La rubrica Balasso 005

Natalino Balasso mi ha autorizzato a gestire una pagina utilizzando le pubblicazioni della sua pagina facebook.

“Ego te autorizzo a far quel cazzo che vuoi coi miei scripti, cum publicatione sul tuo sito, basta che scrivi che son miei” Firmato Balasso

natalino balasso

 

Autorevoli ricerche ci illustrano che l’ammontare complessivo della ricchezza in Italia dal 2008 al 2012 è aumentato. Questo semplice dato ci spiega che chiunque parli di crisi sta mentendo.
Una volta ho sentito Davigo fare un esempio semplice ma illuminante: “In questa sala siamo in 500 persone. Diciamo che ciascuna ha un portafoglio e che l’ammontare totale dei soldi che abbiamo sia di 25.000 euro. Diciamo che a un certo punto qualcuno si mette a rubare portafogli. Qualcun altro, rimasto senza portafoglio, lo ruba a sua volta, altri riescono ad accumularne qualche decina. A questo punto avremo gente che “sta meglio” e gente che “sta peggio”, ma se andiamo a contare l’ammontare totale, avremo sempre i 25.000 euro di prima”.
È successa una cosa semplicissima: grazie ad eventi fortuiti e a leggi elaborate ad hoc, qualcuno si è messo a rubare più del solito, già si rubava prima, ma ora qualcuno è riuscito ad accumulare sulle spalle di chi non poteva usufruire dello stesso vantaggio. Lo svantaggio di molti ha fatto sì che molte delle spese (soprattutto superflue) sono calate richiedendo una minore produzione e quindi una minore occupazione. Però la ricchezza è aumentata.
La ricchezza aumenta, ma va a pochi.
Si chiama capitalismo. L’aumento del Pil o del reddito pro capite non significa l’aumento del benessere generale. In questo siamo piuttosto vicini a una sorta di feudalesimo moderno, con una scala di benessere molto rigida che penalizza chi sta agli ultimi gradini. Perché non ne usciamo? Perché nessuno si preoccupa di chi sta al gradino inferiore e tutti aspirano ad accedere al gradino superiore. Questa riffa sociale è il toccasana dell’élite dominante.
C’è un libro di Henri Laborit, degli anni ’70, s’intitola “La nouvelle grille”. Ebbe grande successo, ma non venne tradotto in Italia. Credo che il motivo sia di tipo ideologico e cioè che non attizzasse né gli editori desinistra né gli editori dedestra: Laborit diceva che non c’è nessuna differenza, all’atto pratico, tra il capitalismo e il marxismo, tra i progressisti e i conservatori, perché nessuno di questi apparati di pensiero vuole eliminare i gradini della scala gerarchica sociale, semplicemente, nei sistemi comunisti, si sostituiscono i capitalisti con la burocrazia, creando un incasellamento di valori e trasformando una semplice scala di ruoli funzionali in una scala gerarchica di valore. Il ricco è più considerato, diventa più importante del povero, il comandante è più considerato del sottoposto, il burocrate guadagna più dell’artigiano, fino agli anni ’70 il medico dava del tu al paziente, anche se anziano, nei paesi di campagna, perché era più “importante” di lui, cosa che non avviene in nessuna altra struttura organizzata sulla terra, solo in quella umana. Negli animali e nelle piante infatti, chi riceve maggiori “benefici” lo fa perché “ne ha bisogno”, come nel caso delle porzioni di cibo ai più forti, perché devono difendere il branco o nella maggiore esposizione al sole delle foglie, perché corrisponde alla loro “funzione” non al loro “valore”.
Noi abbiamo introdotto il concetto di merito, cioè si pensa, anche se non lo si dichiara, che chi ha i soldi in fondo deve avere una qualche capacità, quindi se lo merita e pensiamo, anche se non lo dichiariamo, che chi è squattrinato probabilmente non ha voglia di darsi da fare. Tutto questo è un circolo vizioso indotto da chi ha creato il valore del denaro non come mezzo per gli scambi, ma come status symbol e avviene da tempo immemorabile, anche nelle civiltà senza denaro possedere più animali dava una posizione di vantaggio e maggiore considerazione sociale, perché più animali permettevano di ottenere più cose e, in certi casi, più donne, quindi più figli. L’uomo con più animali era dunque più “importante”.
Ma queste probabilmente sono considerazioni che molti fanno giungendo alla conclusione che uscirne è impossibile. Per cominciare bisognerebbe ripartire dalla funzione che si riveste nella società e smetterla di credere in un fantomatico “valore” non dimostrabile. E poi bisognerebbe far salva la dignità del vivere per tutti gli individui, cosa che non è praticabile in una società primitiva, ma nella nostra società, si. Garantiti i bisogni fondamentali, chiunque può scegliere di cercare posizioni di vantaggio o di fermarsi dove si trova, ma senza l’assillo della fame, del sostentamento dei figli, dell’assistenza dei congiunti malati o di un tetto sulla testa. Tutto questo è possibile già adesso, persino in questo tristo frangente che si chiama capitalismo. La gente sarebbe più contenta e comprerebbe più volentieri le cazzate prodotte dai magnaschei, arricchendoli come bestie.

La rubrica Balasso 005

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.