Bergoglio e la chiesa dei poveri

  • 22 Luglio 2015 alle 20:02
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    Trovo sempre interessanti i suoi articoli,ma in questo mi permetto di dissentire.
    Come è possibile credere ad un pontefice che predica l’amore,fratellanza,sostenibilità,ecc. dall’alto della sua manifesta magnificenza materiale.Certo qualche passetto lo ha fatto ,ma è ancora ad una distanza siderale dal bene collettivo.
    Non aggiungo altro,non voglio essere troppo critico verso chi cerca di avvicinarsi agli ultimi.
    Non dimentichiamoci mai della storia clericale ed il futuro non appare migliore condito de migliore buonismo.

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